- Autore
- Giacomo Casanova
- Prima pubblicazione
- 1788
- Genere
- autobiografia
- Ambientazione
- Repubblica di Venezia
- Lingua originale
- francese
«Storia della mia fuga dai Piombi» è un'opera di Giacomo Casanova, pubblicata per la prima volta nel 1788.
La storia è ambientata in Repubblica di Venezia.
Il libro in breve
Storia della mia fuga dai piombi (titolo originale Histoire de ma fuite des prisons de la République de Venise qu'on appelle les Plombs) è un libro dell'avventuriero e scrittore veneziano Giacomo Casanova (1725-1798). Il libro fu pubblicato per la prima volta a Lipsia nel 1788 in lingua francese col nome dell'autore Jacques Casanova, Chevalier de Seingalt.
L'autore racconta la sua evasione avventurosa dalla prigione dei Piombi a Venezia, e la successiva fuga in Francia. L'autore dette alle stampe la cronaca della vicenda poiché «...stanco di raccontarla a voce». La narrazione fu successivamente inglobata dall'Autore nelle sue celeberrime Memorie (anch'esse redatte in francese), la gigantesca opera autobiografica pubblicata solamente postuma, con le ben note censure e manomissioni.
Fonte: Wikipedia, voce «Storia della mia fuga dai Piombi» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Storia della mia fuga dai Piombi»
Mi sono accorto che mi trovavo in luogo ove se il falso pareva vero le realtà dovevano sembrare de' sogni: in luogo ove le percezioni rischiavano la perdita della metà de' lor privilegi, ove, finalmente, l'accesa fantasia rendeva vittima la ragione o d'una chimerica speranza o della spaventosa disperazione. E allora mi son messo in guardia per tutto quel che concerne i pericoli di tal fatta: e all'età di trent'anni, quanti ne contavo, ho, per la prima volta nella mia vita, invocato in soccorso la filosofia, della quale avevo tutti i germi nello spirito ma di cui non ancora ero riescito a far uso. La maggior parte degli uomini, io credo, muoiono senza aver mai pensato. (1911, p. 29)
Credo ancor oggi che quando un uomo si ficca in testa di venire a capo d'un progetto qualsiasi e non s'occupa se non di esso lo deve raggiungere malgrado tutte le difficoltà: quest'uomo diverrà Gran Visir, diverrà Papa, rovescerà una monarchia, pure che ci si metta. (1911, p. 46)
Un prigioniero che dorma tranquillamente non è in prigione in quel punto: uno schiavo non è schiavo, durante il sonno, un re non regna. Ciascun di costoro deve, dunque, tenere per un carnefice chi viene a privarlo della sua libertà per improvvisamente restituirlo alla sua miseria. Aggiungi che, quasi sempre, un prigioniero che dorme si crede libero, e che questa illusione già gli tien luogo di realtà. (1911, p. 70)
Coloro che hanno una religione vi trovano risorse che gl'increduli non ottengono [...]. (1911, p. 73)
Avevo letto, non so più dove, che non bisogna meditare troppo le grandi imprese, ma porle in atto senza contestare alla fortuna l'imperio ch'ella ha su tutte le umane azioni. (1911, pp. 109-10)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026