- Prima pubblicazione
- 1811
- Tipo
- Romanzo
- Genere
- autobiografia
- Lingua originale
- tedesco
«Poesia e verità» è un romanzo di Johann Wolfgang von Goethe, pubblicato per la prima volta nel 1811.
Il libro in breve
Dalla mia vita. Poesia e verità (Aus meinem Leben. Dichtung und Wahrheit) è l'autobiografia di Johann Wolfgang von Goethe. Percorre l'arco cronologico dalla nascita nel 1749 alla vigilia della sua partenza per Weimar nel 1775, coprendo i primi 26 anni di vita, quelli dello sviluppo che, per l'autore, sono il più importante periodo nella vita di un individuo. L'opera fu pubblicata in quattro volumi: i primi tre furono scritti e pubblicati tra il 1811 e il 1814; il quarto volume fu scritto principalmente nel 1831-1832 e pubblicato postumo nel 1833.
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Frasi tratte da «Poesia e verità»
Nei primi tempi della vita vogliamo percorrere da soli ed indipendenti la strada sulla quale le nostre passioni ci spingono, e per non ismarrire la meta vagheggiata, respingiamo con impazienza l'ingerenza di altri; ma passati i bollori degli anni giovanili, accogliamo volentieri ogni cenno di simpatia, che ci suggerisca il pensiero di un'opera nuova.
Nacqui a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 a mezzogiorno preciso. La congiunzione delle stelle era favorevole: il sole si trovava in Vergine; Giove e Venere si guardavano amichevolmente, senza che Mercurio si fosse frapposto; Saturno e Marte si tenevano a rispettosa distanza; la luna crescente esercitava la forza del suo riflesso, opponendosi alla mia nascita, finché non fosse trascorsa la sua ora planetaria. Forse questa costellazione favorevole, di cui in seguito gli astrologhi fecero gran caso, mi salvò da morte prematura, giacché, per colpa della levatrice poco abile, venni al mondo in istato assai grave; tutti mi credevano morto, e ci volle del bello e del buono perché finalmente vedessi la luce.
Nell'interiore della casa mi sentivo attirato particolarmente da una serie di vedute romane, con cui mio padre aveva ornate le pareti di un'anticamera. Erano incisioni pregevoli fatte da alcuni predecessori del Piranesi, conoscitori profondi dell'architettura e della prospettiva. Qui avevo quotidianamente dinanzi agli occhi la Piazza del Popolo, il Colosseo, la Piazza di San Pietro, l'interiore e l'esteriore del celebre Duomo, e tante altre cose. Le forme di questi edifizi si fissarono nella mia memoria, ed il genitore, al solito tanto scarso di parole, qui si lasciava andare a qualche spiegazione. Aveva un amore pronunciatissimo per la lingua italiana e per tutto quanto riguardava questo paese. Ci mostrava talvolta una piccola collezione di marmi e di altri oggetti da lui raccolti in Italia. Spendeva una gran parte del suo tempo a stendere, in lingua italiana, la descrizione del viaggio da lui fatto nella patria di Dante, valendosi in ciò dell'ajuto di un professore d'italiano, vecchio e gioviale, di nome Giovinazzi, il quale pure cantava discretamente bene, ed obbligava mia madre ogni giorno ad accompagnarlo sul clavicembalo. Imparai cosi a memoria le parole del Solitario bosco ombroso prima di capirne il senso.
Se i bambini crescessero così come sembrano da piccoli, avremmo una schiera di geni. (I, II; 2020, p. 145)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026