- Autore
- Ernst Jünger
- Prima pubblicazione
- 1951
- Genere
- saggio
- Ambientazione
- Germania
- Lingua originale
- tedesco
«Trattato del Ribelle» è un'opera di Ernst Jünger, pubblicata per la prima volta nel 1951.
Il libro si svolge in Germania.
Il libro in breve
Trattato del Ribelle è un saggio sociopolitico del 1951 di Ernst Jünger. L'autore si interroga sui compiti che spettano agli uomini liberi, nei momenti storici in cui la tirannia impedisce loro di esprimere le proprie giuste rivendicazioni. La definizione di Ribelle è individuale ma si esplicita dentro alla comunità:
Assieme a Über die Linie (Oltre la linea), Der gordische Knoten (Il nodo di Gordio) e Der Weltstaat (Lo stato del Mondo), il Trattato del Ribelle fa parte di una serie di saggi con cui Jünger, ormai quasi sessantenne, negli anni cinquanta, si cimenta con le contraddizioni che stanno scoppiando nelle società occidentali, appena uscite dalla seconda guerra mondiale. In particolare con i totalitarismi comunisti a est della Germania Occidentale. Helmuth Kiesel lo definisce la "Magna Charta della disobbedienza civile in un'epoca di governo parlamentare".
Fonte: Wikipedia, voce «Trattato del Ribelle» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Trattato del Ribelle»
L'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina. (p. 11)
Nel clima della tirannide, l'umorismo, come tutte le altre manifestazioni che accompagnano la libertà, viene meno. Tanto più sarà caustica la battuta di colui che per essa è disposto a rischiare la pelle. (p. 22)
Se le grandi masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in sé stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l'incubo dei potenti. (p. 33)
L'inevitabile assedio dell'essere umano è pronto da tempo, e a disporlo sono teorie che tendono a una spiegazione logica e completa del mondo, e avanzano di pari passo con il progredire della tecnica. L'accerchiamento del nemico è prima razionale, poi anche sociale, e infine, al momento opportuno, lui, il nemico, viene sterminato. Non vi è destino più disperato che essere catturati in questa spirale, dove il diritto viene usato come arma. (pp. 36-37)
In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l'una succede all'altra. È giusto dire che la tirannide rimuove e annienta la libertà – anche se non si deve dimenticare che la tirannide è possibile soltanto se la libertà è stata addomesticata e ormai ridotta a vuoto concetto. (p. 40)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026