Libro · 1920

Nelle tempeste d'acciaio

di Ernst Jünger · titolo originale In Stahlgewittern

Prima pubblicazione
1920
Ambientazione
fronte occidentale
Lingua originale
tedesco

«Nelle tempeste d'acciaio» è un'opera di Ernst Jünger, pubblicata per la prima volta nel 1920.

La storia è ambientata a fronte occidentale.

Il libro in breve

Nelle tempeste d'acciaio (in tedesco In Stahlgewittern) è un romanzo che racconta le esperienze belliche vissute dallo stesso autore Ernst Jünger. Frutto della rielaborazione di appunti tratti dal diario di trincea, narra l'esperienza diretta dello scrittore nella prima guerra mondiale sul fronte occidentale. Venne auto-pubblicato per la prima volta nel 1920 dal padre di Jünger, utilizzando come prestanome l'editore fittizio Robert Maier, in realtà il giardiniere di casa.

Fonte: Wikipedia, voce «Nelle tempeste d'acciaio» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Nelle tempeste d'acciaio»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
Klett-Cotta1994360895208X324tedescoscheda
Klett1961tedescoscheda
Mittler1929tedescoscheda

3 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 3, a partire da quelle in italiano.

Dove trovare «Nelle tempeste d'acciaio»

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Frasi tratte da «Nelle tempeste d'acciaio»

Un odore dolciastro e una massa uncinata alla rete dei fili spinati attirarono la mia attenzione. Saltai dalla trincea nella nebbia del mattino e mi trovai davanti al cadavere rattrappito di un soldato francese. La carne, che sembrava di pesce, decomposta, spiccava col suo color bianco verdastro nell'uniforme a brandelli. Nel voltarmi per tornare feci un salto all'indietro per l'orrore: proprio vicino a me una forma umana era appoggiata a un albero. Portava i cuoi lucidi dei francesi e aveva ancora sulle spalle lo zaino pieno, sormontato da una gavetta rotonda. Due orbite vuote e qualche ciuffo di capelli sul cranio bruno-nerastro mi rivelarono che non avevo a che fare con un uomo vivo. Un altro era seduto col busto reclinato in avanti sulle gambe, come se fosse caduto in quel momento. Tutt'intorno cadaveri a dozzine, putrefatti, calcificati, mummificati, irrigiditi in una sorta di danza macabra. I francesi avevano dovuto rimanere lunghi mesi vicino a i loro compagni caduti, senza poterli seppellire. (da Les Eparges, p. 29)
Verso mezzogiorno il tiro d'artiglieria assunse la violenza di una danza sfrenata. Senza interruzione, attorno a noi, si levavano fiammate. Nuvole bianche, nere e gialle si accavallavano e si fondevano. Tra tutte, le granate a fumo nero, che i veterani chiamavano «le americane» o «secchi di carbone», esplodevano con una forza di persuasione terrificante mentre i razzi, a dozzine, spandevano intorno il loro strano cinguettio da canarini. Avevano fessure attraverso le quali l'aria, al passaggio, risuonava con note flautate; volavano come carillons di rame, o come una specie di insetti meccanici, al di sopra di un ribollente mare di esplosioni. La cosa strana era che gli uccelli della foresta non avevano affatto l'aria di preoccuparsi per quei cento rumori diversi; stavano tranquilli al di sopra delle nuvole di fumo, tra i rami spezzati dalle granate. Nei brevi intervalli di calma, si sentivano i loro richiami e i loro trilli spensierati; sembravano perfino eccitati dalle ondate di rumori che si infrangevano attorno a loro. (da Les Eparges, p. 31-32)
Poi, un boato enorme, assordante: l'ordigno era caduto proprio in mezzo a noi. Mi rialzai mezzo morto. Nel grosso cratere, alcuni nastri da mitragliatrice, accesi dall'esplosione, emanavano una violenta luce rosa che rischiarava il fumo pesante dentro cui si torceva una massa di corpi bruciati. Gli scampati, quasi ombre in quel chiarore sinistro, fuggivano in tutte le direzioni. Grida strazianti di sofferenza e di invocazione si levavano da ogni parte. Il fluttuare della massa scura nel fondo del cratere fumante e rosseggiante diede per un attimo la visione di una scena infernale, dell'abisso più profondo e spaventoso.
Restai paralizzato, come impietrito dall'orrore; poi mi rialzai di scatto e fuggii nella notte. Fu soltanto quando caddi in un fosso che ebbi la percezione di ciò che era accaduto. Non sapere, non vedere più nulla! Soltanto fuggire, fuggire, verso l'oscurità più profonda! Ma i soldati! Bisognava bene che mi occupassi di loro; mi erano tutti affidati! Cercai la forza di ritornare verso quella scena di orrore. (da La grande battaglia, p. 260)
Il giorno si era ormai levato. Dietro di noi il frastuono immane non faceva che crescere, benché la cosa sembrasse impossibile. Davanti a noi si alzava, impenetrabile allo sguardo, una muraglia di fumo, di polvere e di gas. Militari sconosciuti correvano lungo la trincea lanciando urli di gioia. Fanti e artiglieri, genieri e telefonisti, prussiani e bavaresi, ufficiali e soldati, tutti erano soggiogati da quell'uragano di fuoco e ardevano dal desiderio di buttarsi all'assalto previsto per le nove e quaranta. Alle otto e venticinque entrarono in azione i nostri lancia-bombe pesanti: li avevamo vicinissimi, disposti a brevi intervalli, dietro la trincea di prima linea. Vedemmo le enormi bombe volare descrivendo lunghi archi nel cielo e cadere poi dall'altro lato provocando esplosioni paragonabili a boati vulcanici. Gli scoppi di quei proiettili si succedevano fittissimi, provocando sul terreno una catena di crateri in eruzione.
Le leggi stesse della natura sembravano non avere più valore. (da La grande battaglia, p. 264)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Nelle tempeste d'acciaio»?
«Nelle tempeste d'acciaio» è stato scritto da Ernst Jünger.
Quando è uscito «Nelle tempeste d'acciaio»?
La prima pubblicazione risale al 1920.
Dove è ambientato «Nelle tempeste d'acciaio»?
L'ambientazione indicata è fronte occidentale.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026