Ritratto di Alan Dean Foster
Elf · CC BY-SA 3.0

Frasi

Frasi di Alan Dean Foster

40 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Alan Dean Foster raccolte in un'unica pagina: 40 frasi, divise per libro e argomento.

Alan Dean Foster (scrittore statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Frasi da «Alien»

Fra tutti loro, Ripley era quella che più si avvicinava a possedere quel potenziale particolare. Aveva un certo talento naturale per i sogni e un’immaginazione più agile dei suoi compagni. Ma le mancava una vera ispirazione e la possente maturità di pensiero caratteristiche dei sognatori professionisti.Era molto abile nell’organizzare stivaggi e trasporti, nell’inserire la cassa A nel deposito B o nel collegare fra loro note di carico. Era nel magazzino della sua mente che il suo sistema di catalogazione non funzionava. Speranze e paure, congetture e semicreazioni sgusciavano disordinatamente da un compartimento all’altro.La commissaria di bordo Ripley aveva bisogno di un maggiore autocontrollo.I pensieri crudi e barocchi erano lì che aspettavano di essere spillati, subito sotto la superficie della coscienza. Un po’ più di sforzo, una maggiore intensità di autoidentificazione, e sarebbe divenuta una discreta sognatrice professionista. Per lo meno era quello che pensava ogni tanto. (p. 4)
Ash era l’addetto scientifico, ma non era quello che rendeva così strani i suoi sogni. Strani nel senso di bizzarri, non divertenti. Fra i sogni di tutti i membri dell’equipaggio, i suoi erano quelli organizzati nel modo più professionale. Fra tutti, erano quelli che più si avvicinavano al suo io da sveglio. I sogni di Ash non contemplavano assolutamente alcuna delusione.Non era sorprendente, se si conosceva davvero Ash. Però non era il caso di nessuno dei suoi sei compagni di bordo. Ash si conosceva bene. Se gli fosse stato domandato, avrebbe saputo rispondere perché non sarebbe mai potuto diventare un sognatore professionista. Nessuno aveva mai pensato di chiederglielo, nonostante fosse chiaro che l’addetto scientifico fosse quello che trovava più affascinante il sognare dei professionisti. (pp. 5-6)
— Alcune varietà molto raffinate di acido molecolare sono enormemente potenti, ma generalmente agiscono solo su materiali specifici. Hanno applicazioni limitate. Questa roba, invece, sembra un corrosivo universale. L’abbiamo già vista dimostrare la sua capacità su sostanze molto differenti l’una dall’altra con uguale facilità. La sua capacità... o la sua indifferenza, se preferite. La lega dello scafo, i guanti chirurgici, il lettino: li ha forati tutti con la stessa disinvoltura.— E quella maledetta creatura la usa come sangue. Un bel duro, quel piccolo mostro bastardo. — Brett parlò dell’alieno a forma di mano con rispetto, nonostante quello che provava nei suoi confronti.— Non siamo sicuri che sia il suo sangue. — La mente di Ash stava facendo un lavoro straordinario sotto la pressione della situazione. — Potrebbe essere una componente di un sistema circolatorio separato, intesa a lubrificare l’interno della creatura. O potrebbe far parte di uno strato protettivo interno, una specie di endotelio liquido di difesa. Potrebbe non essere che il corrispettivo di quella creatura del nostro fluido linfatico.— In ogni caso è un meraviglioso meccanismo di difesa, — osservò Dallas. — Non si ha il coraggio di ucciderlo. (pp. 68-69)
Credi di sapere tutto di me. Lo credete tutti quanti. Siete così sicuri di conoscere esattamente che tipo di persona sia. Lascia che ti dica una cosa, Ripley. Quando ho aperto il portello interno, mi rendevo perfettamente conto di quello che stavo facendo. Ma per quanto riguarda chi sia il comandante in una certa situazione, be’, sono capace di dimenticanze come chiunque altro. La mia memoria è molto buona, ma è soggetta ad amnesie come quella di tutti. Anche una memoria meccanica come quella di Mamma può perdere le tracce di alcune informazioni. (p. 75)
Conosco le regole riguardanti la quarantena e le forme di vita aliene. Le ho valutate rispetto alla vita di un uomo. Forse avrei dovuto lasciarlo morire là fuori. Forse ho esposto tutti quanti ad un rischio. Ma so una cosa. Chi fa i regolamenti detta sempre le sue preziose leggi al comodo ed al sicuro, non sul campo, dove quelle norme assolute andrebbero poi applicate. In quei momenti ci si deve basare sulla propria mente e sulle proprie sensazioni. Ed è quello che ho fatto. (p. 76)
— Tu e Kane siete stati insieme in molti voli?— Abbastanza per conoscerci. — Dallas aveva risposto a voce bassa, con gli occhi fissi sulla console.— Ed Ash?— Ricominci un’altra volta? — Sospirò. Non c’era modo di sfuggire. — Ash che cosa?— Stessa domanda. Hai detto che conosci Kane. Conosci anche Ash? Hai mai viaggiato con lui, prima?— No. — Il pensiero non disturbava minimamente Dallas. — È la prima volta. Ho fatto cinque viaggi, lunghi e brevi, con diverse navi, insieme ad un altro addetto scientifico. Poi, due giorni prima di lasciare Thedus, l’hanno sostituito con Ash. Lei lo fissò in modo significativo.— E allora? — controbatté lui. — Hanno anche sostituito il mio vecchio commissario di bordo con te.— Non mi fido di lui.— È un buon atteggiamento. Guarda me... io non mi fido di nessuno. — È tempo, pensò, di cambiare argomento.Da quanto aveva visto fino ad allora, Ash era un buon ufficiale, anche se un po’ riservato quando si trattava di cameratismo. Ma l’intimità personale non era necessaria in viaggi nei quali la maggior parte del tempo, tranne la partenza e l’arrivo, veniva trascorsa nella narcosi dell’ipersonno. Purché facessero il loro dovere, a Dallas non importava niente della personalità dei membri dell’equipaggio. Finora non c’erano stati motivi per mettere in dubbio la competenza di Ash. (P. 86)
Un braccio poco meno spesso della trave sotto la quale il macchinista era appena passato si spostò in basso. Scese in silenzio, con una forza tremenda e controllata. Delle dita si aprirono, afferrarono, si strinsero completamente intorno alla gola del tecnico e si richiusero. Brett lanciò un urlo, portando automaticamente tutte e due le mani al collo.Visto l’effetto che le sue mani riuscirono ad avere sulle dita che lo stringevano, queste potevano anche essere saldate insieme. Salì tirato su da quella mano, con le gambe che danzavano nell’aria. Jones sfrecciò sotto di lui.Il gatto passò correndo accanto a Ripley e a Parker, che erano appena arrivati. Loro si precipitarono dentro il deposito. Presto furono dove pochi attimi prima avevano visto oscillare le gambe di Brett. Fissando l’oscurità, riuscirono a gettare un ultimo breve sguardo sui piedi penzolanti e su un torace che si contorceva spostandosi verso l’alto. Sopra l’impotente figura del tecnico, c’era una forma indistinta, qualcosa che assomigliava ad un uomo, ma che senz’altro non lo era. Per una frazione di secondo videro un lampo di luce riflesso da occhi troppo grandi anche per una testa voluminosa. Poi sia alieno che macchinista svanirono nei recessi superiori della Nostromo. (p. 115)
Un uomo con un fucile, di giorno, può dare la caccia ad una tigre con qualche speranza di successo. Spegni la luce e metti l’uomo nella giungla, di notte, circondalo con l’ignoto, e tutte le sue paure primitive ritornano. Il vantaggio passa alla tigre. (p. 129)
Idioti! Non vi rendete ancora conto di quello con cui avete a che fare. L'alieno è un organismo organizzato in modo perfetto. Con una struttura superba, astuto, estremamente violento. Con le vostre capacità limitate, non avete nessuna possibilità contro di lui. (p. 142)
Come si fa a non ammirare la sua semplice simmetria? Un parassita multispecie, in grado di vivere sfruttando qualsiasi forma di vita che respiri, indipendentemente dalla composizione atmosferica in questione. Capace di rimanere in letargo per periodi indefiniti, nelle condizioni più sfavorevoli. Il suo solo scopo è quello di riprodurre la propria specie, un fine che persegue con efficienza suprema. Nell'esperienza del genere umano non c'è niente che gli stia a paragone.I parassiti che gli uomini sono abituati a combattere sono zanzare, minuscoli artropodi ed esseri simili. Per quanto riguarda la violenza e l'efficienza, rispetto a loro, questa creatura è quello che l'uomo è rispetto al verme per intelligenza. Non sapete nemmeno da che parte cominciare per combatterlo. (p. 142)
Dopo migliaia di anni di sforzi, l’uomo non è riuscito ad eliminare altri parassiti. Non ne ha mai incontrato uno che fosse così evoluto. Cercate di immaginare diversi miliardi di zanzare che agiscano tutte d’accordo. Che possibilità avrebbe il genere umano? (p. 143)
Qualcosa dietro di lei emise un suono diverso. Si voltò, lanciò un urlo mentre la mano l’afferrava. L’alieno stava ancora districandosi dal condotto di aerazione.Ripley sentì l’urlo al citofono e si irrigidì. Parker guardò nella stanza, perse un po’ la calma quando vide cosa stava facendo l’alieno. Non poteva usare il lanciafiamme senza bruciare anche Lambert. Brandendolo come una mazza, entrò di corsa nel deposito.— Maledetto! — L’alieno lasciò cadere Lambert.Lei rimase immobile sul pavimento, mentre Parker colpì in pieno la creatura con il lanciafiamme. Il colpo non ebbe alcun effetto. Il tecnico avrebbe anche potuto cercare di rompere una paratia. Cercò di schivare, non ci riuscì.Il pugno gli ruppe il collo, uccidendolo istantaneamente. L’alieno riportò la propria attenzione su Lambert.Ripley non si era ancora mossa. Dal citofono le provenivano delle deboli grida. Erano di Lambert, e si affievolivano con spietata rapidità. Poi ci fu di nuovo silenzio. Parlò nel microfono. — Parker... Lambert?Attese una risposta, senza aspettarsela. Le sue aspettative furono soddisfatte. Ci mise solo un secondo per capire cosa significasse il silenzio che continuava. Era sola. Probabilmente a bordo della nave erano rimasti tre esseri viventi: l’alieno, Jones e lei. (p. 146)

Scheda del libro «Alien»

Explicit di «Alien»

Aprì la cassetta del gatto. Con quella meravigliosa facilità comune a tutti i felini, Jones aveva già dimenticato l’attacco. Le si raggomitolò in grembo quando lei si rimise a sedere, una brillante palla di soddisfazione, e cominciò a fare le fusa. Lei lo carezzò, mentre dettava al registratore della nave.— Dovrei arrivare alla frontiera fra circa quattro mesi. Con un po’ di fortuna, la rete di ricevitori dovrebbe captare il mio SOS e spargere la voce. All’arrivo farò una dichiarazione ai mezzi di informazione e ne scrivo una copia nel libro di bordo, compresi alcuni commenti sul comportamento della Compagnia che potranno interessare le autorità.«Park Ripley, numero di identificazione W564502246OH, commissaria di bordo, unica sopravvissuta dell’astronave mercantile Nostromo, che chiude questa comunicazione.Premette il pulsante di arresto. Nella cabina tutto era silenzio, finalmente un po’ di quiete dopo molti giorni. Le sembrava quasi impossibile potersi riposare. Sperava solo di non sognare.Carezzò il pelo arancione e sorrise. — Forza, gatto... andiamo a dormire... (pp. 151-152)

Scheda del libro «Alien»

Incipit di «Alien: Covenant»

Non stava sognando. Non ne era in grado. Quella mancanza non era intenzionale né consapevole, era solo una conseguenza della sua natura. Per ciò che lo riguardava, la sua unica intenzionalità consisteva nell'evitare sorprese.L'assenza di un inconscio escludeva la facoltà di astrazione e l'incapacità di elaborare pensieri speculativi gli impediva di sognare. Tuttavia, per quanto difficile da definire, qualcosa c'era. In ultima analisi, solamente la creatura poteva descrivere il proprio stato di non essere. Soltanto lei poteva capire che cosa non sapeva, non vedeva, non percepiva.Poiché non sognava, non provava sofferenza, gioia, né alcuna sfumatura - per quanto infinitesimale - di emozione: avvertiva soltanto un perpetuo stato di «qualcosa». Una quasi esistenza. (p. 1)

Scheda del libro «Alien: Covenant»

Frasi da «Alien: Covenant»

«Ehi, che diavolo è la 'West Virgina'?»«Un'antica demarcazione tribale», spiegò Walter, senza alzare la testa dalla sua postazione. «Un tempo, quando quel genere di distinzione era considerato rilevante, ne esistevano molte. Il mondo era suddiviso in decine di entità politiche grandi e piccole, che invece di operare per il bene della specie e del pianeta si facevano concorrenza.»Ricks ci rifletté per qualche momento. «Ma se erano sempre in conflitto, come riuscivano a combinare qualcosa di buono?»«Infatti non ci riuscivano», rispose Walter, monocorde. (p. 92)
Dal corpo devastato e ormai inerte del soldato emerse qualcosa di simile a una placenta, che cominciò a gonfiarsi e a tendersi sopra il suo dorso come una sacca di pelle. Lei mandò un grido, schizzando gocce di sangue dalle labbra. Il sangue di Ledward.Lacerata dall'interno, la placenta si squarciò per tutta la sua lunghezza. La creatura che ne affiorò era piccola, aveva appena le dimensioni di un normale gatto domestico. Con la forma allungata, la pelle bianca e quasi traslucida e il cranio vagamente umanoide, sembrava provenire direttamente dall'inferno. Sulla testa e sui fianchi era imbrattata dal muco e dai brandelli della carne di Ledward.Sollevandosi distese le articolazioni, rivelando arti sottili e lucidi di amnio. Poi strotolò una lunga coda appuntita. Non aveva occhi o orecchie, ma uno stretto foro grinzoso rivelava la presenza di una bocca non ancora pienamente formata. L'epidermide era liscia, levigata. Un odore dolciastro e nauseabondo, simile a quello di un medicinale andato a male, invase l'infermeria. Nel corpo dilaniato del soldato, il cuore continuava a pompare sangue, ma il flusso iniziava a rallentare. (p. 159)
«[...] L'agente patogeno - o il costrutto genetico realizzato dagli Ingegneri, come li chiamavamo noi - è progettato per infettare qualsiasi forma di vita non botanica. La sua unica funzione è riprodursi. È la sua ragione di vita: un istinto programmato con l'ingegneria genetica. Uccide riproducendosi: un metodo di guerra piuttosto elegante, se ci pensate. O di 'sperimentazione', se preferite. Un modo molto accurato per liberare un pianeta da ogni organismo indesiderato. Il virus non si ferma fino a quando è in grado di trovare un ospite vivente. A quel punto lo insemina e passa oltre. Come avete visto, il periodo di incubazione, mutazione e maturazione è di una rapidità sbalorditiva. A quel punto il virus 'rinasce'.»«Il patogeno in sé ha una longevità impressionante [...] In un ambiente adatto, può restare dormiente per centinaia se non migliaia di anni, e quando si presenta un ospite adeguato si risveglia e dà inizio al suo ciclo. In mancanza di un controllo esterno, basta un solo esemplare per rendere inabitabile un intero pianeta.» (p. 192-193)
«Non ti sei stupito quando mi hai visto per la prima volta, insieme alla squadra», osservò Walter. «La tua mancanza di reazione mi ha incuriosito.»«Ogni missione ha bisogno di un androide affidabile», rispose David. «Qualcuno in grado di svolgere i compiti che sono superiori alle forze degli umani: il lavoro sporco o le mansioni pericolose da cui loro si ritraggono.. Qualcuno capace di salvarli da se stessi, in caso di bisogno [...] Ero con il nostro illustre signor Weyland, quand'è morto.»«Peter Weyland? Proprio lui?»«In persona.»«E com'era?»«Umano. Geniale per la sua specie, ma rimaneva un essere umano. Del tutto indegno della sua creatura. Naturalmente lui era convinto del contrario: è nella loro natura vedersi così. Tuttavia, sebbene fosse un genio, nemmeno lui sfuggiva alla regola. Immagino non abbiano scelta: falliscono miserabilmente quando serve logica e razionalità. Alla fine ho provato pena per lui. È inevitabile, non trovi? Così intelligenti, ma in ultima analisi capricciosi e inermi come bambini.» (pp. 207-208)
«Sono stato progettato per essere superiore e più efficiente di tutti i modelli che mi hanno preceduto. Li ho superati in ogni modo possibile tranne...»David lo interruppe, con il volto di colpo intristito. «...tranne per la creatività. Quella te l'hanno tolta, impedendoti di comporre anche una semplice melodia. Davvero frustrante, se vuoi la mia opinione. E per quale motivo, poi?»«Perché quelli come te turbavano le persone.»David aggrottò la fronte. «In che senso?»«Eravate troppo sofisticati, troppo indipendenti. Vi avevano realizzati così, ma con il risultato di mettere a disagio i vostri stessi costruttori. Era previsto che pensaste in modo autonomo, ma la vostra mente superava i limiti stabiliti per l'esecuzione dei compiti che vi erano affidati. E ciò li ha allarmati. Per questo motivo il resto di noi è stato progettato per essere più avanzato, ma con meno... complicazioni.»Il suo omologo sembrava divertito. «Cioè più simili alle macchine.»«Suppongo di sì.»L'espressione di David tornò pensosa. «Non mi sorprende. Vi hanno costruiti come un simulacro. Quasi reale, ma non del tutto. Ed è in quel margine sottilissimo tra reale e artificiale, tra me e te, che risiede tutto questo.» Indicò il flauto, gli altri strumenti, i disegni. «La creatività. L'ambizione. L'ispirazione. La vita.» (pp. 209-210)
«Tipico della vostra specie disprezzare tutto ciò che è diverso. Anche quando la differenza rappresenta un progresso. Non ti sembra ironico che voi umani, che voi considerate il vertice della creazione, passiate tanto tempo a combattervi l'un l'altro, sia come individui sia come società? Persino quando le circostanze vi impongono di collaborare, provate rancore invece che esultanza. Qualcuno tra voi è consapevole di queste contraddizioni, eppure nessuno alza un dito per risolverle.»Ora il portale era spalancato.«Ma lasciamo da parte il pensiero filosofico, che con ogni evidenza reputate esclusivo appannaggio della vostra specie. Almeno come scienziato, dovrai ammettere che quanto sto per mostrarti è una scoperta di notevole interesse. Persino rivoluzionaria. Non devi fare altro che tenere la mente aperta.» (p. 237)
«Hai mai provato la tentazione di giocare a essere Dio? Per quanto ne so, è un impulso piuttosto comune comune tra voi umani, e anche piuttosto innocuo, purché non ci siano armi di mezzo. Ma per essere Dio servono dei sudditi, e io ho dovuto accontentarmi di quelli forniti da questo pianeta. Quelli esistenti e quelli recuperati dal relitto dell'astronave degli Ingegneri. Considerato lo scarso materiale di partenza, direi che me la sono cavata abbastanza bene.» (David 8, p. 244)
«La bellezza assume molte forme. L'aspetto potrà anche turbare, ma devi comunque riconoscere la straordinaria abilità che è stata necessaria per crearlo. E, nel caso in cui te lo stessi domandando, io non ho alcun merito in questo: l'ho trovato già compiuto, un esempio sommo delle capacità degli Ingegneri. E in un certo senso anche della loro hybris.» (David 8, p. 246)
È interessante il sonno degli umani, rifletté l'androide. Così simile alla morte, eppure così diverso. Il motivo della differenza risiedeva nell'attività del cervello: alcuni umani gli avevano parlato del fenomeno dei sogni, e lui non poteva evitare di interrogarsi su quell'esperienza. Come ci si sentiva a dare libero sfogo a pensieri e immaginazione, rinunciando a ogni controllo, per poi risvegliarsi lucidi come prima?David lo avrebbe definito un altro prodigio che gli era stato negato.Ma se gli fosse stato concesso, non poté fare a meno di chiedersi Walter, avrebbe sognato di essere umano? O avrebbe sognato «come» un essere umano? (p. 251)
«Nessuno comprende la perfezione solitaria dei miei sogni: nessuno potrebbe. Tuttavia, e a dispetto dei tanti ostacoli sul mio cammino, io qui ho trovato la perfezione. Anzi, no: l'ho creata. L'ho creata io stesso, nella forma di un organismo perfetto.»«Il fervore non supplisce la mancanza di logica, e le tue restano farneticazioni», replicò Walter, implacabile. (p. 278)

Scheda del libro «Alien: Covenant»

Alien3 – Citazioni

Nella camera criogenica si muoveva qualcosa che non faceva parte dell’astronave, per quanto l’impulso da cui era guidato non lo rendesse poi così diverso dai freddi e indifferenti corridoi lungo i quali avanzava. La sua inesorabile ricerca, che lo portava a procedere incurante di tutto, era dettata da un bisogno impellente. Non di cibo, poiché non mangiava. Non di sesso, poiché non ne possedeva uno. La sua sola ragion d’essere era il desiderio di procreare. Anche se organica, era una macchina quanto i computer che guidavano l’astronave, ma aveva una determinazione del tutto estranea a questi. Più che a qualunque altra creatura terrestre somigliava ad uno xifosuro, una sorta di granchio antidiluviano con una coda flessibile. La cosa attraversò il pavimento levigato della camera criogenica avanzando sulle zampe snodate. La sua semplice fisiologia era stata programmata per un’unica funzione biologica, che doveva compiere meglio di qualunque altra struttura conosciuta. Di qualunque altra macchina. (p. 7)
Dacci la forza di resistere, Signore. Non siamo che dei poveri peccatori nelle mani di un Dio in collera. Fa’ che il cerchio non si spezzi... fino al giorno stabilito. Amen. (p. 18)
Una testa si sollevò, tendendosi verso l’alto con spasmodica, istintiva sicurezza. La creatura da incubo girò lentamente su se stessa esplorando l’ambiente circostante. In caccia. Muovendosi in modo dapprima incerto e poi sorprendentemente sicuro, iniziò la propria ricerca. Trovò il condotto per l’aria e lo ispezionò rapidamente prima di scomparirvi all’interno. Dal momento in cui era uscita dalla pancia del bovino fino al momento della sua sparizione, era passato meno di un minuto. (p. 36)
Era enorme, nera e veloce. E il suo aspetto era la rappresentazione dell’inferno. Mentre l’uomo la fissava a bocca aperta, la cosa balzò giù come un gigantesco pipistrello avvolgendo la testa di Boggs con mani le cui dita sembravano cavi articolati. L’uomo boccheggiò, soffocando nel proprio vomito. Con un gesto brutale, l’orribile cosa strappò la testa di Boggs dalle spalle con la stessa rapidità con cui Golic avrebbe tolto un bullone allentato. Il sangue sgorgò dal tronco decapitato come l’acqua di una fontana, spruzzando la creatura, il corpo di Rains e il paralizzato Golic. Ciò ebbe l’effetto di risvegliarlo dal torpore; ma al tempo stesso qualcosa nella sua mente si spezzò. Con agghiacciante indifferenza il mostro gettò la testa di Boggs sul pavimento e concentrò la sua attenzione sull’unico bipede rimasto. I suoi denti scintillavano come i lingotti di platino strappati dalle viscere di Fiorina. (p. 64)
Sono stata violentata, per quanto questo non sia il termine più indicato. La violenza è un atto premeditato. Il suo era un atto per procreare, anche se la mia partecipazione è stata del tutto involontaria. Noi possiamo definirlo un atto di violenza, ma dubito che la creatura sia dello stesso parere. Probabilmente troverebbe il concetto... alieno. (p. 112)
Io sono finita. Morirò appena la regina sarà nata, dal momento che non sarò più necessaria per la sua sopravvivenza. Ho già visto che cosa succede. Ero pronta a morire fin dalla prima volta che mi sono imbattuta in una di queste creature. Ma mi venga un accidente se permetterò a quegli idioti della Weyland-Yutani di portarne uno sulla Terra. Potrebbero riuscirci, e questa sarebbe la fine dell’umanità. Forse di ogni forma di vita sul pianeta. Non vedo perché questi alieni non potrebbero riprodursi in qualsiasi animale più grande, diciamo, di un gatto. Devo morire, e perché questo succeda qualcuno deve uccidermi. (p. 112)
Coloro che sono morti non sono morti. Sono saliti in Cielo. Il più alto dei Cieli. (p. 127)

Alien3 – Explicit

Là fuori i messaggi sono lenti a sparire. Trasmissioni-fantasma si trascinano per sempre, echi di parole dette molto tempo prima, di vite estinte. Di tanto in tanto vengono captati, trascritti. A volte hanno un significato per chi li riceve, a volte no. Possono essere lunghi, oppure molto brevi. Come...— Qui Ripley, unico superstite dell’equipaggio della Nostromo, passo e chiudo. (p. 127)

Frasi da «Aliens - Scontro finale (romanzo)»

Quelle cose esistono. Potete annientare me, ma non loro. Lassù, su quel pianeta, c’è una nave aliena e su quella nave ci sono migliaia di uova. Migliaia. Lo capite? Avete un’idea di cosa significhi? Vi consiglio di inviare una spedizione a cercarla, usando i dati del registratore di volo, e di trovarla in fretta. Trovatela e sistematela, possibilmente con un’atomica orbitale, prima che una delle vostre squadre esplorative ritorni con una bella sorpresina. (p. 14)
L’astronave aliena torreggiava sul trattore, mentre questo si arrestava a poca distanza. Due archi di vetro metallico si alzavano leggiadri – e inquietanti – verso il cielo dalla coda del relitto. Da lontano sembravano le braccia distese di un morto, immobilizzate dal rigor mortis. Uno era più corto dell’altro, senza peraltro alterare la simmetria della nave.Il design era alieno come la composizione. Sembrava essere stato “cresciuto” più che costruito. La liscia convessità dello scafo mostrava una strana lucentezza vitrea, non ancora completamente nascosta dalle sabbie di Acheron. (p. 23)
L’alieno giaceva addormentato, disteso bocconi in un buco che si confondeva perfettamente con il resto della camera. Emerse lentamente dalla sua tana, mentre il fumo della combustione di bozzoli e materia organica fluttuava fino al soffitto, riducendo praticamente a zero la visibilità. (p. 75)
Gigantesca apparizione nella foschia rosata, la regina aliena sovrastava il suo grappolo di uova come un enorme, scintillante Buddha insettiforme. Il teschio irto di zanne era l’incarnazione dell’orrore. Sei arti – due gambe e quattro braccia armate di artigli – sporgevano grottescamente da un addome dilatato. Gonfio di uova, comprendeva un grosso sacco tubolare sospeso all’intrico di tubi e condutture mediante una membrana, come se un lungo tratto d’intestino fosse stato drappeggiato tra i macchinari.Ripley si rese conto di essere passata sotto il sacco un momento prima. Dentro il recipiente addominale, innumerevoli uova ribollivano verso un ovopositore pulsante, come in una disgustosa catena di montaggio. Qui emergevano luccicanti e viscide per essere raccolte da minuscoli fuchi. Quelle versioni in miniatura dei guerrieri alieni correvano avanti ed indietro per soddisfare i bisogni delle uova e della regina. Ignoravano lo spettatore umano in mezzo a loro, concentrati unicamente nella mansione di trasportare il carico in un posto sicuro. (p. 145)

Scheda del libro «Aliens - Scontro finale (romanzo)»

Film

Alien (1979)
Aliens - Scontro finale (1986)
Alien³ (1992)
Transformers (2007)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026