Ritratto di Dan Brown
Zuzana Homolka Fedorová · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Dan Brown

60 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 60 citazioni di Dan Brown, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Dan Brown (scrittore statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Dan Brown

Dicono che assomiglia a una torta nuziale, ma io continuo ad amare la sede del Parlamento di Roma.
Da un post sulla pagina ufficiale Facebook.com; citato in Dan Brown, gaffe su social con foto Roma, Ansa.it, 9 ottobre 2015.

Frasi da «Angeli e demoni»

[...] non c'è nemico più temibile di quello di cui nessuno ha più paura. (Giano: cap. 5; p. 23)
Galileo era un Illuminato. Ed era allo stesso tempo un devoto cattolico. Tentò di ammorbidire la posizione della Chiesa sulla scienza affermando che quest'ultima non metteva in discussione l'esistenza di Dio, ma caso mai la rafforzava. Scrisse che, quando seguiva al telescopio il movimento dei pianeti, riusciva a sentire la voce di Dio nella musica delle sfere celesti. Sosteneva che scienza e religione non erano nemiche, ma alleate, che usavano due linguaggi diversi per raccontare la medesima storia, una storia di simmetria e di equilibrio: paradiso e inferno, giorno e notte, caldo e freddo, Dio e Satana... Tanto la scienza quanto la religione cantavano le lodi della simmetria divina, proclamavano l'eterna lotta tra la luce e le tenebre. (Langdon: cap. 9; p. 43)
A volte per conoscere la verità occorre smuovere le montagne. (Kohler: cap. 15; p. 65)
L'antimateria è fortemente instabile. Da un punto di vista energetico è l'immagine speculare della materia, e dunque se le due dovessero venire a contatto si annullerebbero all'istante a vicenda. Tenere l'antimateria isolata dalla materia è un'impresa, ovviamente, perché al mondo tutto è materia. Per conservare i campioni è indispensabile che non vengano mai a contatto con nulla, neppure con l'aria. (Vittoria: cap. 20; pp. 86-87)
L'antimateria ha caratteristiche stupefacenti, professore, che la rendono estremamente pericolosa. Un campione da dieci milligrammi, dal volume paragonabile a un granello di sabbia, può sprigionare la stessa energia di duecento tonnellate di propellente convenzionale per razzi. (Vittoria: cap. 22; p. 89)
Il rapporto fra costo e rendimento era il problema di tutte le nuove fonti di energia. Costruire una piattaforma petrolifera per ottenere un solo barile di greggio era antieconomico, ma se con un'ulteriore piccola spesa quell'impianto avesse permesso di estrarre milioni di barili, l'affare si sarebbe rivelato redditizio. Con l'antimateria era la stessa cosa: mettere in azione ventisette chilometri di elettromagneti per generare un minuscolo esemplare richiedeva una quantità di energia maggiore di quella che si sarebbe potuta ottenere dal- l'antimateria creata. Per verificarne la convenienza occorreva disporre di campioni di dimensioni maggiori. (cap. 23; p. 95)
La scienza mi dice che deve esserci un Dio, la mente che non lo comprenderò mai, il cuore che non sono tenuto a farlo. (Vittoria: cap. 31; p. 121)
Si voltò a guardare il celebre affresco di Michelangelo dietro l'altare, ma il Giudizio universale non placò la sua apprensione. L'opera, alta quindici metri, raffigurava Gesù Cristo nell'atto di dividere i virtuosi dai peccatori. Fra i corpi straziati che ardevano tra le fiamme dell'inferno c'era persino uno dei rivali di Michelangelo, rappresentato con orecchie d'asino. Guy de Maupassant aveva scritto in un racconto che quell'affresco sembrava la decorazione di un baraccone da fiera dipinta da un carbonaio ignorante. Il cardinale Mortati era abbastanza d'accordo. (cap. 42; p. 173)
Emozionatissimo, cercò di restare con i piedi per terra: se ben ricordava, quella statua non aveva niente a che vedere con il fuoco. E tantomeno con la scienza. LEstasi di santa Teresa può essere definita "pornografica", forse, ma certamente non scientifica. Una volta un critico inglese l'aveva stroncata definendola "l'opera d'arte più inadatta a una chiesa cristiana". Langdon ne capiva benissimo il motivo: la statua ritraeva santa Teresa con la testa reclinata all'indietro, in preda a un orgasmo travolgente. Per quanto resa in modo artisticamente ineccepibile, non era certo una scena da esporre in Vaticano. (cap. 84; p. 344)
Voi sostenete che la chiesa è ignorante. Ma chi è più ignorante? Chi non riesce a definire il fulmine o chi non ne rispetta il grandioso potere? (Carlo Ventresca: cap. 94, pp. 385-386)

Scheda del libro «Angeli e demoni»

Frasi da «Crypto»

[...] tutto è possibile; l'impossibile richiede soltanto più tempo. (cap. 4, p. 29)
Doveva trovare solo il modo di farlo fuori senza dare nell'occhio. Il silenziatore, quanto di meglio si potesse trovare sul mercato, non emetteva più di un piccolo colpo di tosse. Sarebbe filato tutto liscio. (cap. 93, p. 325)
Quella non era l'America: nessun cartello di pericolo, nessun mancorrente, nessun riconoscimento di responsabilità per eventuali incidenti. Era la Spagna. Se uno era tanto stupido da cadere, era solo colpa sua, a prescindere da chi avesse costruito le scale. (cap. 100, p. 341)

Scheda del libro «Crypto»

Frasi da «Il codice da Vinci»

[...] la coincidenza non era una categoria di cui si fidasse molto. Avendo trascorso la vita a esplorare i collegamenti nascosti tra i diversi emblemi e le diverse ideologie, vedeva il mondo come una rete di storie e di eventi profondamente intrecciati tra loro. (p. 26)
Gli studiosi di simboli spesso osservavano come la Francia – paese famoso per il masochismo, l'adulterio e i suoi capi di Stato insicuri e di bassa statura come Napoleone e Pipino il Breve – non avrebbe potuto scegliere un simbolo nazionale più adatto di quello: un fallo eretto, alto trecento metri. (p. 27)
Ritenuto il più corretto disegno anatomico della sua epoca, lUomo vitruviano era diventato una delle moderne icone della cultura e veniva stampato su manifesti, copertine di libri e T-shirt in tutto il mondo. Il famoso disegno era costituito di un cerchio perfetto con inscritto un corpo nudo maschile, le braccia tese lateralmente e le gambe divaricate. (p. 61)
Uno virgola seicentodiciotto. Volete un altro esempio? Misurate la distanza dalla spalla alla punta delle dita e dividetela per la distanza dal gomito alla punta delle dita. Di nuovo phi. Altro esempio? Dal fianco al pavimento diviso per la distanza dal ginocchio al pavimento. Di nuovo phi. Le articolazioni delle dita, le sezioni della colonna vertebrale. Ancora phi. Amici miei, ciascuno di voi è un tributo ambulante alla proporzione divina! (Robert Langdon, p. 115)
«Leonardo era notoriamente devoto alle antiche tradizioni della dea. Domani vi mostrerò il suo affresco L'Ultima Cena, che è uno dei più stupefacenti tributi al femminino sacro che si possa incontrare.»
«Scherza?» aveva chiesto qualcuno. «Pensavo che L'Ultima Cena riguardasse Gesù!»
Langdon gli aveva strizzato l'occhio. «Ci sono simboli nascosti in luoghi che non riuscireste mai a immaginare.» (p. 116)
Il fatto che la Monna Lisa fosse la più famosa opera d'arte del mondo non aveva niente a che vedere, come Langdon sapeva, con il suo sorriso enigmatico, né era dovuto alle misteriose interpretazioni che le avevano attribuito noti storici dell'arte e seguaci delle teorie del complotto. Semplicemente, la Monna Lisa era famosa perché Leonardo da Vinci la giudicava la sua opera migliore. Portava con sé il dipinto dovunque si recasse e, se gliene chiedevano la ragione, rispondeva che trovava difficile separarsi dalla sua più sublime espressione della bellezza femminile.
Tuttavia, molti esperti d'arte sospettavano che la devozione di Leonardo alla Monna Lisa non avesse niente a che fare con il suo valore artistico. In realtà, il quadro era un ritratto in stile "sfumato" abbastanza comune. La venerazione di Leonardo per quell'opera, sostenevano alcuni, derivava da cause più profonde: un messaggio nascosto nelle sue immagini. La Monna Lisa era, come avevano dimostrato esaurientemente gli storici dell'arte, una sorta di linguaggio cifrato per chi era in grado di intenderlo. Gran parte dei libri di storia dell'arte elencavano i doppi sensi e le allusioni contenuti nel quadro ma, anche se la cosa sarebbe parsa incredibile, il pubblico continuava a pensare che fosse il sorriso il suo più grande mistero. (p. 143)
«Ehi, signor Langdon» lo aveva chiamato un uomo tutto muscoli. «E vero che la Monna Lisa è un ritratto di Leonardo vestito da donna?»
«E del tutto possibile» aveva spiegato Langdon. «Leonardo era un burlone e analizzando al computer la Monna Lisa e i suoi autoritratti, si notano alcune strane coincidenze nelle loro facce. Qualunque fosse l'intenzione di Leonardo» aveva continuato «la sua Monna Lisa non è né maschio né femmina. Contiene un sottile messaggio di androginia. E una fusione dei due sessi.» (pp. 144-145)
[...] gli appassionati del mistero del Graal studiavano ancora le opere e i diari di Leonardo da Vinci nella speranza di trovare qualche indizio che rivelasse l'attuale collocazione del Graal. Alcuni dicevano che le montagne che facevano da sfondo alla Vergine delle rocce corrispondevano alla topografia di alcuni monti della Scozia, pieni di caverne. Altri sostenevano che l'irregolare disposizione dei discepoli nellUltima Cena fosse una sorta di codice. Altri ancora dicevano che l'esame ai raggi X della Monna Lisa rivelava che in originale il personaggio ritratto portava una collana con l'immagine in lapislazzuli di Iside, un particolare che poi Leonardo aveva coperto. (p. 201)
Seracini aveva rivelato senza possibilità di dubbio che lo schizzo preparatorio dellAdorazione dei Magi era veramente opera di Leonardo, ma il dipinto era di un'altra mano. Qualche anonimo pittore aveva colorato lo schizzo seguendo le sue indicazioni di colore, anni dopo la morte di Leonardo. Assai più preoccupante, però, era ciò che stava sotto il dipinto dell'impostore. Le fotografie agli infrarossi e ai raggi X suggerivano che l'anonimo pittore, mentre riempiva gli spazi delineati da Leonardo, si era allontanato in modo sospetto dalla traccia, in deroga alle vere intenzioni dell'artista. La natura dello schizzo originale, qualunque essa fosse, non era stata comunicata. (p. 202)
"La Bibbia non ci è arrivata per fax dal Cielo". [...] La Bibbia è un prodotto dell'uomo, mia cara, non di Dio. La Bibbia non è caduta magicamente dalle nuvole. L'uomo l'ha creata come memoria storica di tempi tumultuosi ed è passata attraverso innumerevoli traduzioni, aggiunte e revisioni. Nella storia non c'è mai stata una versione finale del libro. (Leigh Teabing, p. 271)
Martyn Percy.
Nessuno è più indottrinato dell'indottrinatore. (Leigh Teabing, p. 276)
[...] la storia è sempre scritta dai vincitori. Quando due culture si scontrano, chi perde viene cancellato e il vincitore scrive i libri di storia, libri che sostengono la sua causa e condannano quella del nemico sconfitto. (Leigh Teabing, p. 299)
[...] gli uomini sono disposti a fare molto di più per eliminare ciò che temono che per ottenere ciò che desiderano. (Leigh Teabing, p. 312)
[...] noi inglesi giudichiamo la civiltà dell'uomo non in base alla sua compassione per gli amici, ma a quella per i nemici. (p. 337)

Scheda del libro «Il codice da Vinci»

Dicono di «Il codice da Vinci»

Dalla lettura critica, alla luce delle più elementari conoscenze storiche, del romanzo di Dan Brown non si salva neanche una pagina. (Andrea Tornielli)
È un libro idiota, stupido, bugiardo, pornografico e depensato per depensati. La qualità del Vangelo e dei Vangeli è cosa diversa da questa patacchiata immonda, da questa stronzata insopportabile di questo libro. (Vittorio Sgarbi)
Il Codice da Vinci di Dan Brown è stato un tale successo editoriale che tutti i suoi rivali, a quanto si può ricordare, al confronto impallidiscono. Nel momento in cui ho scritto queste pagine (14 giugno 2004) il libro era sulla lista dei best seller del «New York Times» da sessantatré settimane ed è ancora il numero uno. Nel corso di quest'anno ha venduto un numero astronomico di copie: centomila alla settimana, secondo il «Publishers Weekly» del 9 febbraio 2004, e con l'uscita della versione paperback c'è da aspettarsi un'altra valanga di vendite, che si aggiungeranno ai milioni di copie della versione cartonata già stampata. (Bart Ehrman)
Le «fonti» stesse di Dan Brown, i suoi stessi «ispiratori», sono stati costretti dalla grossolanità delle loro affermazioni a fare ammenda pubblica, smentendo le loro teorie: documenti falsi, storie inesistenti, persino il Priorato di Sion ormai esiste soltanto a livello «metafisico». Eppure tutto questo coacervo di bufale e di leggende è stato reimpastato, riabilitato e fornito su un piatto d'argento a milioni di lettori, molti dei quali portati a credere che le dotte disquisizioni propinate dal professor Langdon e dal professor Teabing alla povera Sophie Neveu, discendente della Maddalena, siano vere e che la Chiesa abbia realmente ingannato per duemila anni i suoi fedeli. (Andrea Tornielli)
Sono arrivato a metà, poi l'ho mollato. È una sciocchezza dal punto di vista storico e culturale. (Andrea Camilleri)

Scheda del libro «Il codice da Vinci»

Frasi da «Il simbolo perduto»

Lo spirito dell'uomo anela al controllo sul proprio guscio carnale. (cap. 2; p. 21)
[...] angeli e demoni fossero la stessa cosa, archetipi intercambiabili, una mera questione di polarità: l'angelo custode che ti ha aiutato a vincere la battaglia è visto dal tuo nemico come un demone distruttore. (cap. 2; p. 23)
A volte, quando una leggenda perdura nei secoli, un motivo c'è. (Mal'akh: cap. 5; p. 36)
[...] i segreti più impenetrabili sono nascosti in bella vista. (Langdon: cap. 6; p. 41)
"[...] quali sono i requisiti fondamentali affinché un'ideologia possa essere considerata una religione?"
"Assicurare, credere, convertire." aveva risposto una studentessa.
"Esatto" aveva replicato Langdon "Le religioni assicurano la salvezza, credono in una determinata teologia e convertono i non credenti." (cap. 6; p. 44)
"Non raccontatelo a nessuno, ma io nel giorno del dio pagano del sole, Ra, mi inginocchio ai piedi di un antico strumento di tortura e ingerisco simboli che stanno per sangue e carne".
Gli studenti erano attoniti.
Langdon aveva fatto spallucce. "Se volete saperne di più, venite nella cappella dell'università domenica prossima, inginocchiatevi ai piedi del crocifisso e fate la comunione". (cap. 6; p. 46)
Aprite la mente: abbiamo tutti paura di ciò che non comprendiamo. (cap. 6; p. 46)
Le scoperte di ogni generazione vengono confutate dalla tecnologia di quella successiva. (cap. 14; p. 70)
La tortura può essere molto efficace per costringere qualcuno a dire la verità. (Sato: cap. 19; p. 99)
Google non è sinonimo di ricerca. (Langdon: cap. 23; p. 124)
La ricchezza è di molti, la saggezza di pochi. E la ricchezza, senza saggezza, spesso porta alla rovina. (Peter: cap. 61; p. 294)
"L'Apocalisse non è la fine del mondo, ma piuttosto la fine del mondo come noi lo conosciamo. La profezia dell'Apocalisse è solo uno dei meravigliosi messaggi della Bibbia che sono stati travisati." Si avvicinò al fronte del palco. "Credetemi, l'Apocalisse sta arrivando... e non sarà per niente uguale a come ce l'hanno insegnata. (Solomon: cap. 111; p. 488)
I tesori più preziosi sono spesso i più semplici. (cap. 119; p. 527)
C'è un mondo nascosto sotto quello che ciascuno di noi vede. Un mondo per tutti noi. (cap. 125; p. 551)
A volte, è sufficiente un cambiamento di prospettiva per vedere la luce. (Peter: cap. 128; p. 572)
[...] l'unica differenza tra noi e Dio è che noi abbiamo dimenticato di essere divini. (Solomon: cap. 131; p. 584)
Ove è la mente, quivi è il tesoro. (cap. 133; p. 593)
Dio si trova nell'unione dei Molti... non nell'Uno. (cap. 133; p. 599)

Scheda del libro «Il simbolo perduto»

Frasi da «La verità del ghiaccio»

La Casa Bianca è una delle più piccole residenze presidenziali del mondo, con i suoi cinquanta metri di lunghezza e venticinque di profondità, situata in soli sette ettari di terreno. Il progetto dell'architetto James Hoban, una struttura in pietra a pianta rettangolare con tetto a quattro spioventi e fronte colonnata, per quanto chiaramente poco originale, fu scelto attraverso un concorso aperto dai giudici che ne apprezzarono "l'eleganza, la maestosità e l'adattabilità". (cap. 14; p. 63)
Anche se quel grande ufficio aveva avuto molti soprannomi nel corso degli anni – Cesso, Nido dell'Uccello, Camera da letto di Clinton – quello che Herney preferiva era Nassa da aragoste. Gli sembrava decisamente azzeccato. Ogni volta che qualcuno vi metteva piede per la prima volta, il disorientamento era evidente. La simmetria del locale, la curva dolce delle pareti, le porte nascoste con discrezione contribuivano a dare ai visitatori la sensazione di essere stati bendati e fatti girare in tondo. Spesso, dopo un incontro nello Studio Ovale, un capo di Stato si alzava, stringeva la mano al presidente e poi marciava dritto verso il ripostiglio. A seconda dell'esito della riunione, Herney fermava in tempo l'ospite oppure lo guardava divertito affrontare quella situazione imbarazzante. (cap. 14; p. 65)
«Signori» continuò Sexton, fermandosi davanti al fuoco «è giunto il momento che gli americani comprendano la verità perché tutti abbiano un futuro migliore. L'America deve sapere che la NASA non ci sta portando nei cieli, anzi, di fatto impedisce l'esplorazione dello spazio. Lo spazio non è diverso dalle altre industrie e bloccare il settore privato rasenta un atto criminale. Pensiamo all'industria dei computer, ai suoi costanti progressi così sensazionali che è quasi impossibile tenere il passo da una settimana all'altra! Come mai? Per la semplice ragione che opera in un sistema di libero mercato, premia l'efficienza e la creatività con il profitto. Immaginiamo che cosa accadrebbe se fosse gestita dal governo. Saremmo ancora al Medioevo. Nello spazio regna la stagnazione. Dobbiamo mettere l'esplorazione spaziale nelle mani del settore privato, com'è giusto. Gli americani resteranno stupefatti dai progressi, dalla creazione di nuovi posti di lavoro e dalla realizzazione di tanti sogni. Dobbiamo lasciare che il libero mercato ci spinga sempre più in alto nello spazio. Se verrò eletto, mi impegno personalmente ad aprire le porte di quell'ultima frontiera e lasciarle ben spalancate.» (cap. 57; p. 244)
Sono la passione e la curiosità a guidare l'innovazione, non la promessa della superiorità militare. (Ekstrom: cap. 95; p. 386)
Gli occhi di lui erano come lame. «Io ti ho creato, Gabrielle; e adesso ti ho distrutto.» (cap. 126; p. 500)

Scheda del libro «La verità del ghiaccio»

Film

Il codice da Vinci (2006)
Angeli e demoni (2009)

Dicono di Dan Brown

Apprezzo Dan Brown perché, come molti colleghi americani, ha un pregio: non ha pose intellettualistiche, non scrive «complessi drammi psicologici» solo per far felici critici decrepiti che poi li celebrano su Repubblica in attesa di dimenticarli e passare al prossimo «libro che fa grande la nostra narrativa».
Tommaso Labranca
Attacca la Chiesa e scrivi un best-seller: questa è la formula di autori come Dan Brown, David Yallop, Donna Cross o John Cornwell.
Michael Hesemann

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026