Frasi
Frasi di H. G. Wells
68 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 68 frasi di H. G. Wells: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
H. G. Wells (scrittore britannico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di H. G. Wells
Confesso che approcciai Stalin con una certa dose di sospetto e pregiudizio. Nella mia mente era stata costruita una raffigurazione di un fanatico molto riservato ed egocentrico, un despota senza vizi, un geloso monopolizzatore del potere. [...] Mi aspettavo anche di trovare un uomo spietato, duro - possibilmente dottrinario - e autosufficiente a Mosca; un montanaro georgiano il cui spirito non era mai completamente emerso dalla sua vallata nativa. Tuttavia dovetti riconoscere che sotto lui la Russia non era semplicemente tiranneggiata e schiacciata; era governata e progrediva. [...] Tutta questa oscura risacca, tutto il sospetto di tensioni emotive nascoste, cessò per sempre dopo che ebbi parlato con lui per pochi minuti. [...] Non ho mai incontrato un uomo più candido, giusto e onesto, ed è a queste qualità, e a niente di occulto e sinistro, che deve la sua tremenda ascesa indiscussa in Russia.
In Utopia non c'è carne. C'era, un tempo... ma ora non riusciamo neanche a pensare ai mattatoi. Tutta la gente si è evoluta spiritualmente ed è praticamente impossibile trovare qualcuno che voglia fare a pezzi un bue o un maiale morti. [...] E io ricordo la mia gioia di ragazzo quando vennero chiusi gli ultimi mattatoi.
La mia immaginazione si rifiuta di vedere qualsiasi tipo di sottomarino fare qualunque cosa tranne che soffocare il proprio equipaggio e naufragare in mare.
La nostra vera nazionalità è l'umanità.
Questa Società delle Nazioni, questo piccolo cappello di carta che incorona non un colosso ma un ammasso di patriottismi discordanti è l'ultimo tentativo che si è fatto disperatamente per adattare il vecchio mosaico delle idee nazionaliste a un mondo nuovo che non sa che cosa farsene.
Quando, nel corso della giornata, ti accorgi di avere scritto al mattino le tue cartelle, sbrigato la corrispondenza nel pomeriggio, e non hai altro da fare, viene il momento in cui ti annoi: ecco l'ora del sesso.
Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi.
Incipit di «Gli astrigeni»
Questa è la storia di un'idea e di come essa mise in moto la mente di molte persone intelligenti.
Non è compito del narratore dire se quest'idea nascondesse una realtà. Il lettore giudichi pure da sé. Un uomo – e sarà il personaggio principale del racconto – vi credette senza ombra di dubbio.
Frasi da «Gli astrigeni»
La maggior parte dei mariti scontenti – il ritornello della letteratura comica e della saggezza proverbiale – affermano di avere il terrore delle mogli chiacchierone, ma questo terrore è veramente niente in confronto a quello di una donna silenziosa, silenziosa e cogitabonda. Una moglie brontolona può dire infinite cose seccanti e può indovinare o sbagliare, ma una donna silenziosa dice tutto. (p. 16)
Dal tempo che era andato a scuola aveva sentito un'antipatia segreta per il suo nome di battesimo. I ragazzi birbantelli della scuola superiore gli avevano spiegato che su esso c'era un'ombra. Né nel Vecchio Testamento né nel Nuovo, il nome di Giuseppe si orna di quell'aureola di splendente virilità che è l'aspirazione di ogni giovane maschio. Egli aveva lottato perché lo chiamassero sempre Jo. Ma la mortificante considerazione che era un «Giuseppe» opprimeva le sue meditazioni private. (p. 22)
– E dove si arriva? – chiese qualcuno. – Dov'è in tutto ciò il pensiero e l'anima?
– Appena un velo, appena una sottile zona di riflessione a mezza strada nell'ordine di grandezza fra gli elettroni e le stelle. (p. 25)
Questa ionosfera, per quel che posso capire io, è chiamata così perché, primo non ha ioni, secondo non è una sfera e terzo è uno strato. (uomo rossastro, pp. 25-26)
La parola «ispettore» lo faceva impallidire di rabbia. «Ancora ispettori!» era il grido più insistente nelle sue numerose pubblicazioni. Meschini uomini sporchi erano questi ispettori, affermava, con nasi affilati da volpe, dei poveracci, e con la passione per le bustarelle. Stavano sempre a spiare attraverso il buco della serratura, a sorvegliare dalle finestre, si arrampicavano furtivamente su per le condutture, arrivavano attraverso le inferriate, tessevano la rete intorno a tutta quanta l'impresa d'affari. (p. 59)
Nella mente di lord Thunderclap il socialismo era un altro sostantivo che significava un'indagine maligna. Non aveva idea di che piccole creature innocue, malcontente, dottrinarie fossero i socialisti, e quale limitata area del problema sociale avessero sempre esplorato. Credeva per davvero che avessero un piano vigoroso e chiaro, pronto ad essere messo in pratica a beneficio dell'umana società lavoratrice, una strenua società competente, pronta a cacciar fuori dall'esistenza lui e i suoi simili. In qualsiasi momento oramai avrebbero potuto farglielo saltare addosso. Lottava selvaggiamente nell'oscurità contro quella convinzione, ma essa lo dominava. Era forse l'unico uomo vivente in Inghilterra che credesse nel socialismo fino a quel punto. (p. 59)
L'assassinio è un'affermazione legittima di dignità personale di fronte alla dittatura. Non è semplicemente un diritto: è un dovere, un sacro dovere. Il dittatore è un fuorilegge, si è allontanato dalla legge. Esiste ed è degradato dal fatto stesso che esiste. Vi impone sordide mansioni. Può conscrivervi. Vi mette di fronte a una scelta di mali. Certamente è meglio uccidere il vostro dittatore che permettergli di far sì che voi uccidiate altre persone... direttamente o indirettamente. Se siete abbastanza forti, potete dirgli: «Andate al diavolo!». Se questo lo ferma, potete usargli misericordia; ma se non siete abbastanza forti, dovete uccidere. Che cos'altro potreste fare, da uomini che si attengono alla legge? (Keppel, p. 76)
Una rivoluzione è solamente un rivolgimento sociale: non cambia nulla di fondamentale. Che cosa è in fondo una rivoluzione? C'è un crescente squilibrio di classi o gruppi, il centro di gravità si sposta, la rozza zattera si capovolge, e predomina un aspetto nuovo della sostanza vecchia. Non c'è altro in una rivoluzione. (Keppel, p. 77)
Ogni organo vivente sente l'impulso a stare in movimento, e il maggior piacere di ogni essere vivente deriva dalla soddisfazione che procura l'uso delle sue facoltà. (Keppel, p. 82)
Ma gli uomini che sentono un profondo interesse per il lavoro scientifico e creativo si dedicano pochissimo ai giochi. Il giocatore è un pervertito che occupa la mente gingillandosi, perché è incapace di usarla bene e seriamente per uno scopo naturale da definire. La caccia fu in passato uno splendido gioco; e la guerra, a considerarla bene, non è che una caccia enormemente costosa e distruttiva, per mancanza di idee migliori. La guerra finirà quando la noia finirà... (Keppel, p. 82)
[...] mettere una mente umana di fronte all'idea del progresso vivente, è come mettere un cane educato male dentro una casa: il suo primo impulso è quello d'insozzare la mobilia. (Keppel, p. 82)
Le persone sciocche si sentono offese da tutto ciò che non comprendono e non possono dominare. Diventano sprezzanti e desiderano distruggerlo e bandirlo dai loro pensieri. Immagino che se mancassero guardiani e custodi nelle nostre gallerie di quadri, non ci sarebbe capolavoro che entro un anno non sarebbe dolorosamente sfregiato. E probabilmente sfregiato... sozzamente. (Keppel, pp. 82-83)
Odio l'umanità comune. Questa folla balorda che calpesta il suolo da dove potrebbero innalzarsi le mie cime incoronate di nuvole. Sono stanco di umanità... Oltre ogni limite. Toglietela di mezzo! Questo branco ossequiente di timidi e puzzolenti, di gente che sta a bocca aperta, che bombarda, che spara, che taglia gole, plebaglia di morti di fame. Piazza pulita di loro! (Keppel, p. 84)
Frasi da «Il paese dei ciechi»
Tra i ciechi l'orbo d'un occhio è re. (p. 17)
Ci sono le belle cose, piccole cose bellissime: i fiori, i licheni tra le rocce, la morbida lucentezza di una pelliccia, il cielo lontano con le nuvole che passano scivolando, i tramonti, le stelle. E ci sei tu. Solo per te è bello avere la vista, per vedere il tuo viso dolce e sereno, le tue labbra affettuose, le tue mani care e belle congiunte insieme... (Nunez, pp. 40-41)
Pensò a quel mondo grande e libero dal quale era separato, un mondo ch'era il suo, e gli parve di vedere quegli altri pendii, quelle lontananze che seguono lontananze, e, a media distanza, , luogo di bellezze multiformi e commoventi, uno splendore di giorno, un mistero luminoso di notte, un luogo pieno di palazzi, fontane, statue, case bianche. Pensò come fosse possibile, in un giorno o due, calare attraverso i valichi, giungere più vicino alle strade affollate e affaccendate della città. Pensò al viaggio sul fiume, per tanti giorni l'uno dopo l'altro, dalla grande Bogota verso il mondo ancora più vasto che stava più oltre, passando per città, villaggi, foreste e luoghi deserti; un giorno dopo l'altro sul gran fiume, finché le sponde si allontanavano e i grandi piroscafi passavano rimescolando l'acqua e si giungeva al mare, il mare sconfinato, con migliaia di isole e navi intraviste lontano nel loro incessante viaggiare in giro per il mondo, attorno al grande mondo. E là si vedeva, non ostacolato da montagne, il cielo, il cielo! Non un disco, come lo si vedeva qui, ma un arco incommensurabile d'azzurro, somma profondità in cui galleggiano nel loro moto ciclico le stelle... (pp. 43-44)
Frasi da «L'isola del dottor Moreau»
Era come se io fossi stato già morto in un altro mondo. La tana buia, quelle grottesche figure indistinte appena chiazzate qua e là da un bagliore di luce, e tutti che si dondolavano all'unisono cantando:
– Non camminare carponi; questa è la legge. Non siamo dunque uomini?
– Non bere succhiando; questa è la legge. Non siamo dunque uomini?
– Non mangiare né carne né pesce; questa è la legge. Non siamo dunque uomini?
– Non graffiare la corteccia degli alberi; questa è la legge. Non siamo dunque uomini?
– Non dar la caccia ad altri uomini; questa è la legge. Non siamo dunque uomini?
[...]
Enumerammo un lungo elenco di divieti, poi il canto passò a una nuova formula:
– Sua è la casa del dolore.
– Sua è la mano che crea.
– Sua è la mano che ferisce.
– Sua è la mano che guarisce.
E così via, un'altra lunghissima litania, per lo più in un gergo per me assolutamente incomprensibile, tutta consacrata a Lui, chiunque egli fosse. Poteva anche essere tutto un sogno, ma in sogno non avevo mai udito cantare.
– Suo è il lampo, – noi cantavamo. – Suo il mare profondo. [...] – Sue le stelle del cielo. (2016, cap. XII, pp. 43-44)
Fino ad oggi, non mi sono mai preoccupato della moralità del problema. Lo studio della natura rende l'uomo crudele come la natura. (Dottor Moreau: 2016, cap. XIV, p. 55)
Mi affacciai alla soglia. Erano già indistinguibili per la nebbia lunare. Poi Montgomery si fermò, somministrò acquavite pura a M'ling, e tutti non formarono più che una chiazza scura e informe.
– Cantate, – urlò Montgomery. – Cantiamo insieme: «Maledetto il vecchio Prendick!». Benissimo! «Maledetto il vecchio Prendick!». (2016, cap. XIX, p. 79)
Mi inginocchiai accanto a lui e gli sollevai la testa. Di nuovo aprì gli occhi, fissò in silenzio la luce dell'alba e poi me. Le palpebre gli si richiusero pesantemente.
– Mi spiace, – disse poco dopo, con sforzo. Si sforzava di pensare. – L'ultimo... – mormorò, – il fine ultimo di questa stupida vita... Che confusione...!
[...] Mi chinai su di lui per ascoltarne il respiro, infilai una mano nello strappo della camicia. Il cuore non batteva più. Era morto. (2016, cap. XIX, p. 82)
Un animale può essere feroce e anche astuto, ma per mentire bene non c'è che l'uomo. (2016, cap. XXI, p. 88)
Frasi da «L'uomo invisibile»
Sognai febbrilmente cose che diventavano nebulose e svanivano intorno a me fino a che tutto svanì, anche il terreno su cui stavo io, ed ebbi quell'incubo impressionante di cadere nel vuoto che avrà avuto qualche volta anche lei. (Griffin: 1998, p. 128)
La stricnina è un tonico potente, Kemp, elimina ogni debolezza.
– È diabolica, – disse Kemp. – È fuoco imbottigliato. (1998, p. 130)
Il naso per un cane è quello che per l'uomo sono gli occhi. I cani con il loro fiuto avvertono i movimenti di un uomo come gli uomini ne avvertono, con gli occhi, il suo aspetto. (Griffin: 1998, p. 138)
Cercai di pensare alle cose che un uomo considera desiderabili. Senza dubbio l'invisibilità dava la possibilità di ottenerle, ma rendeva anche impossibile goderne, una volta ottenute. L'ambizione, per esempio: quale piacere si trae dal trovarsi in un posto quando non si può far vedere che si è là? Che cosa conta l'amore di una donna, quando il suo nome deve essere per forza Dalila? Non mi piacciono la politica, i compromessi della fama, la filantropia o lo sport. Che cosa avrei fatto allora? Per questo, ero diventato un essere misterioso, imbacuccato, una caricatura fasciata e bendata di uomo. (Griffin: 1998, p. 156)
L'invisibilità, in fondo, serve solo in due casi. È utile per allontanarsi da un luogo o per avvicinarvisi. È particolarmente utile, quindi, per uccidere. Posso girare intorno a un uomo – qualunque arma quello tenga in mano – prendere la mira, colpirlo quando voglio, scostarmi a piacer mio e fuggire quando e come mi pare. (Griffin: 1998, p. 160)
– Quello è pazzo, – disse Kemp, – inumano. È solo puro egoismo. Non pensa ad altro che al suo vantaggio personale e alla sua sicurezza. (1998, p. 163)
«Lei è stato straordinariamente energico e astuto, [...] anche se io non riesco a immaginare che cosa spera di guadagnarci. Lei mi è contro. Per una giornata intera mi ha dato la caccia, ha cercato di privarmi anche del riposo notturno. Ma io ho trovato da mangiare e, nonostante tutto, ho anche dormito. Ora la partita è solo all'inizio: incomincia ora. Adesso incomincia il terrore. Questa lettera le annuncia il primo giorno del terrore. Port Burdock non è più sotto la regina, lo dica pure al colonnello di polizia e a tutti gli altri. È sotto di me: il terrore! Questo è il primo giorno, dell'anno primo, della nuova era. È l'era dell'uomo invisibile. Io sono l'uomo invisibile. Il mio governo sarà facile: tanto per cominciare, il primo giorno ci sarà un'esecuzione capitale, che serva da esempio, un uomo di nome Kemp. La morte, oggi, si mette in moto per lui; egli può rinchiudersi, nascondersi, circondarsi di guardie, mettersi pure un'armatura se vuole... ma la morte, la morte invisibile giungerà lo stesso. Che egli prenda pure le sue precauzioni: ciò colpirà di più i miei sudditi. La morte parte a mezzogiorno dalla cassetta postale. La lettera vi cadrà dentro all'arrivo del postino, e poi via! Incomincia la partita! La morte si mette in moto. Non lo aiutate, o miei sudditi, altrimenti la morte cadrà anche su di voi. Oggi Kempo deve morire». (lettera di Griffin: 1998, p. 171)
Frasi da «La guerra dei mondi»
Mediante il tributo di milioni di morti, l'uomo ha conquistato il suo diritto di vita sulla terra, ed essa è sua contro chiunque venga per conquistarla. (1979; cap. 8)
Vagavo come un demente. Mi ritrovai in una casa di persone premurose che nel terzo giorno mi avevano trovato a girare in lacrime farneticando per le vie di St. John's Wood. Mi dissero che canticchiavo un'assurda canzoncina su "L'ultimo uomo ancora vivo! Urrà! L'ultimo uomo ancora vivo!". (2018; cap. 9, p. 212)
Frasi da «La macchina del tempo»
Questo è sempre stato il destino dell'energia nei tempi di pace: avvicinarsi all'arte e all'erotismo per poi languire e spegnersi.
Suppongo che il suicida mentre appoggia alla tempia la canna della pistola provi per ciò che succederà l'attimo seguente quello che in quel momento provai io: un sentimento di curiosità.
Frasi da «Nei giorni della cometa»
Credo che la scienza sia più importante del socialismo [...] Il socialismo è teoria. La scienza... la scienza è qualcosa di più. (Parlour; I, II, p. 50)
Di tutti i mostruosi e irrazionali fenomeni dei tempi passati, la guerra era certamente il più insensato. In realtà era forse molto meno funesto di altri mali – quali, ad esempio, la generale adesione alla proprietà privata della terra – ma le sue disastrose conseguenze erano così evidenti, che persino in quei giorni di affannosa confusione si rimaneva stupiti. La guerra moderna non aveva alcun senso o motivo fondato. Eccettuato il macello e la mutilazione di una quantità di gente, la distruzione di un'immensa quantità di sostanze e lo spreco di innumerevoli complessi di energie, non approdava a nulla. Le antiche guerre di nazioni barbare e selvagge alla fine trasformavano l'umanità; alcuni si credevano una tribù superiore, sia fisicamente sia per la disciplina, e lo dimostravano attaccando i vicini. E se vincevano toglievano loro le terre e le donne, perpetuando e aumentando la loro superiorità. Le guerre moderne non cambiavano nient'altro che il colore delle carte geografiche, i disegni dei francobolli e i rapporti fra alcuni personaggi, per caso, importanti. (I, III, p. 80)
Gurker interloquiva continuamente nella discussione con la sua voce gutturale e profonda, spingendo innanzi un naso grosso, una bocca malfatta con il labbro inferiore pendulo, e degli occhi che si vedevano appena fra una quantità di grinze. Egli fece la sua confessione per quanto riguardava la sua razza. – Noi Ebrei, – disse, – procedemmo fra il sistema di questo mondo, senza creare nulla, consolidando parecchie cose e distruggendo molto. La presunzione della nostra razza è stata eccessiva, mostruosa. Sembra che noi abbiamo usato la nostra vasta intelligenza solo per sviluppare, dominare e mantenere la convenzione della proprietà, per trasformare la vita in una specie di venale gioco degli scacchi e spendere in cose grossolane i nostri guadagni... Non abbiamo mai pensato di servire l'umanità. Della bellezza, che è divinità, noi abbiamo fatto un possesso. (II, III, p. 159)
Dov'è adesso il vecchio mondo? Dov'è Londra, quella fosca città di fumo e di tenebre, piena del frastuono e della rimbombante musica del disordine, con il fiume oleoso, luccicante, dalle rive coperte di fango e affollato di barche, i neri pinnacoli e la cupola annerita, la triste confusione di case anch'esse annerite dalla fuliggine, le miriadi di prostitute, i milioni di impiegati affaccendati? Persino le foglie degli alberi erano insudiciate da macchie nere e grasse. Dov'è Parigi con il suo verde fogliame disciplinato, il suo imperioso buon gusto, la depravazione abilmente organizzata e le miriadi di operai dal passo pesante, che come torrenti passano sopra i ponti nella luce grigia e fredda dell'alba? Dov'è New York, la città del frastuono e dell'energia furiosa battuta dal vento e dalla concorrenza, con gli enormi edifici addossati l'uno all'altro e con la tendenza a innalzarsi sempre più per prendere un posto nel cielo? Dove sono gli angoli nascosti di triste lussuria, i vizi vergognosi, e tutta la stragrande bruttezza della sua vita energica? E dov'è adesso Filadelfia, con le sue innumerevoli piccole case isolate, e Chicago con i suoi interminabili magazzini e la sua popolazione poliglotta malcontenta? (II, III, p. 163)
E talvolta tentava persino di parlare di Netty, con quelle frasi che si usavano nel mondo passato e che l'amarezza le poneva sulle labbra.
— Non era degna di te, mio caro, – diceva bruscamente, lasciando a me d'indovinare di chi parlava.
— Nessun uomo è degno dell'amore di una donna, – le rispondevo. – Nessuna donna è degna dell'amore di un uomo. Ma io l'amavo, cara mamma, e tu non puoi cambiare questo sentimento.
— Ce ne sono altre, – ella mormorava.
— Non per me. No! In quell'epoca non ho soltanto sparato un colpo di rivoltella, ho bruciato i miei vascelli. Non posso tornare indietro, mamma, non posso ricominciare. (III, II, p. 186)
Attraverso tutte le belle idee che sorgevano nella nuova vita, diventava pur sempre più evidente che per ciascuno esistono certe persone, la cui sola vista, per un effetto misterioso e inesplicabile, produce una sensazione di piacere, la cui semplice esistenza ispira interesse, la cui anima sembra creata per formare una completa e predominante armonia con quella dei loro innamorati predestinati. Erano la cosa più essenziale nella vita. Senza di loro il magnifico spettacolo del mondo ringiovanito sarebbe simile a un corsiero con una magnifica gualdrappa ma senza cavaliere, a un vaso senza fiori, a un teatro senza attori... (III, III, p. 195)
Per ciascuno di noi ci sono certi tipi, certi visi, figure, gesti e intonazioni di voce che hanno questa inesplicabile e non analizzabile qualità. Vi toccano misteriosamente, agitano nelle profondità dell'anima sensazioni che altrimenti rimarrebbero sempre addormentate, commuovono e interpretano il mondo. E rifiutare queste interpretazioni sarebbe lo stesso che rifiutare il sole, che oscurare e far morire tutta la vita. (III, III, p. 197)
Racconti
Il vero artista è sempre un ignorante. L'artista che teorizza sul suo lavoro non è più un artista: è un critico. (da La tentazione di Harringay, ; p. 5)
Una satira mordace suona male, sulla terra ancora smossa di una tomba. (da La farfalla; p. 22)
Il riposo migliore sta in un cambiamento di occupazioni. (da La farfalla; p. 23)
Forse l'intero universo non era che un corpuscolo pieno di rifrazioni, su un essere più grande? Forse i nostri mondi non erano che gli atomi di un altro universo di mondi, che a sua volta lo era di un altro e così via, in progressione senza fine? (da Sotto il bisturi; pp. 96-97)
[...] il pensiero è meraviglioso, a volte lento come la pece fluida, a volte istantaneo come la luce. (da L'uomo che poteva compiere miracoli; p. 134)
Di solito vorrei non averli mai cominciati. (da Il nuovo acceleratore, il protagonista; p. 171)
[...] e questo penso che sia uno dei più odiosi doveri di una persona civile. (da Il nuovo acceleratore, il protagonista; p. 174)
Film
Viaggio nella Luna (1902)
L'uomo invisibile (1933)
La guerra dei mondi (1953)
I mondi infiniti di H.G. Wells (2001) – miniserie
The Time Machine (2002)
La guerra dei mondi (2005)
Dicono di H. G. Wells
L'atteggiamento di Wells verso il cinema era di benevola tolleranza. «Non esiste un brutto film» diceva «è già abbastanza straordinario il fatto che si muovano!»
La compagnia di quell'uomo era molto gradevole. Inoltre sembrava che conversare con me gli piacesse. Quanto alle sue opinioni, era semplicemente una massa di opinioni intelligenti. Ne esprimeva il maggior numero possibile, e in qualsiasi momento, sempre. Tutto quel che diceva, prima o poi, lo trovavo in forma scritta. Era come Voltaire, un grafomane. Il suo cervello era eccezionalmente attivo, pensava delle cose molto bene. Come "La scienza è il cervello della razza".
La Grande Avventura è stata tentata in modo strepitoso – sulla carta, ahimè! – dal celebre H. G. Wells. Avrete certamente udito parlare di quel singolare romanzo: La macchina per esplorare il tempo, che fece un certo scalpore.
Oggi Sammler se lo ricordava come un piccolo Limey di basso ceto, e come un uomo che stava invecchiando e la cui abilità e forza di attrazione erano in declino. E nell'agonia di separarsi per sempre dai seni, dalle bocche e dai preziosi fluidi sessuali delle donne, il povero Wells, il maestro naturale, l'emancipatore del sesso, l'individuo spiegante, il benedicente compassionevole dell'umanità, alla fine non poteva che inveire e mandare tutti al diavolo. S'intende, quelle cose le scrisse durante la malattia dei suoi ultimi giorni, orribilmente depresso dalla Seconda Guerra Mondiale.
Poco interessante per il lettore comune e non abbastanza approfondito per il lettore scientifico (rapporto di lettura su, La macchina del tempo, 1895)
Uomo veramente mirabile! Chi, infatti, più degno di ammirazione di colui che, non potendo ragionevolmente credere nelle cose che sono, ha ancora il coraggio di credere irragionevolmente in quelle che saranno? (Mario Borsa
Wells non è un semplice «romanziere divertente»; è un «autore per adulti» che agita una massa di problemi concernenti la vita e la morte, la fatalità, i destini dell'uomo. I suoi romanzi sono «neri»: l'uomo vi perisce miseramente, schiacciato da forze enormi ed orribili... mentre Giulio Verne, vivificante, ottimista – spesso ingenuo – ispira il desiderio di conquistare il mondo.
Wells si burla di noi... con la nostra complicità, il che è caratteristico dello humour britannico. L'interesse è altrove: è nelle «ragioni», se si può dire, che l'«Esploratore del tempo» ci fornisce di credere nel suo viaggio.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026