Frasi

Frasi di «Maledetti toscani»

15 citazioni dal libro di Curzio Malaparte

Le frasi di «Maledetti toscani» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Maledetti toscani»

Quanti guai si sarebbero risparmiati, se Mussolini, invece di parlare dal balcone di Palazzo Venezia, avesse parlato dal terrazzino di Palazzo Vecchio. (1958, p. 3)
La libertà è un fatto dell'intelligenza: ed è quella che dipende da questa, non l'intelligenza dalla libertà. (1958, p. 12)
Nel concetto dei toscani, chi non è un uomo libero è un uomo grullo. (1958, p. 12)
Maggior fortuna sarebbe, se in Italia ci fossero più toscani e meno italiani. (1958, p. 18)
Perfino nell'uso delle parole i senesi lasciano l'olio toscano per il burro. (1958, p. 19)
A dirlo fra noi, la gentilezza sta di casa solo a Siena. Altrove, nel resto della Toscana, è civiltà di modi, e non di voce, di piglio, di tono, di parole. (1958, p. 23)
La Toscana era l'unico paese al mondo che fosse una «casa»: il resto d'Italia, e Francia, Inghilterra, Spagna, Germania, erano Repubbliche, Monarchie, Imperi, non «case». (1958, p. 30)
Santo de Magione / né papa né cojone. (1958, p. 47)
Sarà forse che i toscani non sono come i bovi, che vedono tutto in grande: ma è certo che non pèrdono mai di vista la misura del mondo, e i rapporti, palesi e segreti, fra gli uomini e la natura. (1958, p. 52)
I toscani han l'abitudine di non salutare mai per primi nessuno, nemmeno in Paradiso. E questo, anche Dio lo sa. Vedrai che ti saluterà lui, per primo. (1958, p. 59)
Io son di Prato, m'accontento d'esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo, tanto compiango coloro che, aprendo gli occhi alla luce, non si vedono intorno le pallide, spregiose, canzonatorie facce pratesi, dagli occhi piccoli e dalla bocca larga (ma aver la bocca larga, a Prato, non vuol dire, come altrove, esser boccalone), e fuori della finestra, di là dai tetti, la curva affettuosa della Retaia, il ginocchio nudo dello Spazzavento, le tre gobbe verdi del Monte Ferrato, gli olivi di Filettole, di Santa Lucia, delle Sacca, e i cipressi del Poggio del Fossino, sopra Coiano.
E questo dico non perché son pratese, e voglia lisciar la bazza ai miei pratesi, ma perché penso che il solo difetto dei toscani sia quello di non esser tutti pratesi. (1998, pp. 62-63)
Tutti son buoni a far gli eroi con la pelle degli altri... (1958, p. 93)
Il solo, fra tutti i popoli, italiani e stranieri, che non abbia paura dell'inferno, il solo che abbia coll'inferno continui e famigliari rapporti sono i toscani.
I quali da tempo immemorabile hanno sempre viaggiato in quel paese, e tutt'ora lo percorrono, come se viaggiassero in casa propria.
Vanno e vengono dall'inferno quando piace a loro, e nel più semplice modo: a piedi, in calessino, in bicicletta, come se andassero a fare un giro per il podere. (1998, p. 165)
Qui accanto è la bella chiesa che si affaccia sulla piazza Giordano Bruno, e in un angolo della piazza il piedestallo, vuoto, del monumento all'autore del Candelaio: e vien fatto di pensare che Giordano Bruno sia andato a fare una passeggiata giù verso lo Scalo del Vescovado, a parlar con le ragazze sedute sulla spalletta del Ponte di Marmo, o in via delle Acciughe (mette sete a pensarci), o in via della Venezia, a bere una «torpedine» al bar Transatlantico, un bar che è una vecchia osteria piena di odor di bottarga. (1998, p. 158)
Imparate dai toscani che non c'è nulla di sacro a questo mondo, fuorché l'umano, e che l'anima di un uomo è uguale a quella di un altro: e che basta sapersela tener pulita, all'asciutto, che non pigli polvere né umido, come sanno i toscani, che dell'anima propria son gelosissimi, e guai a chi gliela volesse sporcare, o umiliare, o ungere, o benedire, o impegnare, affittare, comprare; e che vi sono anime femmine e anime maschie, e che le anime dei toscani son maschie, come si vede da quelle che escon di bocca ai morti nel Camposanto di Pisa: il solo camposanto che sia al mondo, tutti gli altri son cimiteri. (1998, pp. 163-164)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026