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Pubblico: frasi e citazioni
24 citazioni di 23 autori
24 frasi celebri sul tema pubblico, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.
Frasi su «pubblico»
A teatro il pubblico, quando non è dominato da ragioni esteriori e artificiali, quando è genuino, quando insomma ha spontaneamente pagato il suo biglietto d'ingresso, per dirla in forma più grossolana ma più positiva, a teatro il pubblico ha sempre ragione lui. E non soltanto perché è pubblico, ma perché è un pubblico riunito a teatro: le ragioni stesse, che determinano l'incertezza e la irragionevolezza, e la piccineria dell'universale giudizio nelle altre forme d'arte, dove l'impressione dovrebbe essere individuale, ma per naturai ritrosìa e modestia e paura si riduce al convenzionalismo imposto, sono quelle che danno il giudizio libero, fresco, vero, giusto del pubblico a teatro; perché questo è l'unico luogo ancora nel quale la moltitudine si senta forte nella collettività e nella vivacità immediata di manifestazione, e possa emanciparsi dalla tutela delle convenzioni: è la ribellione della moltitudine affidata alla impunità dell'anonimìa.
Chi corre dietro al pubblico, vuol dire che dentro di sé non ha niente.
Critici si nasce, artisti si diventa e pubblico si muore.
Di rado il pubblico perdona due volte.
È il pubblico là fuori che ti osanna o ti affonda. La priorità è il loro divertimento.
Il pubblico compra le opinioni come il latte, basandosi sul principio che è più a buon mercato far così che tenere una mucca. Ed è vero, ma è più probabile che il latte sia annacquato.
Il pubblico dà energia, io traggo davvero molta forza dal pubblico.
Il pubblico dei secoli passati doveva essere più educato di quello d'oggi, ché a quel tempo conoscevano la siringa di Pan ma non quella ipodermica delle iniezioni dei drogati che ingombrano oggi il passo nei viali aperti alle masse democratiche e alle scritte oscene sui muri.
Il pubblico è come una donna – se sei indifferente, è la fine.
Il pubblico è dispotico nelle sue reazioni; è capace di negare la più ovvia giustizia, quando gli sia richiesta con troppa insistenza; ma molto spesso concede piú del giusto, quando la richiesta venga indirizzata, siccome ai despoti piace, interamente alla sua generosità.
Il pubblico è imprevedibile, perché cambia ogni volta. È come il motore di una moto. Finché non dai gas, non capisci quanto è potente. Ma se alla prima accelerata s'impenna, è fatta. La paura va a farsi fottere.
Il pubblico è qualcosa di straordinario, soprattutto in quelle serate dove si crea l'empatia, che non vuole dire generosità di applausi ma che è qualcosa che va oltre. Lo si percepisce, e poi naturalmente il piacere di poter esternare agli spettatori tutto quello che provi dentro, perché ci sono dei momenti che diventa quasi liberatorio poterlo donare!
Il pubblico è una bestia feroce: bisogna incatenarlo oppure fuggire.
Il pubblico sbadigliava mostrando i denti.
Il Voltaire, con una delle sue arguzie felici, definì il pubblico de' teatri un animale contemperato di quattro nature diverse: un asino, una scimmia, un pappagallo, un serpente. Non è difficile intenderne la ragione. L'asino, perché il pubblico ha troppo spesso le orecchie lunghe; la scimmia, perché un applauso di gente stipendiata ad applaudire basta non di rado per far battere le mani a tutti quanti gli spettatori; il pappagallo, perché il giudizio di pochi diviene subito il giudizio o il pregiudizio dei più, che forse non avranno pensato mai né sentito a quel modo; il serpente poi... perché il Voltaire era stato qualche volta fischiato anche lui!
La creazione e distribuzione di film puramente commerciali favorisce un rapporto di sfruttamento reciproco. [...] Lo sfruttamento commerciale di massa del pubblico rende produttore e spettatore complici nell'adorazione della ricchezza, con il produttore che cerca di rapinare lo spettatore e lo spettatore che si sottomette in cambio dell'eccitazione a buon mercato che prova nel godere delle attenzioni del produttore.
Ma questo vuoto sonoro, questa pausa, questo punto di sincronizzazione evitato nella partitura alternata dei giocatori si vede immediatamente riempito, come un recipiente, dal fiotto di un rumore: quello - dalle infinite sfumature, dalle inesauribili peripezie e dall'imprevedibile decremento - emesso dal pubblico: applausi, «oohh...» di delusione, fischi. È reagendo all'assenza di un suono che il pubblico interpreta nell'insieme la propria parte sonora e ritmica.
Non ho mai mancato di convincere un pubblico che la cosa migliore che potevano fare era andarsene.
Non mi piace l'effetto che mi fa il pubblico, perché la musica per me arriva da dentro di me, e mi ci immergo completamente. Quando sono davanti a degli spettatori non posso ignorare ciò che mi circonda, il modo in cui mi fanno sentire. Mi fanno sentire bene, sai? Ma non sono più in grado di cercare la musica dentro me stesso in quei momenti, e piuttosto cerco di venire incontro alle loro aspettative. Cercando di fare qualcosa che è divertente per loro, ingaggiante, mento a me stesso.
Non si poteva sottovalutare il pubblico ma non bisognava nemmeno leccargli il culo. C'era una via di mezzo, e bisognava trovarla.
Non vorrei mai lamentarmi del pubblico, anche se qualche volta non ci troviamo perfettamente d'accordo.
Oggi la partecipazione è uno schema universale in cui il pubblico diventa attivo. Non c'è più pubblico nel nostro mondo, su questo pianeta tutto il pubblico è stato reso attivo e partecipe.
Quando alla gente dai solo cazzate, non puoi imputare al pubblico di comprare solo cazzate.
Quando capita un insuccesso, evito sempre di dire «il pubblico è cretino», perché sarei un bimbo che picchia la testa contro il tavolo e dice «è cattivo il tavolo».
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026