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Scavi archeologici di Pompei: frasi e citazioni

16 citazioni di 14 autori

16 frasi celebri sul tema scavi archeologici di pompei, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.

Frasi su «scavi archeologici di pompei»

All'archeologo, all'artista, al frettoloso touriste questo spettacolo non cessa, sì, di offrire, ogni volta che n'è interrogato, la svariata quantità e qualità de' suoi particolari, materia di studio e conoscenza dell'antico, materia di raro allettamento estetico, d'insospettata e immensa sorpresa. Ma, quasi antevedendo tali future esplorazioni e le mille e mille insaziate interrogazioni onde sarebbero stati oggetto quelle mura superstiti, questi incliti edifici, queste case stesse di cui si continua a frugare ogni giorno la più riposta intimità, l'ospite filosofico di tanti gaudenti e spensierati suoi commensali non ha voluto forse lasciare scritta sulla parete del suo triclinio, come un freddo monito, la frase secca e definitiva che or io leggo con un sussulto, da che mi pare che risponda alla segreta, peripatetica domanda che mi sono rivolta poco fa? Fugge il tempo, e non merita fede. Perisce ogni cosa, e tante volte neppur ne rimane il ricordo. Il futuro è un mistero. E tu non confondere la tua esistenza con cercare di conoscerlo...
Salvatore Di Giacomo
Chi consideri questa strada pittoresca da' policromi aspetti delle sue due pareti – quasi ininterrottamente istoriate, disseminate di figure grandi e di figurette assai gentilmente e argutamente dipinte, di indicazioni e chiarimenti ai passanti, di additazioni di candidati a pubblici offici, di salaci motti popolareschi perfino – la potrà, se mai, paragonare a una di quelle folte viuzze giapponesi ove tutto è luce e colore; ove, di su le botteghe infronzolite, pendono le più immaginose leggende illustrate; ove panneggiamenti e arazzetti e banderuole e fanali multicolori allungano festosamente la lor bizzarra infilata fino al punto in cui pare che, nel lontano, la via si restringa e si concluda.
Immaginate, rivestendo con la vostra riarchitettazione opportuna tutto quel che ora è presso che spogliato e ripopolando questa via, così frequentata una volta, delle figure umane che vi passavano, immaginate, dunque, quel traffico, quel viavai, quel continuato riempirsi e svuotarsi di questa principale arteria della felice Colonia Venerea, e la coglierete nel suo ritmo più pulsante e sonoro.
Salvatore Di Giacomo
Col tempo le case diventarono comode e splendide; anzi se si deve rilevare dalla loro sontuosità bisogna dire che in Pompei doveva esservi molta gente ricca o per lo meno agiata. Tutti gli studi che sono stati fatti su Pompei mostrano che le fortune vi dovevano essere spartite molto bene. Il Nissen constata che a Pompei il gusto del lusso andò sempre crescendo dall'Impero in là. Si verificò a Pompei in quei tempi quello che oggi si verifica da noi; accanto all'antica nobiltà ingoffita, sorse una borghesia ricca, ambiziosa, petulante che amava il fasto, voleva viver bene e amava godere tutte le gioie le quali furono privilegio delle grandi famiglie. Ecco perché a Pompei si esumarono tante belle case, ecco la ragione di tanta sontuosità decorativa che se non era quella dei Crassi, degli Scauri, dei Luculli, rivelava nei Pompeiani sentimento delicato e agiatezza.
Alfredo MelaniNel testo "doventarono".
Con la sua piccolezza e angustia di spazio, Pompei è una sorpresa per qualunque visitatore: strade strette ma diritte e fiancheggiate da marciapiedi, cassette senza finestre, stanze riceventi luce dai cortili e dai loggiati attraverso le porte che vi si aprono; gli stessi pubblici edifici, la panchina presso la porta della città, il tempio e una villa nelle vicinanze, simili più a modellini e a case di bambola che a vere case. Ma tutto, stanze, corridoi, loggiati, è dipinto nei più vivaci colori: le pareti sono monocrome e hanno al centro una pittura eseguita alla perfezione, oggi però quasi sempre asportata; agli angoli e alle estremità, lievi e leggiadri arabeschi, da cui si svolgono graziose figure di bimbi e di ninfe, mentre in altri punti degli animali domestici sbucano da grandi viluppi di fiori.
Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia
Era gente prima di tutto vivace, amica del buon vivere, erotica, amante di spettacoli e feste, largamente superstiziosa. Bilanciata tra la naturale, ovvia mercantilità di ogni popolazione rivierasca e una certa romantica malinconia suggerita dalla vicinanza dell'orrida e meravigliosa altura vesuviana, si lasciava andare ai sospiri d'amore e di tristezza che abbiamo detto: gli stessi che i napoletani dovevano tradurre in musica e canzoni. In quest'equilibrio quasi perfetto del carattere si insinuava il dilettoso inclinare a ciò che i napoletani odierni chiamano lo «sfottò». I pompeiani adoravano l'aggettivo «azzeccòso», il verso satirico, l'ironia, la battuta. Il maneggio della lingua, la secchezza pungente di alcune epigrafi graffite, appaiono talune volte miracolosi a chi, non napoletano, non sappia come nel popolo odierno queste naturali virtù poetiche e artistiche sono vive e splendide e comprovabili ad ogni quadrivio.
Giovanni Artieri
La scoperta d'Ercolano e quella di Pompeja dopo, hanno dato, se è permesso di così esprimerci, il modo di cogliere l'antichità sul fatto. Gli abitanti di queste ricche e prosperose città, sorpresi improvvisamente da un'orribile catastrofe e colpiti di morte in mezzo al tumulto delle loro faccende e de' loro piaceri, hanno lasciate le loro case com'essi le occupavano alcuni giorni prima.
Auguste Marmont
Le citazioni dotte sono molto frequenti sui muri di Pompei. Perché? Può sorprendere, ma la cosa è spiegabile con il fatto che non c’erano blocchetti di carta e “quaderni” a portata di mano, e i materiali su cui poter scrivere o scarabocchiare erano comunque rari e costosi. Quindi per lasciare un messaggio alle posterità, si usavano i muri.
Alberto Angela
Ma come invece d'andare in città m'hai portato a Pompei, tutte ruderi! (Totò e Peppino divisi a Berlino)
Niente è singolare come questa reliquia, vecchia di diciassette secoli. La sorte sembra averla sepolta per dare alle generazioni future un'idea completa delle abitudini romane. La ventesima parte di Pompei appena è riportata alla luce. Si passeggia nell'anfiteatro, nel foro, nella basilica, in due teatri, uno per la tragedia, l'altro per la commedia, in quattro templi, fra i sepolcri; si percorrono tre strade sul loro antico selciato, si entra in più di cento negozi e case, alle cui porte si trova scritto il nome del proprietario, e tutti questi luoghi sono nello stesso stato in cui erano il giorno in cui furono inghiottiti. Gli altari dei templi e le tombe sono nuove come in una laboratorio di scultura; la città è spaziosa abbastanza per aver contenuto da trenta a quarantamila abitanti; i templi, il foro ed i teatri sono belli come potevano esserlo in una capitale romana e come dovrebbero esserlo in quelle della Cristianità. Siamo tutti uomini di assai cattivo gusto nel 1819.
Klemens von Metternich
Più frugavo tra quelle pietre, e meglio mi accorgevo che la città non è morta del tutto. Coloro che per primi sollevarono la sua nera coltre di cenere e di lapilli, trovarono che il suo corpo era in una sospetta immobilità: ma nello scuotere la cenere da una parete, si accorsero che un lembo della sua pelle era corso da un'aria di sangue. A poco a poco, pitture e graffiti rinvenivano alla luce e sembrava che quei gentili colori, il corpo sepolto riprendesse a respirare. E qualche parola cominciò a schiudersi dalle pareti e sulle facciate, appena la cenere le liberava, come che per miracolo ritorni a parlare.
Gli antichi abitanti non l'hanno dimenticata: le nere figure che si agitano per queste vie, e sorvegliano gli accessi, debbono tener testa al loro ritorno. Giorno e notte, essi debbono lottare con gli spiriti che il rigore della loro custodia
Torneranno per riprendersi quest'aria di vita, questo fievole calore che hanno lasciato su tutte le cose, e sottrarlo alla nostra ignorante curiosità.
Nino Savarese
Pompei da sempre ci aiuta a sistemare le cose nella memoria. Sono tornata a visitarla subito dopo il lockdown, e percorrendola ho compreso che la Storia è sempre più grande di noi. Anche quando pensi che tutto stia finendo o che sia sparito, comprendi che qualcosa resta a testimoniare la vita. Pompei è questo. Non è solo uno straordinario sito archeologico: ti lascia esterrefatta perché respiri la vita di chi era come noi.
Valeria Parrella
Pompei è uguale ad ogni altra città. La stessa antica umanità. Che si sia vivi o morti non fa differenza. Pompei è un sermone incoraggiante. Amo più Pompei che Parigi.
Herman Melville
Pompei, miracolosamente conservata dalla sua morte fulminea, superò ogni nostra immaginazione: finalmente camminavamo tra rovine in cui riconoscevamo non soltanto dei templi, dei palazzi, degli edifici pubblici, ma case, ville, casolari, botteghe, taverne, mercati, tutta una città formicolante e rumorosa, come la Napoli d'oggi. Le strade lastricate con grossi selci, che fuggivano verso il cielo tra mura sbriciolate, mi riempivano gli occhi; pure, la nostra immaginazione le popolava di ombre; presa tra questi fantasmi e l'opaca realtà, sentii meglio che in alcun altro luogo al mondo il mistero dell'assenza.
Simone de Beauvoir
Salve o grande e sventurata figlia di Roma. La poesia delle tue rovine è unica al mondo.
Cesare Malpica
Se in una bella mattinata, prima che arrivi la schiera dei visitatori, camminiamo tra i vicoli della resuscitata Pompei, il nostro sguardo, oltre le mura dove le lucertole prendono il sole, torna sempre a cadere sulla cima tetra che si staglia nel cielo. Le abbiamo qui entrambe: la storia della Terra e quella del mondo, dentro la stessa cornice, nello stesso quadro. Come il teschio per il monaco nella sua cella, così per noi quell'altura bruciata nella campagna feconda è un monito che ricorda non solo il destino delle città e dei popoli, bensì, in assoluto, il divenire e il trapassare.
Ernst Jünger
– Trent'anni di scavo! – Credevo parlasse di Pompei, ma invece si trattava della sua vita.
Giovanni Comisso

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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026