Frasi
Frasi di Tito Maccio Plauto
54 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 54 frasi di Tito Maccio Plauto: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Tito Maccio Plauto (commediografo romano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Tito Maccio Plauto
Al saggio basta una parola sola. (da Persa, IV, 7, 729)
Chi vuol mangiare la noce ne deve rompere il guscio. (da Curculio, v. 55)
È cosa sciocca, padre, andare a caccia con cani svogliati. (da Stichus, v. 139)
È umano amare, ed è ancor più umano il perdonare. (da Mercator, a. II, sc. 2, v. 48)
Il nome è un presagio. (da Persa, 625)
In una cosa cattiva se t'adopri con animo buono, riuscirai.
L'amico nei casi incerti soccorre con l'azione, quando è richiesta l'azione. (da Epidicus, I, II, 113; 1975)
L'amore è fecondo di molto miele e di molto fiele. (da Cistellaria, v. 69)
Malamente opera
chi dimentica ciò che ha imparato. (da Amphitruo, vv. 687-688)
Non c'è maggior conforto di un amico sagace. (da Epidicus, III, III, 425; 1975)
Non c'è ospite tanto gradito che non diventi scomodo dopo tre giorni. (da Miles gloriosus, 741-742)
Pensa a quanto è saggio un topolino:
non affida mai la sua vita a un solo buco. (da Truculentus, vv. 868-869)
Sì, per Alatri. (da Captivi, IV, 2)
Amphitruo
Chi non ha colpa non deve aver paura e può parlare con franchezza e a testa alta. (Atto II; 2011, pos. 2802)
Nella vita di un uomo capitano molti casi di questo genere. Ci toccano piaceri e poi ci toccano sventure: sopraggiungono i litigi, poi si torna a farci buon viso. Ma se una volta fra due individui scoppia un litigio di questa cosa fatta, se si fa la pace, si torna ad essere amici il doppio di prima. (Atto III; 2011, pos. 2872)
Frasi da «Aulularia»
Euclione: E già adesso che mi sforzo di nascondere a tutti il mio segreto sembra che tutti lo conoscano, e tutti mi salutano più cortesemente di quanto non mi salutassero prima. (vv. 113-115; 1998)
Euclione: Ora affrettiamoci verso casa; ché, se io sono qui, il mio pensiero è a casa. (v. 181; 1998)
In una mano porta una pietra, mentre nell'altra mostra il pane. (v. 195)
Il fatto è quello, e non si può fare che non sia fatto.
Uomo il cui nome si scrive con tre lettere (FUR, ossia ladro). (II, 4, 321, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 728)
Frasi da «Asinaria»
Conviene che l'adolescente sia verecondo. (V, 1, 6)
L'amante è come il pesce: pessimo se non è fresco. (178)
Ogni uomo è un lupo nei confronti di un altro uomo. (495)
Con chi ti fa del bene ti comporti male, con chi ti fa del male ti comporti bene; e allora tutto a danno tuo! (Atto I; 2011, pos. 4213)
Chi assaggia strenuamente la sfortuna poi azzanna proprio lui la fortuna. (Atto II; 2011, pos. 4370)
Se vuoi regalare qualcosa, non hai che da prestarla ad un amico. (Atto II; 2011, pos. 4494)
Quando un uomo non lo si conosce, non lo si considera un uomo, ma un lupo per l'uomo che gli sta di fronte.
Bacchides
Filosseno: Lido, i costumi ora sono cambiati.
Lido: Lo so bene: perché allora uno aspettava di venir eletto a una carica prima di cessare di obbedire al suo maestro. Ora, invece, prima ancora che abbia sette anni, se solo osi toccarlo con la mano, ti rompe la tavoletta in testa. E se vai a lamentarti dal padre, questo qui dice poi così al figlio: "Sei proprio degno di me per come ti sai difendere dalle offese". E il maestro viene richiamato: "Vecchio inutile, non azzardarti a toccare il ragazzo, quando si comporta con ardore". E il maestro se ne va zampillante di sangue come una lucerna con lo stoppino che cola. Proclamata la sentenza la corte si ritira. In queste condizioni un maestro come fa a esercitare la propria autorità, se è lui stesso per primo a prenderle? (vv. 437-449; 2007)
Crisalo: Non mi piacciono questi Parmenoni e Siri che rubano ai padroni solo due o tre mine. Non c'è niente di peggio di un servo senza fantasia, senza un'intelligenza potente e versatile: ogniqualvolta ce ne sia bisogno, deve saper attingere alla sua intelligenza. (vv. 649-653; 1996)
Colui che gli dei amano, muore giovine. (IV, 4, 786-787; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921)
A parer mio niente è più odioso di un ingrato. È meglio lasciar in libertà un malfattore che lasciare nel dimenticatoio un benefattore. (Atto III; 2011, pos. 8458)
Frasi da «Mostellaria»
La donna manda buon profumo quando non ne manda nessuno. (I, 3)
Càpita più spesso ciò che non speriamo di ciò che speriamo. (I, III, 197; 1975)
Vattene a farti impiccare. (III, 2, 850)
Frasi da «Poenulus»
In ogni cosa la sua misura, questa è un'ottima abitudine. (I, 2, 29)
Insegni a uno che già sa. (v. 880.b)
La merce buona trova facilmente un compratore. (v. 342)
Non è facile volare senza ali. (v. 871)
Frasi da «Stichus»
Panfila: Una di quelle che, quando passeggiano per la città, tappano la bocca a tutti e nessuno può parlar male di loro. (vv. 113b-114)
Panegiride: Dal fatto che, pur potendo far del male, si astiene dal farlo. (v. 117)
Tra molti mali, il male minore è quello che fa meno male. (v. 120)
Panfila: Evitando giorno per giorno ciò di cui potrebbe pentirsi l'indomani. (vv. 121b-122)
Panegiride: Quella che, quando la fortuna è dalla sua parte, sa conoscere se stessa e quando le cose vanno male sa sopportare pazientemente. (vv. 124-125)
Quella , quando prende di mira qualcuno, gli insegna a fare tutti i mestieri. (v. 178)
Antifone: Le amicizie di un uomo sono legate alla sua fortuna. Se il patrimonio è saldo, allora sono saldi anche gli amici, ma se il patrimonio vacilla, allora vacillano anche gli amici. Gli averi scovano le amicizie. (vv. 520-522)
Frasi da «Trinummus»
L'amore dà amarezza. (Lysiteles: Atto II, Scena 1, 259)
Il saggio si plasma la sua fortuna da sé.
Non con l'età, ma con l'ingegno si raggiunge la sapienza. (Philto: Atto II, Scena 2, 367)
Dicono di Tito Maccio Plauto
Esistono in tutto due generi di scherzo: uno volgare, violento, vergognoso e osceno, e un altro elegante, urbano, ingegnoso e fine. Di questo secondo tipo sono intrisi non solo il nostro Plauto e la Commedia greca antica, ma anche i libri dei filosofi socratici.
[...] il suo latino non è certo quello di Cicerone: è molto popolare, sboccato, ai limiti del volgare. I suoi intrecci hanno una comicità elementare che io amo molto, ricca di doppi sensi, con una macchina scenica accattivante che non smette mai di tener desta l'attenzione. Non a caso è stato saccheggiato a destra e manca [...]. E poi Plauto mi piace perché si respira quasi un clima contadino, parecchio simile a quello italiano degli anni Trenta o Quaranta.
In Plauto c'è la coscienza di una romanità trionfante e soddisfatta di sè, quindi più grande è il divario che l'autore avverte e ci comunica tra quello che l'uomo desidera di essere e quello che realmente è: un essere indifeso di fronte alla grandezza e onnipotenza del non conosciuto, del Divino.
Mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di Aristofane, ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione.
Osservatore non sempre esatto delle regole dell'illusione teatrale, è non per tanto sempre vago, semplice, ingegnoso, piacevole e faceto, versando a piena mano ad ogni passo sali e lepidezze capaci di fecondar largamente l'immaginazione di chi voglia coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile.
Plauto, ridendo, ci ha parlato di noi e noi ridendo vogliamo ascoltarlo e rappresentarlo.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026