- Autore
- Dino Campana
- Prima pubblicazione
- 1914
- Genere
- poesia
- Lingua originale
- italiano
«Canti Orfici» è un'opera di Dino Campana, pubblicata per la prima volta nel 1914.
Il libro in breve
Canti Orfici è una raccolta di componimenti letterari in prosimetro scritta da Dino Campana.
Fu originariamente composta nel 1913, in una prima ed unica stesura che portava il titolo Il più lungo giorno, che fu consegnata per la pubblicazione a Giovanni Papini e ad Ardengo Soffici; quest'ultimo perse però il manoscritto originale, costringendo Campana a riscrivere l'opera quasi interamente a memoria.
Per lungo tempo l'autografo dell'originale si considerò perduto: venne ritrovato solamente nel 1971, tra le carte di Soffici.
Fonte: Wikipedia, voce «Canti Orfici» · licenza CC BY-SA 4.0
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Indice dei capitoli
- La notte
- I - La notte
- II - Il viaggio e il ritorno
- III - Fine
- Notturni
- La chimera
- Giardino autunnale (Firenze)
- La speranza (sul torrente notturno)
- L'invetriata
- Il canto della tenebra
- La sera di fiera
- La petite promenade du poète
- La Verna
- I - La Verna (Diario)
- II - Ritorno
- Immagini del viaggio e della montagna
- Viaggio a Montevideo
- Fantasia su un quadro d'Ardengo Soffici
- Firenze
- Batte botte
- Firenze
- Faenza
- Dualismo
- Sogno di prigione
- La giornata di un nevrastenico
- Varie e frammenti
- Pampa
- Il Russo
- Passeggiata in tram in America e ritorno
- L'incontro di Regolo
- Scirocco
- Crepuscolo mediterraneo
- Piazza Sarzano
- Genova
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Frasi tratte da «Canti Orfici»
Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell'Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell'acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso. (I, La notte, 1)
Un tocco di campana argentino e dolce di lontananza: la Sera: nella chiesetta solitaria, all'ombra delle modeste navate, io stringevo Lei, dalle carni rosee e dagli accesi occhi fuggitivi: anni ed anni ed anni fondevano nella dolcezza trionfale del ricordo. (I, La notte, 2)
L'agile forma di donna dalla pelle ambrata stesa sul letto ascoltava curiosamente, poggiata sui gomiti come una Sfinge: fuori gli orti verdissimi tra i muri rosseggianti: noi soli tre vivi nel silenzio meridiano. (I, La notte, 7)
La magia della sera, languida amica del criminale, era galeotta delle nostre anime oscure e i suoi fastigi sembravano promettere un regno misterioso. (I, La notte, 8)
Venne la notte e fu compita la conquista dell'ancella. Il suo corpo ambrato la sua bocca vorace i suoi ispidi neri capelli a tratti rivelazione dei suoi occhi atterriti di voluttà intricarono una fantastica vicenda. (I, La notte, 9)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Canti Orfici»?
Quando è uscito «Canti Orfici»?
Si può leggere «Canti Orfici» gratis?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026