Libro · 1950
Infanzia berlinese
di Walter Benjamin · titolo originale Berliner Kindheit um Neunzehnhundert
- Autore
- Walter Benjamin
- Prima pubblicazione
- 1950
- Genere
- autobiografia, gruppo di opere letterarie
- Lingua originale
- tedesco
- Editore
- Suhrkamp Verlag
«Infanzia berlinese» è un'opera di Walter Benjamin, pubblicata per la prima volta nel 1950.
Il libro in breve
Infanzia berlinese o Infanzia berlinese intorno al millenovecento ( Berliner Kindheit um Neunzehnhundert) è una raccolta di brevi e malinconici racconti autobiografici scritti dal berlinese Walter Benjamin fra il 1932 e il 1938, ossia dopo il suo espatrio dalla Germania nazista. Una prima edizione fu pubblicata postuma nel 1950. Nel 1987 e nel 2000 furono pubblicate nuove edizioni dopo il ritrovamento di dattiloscritti considerati fino ad allora dispersi.
Fonte: Wikipedia, voce «Infanzia berlinese» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Infanzia berlinese»
Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare. Ché i nomi delle strade devono suonare all'orecchio dell'errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi e le viuzze interne gli devono scandire senza incertezze, come le gole montane, le ore del giorno. Tardi ho appreso quest'arte; essa ha coronato il sogno, i primi segni del quale furono i labirinti che arabescavano le carte assorbenti dei miei quaderni. (da Giardino zoologico, p. 9)
Una grande attrattiva delle vedute di luoghi lontani, che si proiettavano al Kaiserpanorama, stava nel fatto che era indifferente da quale si cominciasse il giro. Infatti, poiché sia lo schermo che gli antistanti sedili erano disposti secondo una circonferenza, ciascuna immagine passava davanti a ogni posto: dal quale la si osservava, nella sua sfumata lontananza, attraverso una specola binoculare. Posto se ne trovava sempre. (da Kaiserpanorama, p. 13)
La musica, che rende così stancante viaggiare con il film, nel Kaiserpanorama non esisteva. Mi sembrava che le fosse superiore un effetto insignificante, anzi addirittura fastidioso. Era uno scampanellio che risonava pochi secondi prima che l'immagine si spostasse con uno scatto per lasciar posto inizialmente a un vuoto e poi all'immagine successiva. E ogni volta che echeggiava, le montagne dalla vetta ai piedi, le città con tutte le loro lucenti finestre, le stazioni con il loro fumo giallo, i vigneti nella più minuscola foglia risultavano permeati dal colore dell'addio. (da kaiserpanorama, [2007], p. 9)
Il libro stava aperto sopra il tavolo troppo alto. Leggendo, mi tappavo le orecchie. Non c'era già stato un tempo in cui avevo sentito narrare senza voce? Non da mio padre, però. Talvolta, d'inverno, quando nella calda stanza me ne stavo alla finestra, era invece il turbinio di neve a narrare così senza rumore. Non avevo mai capito con precisione cosa mi raccontasse perché troppo fittamente e incessantemente il noto si avvicendava all'ignoto. Avevo appena stretto amicizia con uno sciame di fiocchi, e già mi accorgevo come avesse dovuto cedermi a un altro che s'era improvvisamente mescolato al primo. Ora però era arrivato il momento di seguire, nel turbinio delle lettere, le storie che quando ero alla finestra mi si erano sottratte. I paesi lontani che vi incontravo danzavano confidenzialmente l'uno intorno all'altro come i fiocchi di neve. (da Libri per ragazzi, [2007], pp. 23-24)
La fata, presso la quale si ha diritto a un desiderio, c'è per ognuno. Solo pochi però riescono a ricordarsi il desiderio che hanno espresso; così, nel corso della loro vita, solo pochi si accorgono che si è realizzato. (da Mattini d'inverno, p. 25)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026