Romanzo · 1944

Kaputt

di Curzio Malaparte

Prima pubblicazione
1944
Tipo
Romanzo
Ambientazione
Europa orientale
Lingua originale
italiano

«Kaputt» è un romanzo di Curzio Malaparte, pubblicato per la prima volta nel 1944.

L'ambientazione è in Europa orientale.

Il libro in breve

Kaputt è un libro scritto da Curzio Malaparte tra il 1941 ed il 1943. È difficile definirlo un romanzo nel senso comune del termine: non ha uno sviluppo di trama prevedibile.

È piuttosto un insieme di episodi, in parte autobiografici, tenuti assieme dal riferimento alla cornice bellica in cui si dipana il racconto.

Fonte: Wikipedia, voce «Kaputt» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «Kaputt»

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Frasi tratte da «Kaputt»

Avrei ritrovato, fra pochi giorni, i visi italiani, i «miei» visi italiani, avviliti, pallidi di fame, mi sarei riconosciuto nell'angoscia chiusa di quei visi, negli occhi della folla nei tram, negli autobus, nei caffè, sul marciapiedi delle strade sotto i grandi ritratti di Mussolini incollati ai muri e ai cristalli delle vetrine dei negozi, sotto quella testa gonfia e bianchiccia, dagli occhi vili, dalla bocca bugiarda, e un senso di pietà e di rivolta m'invadeva a poco a poco. (parte prima, pp. 40-41)
Muore tutto ciò che l'Europa ha di nobile, di gentile, di puro. La nostra patria è il cavallo. Voi capite quel che voglio dire. La nostra patria muore, la nostra antica patria. E tutte quelle immagini ossessionanti, quella continua ossessione dei nitriti, dell'odore orrendo e triste dei cavalli morti, rovesciati sulle strade della guerra, non vi pare che rispondano alle immagini della guerra, alla nostra voce, al nostro odore, all'odore dell'Europa morta? Non vi sembra che anche quel sogno significhi qualcosa di simile? Ma forse è meglio non interpretare i sogni. (parte prima, p. 76)
Se volete vincer la guerra, dissi, voi non potete distruggere la patria dell'operaio. Non potete distruggere le macchine, le officine, le industrie. Il problema non è soltanto polacco, è europeo. Anche in tutti gli altri paesi d'Europa, da voi occupati, potete distruggere la patria dei nobili, la patria dei borghesi, ma non la patria degli operai. Mi pare che il senso di questa guerra sia tutto qui, o in gran parte. (parte seconda, p. 98)
Quando finalmente Mosley entrò da Laure, eran quasi le quattro del pomeriggio. Nicolson ed io avevamo già bevuto cinque o sei Martini, e avevamo cominciato a mangiare; non ricordo più quel che stavamo mangiando, né di che cosa ci mettemmo a discorrere, ricordo soltanto che Mosley aveva una testa molto piccola, una voce dolce, che era alto, altissimo, magro, indolente, un po' curvo, e che, per nulla dispiaciuto anzi perfettamente soddisfatto del suo ritardo, «on n'est jamais pressé quand il s'agit d'arriver en retard» disse, non per scusarsi, ma per farci intendere che non era così stupido da non capire che era giunto in ritardo. Nicolson ed io ci mettemmo subito d'accordo con un'occhiata, e, per tutta la durata della colazione, Mosley non ebbe neppure il più lieve sospetto che ci fossimo messi d'accordo per prenderci gioco di lui. Mi parve che fosse largamente dotato di sense of humour: ma, come tutti i dittatori (Mosley non era se non un pretendente alla dittatura, aveva però, senza alcun dubbio, ahimè, la stoffa del perfetto dittatore, e si sa di che lana è fatta quella stoffa!) non sospettava neppur lontanamente che si potesse prendersi gioco di lui. (parte seconda, p. 123)
Aveva portato con sé una copia dell'edizione inglese del mio libro Technique du coup d'État, e desiderava che gli scrivessi una dedica sul frontespizio. Egli si aspettava forse da me una dedica ditirambica: così, per deluderlo malignamente, scrissi sul frontespizio soltanto queste due frasi del mio libro: «Hitler, come tutti i dittatori, non è che una donna» e «La dittatura è la forma più completa della gelosia». Mosley, leggendo quelle parole, si turbò, e guardandomi con gli occhi socchiusi «anche Cesare, per voi, non era che una donna?» mi domandò con un lievissimo accento d'irritazione. Nicolson si conteneva per non ridere e mi faceva segno con gli occhi. «Era assai peggio di una donna» risposi, «Cesare non era un gentleman».
«Cesare non era un gentleman?» disse Mosley stupito.
«Uno straniero» risposi, «che si permette di conquistar l'Inghilterra, non è certo un gentleman.» (parte seconda, pp. 123-124)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Kaputt»?
«Kaputt» è stato scritto da Curzio Malaparte.
Quando è uscito «Kaputt»?
La prima pubblicazione risale al 1944.
Dove è ambientato «Kaputt»?
L'ambientazione indicata è Europa orientale.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026