Raccolta di racconti · 1992
La spada del destino
di Andrzej Sapkowski · titolo originale Miecz przeznaczenia
- Autore
- Andrzej Sapkowski
- Prima pubblicazione
- 1992
- Tipo
- Raccolta di racconti
- Genere
- fantasy
- Lingua originale
- polacco
- Serie
- saga di Geralt di Rivia, n. 2
- Editore
- Independent Publishing House NOWA
- Personaggi
- Geralt di Rivia
«La spada del destino» è una raccolta di racconti di Andrzej Sapkowski, pubblicata per la prima volta nel 1992.
Il libro in breve
La spada del destino (Miecz przeznaczenia) è una raccolta di sei racconti scritta dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski. Venne pubblicata per la prima volta nel 1992 e costituisce il secondo volume della saga di Saga di Geralt di Rivia (il primo tomo era apparso nel 1990 in una stesura provvisoria intitolata Wiedźmin e sarebbe stato revisionato e ripubblicato come Il guardiano degli innocenti nel 1993).
Fonte: Wikipedia, voce «La spada del destino» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «La spada del destino»
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Frasi tratte da «La spada del destino»
Al diavolo! Se quand'è con me Yennefer si sente come mi sento io adesso, la compiango. Non mi stupirò più. Non la odierò più... Mai. Già, forse Yennefer sente ciò che sento io adesso: l'assoluta sicurezza che io debba realizzare l'impossibile, ancora più impossibile del legame tra Agloval e Sh'eenaz; la certezza che qui non basti un piccolo sacrificio, che si debba sacrificare tutto, e chissà poi se basterebbe. No, non odierò più Yennefer perché non può e non vuole darmi un piccolo sacrificio. Ora so che un piccolo sacrificio è qualcosa d'incommensurabile. (Geralt)
Siete in errore, signorina Essi. Verremo a sapere dove conduce quella scala. Anzi la percorreremo. Verificheremo che cosa c'è in quella parte dell'oceano, sempre che ci sia qualcosa. E ne estrarremo tutto quanto c'è da estrarre. Se non noi, i nostri nipoti o i nipoti dei nostri nipoti. È solo questione di tempo. Sì, lo faremo, anche se questo oceano dovesse tingersi di rosso per il sangue versato. E voi lo sapete bene, Essi, saggia Essi, che scrivete la cronaca dell'umanità nelle vostre ballate. Ma la vita non è una ballata, piccola, povera poetessa dai begli occhi, smarrita tra le vostre belle parole. La vita è una lotta. Una lotta che ci è stata insegnata proprio da questi strighi che valgono più di noi. Sono stati loro a mostrarci la strada, ad aprirla per noi, a ricoprirla dei cadaveri di coloro che erano d'impedimento e d'intralcio a noi umani, i cadaveri di coloro che hanno difeso questo mondo prima di noi. Noi, Essi, ci limitiamo a continuare questa lotta. Siamo noi, e non le vostre ballate, a stendere la cronaca dell'umanità. Oggi non abbiamo più bisogno degli strighi, ormai nulla potrà fermarci. Nulla. (Principe Agloval)
Tu dici che qualcosa sta finendo, ma non è vero. Ci sono cose che non finiscono mai. Mi parli di sopravvivenza? Io lotto per la sopravvivenza. Perché Brokilon dura grazie alla mia lotta, perché gli alberi vivono più a lungo degli uomini, basta solo proteggerli dalle vostre scuri. Mi parli di re e principi. Chi sono? Quelli che conosco io sono scheletri bianchi che giacciono nelle necropoli di Craag An, nel fitto del bosco. In sepolcri di marmo, su mucchi di metallo giallo e ciottoli luccicanti. Ma Brokilon dura, gli alberi stormiscono sulle rovine dei palazzi, le radici spezzano il marmo. Il tuo Venzlav ricorda chi erano questi re? E tu lo ricordi, Gwynbleidd? In caso contrario, come puoi affermare che qualcosa stia finendo? Come fai a sapere chi è destinato allo sterminio e chi all'eternità? Cosa ti autorizza a parlare di destino? Sai almeno che cos'è il destino? (Eithné)
Belleteyn! Si divertono. Festeggiano il ciclo secolare della natura che rinasce. E noi? Che ci facciamo qui? Noi, due relitti condannati all'estinzione, allo sterminio e all'oblio? La natura rinasce, il ciclo si ripete. Ma noi no, Geralt. Noi non possiamo ripeterci. Siamo stati privati di questa possibilità. Ci è stata data la facoltà di fare cose straordinarie con la natura, a volte perfino contrarie a essa. E al tempo stesso ci è stato tolto ciò che in natura c'è di più semplice e naturale. Che importa che viviamo più di loro? Al nostro inverno non seguirà una primavera, non rinasceremo. Ma sia tu sia io siamo attratti da questi fuochi, sebbene la nostra presenza a questa festa sia una beffa malevola ed empia. (Yennefer)
L'uomo dai capelli bianchi diede le spalle al cavallo e guardò lo sconosciuto negli occhi. «Borch, vorrei mettere subito le cose in chiaro tra noi. Sono uno strigo.»«L'avevo supposto. Ma hai usato un tono come se dicessi: 'Sono un lebbroso'.»«C'è chi preferisce la compagnia dei lebbrosi a quella di uno strigo.»«C'è anche chi preferisce le pecore alle ragazze», ribatté Tre Taccole con una risata. «Ebbene, c'è solo da compatirli, gli uni e gli altri. Rinnovo la proposta.»
Ordine di lettura: saga di Geralt di Rivia
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026