«Lettera a Meneceo» è un'opera di Epicuro.
Il libro in breve
La Lettera a Meneceo, anche nota come Lettera sulla felicità, è il testo più famoso di Epicuro, di carattere morale.
Fonte: Wikipedia, voce «Lettera a Meneceo» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Lettera a Meneceo»
Chi dice che l'età per filosofare non è ancora giunta o è già trascorsa, è come se dicesse che non è ancora giunta o è già trascorsa l'età per essere felici. (122)
Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. (123)
La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. (125)
Noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. (129)
I mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare. (133)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Lettera a Meneceo»?
«Lettera a Meneceo» è stato scritto da Epicuro.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026