- Autore
- Paolo di Tarso
- Prima pubblicazione
- 57
- Tipo
- Testo sacro
- Genere
- epistola
- Lingua originale
- New Testament Greek
«Lettera a Filemone» è un testo sacro di Paolo di Tarso, pubblicato per la prima volta nel 57.
Il libro in breve
La Lettera a Filemone è uno dei testi del Nuovo Testamento, la più breve delle lettere di Paolo, in quanto composta solamente di 25 versetti. La lettera è indirizzata a Filemone, ad Affia, probabile moglie di Filemone, ad Archippo, che alcuni studiosi identificano come figlio del destinatario, e alla chiesa che era nella stessa casa di Filemone. L'attribuzione dello scritto a Paolo di Tarso, oltre che dalla tradizione cristiana e da Origene e Tertulliano, è largamente riconosciuta anche dai critici. Il destinatario principale è Filemone, un cristiano invitato da Paolo ad accogliere Onesimo, un suo servitore fuggito.
Fonte: Wikipedia, voce «Lettera a Filemone» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Lettera a Filemone»
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Frasi tratte da «Lettera a Filemone»
Rendo sempre grazie a Dio ricordandomi di te nelle mie preghiere, perché sento parlare della tua carità per gli altri e della fede che hai nel Signore Gesù e verso tutti i santi. La tua partecipazione alla fede diventi efficace per la conoscenza di tutto il bene che si fa tra voi per Cristo. La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua. (4 – 7)
[...] ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene, Onesimo, quello che un giorno ti fu inutile, ma ora è utile a te e a me. Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore. Avrei voluto trattenerlo presso di me perché mi servisse in vece tua nelle catene che porto per il vangelo. Ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, perché il bene che farai non sapesse di costrizione, ma fosse spontaneo. Forse per questo è stato separato da te per un momento perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo in primo luogo a me, ma quanto più a te, sia come uomo, sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri come amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Lo scrivo di mio pugno, io, Paolo: pagherò io stesso. Per non dirti che anche tu mi sei debitore e proprio di te stesso! (10 – 19)
Questo biglietto autografo (v 19) getta una luce preziosa sul cuore delicato di Paolo; esso riveste anche l'interesse di confermarci la sua soluzione al problema della schiavitù (Rm 6,15+): anche se conservano le relazioni sociali di prima, il padrone e lo schiavo, diventati cristiani, devono ormai vivere come due fratelli al servizio dello stesso Signore (v 16; cf. Col 3,22-4,1). (La Bibbia di Gerusalemme)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Lettera a Filemone»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026