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Libro

Lettera VII

di Platone e Speusippo · titolo originale Carta Séptima

Autori
Platone e Speusippo
Genere
epistola
Lingua originale
greco antico
Serie
Lettere

«Lettera VII» è un'opera di Platone e Speusippo.

Il libro in breve

La Lettera VII, insieme alla Lettera VIII, è un'epistola che la tradizione attribuisce a Platone. Scritta in prima persona, è la più lunga delle epistole del pensatore ateniese e offre un resoconto autobiografico delle sue attività in Sicilia nell'ambito degli intrighi tra Dione e Dionigi di Siracusa per la tirannia di Siracusa. Contiene anche un lungo intermezzo filosofico riguardante la possibilità di scrivere vere opere filosofiche e la teoria delle forme. Supponendo che la lettera sia autentica, fu scritta dopo l'assassinio di Dione da parte di Callippo nel 353 a.C. e prima che quest'ultimo venisse a sua volta rovesciato un anno dopo.

Fonte: Wikipedia, voce «Lettera VII» · licenza CC BY-SA 4.0

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Frasi tratte da «Lettera VII»

Mi resi conto, allora, che in breve tempo questi individui riuscirono a far sembrare l'età dell'oro il periodo precedente, e fra le altre scelleratezze di cui furono responsabili, mandarono, insieme ad altri, il vecchio amico Socrate – una persona che non ho dubbi a definire l'uomo più giusto di allora – a rapire con la forza un certo cittadino al fine di sopprimerlo. E fecero questo con l'intenzione di coinvolgerlo con le buone o con le cattive nelle loro losche imprese. Ma Socrate si guardò bene dall'obbedire, deciso ad esporsi a tutti i rischi, pur di non farsi complimenti delle loro malefatte.
Di fronte a tali episodi, a uomini siffatti che si occupavano di politica, a tali leggi e costumi, quanto più, col passare degli anni, riflettevo, tanto più mi sembrava difficile dedicarmi alla politica mantenendomi onesto.
Senza uomini devoti e amici fidati non era possibile combinare nulla e d'altra parte non era per niente facile trovarne di disponibili, dato che ormai il nostro stato non era più retto secondo i costumi e il modo di vivere dei padri ed era impossibile acquisirne di nuovi nell'immediato.
Il testo delle leggi, e anche i costumi andavano progressivamente corrompendosi ad un ritmo impressionante, a tal punto che uno come me, all'inizio pieno di entusiasmo per l'impegno nella politica, ora, guardando ad essa e vedendola completamente allo sbando, alla fine fu preso da vertigini.
Ad un certo punto mi feci l'idea che tutte le città soggiacevano a un cattivo governo, in quanto le loro leggi, senza un intervento straordinario e una buona dose di fortuna, si trovavano in condizioni pressoché disperate. In tal modo, a lode della buona filosofia, fui costretto ad ammettere che solo da essa viene il criterio per discernere il giusto nel suo complesso, sia a livello pubblico che privato. I mali, dunque, non avrebbero mai lasciato l'umanità finché una generazione di filosofi veri e sinceri non fosse assurta alle somme cariche dello Stato, oppure finché la classe dominante negli Stati, per un qualche intervento divino, non si fosse essa stessa votata alla filosofia.

Tutte le frasi di «Lettera VII»

Ordine di lettura: Lettere

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Lettera VII»?
«Lettera VII» è stato scritto da Platone e Speusippo.
«Lettera VII» fa parte di una serie?
Sì, appartiene alla serie Lettere, di cui è il volume n. 1 nell'ordine di lettura.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026