- Autore
- Carmelo Bene
- Prima pubblicazione
- 1983
- Genere
- biografia
- Lingua originale
- italiano
«Sono apparso alla Madonna» è un'opera di Carmelo Bene, pubblicata per la prima volta nel 1983.
Il libro in breve
Sono apparso alla Madonna è un libro di Carmelo Bene pubblicato nel 1983 ed è una forma di autobiografia, riferita da Bene come "rischiosissima, immaginaria e reale a un tempo", fondata "sul proprio non esserci, sull'abbandono, sulla mancanza". Tra il racconto immaginario ed eventi accaduti realmente notevole è per esempio la memorabile lettura di Dante dalla Torre degli Asinelli a Bologna, descritta con un linguaggio arcaico e immaginifico. Il titolo del libro avrebbe dovuto essere tratto proprio da questa esperienza, ma fu l'inconsapevole Ruggero Orlando a suggerirlo, una notte a Forte dei Marmi, mentre Carmelo Bene e suoi ospiti erano alle prese con delle estenuanti partite di ping-pong. Leggiamo nella Vita di Carmelo Bene...
Fonte: Wikipedia, voce «Sono apparso alla Madonna» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Sono apparso alla Madonna»
V'è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento. Affondare la propria origine – non necessariamente connessa alla nascita – in terra d'Otranto è destinarsi un reale-immaginario. E lì, appunto, nel primo dì di un settembre io fui nato. Otranto. Da sempre magnifico, religiosissimo bordello, casa di cultura tollerante confluenze islamiche, ebraiche, arabe, turche, cattoliche. Ne è testimone la stupenda cattedrale. Il suo favoloso mosaico figurante l'"albero della vita", dell'anno 1100. (p. 1052)
[...] "sospensione del tragico", al rifiuto di essere nella storia, anche e soprattutto in scena. L'essermi come Pinocchio rifiutato alla crescita è se si vuole la chiave del mio smarrimento gettata in mare una volta per tutte. L'essermi alla fine liberato anche di me. (p. 1052)
Fu proprio a Genova che iniziò il mio calvario di Don Giovanni. D'allora in poi lassenza della Madonna che era in me, e in che ormai consistevo, meritò tutta la prassi fin troppo ossessiva della presenza della donna nella vita e sulla scena. (pp. 1062-1063)
Don Giovanni non è certo l'impotenza – secondo certa stoltezza di certo femminismo. È il femminile stesso che va a verificare i propri vuoti nella mortificazione del corpo donnesco. (p. 1063)
Tutto questo [ovvero la mancanza del femminile nella donna] non comporta un astio nei confronti della donna o delle donne, ma semmai un'infinita agape schopenhaueriana, semmai lo stupore infinito che la donna non sia labbandono. (p. 1065)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026