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Locarno: frasi e citazioni

34 citazioni di 21 autori

34 frasi celebri sul tema locarno, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.

Frasi su «locarno»

Anche sotto i portici della grande piazza, data la stagione e l'ora, la gente era scarsa: pochi stranieri, qualche pensionato, qualche soldato. Un po' più animati erano i caffè, a causa dei gruppi di clienti abituali che vi sostavano per ore e ore a leggere i giornali e a discutere. Erano essi che, secondo una tradizione cantonale, davano un colore politico ai principali locali pubblici della piccola città. Soltanto ai turisti era perdonato di entrare con indifferenza a dissetarsi nell'uno o nell'altro di quei caffè; per un cittadino del luogo, invece, il farlo anche solo un paio di volte equivaleva a una professione di fede.
Ignazio Silone
Avevo fatto bene, Locarno era un buon inizio per il mio viaggio. [...] E non appena ci si lascia alle spalle i dintorni degli alberghi e le due o tre strade più amate dai gitanti, e ci si inoltra nell'aspro e scosceso territorio montano, allora si è fuori dall'Europa e fuori dal tempo, tra pietre e arbusti, lucertole e serpi, in un paesaggio povero ma caldo e amichevole, pieno di colore, di piccole, delicate, incantevoli attrattive.
Hermann Hesse
Belle case e belle terrazze / d'ogni più vago fior ricco e festanti; / educate, gentili le ragazze / d'ogni cosa più bella assidue amanti; / in conclusione, Cara, io son d‘aviso / che Locarno è il terrestre paradiso.
Bartolomeo Varenna
Col suo castello un po' minaccioso, i giardini a terrazza, Locarno è la più ticinese delle città del Ticino. È la regina delle montagne verdi e rosa e delle acque cangianti; i comuni suburbani di Muralto e di Minusio stanno alla sua sinistra dritti come due guardie armate di lance, e i villaggi vicini di Orselina e di Brione sono simili a due bambini che alzano verso la fronte della madre una ghirlanda di fiori.
Gonzague de Reynold
Come l'ora obliosa, Locarno s'adagia impigrita, / di sua vaghezza conscia, sotto febea carezza. / Tutta di pace ha volto: stupita che il mondo respinga / la dignitosa offerta, par che solinga il voto / inappagato e saggio de gli ospiti illustri rimpianga, / e col suo incanto mostri come sia vano odiarsi.​
Giovanni Laini
Come tutti sanno, Locarno è una bella città. Sia l'Hotel Locarno sia l'Hotel della Corona sono buoni, ma quest'ultimo mi pare meno caro. Al castello c'è un affresco della Madonna attribuito, e credo giustamente, a Bernardino Luini, e nel cimitero fuori della città ci sono alcuni antichi affreschi della seconda metà del XV secolo molto interessanti, anche se in condizioni pietose. [...] La grande attrattiva di Locarno, comunque, è il Sacro Monte che si erge più in alto rispetto alla città.
Samuel Butler
E ti canti la mite Locarno / che si specchia nel terso Verbano / e qual lembo del Tosco Lung'Arno, / s'incorona di palme e di fior.
Guglielmo Camponovo
Hai ragione: la plebaglia rossa che alzava il pugno chiuso appartiene al passato. Quelli che oggi fanno ressa e si annoiano sotto i portici di Locarno sono vestiti nel migliore dei modi. Non capisco perché continuino a guardare le vetrine a bocca aperta. Hanno già tutto. Davanti a ogni cosa che viene loro offerta. [...] La loro miseria è il potere d'acquisto senza grandi ideali, l'essere rimbambiti dalla merce; e le loro vacanze le passano alle dipendenze della nostra crescita economica.
Max Frisch
Il grosso battello bianco per Stresa spariva in quel momento dietro l'incurvatura del Saleggi. Nella prossimità dell'imbarcadero frotte di gabbiani si rincorrevano, si disputavano il cibo tra le immondizie galleggianti sull'acqua, si alzavano, si disperdevano veloci in tutte le direzioni, poi tornavano, si riunivano in nuovi gruppi, convergevano tutti sullo stesso punto, si beccavano, emettendo strida isteriche, inseguivano quello di essi che s'era impadronito d'un cibo più sostanzioso.
Ignazio Silone
La piazzetta dell'Ospedale, il terreno dove esso sorge, e le piccole vie adiacenti, furono occupate sino agli ultimi anni del secolo scorso da stalle e fienili, proprietà di villani e alpigiani della valle, i quali se ne servivano come recapito e pied-à-terre quando scendevano a Locarno nei giorni di mercato. Strutture di antichi stallaggi si distinguono ancora in quella linda e modesta viuzza che mi piace a volte fare tornando a casa, e che si chiama "del Castelrotto".
Filippo Sacchi
Le merci poi sono sciorinate in tutti i modi; sui banchi, per terra, in panieri, in ceste, cestoni, casse, gerle; panni, ferrarecce, suppellettili in legno, laveggi, vasi di rame, botti, bigoncie, bigoncini, minuterie, galanterie, infinite cianciafruscole, che mi facevano sbarrare tanto d'occhi; grani, farine, legumi, frutta, burro, cacio, polli, tacchini, insomma ogni grascia. Una grazia di Dio, dove anche i più ghiottoni​​ troverebbero da abbellirsi. Sotto i folti platani, accanto al palazzo già residenza del governo – il mio paese fu una capitale – vi sono le trattorie improvvisate all'aria aperta.​
Alfredo Pioda
​Locarno è il mio paese lo sapete / paese dei più belli e fortunati [...]. // Vanta due monumenti e un ospitale / con tre suore ed un medico primario: / un prefetto, e la musica ufficiale; / tre farmacisti ed un veterinario / ed un accenditor municipale / le sere non segnate dal lunario.
Angelo Nessi
Ma spingiamoci avanti, / perché davanti / Locarno sorride, / racchiusa / tra poderi di noci / e isole di limoni / che le fan da pergolato...
William Wordsworth
"Me lo devo comprare questo ombrello?". Esitavo sostando sotto i portici, col naso alla vetrina, in Piazza Grande. Mi ci spingeva un furente acquazzone; mi scompigliava il bilancio del pranzo: avevo sì e no di che pagarmelo. "Aspettare che il tempo si rimetta, oppur saltare il pranzo, ecco il dilemma". Bighellonai su e giù ritrovandomi, dopo la svolta, a guardar la vetrina. Mi fece trasalire una manata brusca, militaresca sul coppino.​
Giovanni Laini
​Oh se Klee fosse potuto tornare al Burbaglio dieci anni dopo, nel 1950, a vedere la pessàta nei suoi sedici anni, e avesse così potuto ridisegnare un suo aprile al Burbaglio, con la Primavera in mezzo dall'incedere stravolgente come si incamminava verso Piazza Grande, e tutti si voltavano a guardarla: e lo sapeva! camminando un po' da regina come avesse tutta quanta la città ai suoi piedi. Klee non avrebbe più potuto mettere nel suo quadro emulo del Sandro Botticelli contro il Botticelli la ragazza del Burbaglio con la sua andatura olimpica, i capelli lisci, il seno sodo, e il sesso ancora come uno scricciolo o un pettirosso che saltella e si perde tra i rami in riva al lago, ancora riva di tutti, davanti a un'acqua ancora limpida per tutti.
Giovanni Orelli
Partii per Locarno.
Qui mi accolsero una cittadina e un paesaggio dove un tempo conoscevo alla perfezione ogni piccolo rivo e ogni muricciolo con le sue fenditure gremite di piccole felci e di rossi garofani selvatici, un paesaggio che mi aveva dato asilo anche durante la guerra, tre volte, brevemente, consolandomi e rendendomi nuovamente felice e grato. I locarnesi erano di ottimo umore, Locarno era stata appena prescelta come sede della Conferenza di pace e la città era tutta intenta a rinnovarsi e ad adornarsi. Era uno splendore, e se il signor Stresemann durante il suo soggiorno locarnese si fosse seduto su una delle graziose panchine in piazza, si sarebbe rovinato l'abito: erano state tutte riverniciate di fresco.
Hermann Hesse
Quanto alla vicinanza incomoda del Radetzky non v'è divario tra Lugano e Locarno. A quest'ultimo approda spesso il Battello da guerra che ha nome del grande eroe! Sarebbe una vista uggiosa, e non più; ma contuttociò preferisco non averlo sott'occhio.
Francesco Dall'Ongaro
Quindicinalmente, al giovedì, si tiene a Locarno un mercato frequentatissimo e notissimo. Vi affluiscono a vele spiegate imbarcazioni da tutti i borghi del Verbano con non pochi passeggeri, e più per acquistare che per vendere. [...] In un raggio di molte miglia stenteresti a trovare un altro mercato così affollato. In una vastissima piazza lungo il lago i commercianti erigono tende e tettoie a riparo dal maltempo.
Josias Simmler
Rimangono ancora quattro baliaggi, che noi chiamiamo Transalpini poiché situati oltre le Alpi, in Italia. [...] Confinante con questo primo baliaggio sta quello di Locarno, borgata amena ed elegante al vertice del Verbano, dotata di un fortissimo castello, tale da essere un tempo considerato il più importante della Lombardia dopo quello di Milano.
Josias Simmler
Si diceva che la gente là avesse bei cavalli e carrozze, che c'erano negozi di alimentari, di vestiti e di articoli di pelle, un albergo e anche una stazione ferroviaria. [...] Si stendeva bassa e offuscata nella pioggia fine, e come Luigi aveva sempre sentito e ora ricordava vagamente, certe case erano di quattro e anche cinque piani.
Patricia Highsmith
La Via Vallemaggia potrà sembrare a tutti una strada comune, simile a mille altre. Ma, per me – che pure percorsi viali spaziosi, asfaltati, alberati, fra palazzi maestosi e giardini, lungo rive di laghi splendenti, – per me, la via Vallemaggia è (ed era, soprattutto a quei tempi,) la strada più bella della terra. Per me, è la via dei primi passi fuori di casa, nel mondo. [...] Qui passai da bimbo, correndo intorno alla mamma, come fanno i cagnolini, quando vanno a passeggio con il padrone. Rincorsi farfalle, colsi fiori sui margini dei prati, spiai ramarri e lucertole, acciuffai lucciole. La percorsi mille volte, la mattina e la sera, insieme con la povera sorella e la mamma, le quali mi accompagnavano al giardino d'infanzia di Locarno.
Dante Bertolini
Novembre! Estate di San Martino!
Il tepore dell'aria fa dimenticare l'autunno e i giorni piovosi e freddi. Spalancate le finestre, le massaie gettano sui divani materassi, coperte, lenzuola.
I vecchietti e le vecchiette del Ricovero San Carlo girano a braccetto lungo i viali del parco; si appoggiano alla ringhiera e guardano: sorridono a tutte le giovani mamme che vanno a passeggio con i loro bambini. Gli insegnanti escono dalle scuole con gli allievi per l'ultima lezione all'aperto.
Che bel tempo!
Dante Bertolini
Qualche altra volta, andavamo sul lungolago! Raramente, troppo raramente, quando era bel tempo, la mamma e Maria acconsentivano a condurmi su quella via incantata. Incantata per me, che non sentivo le punture delle zanzare. Per la mamma e per la sorella quella passeggiata diventava un tormento. Io ridevo e dicevo loro di non esagerare; però a casa, quando mi facevano vedere le braccia, il collo e le gambe tempestati di macchioline rosse, dovevo proprio ammettere che avevano "il sangue dolce", perché quelle erano vere punture... e che punture!
Dante Bertolini
Sulla Piazza Grande sorgevano mucchi di neve, come i cumuli di fieno in un grande prato, dopo la fienagione. Carri e autocarri passano: gli operai del comune vi gettavano sopra la neve, dentro la quale quando il carico era completo, piantavano con un gesto vigoroso le pale, come i contadini infiggono tridenti dentro il fieno. I carri lenti e traballanti e i rumorosi autocarri si dirigevano, poi, verso il lago.
Dante Bertolini
La fama di Locarno ebbe un momento di intensità internazionale, quando nel 1925 i grandi di un'Europa stremata dalla grande guerra scelsero la regina del Verbano per sedersi attorno a un tavolo e trattare della sospirata pace suscitando luminose ma effimere speranze: Chamberlain Luther Vandevelde Benes Briand, in un clima di generale embrassons-nous, favorito da uno splendido sole autunnale: Locarno città della pace, il Patto di Locarno... Ma vedi caso, dopo una gita sul lago Briand e Stresemann si sedettero a berne un bicchiere e a ragionare da amici in un'osteria di Ascona.
Piero Bianconi
Ma chi fa tanto di starci un poco e tranquillamente, godendo della frescura e alzando gli occhi dai neri tronchi alle chiome dei grandi alberi [...], – cari alberi generosi di pace, che frusciano a un fiato d'aria: ecco che il bosco gli apre suoi segreti incanti, tutto diventa bello e prezioso: la solitudine e il silenzio ventilato, le straducce sabbiose, quel tanto di affabile trascuratezza che induce alla confidenza, il senso di pace che gli alberi lascian cadere come un benefico dono.
Piero Bianconi
​Ma sarebbero discorsi troppo lunghi, per farli su per aria; semmai si vorrebbero dipanare con agio seduti al tavolino d'un caffè in Piazza Grande: che è una delle belle invenzioni locarnesi, con la sua curva che rievoca la presenza dell'acqua dove le modeste e armoniose case vorrebbero ancora specchiarsi; spettacolo tanto più seducente in quanto minacciato da una fine ormai imminente: poiché s'è dileguata quell'amabile indolenza, quella ripostata pigrizia contemplativa che era uno degli aspetti più seducenti del carattere locarnese.
Piero Bianconi
Da pochissimi anni, la strada si chiama Via della Gallinazza. Quand'ero ragazzo, era una delle tante strade senza nome. [...] Nella mia strada non c'erano botteghe, era stretta, tortuosa, catramata malamente. Bastava il gelo dell'inverno, perché il fondo stradale fosse ridotto a una crepa sola. In primavera, con le prime piogge, quelle crepe diventavano rivoli e pozzanghere sudici. [...] Non so perché abbiano chiamato la strada con quel buffo nome. Mi raccontava bene, mia madre, di una tacchina selvatica che ogni notte di luna piena veniva a starnazzare nella strada. – Una gallinazza del diavolo – mi diceva – con le penne rosse e certi artigli che lasciano il segno nel catrame.
Angelo Casè
È bella anche oggi la zona dei saleggi. Ma quand'ero ragazzo, era un paradiso. E quella sera era giugno, il cielo zeppo di stelle, un silenzio quasi completo, non fosse stato per le anatre selvatiche che rovistavano tra le lische. C'erano pioppi lungo il sentiero, messi in fila a destra e a sinistra. Dietro, cespugli e canneti. Poco lontano, il silos e intorno cumuli di ghiaia e sabbia. Sui prati, verso la diga della Maggia, alcuni campeggiatori avevano piantato le loro tende. Molti sarebbero rimasti laggiù fino alla fine di settembre, quando le notti sarebbero diventate fresche.
Angelo Casè
Tra le braci fioriscono i chicchi / bianchi del melgone, beneaugurate la pianeta / offerta dal girovago cieco. E fiorisce / la luce negli occhi di chi, troppo / giovane, non visse l'ottobre di Pace. Nel parco / ad essa intestato, tra gli alberi nuovi la forza / cerchiamo che vince l'accidia – un humus / ferace tramuta le sabbie nell'acceso rigòglio / dell'erbe novelle. Caparbio ugualmente l'amore / all'Europa, che è passato / presente / futuro in denso / spariglio di fatti, certezze, promesse. Alla lunga / convince – non muore – l'autunno lontano, se dura / l'ulivo: se nel cuore la memoria tenace appassiona.
Angelo Casè
Un coriandolo, una stella filante, un fiore di carta stagnola, abbandonati fra i lastroni e i ciottoli del selciato, sono testimoni delle notti folli di fine e d’inizio anno della Locarno per bene. Al Casinò-Teatro s’è ballato e sturato bottiglie. Champagne? No! Non sarebbe stato onesto, con la miseria che gira. – Accontentiamoci dello spumante, – hanno detto i cavalieri. E le dame, squittendo composte, per non rovinare la toletta di gran sera, hanno approvato, proponendo, anzi, che ci si ricordasse "di quei bravi ragazzi che sono sotto le armi". Hanno organizzato, fra sospiri e "e sì, è poi bello pensare anche a chi soffre!", una colletta in favore della Croce Rossa.
Dario Robbiani
A pianterreno, portici e portici, fin dove l'occhio arriva; sopra, ma soltanto in due o tre case, archi e colonne, nell'aria vivida, avvolgente. I portici, li percorreremo or ora. Gli archi e le colonne, conviene invece goderli di quassù e immaginarne altri e altre in riva al lago, sul dorsale dei colli, in grembo ai monti; come una musica i cui motivi tornino e ritornino melodiosi, a quando a quando.
I portici, a Locarno, son la passeggiata obbligatoria, inevitabile. Ti proteggono dalla pioggia e dal vento. Ti mantengono locarnese, se già lo sei; ti fan diventare, se non lo sei. Ti avvicinano alla benevolenza del prossimo: mentre passi (stanne certo) tutti in cuor loro ti danno il benvenuto.
Giuseppe Zoppi
Ma conobbi un poco il quartiere a noi più vicino: quello, assai popolare, di Sant'Antonio. Mi pare di vedermi (avevo dieci, undici anni) arrivare giù a lenti sospesi passi. Che gran chiesa è mai questa! Il tetto, una volta (così m'han raccontato), per la troppa neve, è crollato sulla testa dei fedeli: cinquanta morti! E che bella piazza, così tutta circondata da alte case! E questi leoni della fontana, che sputano acqua dalla bocca! Come son grossi, che bestioni! (Ora mi sembrano leoncini d'un mese.) E quel signore, lassù! Porta un mantello aperto sul davanti, pendente dalle spalle: sotto il sole e la pioggia, la testa è nuda. «Barone Marcacci» còmpito sul piedestallo.
Giuseppe Zoppi
Mite sempre, il clima di Locarno: fiorite spesso anche in gennaio, sui colli intorno, mammole e primule. Esso fece però, quella volta, la sua prova più memorabile. Era ottobre, ma pareva piuttosto aprile. Colori favolosi, tendenti al rosso, al giallo, al viola, vestivano i monti tutt'in giro. Le foglie si dimenticavano di cadere. Il lago, lì davanti, non s'accontentava già di far da specchio a tanta meraviglia: si muoveva con tutte le sue onde, le spingeva lente lente verso le rive, sembrava mormorare giorno e notte, sotto le finestre dei diplomatici, un consiglio di moderazione.
Giuseppe Zoppi

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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026