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Verona: frasi e citazioni
21 citazioni di 14 autori
Che cosa hanno detto scrittori, filosofi e poeti su verona? Ecco 21 citazioni con l'autore di ciascuna.
Frasi su «verona»
Che strano effetto questo ribollio di colli, queste mura ora ripide, ora smussate, le differenze di altitudine, a volte appena percepibili. Tutto di una sottile sensibilità del tutto celata all'occhio profano. Il portale di una fortezza, diviso in tre parti, ci stupisce per il suo acroterio e la sua imponenza.
Dalla sommità del colle il Castello guarda davanti a sé, verso la città, fatto con arte degna di Dedalo, con gallerie buie, il nobile, distinto, memorabile, grande teatro [l'Arena], costruito a tuo decoro, sacra Verona. Grande Verona, addio, vivi nei secoli sempre e celebrino il tuo nome nel mondo tutte le genti.
Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l'incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra. Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell'odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti...
Depositiamo per tre ore i bagagli alla stazione e ci dirigiamo lungo la strada maestra, attraversando la città e le fortificazioni, verso San Zeno Maggiore. Che strano effetto questo ribollio di colli, queste mura ora ripide, ora smussate, le differenze di altitudine, a volte appena percepibili. Tutto di una sottile sensibilità del tutto celata all'occhio profano. Il portale di una fortezza, diviso in tre parti, ci stupisce per il suo acroterio e la sua imponenza. Per il resto la mia memoria potrà fornire solo un racconto approssimativo degli altri edifici e monumenti... Viaggiando in filobus per la città vediamo altri edifici. Le fermate del tram sono indeterminate o mal segnalate; si scende da una parte diversa che da noi in Germania e in quel mattino ho dovuto rincorrere per ben tre volte il filobus mentre gli altri vi sedevano comodamente.
Eco Verona / sotobrasso de Ponte Castelvècio: / l'è tuta bela, / tuta ciara e calda. / L'Adese l'è imamàdo, / l'è in confusion, / l'è timido, / el se pètena, / el se lustra, / el se veste de muraiòni, / el se méte in testa i ponti, / el canta de tuta vena. / Adesso el se scadèna / el ciapa fià, / el la basa. / Co na "esse" el la brinca tuta, / co na "esse" el la ciama Sposa.
È Verona una delle importanti Città d'Italia, e si può dire che sia una porta per tenere serrati i barbari di fuori.
Il sarcofago di Giulietta, semplice, aperto, con foglie appassite intorno, nel vasto e desolato giardino di un convento, è triste come fu triste il suo amore. Ho portato via alcuni pezzetti per darli a mia figlia e alle mie nipoti.
Le porte della città sono cinque: quella del Pallio, che così la chiamano perché la Domenica di Carnevale per di là correndo passano i barbari che corrono al pallio, sta tutto il resto dell'anno serrata. Sono a guardia di questa Città di continuo 500 soldati, oltre le guardie dei castelli.
Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona: / c'è solo purgatorio, c'è tortura, lo stesso inferno; / bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo; / e l'esilio dal mondo vuol dir morte. E quindi / dire esilio è dire morte con altro termine, falso ed improprio; / e tu, a chiamar esilio la mia morte, mi mozzi il capo con un'ascia d'oro, / e sorridi del colpo che m'uccide. (versi di Romeo e Giulietta, scritti su una lapide posta sulla parte interna dei portoni della Bra a Verona)
Quà, dove l'Adese, sensa fermarse / rompe nei ponti la so canson, / stao atento ai versi che pol negarse, / li tiro a riva, col me baston... / Li tegno al suto, li meto al caldo / parchè i renvegna, che i ciapa fià, / li mando a spasso sul Montebaldo / che li fa degni de sta çità. / Quando jè svelti, libari e pronti, / ridoti a l'uso de la rason, / mi che me godo guardar dai ponti, / rompo ne l'Adese la me canson....
Quando Odoacre dinanzi a l'impeto / di Teodorico cesse, e tra l'èrulo / eccidio passavan sui carri / dritte e bionde le donne amàle / entro la bella Verona, odinici / carmi intonando: raccolta al vescovo / intorno, l'italica plebe / sporgea la croce supplice a' Goti.
Si arriva con piacere a Verona. La città conserva le vestigia di un'antica grandezza. L'anfiteatro è molto ben conservato e degno della magnificenza romana. Per rispetto a Shakespeare e per scrupolo di coscienza sono andato a vedere la tomba di Romeo e Giulietta. È un abbeveratoio di buoi al quale si è dato un nome pomposo.
Sono rimasto alquanto scosso ieri (non sono molto forte in minuzie geografiche) nello scoprire che Romeo venne bandito a sole venticinque miglia. Tale è la distanza fra Mantova e Verona. Quest'ultimo è uno strano vecchio posto, con grandi case ormai solitarie e chiuse, esattamente come ci si aspetta che sia.
Su 'l castello di Verona / batte il sole a mezzogiorno / da la Chiusa al pian rintrona / solitario un suon di corno.
Un'ora o un'ora e mezzo prima di notte la nobiltà comincia a mettersi in moto, va sul Brà, il lungo stradone che conduce a Porta Nuova, esce di porta, gira intorno alle mura, e appena suona il vespro tutti ritornano. Alcuni si dirigono alle chiese per la devozione dell'Ave Maria della sera; altri si fermano sul Brà, i cavalieri si accostano alle carrozze, conversano con le dame, e tutto continua così per qualche tempo; io non ho mai aspettato sino alla fine, ma i passeggiatori non si ritirano che a notte fonda.
Veneziani, gran signori, / padoani, gran dotori, vicentini magnagati, veronesi, tuti mati. (detto popolare veneto)
Verona, chi ti vede e tosto non ti ama di irresistibile amore, questi, credo, non ama se stesso, è privo di ogni senso d'amore e detesta ogni cosa bella.
Verona, con le sue vecchie mura che l'attorniano, i suoi ponti dai parapetti merlati, le sue lunghe e larghe vie, i suoi ricordi del medio evo, ha una grande aria che incute rispetto.
Verona fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma.
Verona è città fra le altre preziosa: qui stendono orli rosa alle vie grigie, lastre di marmo sonore sotto il piede come fondamenta veneziane. E tra quel rosa e un rosso ferrigno varia il colore dominante: solo a maggior rilievo spicca l'oro verde di un palazzo barocco, in disparte il topazio caldo di San Zeno, negli avanzi romani un pallore tra di nuvola e d'acqua levigata dalla luna.
Si come è vero che la città di Verona, per sito, costumi, ed altre parti è molto simile a Firenze, così è vero che in essa, come in questa, sono fioriti sempre bellissimi ingegni in tutte le professioni più rare e lodevoli.
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026