- Autore
- Publio Ovidio Nasone
- Prima pubblicazione
- 8
- Genere
- poema epico
- Lingua originale
- latino classico
«Fasti» è un'opera di Publio Ovidio Nasone, pubblicata per la prima volta nell'8.
Il libro in breve
I Fasti di Ovidio è un poema in distici elegiaci a carattere calendariale ed eziologico che espone le origini delle festività romane, ad imitazione degli Aitia ("Cause") di Callimaco, di cui riprende, oltre che il metro, anche alcune soluzioni formali e narratologiche.
L'opera, scritta molto probabilmente per aderire alla propaganda moralizzatrice tipica dell'età augustea, avrebbe dovuto consistere di 12 libri, secondo l'andamento del calendario. Con essa l'autore - che probabilmente attingeva a Varrone Reatino e a Verrio Flacco - volle spiegare l'origine della differenza tra i giorni fasti (dalla parola latina "fas", lecito) in cui i Romani potevano trattare gli affari pubblici e privati, e i giorni infasti, nei quali era vietato. Al tempo stesso, parlando con il dio di turno, il poeta indaga e rivisita, mese per mese, tutti i molteplici riti, le festività e le consuetudini tipiche del costume e dell'uomo romano, che al suo tempo si praticavano senza ormai conoscerne l'esatta origine o valenza.
Fonte: Wikipedia, voce «Fasti (Ovidio)» · licenza CC BY-SA 4.0
Edizioni e codici ISBN di «Fasti»
| Editore | Anno | ISBN | Pagine | Lingua | Open Library |
|---|---|---|---|---|---|
| Creative Media Partners, LLC | 2018 | 9780344339530 | inglese | scheda | |
| Creative Media Partners, LLC | 2018 | 9780342371075 | inglese | scheda | |
| Penguin Books, Limited | 2004 | 9780141913339 | inglese | scheda |
3 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 3, a partire da quelle in italiano.
Dove trovare «Fasti»
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Frasi tratte da «Fasti»
Al povero va sempre male.
Ogni terra è patria per il forte.
La coscienza retta si ride delle bugie della fama (ossia delle mendaci ciarle del pubblico). (IV, 311)
Grande era un tempo la riverenza per una testa canuta. (V, 57)
Divino spirto è in noi; per lui movente / vita godiam: l'estro, onde anch'io mi accendo, / semi contien della divina mente. (VI, 5-6, traduzione di G. B. Bianchi; citato in Fumagalli 1921, p. 545)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026