Romanzo · 2005

La crêuza degli ulivi

di Bruno Morchio

Prima pubblicazione
2005
Tipo
Romanzo
Lingua originale
italiano

«La crêuza degli ulivi» è un romanzo di Bruno Morchio, pubblicato per la prima volta nel 2005.

Il libro in breve

La crêuza degli ulivi, sottotitolo Le donne di Bacci Pagano, è un romanzo dello scrittore genovese Bruno Morchio. Fa parte delle inchieste dell'investigatore privato Bacci Pagano, in ordine di uscita è il terzo romanzo della serie.

Fonte: Wikipedia, voce «La crêuza degli ulivi» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «La crêuza degli ulivi»

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Frasi tratte da «La crêuza degli ulivi»

Camilla. Musica.
– I think I'm gonna be sad, I think it's today.
I Beatles. Ticket to ride.
– Non ci sono e si capisce, se no risponderei. Parlate da soli e qualcosa sarà. (segreteria telefonica, p. 33)
Un matrimonio finito male è una ferita aperta che ti porti dentro. Dovunque tu vada. Non è per quel che si dice di solito nelle ricette della cucina del buon senso. Il sentimento di avere fallito qualcosa, quasi che un matrimonio fosse un investimento in borsa, e la vita un capitale da spendere con oculatezza. E neanche per via dei sensi di colpa per l'altro. Perché gli altri finiscono sempre per cavarsela benissimo, anche da soli. Anzi, forse anche meglio di quando ci avevano tra i piedi e ci ritenevano indispensabili. A dispetto della nostra indiscutibile nocività. Un matrimonio finito ti sanguina dentro perché i ricordi belli sono duri a morire. E fanno tanto, tanto male. E ogni volta che fanno capolino, bisogna sfoderare il bisturi della razionalità per tenere duro. E la rabbia, la rabbia, come uno sconfinato blob di merda, dilaga ovunque, uscendo da ogni crepa dei fragili muri dell'anima. (p. 59)
Il rimpianto è l'Alzheimer dei separati e la paraplegia dei separandi. Il veleno che li paralizza, impedendo loro di fare l'unica cosa sensata possibile. Separarsi. Dichiararsi vinti. Riconoscere che non c'è altro da fare. A quel punto, la sola terapia possibile rimane il cinismo. L'estrema risorsa che ci resta quando sentiamo che il mondo ci ha fregati, oppure che ci siamo fregati da soli con le nostre mani. Noi non siamo fatti per vivere una vita sola. E in quella che abbiamo, vorremmo farci star dentro ben altro di quanto possa contenere. E così, diventa maledettamente difficile accettare l'idea di perdere qualcosa. Qualunque cosa che sia bella. E che ci abbia dato un poco di gioia e di senso del vivere. (pp. 59-60)
L'ascensore era quasi vuoto. Lento e signorile come i borghesucci che abitano il quartiere di Castelletto. Con la delicatezza di un salumiere quando deposita le fette di cima ripiena sulla carta velina, mi sollevò dal centro storico per portarmi, se non proprio in paradiso, ad affacciarmi alla balaustra del belvedere Montaldo. Dove pare di toccarli, i grigi tetti di lavagna della tremula Genova di Caproni. (p. 107)
Ma quella non era una qualunque sera d'agosto. Era trascorso poco più di un mese dalla tragedia del G8. L'evento che doveva mettere Genova in vetrina, e vendere i fasti della sua immagine al mondo. E ancora bruciava il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco da una violenza gratuita e senza scopo. Dei cortei avvolti dal denso fumo dei lacrimogeni. Dei feroci pestaggi della polizia. Dei lividi impressi sulla carne viva del buon senso come indelebili testimonianze di una sconfinata, brutale stupidità. E la città si portava dentro la morte di quel ragazzo come una ferita inutile. Evitabile. E proprio per questo, difficile da sanare. Ma quel dolore era il suo, e non voleva che se ne parlasse troppo. Quasi contenta all'idea che il mondo si sarebbe presto dimenticato di lei. (p. 121)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «La crêuza degli ulivi»?
«La crêuza degli ulivi» è stato scritto da Bruno Morchio.
Quando è uscito «La crêuza degli ulivi»?
La prima pubblicazione risale al 2005.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026