Romanzo · 2004

Maccaia

di Bruno Morchio

Prima pubblicazione
2004
Tipo
Romanzo
Lingua originale
italiano

«Maccaia» è un romanzo di Bruno Morchio, pubblicato per la prima volta nel 2004.

Il libro in breve

Maccaia, sottotitolo Una settimana con Bacci Pagano, è un romanzo dello scrittore genovese Bruno Morchio. Fa parte delle inchieste dell'investigatore privato Bacci Pagano, in ordine di uscita è il secondo romanzo della serie.

Fonte: Wikipedia, voce «Maccaia» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «Maccaia»

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Frasi tratte da «Maccaia»

Sono diventato abbastanza saggio da riconoscere che alla mia età non ci si domanda che cosa fare della propria vita. Un rebus del quale non si verrebbe mai a capo. Perché il problema è cosa la vita ha fatto di noi. (p. 11)
Per me la musica di Mozart è un po' come il lavoro e le donne. Una specie di malattia. Ma, a differenza del lavoro, è una malattia dolcissima che, a differenza delle donne, non pretende di essere curata. Grazie a Dio la musica di Mozart è perfetta, basta a se stessa e non ha alcun bisogno di me per essere quello che è. (p. 14)
Anch'io guardavo. Guardavo e pensavo. Pensavo che davvero questa città ha due facce. A seconda che il vento tiri dai monti o dal mare. Due città diverse. Irriconoscibili. Quando tira dai monti noi genovesi parliamo sempre di tramontana, anche se in realtà soffia il greco. O il maestrale. Allora l'aria si fa fredda e pulita, il cielo si sgombra dalle nuvole e il sole ravviva i colori come dopo un restauro. I contrasti si fanno più nitidi, e anche i contorni delle cose. Ma più spesso il vento soffia dal mare, gonfio di sale e di umidità. E la primavera arriva spesso così. Col sole filtrato dai vapori del Mediterraneo che il vento di sud-est spinge sulla città, ad arenarsi contro i suoi contrafforti montuosi. In forma di vento, di brezza o di alito quasi impercettibile lo scirocco spira su Genova per tre quarti dell'anno. Fino ad estenuarsi in un'aria immobile e fradicia di umidità. Quell'aria sospesa, dove tutto può accadere e niente mai accade, per noi genovesi ha un nome preciso. La chiamiamo maccaia. (p. 19)
[...] Assuan è un caotico formicaio assediato dal rumore e dallo smog. Le automobili e i pullman attraversano i mercati affollati senza alcun riguardo per la gente stipata intorno alle bancarelle che vendono i colori e le fragranze della frutta e delle spezie. E ogni anno l'industria del turismo di massa vi scarica eserciti di volenterosi intruppati dai tour operator sulle orme della più antica civiltà del mondo. (pp. 37-38)
Quattro passi ed ero di nuovo immerso nella familiare ombra dei carruggi. Afosa e umida. Scivolavo in quell'odore di fritto e di piscio come se fosse una calda salamoia che mi colava addosso e si agglutinava intorno all'anima. E mi stillava dentro il languore dell'esule finalmente ritornato a casa. In quella ragnatela di strade luveghe e strette potevo muovermi anche cogli occhi chiusi. Conoscevo ogni angolo, ogni buco. Tutte le storie che la memoria aveva inciso sulle pietre dei palazzi e sulle lastre scivertate delle vie erano impresse nel mio cuore. E niente avrebbe più potuto cancellarle. Nemmeno le ruspe. Nemmeno il degrado che la mente e il corpo inevitabilmente patiranno con la vecchiaia. (p. 41)

Tutte le frasi di «Maccaia»

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Maccaia»?
«Maccaia» è stato scritto da Bruno Morchio.
Quando è uscito «Maccaia»?
La prima pubblicazione risale al 2004.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026