- Autore
- Luigi Meneghello
- Prima pubblicazione
- 1963
- Tipo
- Romanzo
- Genere
- autobiografia
- Lingua originale
- italiano
«Libera nos a malo» è un romanzo di Luigi Meneghello, pubblicato per la prima volta nel 1963.
Il libro in breve
Libera nos a Malo è l'opera più significativa dello scrittore vicentino Luigi Meneghello, pubblicato nel 1963.
Il titolo è un gioco di parole tra l'espressione evangelica "liberaci dal male" e il paese natale di Malo in provincia di Vicenza. Meneghello propone in una sorta di rivisitazione autobiografica gli usi, i costumi, le figure tipiche, la vita sociale che ha conosciuto nel corso della sua infanzia e giovinezza nel paese natale e traccia un ritratto della provincia vicentina, della sua gente e della sua cultura dagli anni trenta agli anni sessanta.
Fonte: Wikipedia, voce «Libera nos a Malo (romanzo)» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Libera nos a malo»
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Frasi tratte da «Libera nos a malo»
Me pare me mare / me manda cagare / el prete me vede / mi taco scoréde.Traduzione letterale in italiano: «Mio padre e mia madre / mi mandano a cacare / il prete mi vede / e io inizio a scoreggiare».
Bianco, rosso, verde / color delle tre merde / color dei panezéi / la caca dei putèi (cap 4)
Ci sono due strati nella personalità di un uomo: sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto. C'è un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare, e non più sfumata in seguito dato che ci hanno insegnato a ragionare in un'altra lingua. Questo vale soprattutto per i nomi delle cose. (cap. 5, p. 36)
«Oh, but this is wonderful». Questi apprezzamenti sono gentili, e anche giusti credo; ma per noi il paese non era né bello né brutto, era il nostro paese, e così anche il sito. Ci piaceva, ma non ci veniva in mente di dire che fosse bello. (cap. 12, p. 82)
La casa ha amplissimi granai, quasi un'altra casa lassù, ventosa e luminosa, cogli alti soffitti sbilenchi. Queste sfere sopramondane hanno più importanza che non si possa dire: si dovrebbe trascrivere tutto in chiave neo-platonica. Era come la Sacrestia nuova di San Lorenzo a Firenze: c'era la zona intermedia delle cose terrene, camere, cucine, cortili; in basso quella oscura dell'Ade a cui davano adito la scala della cantina, la casetta della benzina in orto, e le altre aperture da cui s'udivano gorgogli di cose liquide, sotterranee. Qui in alto c'era la sfera nitida, spaziosa, aperta e nuda dei granai, il mondo scorporato dove emigrano le idee dei giocattoli rotti, degli oggetti spenti; il mondo delle essenze che l'artista ha cercato di riprodurre in pietra serena a San Lorenzo. (cap. 12, p. 88)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Libera nos a malo»?
Quando è uscito «Libera nos a malo»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026