- Autore
- Giordano Bruno
- Prima pubblicazione
- 1585
- Genere
- dialogo
- Lingua originale
- italiano
«Cabala del cavallo pegaseo» è un'opera di Giordano Bruno, pubblicata per la prima volta nel 1585.
Il libro in breve
Cabala del cavallo pegaseo è un'opera filosofica di Giordano Bruno in forma di dialogo pubblicata a Londra nel 1585 insieme a l'Asino cillenico in unico testo. Il titolo allude a Pegaso, il cavallo alato della mitologia greca nato dal sangue di Medusa decapitata da Perseo, mentre Cabala si riferisce a una tradizione mistica originatasi in seno all'ebraismo. La Cabala, che può considerarsi continuazione e conclusione del precedente Spaccio de la bestia trionfante, è un'opera di satira morale nella quale bersaglio dell'autore sono le religioni rivelate, cristianesimo ed ebraismo.
Fonte: Wikipedia, voce «Cabala del cavallo pegaseo» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Cabala del cavallo pegaseo»
O sant'asinità, sant'ignoranza, / Santa stolticia e pia divozione, / Qual sola puoi far l'anime sí buone, / Ch'uman ingegno e studio non l'avanza; / [...] / La santa asinità di ciò non cura; / Ma con man gionte e 'n ginocchion vuol stare, / Aspettando da Dio la sua ventura. / Nessuna cosa dura, / Eccetto il frutto de l'eterna requie, / La qual ne done Dio dopo l'essequie. (dal sonetto anteposto alla declamazione, In lode dell'asino)
Gli uomini più divoti e santi, amatori et exequitori dell'antiqua e nova legge, absolutamente e per particolar privilegio son stati chiamati asini. (dalla declamazione)
Stolti del mondo son stati quelli ch'han formata la religione, gli ceremoni, la legge, la fede, la regola di vita; gli maggiori asini del mondo (che son quei che, privi d'ogni altro senso e dottrina, e voti d'ogni vita e costume civile, marciti sono nella perpetua pedanteria) son quelli che per grazia del cielo riformano la temerata e corrotta fede, medicano le ferite de l'impiagata religione, e togliendo gli abusi de le superstizioni, risaldano le scissure della sua veste; non son quelli che con empia curiosità vanno, o pur mai andâro perseguitando gli arcani della natura, computâro le vicissitudini de le stelle. (dalla declamazione)
O dunque forte, vittoriosa e trionfatrice mascella d'un asino morto, o diva, graziosa e santa mascella d'un polledro defunto, or che deve essere della santità, grazia e divinità, fortezza, vittoria e trionfo dell'asino tutto, intiero e vivente, – asino, pullo e madre, – se di quest'osso e sacrosanta reliquia la gloria ed exaltazion è tanta? [...] Pregate, pregate Dio, o carissimi, se non siete ancora asini, che vi faccia dovenir asini. (dalla declamazione)
A la verità nulla cosa è piú prossima e cognata che la scienza; la quale si deve distinguere, come è distinta in sé, in due maniere: cioè in superiore ed inferiore. La prima è sopra la creata verità, ed è l'istessa verità increata, ed è causa del tutto; atteso che per essa le cose vere son vere, e tutto quel che è, è veramente quel tanto che è. La seconda è verità inferiore, la quale né fa le cose vere né è le cose vere, ma pende, è prodotta, formata ed informata da le cose vere, ed apprende quelle non in verità, ma in specie e similitudine: perché nella mente nostra, dove è la scienza dell'oro, non si trova l'oro in verità, ma solamente in specie e similitudine. (Saulino: I dialogo)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026