- Autore
- Giordano Bruno
- Prima pubblicazione
- 1585
- Genere
- dialogo
- Lingua originale
- italiano
«De gli eroici furori» è un'opera di Giordano Bruno, pubblicata per la prima volta nel 1585.
Il libro in breve
De gli eroici furori è un'opera filosofica di Giordano Bruno pubblicata a Londra nel 1585, l'ultima in lingua italiana, con la quale l'autore chiude il ciclo dei dialoghi cosiddetti londinesi, o anche italiani. Scritto in forma dialogica il testo è suddiviso in due parti di cinque dialoghi ciascuna. L'opera appartiene a un genere letterario misto: Bruno presenta infatti un trattato filosofico con largo uso della poesia applicata e di emblemi. Nell'opera, inquadrabile nell'ambito della filosofia contemplativa, Bruno espone la propria visione del rapporto fra uomo e conoscenza. In un universo infinito, animato da un divino onnipresente ma irraggiungibile, l'uomo, che ha come fine più alto la conoscenza della verità e la conseguente azione adeguata, è mosso da una forza che sempre lo sospinge avanti, assimilandolo a un eroe che con passione e a volte con impeto asseconda razionalmente il suo amore infinito.
Fonte: Wikipedia, voce «De gli eroici furori» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «De gli eroici furori»
La poesia non nasce da le regole, se non per leggerissimo accidente; ma le regole derivano da le poesie: e però tanti son geni e specie di vere regole, quanti son geni e specie di veri poeti. (Tansillo: parte prima, dialogo I)
L'amor fa dovenir li vecchi pazzi, e gli giovani savii. (Cicada: parte prima, dialogo I)
In viva morte morta vita vivo! (Tansillo: parte prima, dialogo II)
Tansillo: Poneno, e sono, piú specie de furori, li quali tutti si riducono a doi geni: secondo che altri non mostrano che cecità, stupidità ed impeto irrazionale che tende al ferino insensato; altri consisteno in certa divina abstrazione per cui dovegnono alcuni megliori, in fatto, che uomini ordinarii. E questi sono de due specie [...].
Cicada: Di questi doi geni quali stimi megliori?
Tansillo: Gli primi hanno piú dignità, potestà ed efficacia in sé, perché hanno la divinità; gli secondi son essi piú degni, piú potenti ed efficaci, e son divini. Gli primi son degni come l'asino che porta li sacramenti; gli secondi come una cosa sacra. Nelli primi si considera e vede in effetto la divinità; e quella s'admira, adora ed obedisce; ne gli secondi si considera e vede l'eccellenza della propria umanitade. (parte prima, dialogo III)
Tansillo: L'eroico ingegno si contenta più tosto di cascar o mancar degnamente e nell'alte imprese, dove mostre la dignità del suo ingegno, che riuscir a perfezione in cose men nobili e basse.
Cicada: Certo che meglio è una degna ed eroica morte, che un indegno e vil trionfo.
Tansillo: A cotal proposito feci questo sonetto:
Poi che spiegat'ho l'ali al bel desio, / Quanto piú sott'il piè l'aria mi scorgo, / Piú le veloci penne al vento porgo, / E spreggio il mondo, e vers'il ciel m'invio. / Né del figliuol di Dedalo il fin rio / Fa che giú pieghi, anzi via piú risorgo. / Ch'i' cadrò morto a terra, ben m'accorgo, / Ma qual vita pareggia al morir mio?
Cicada: Io intendo quel che dice: basta ch'alto mi tolsi; ma non quando dice: e da l'ignobil numero mi sciolsi, s'egli non intende d'esser uscito fuor de l'antro platonico, rimosso dalla condizion della sciocca ed ignobilissima moltitudine; essendo che quei che profittano in questa contemplazione, non possono esser molti e numerosi.
Tansillo: Intendi molto bene. (parte prima, dialogo III)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «De gli eroici furori»?
Quando è uscito «De gli eroici furori»?
Si può leggere «De gli eroici furori» gratis?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026