Immagine relativa a «La cena de le ceneri»
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Libro · 1584

La cena de le ceneri

di Giordano Bruno

Prima pubblicazione
1584
Genere
dialogo
Lingua originale
italiano

«La cena de le ceneri» è un'opera di Giordano Bruno, pubblicata per la prima volta nel 1584.

Il libro in breve

La cena de le ceneri è il primo dialogo filosofico che Giordano Bruno pubblica a Londra. Bruno scrisse l'opera in italiano, dedicandola all'ambasciatore francese Michel de Castelnau, presso il quale era ospite dopo aver lasciato la Francia nell'aprile del 1583. Inquadrabile nell'ambito della filosofia della natura, si collega alla teoria copernicana, con la quale l'autore descrive un universo infinito nel quale il divino è onnipresente, la materia eterna e in perenne mutazione.

Fonte: Wikipedia, voce «La cena de le ceneri» · licenza CC BY-SA 4.0

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Frasi tratte da «La cena de le ceneri»

Questi fiammeggianti corpi son que' ambasciatori, che annunziano l'eccellenza de la gloria e maestà de Dio. Cossì siamo promossi a scuoprire l'infinito effetto dell'infinita causa, il vero e vivo vestigio de l'infinito vigore; ed abbiamo dottrina di non cercar la divinità rimossa da noi, se l'abbiamo appresso, anzi di dentro, più che noi medesmi siamo dentro a noi; non meno che gli coltori degli altri mondi non la denno cercare appresso di noi, l'avendo appresso e dentro di sé, atteso che non più la luna è cielo a noi, che noi alla luna. (Teofilo: dialogo I)
O «a la luna» in alcune edizioni.
Lasciamo questi propositi per ora. Sono alcuni altri, che, per qualche credula pazzia, temendo che per vedere non se guastino, vogliono ostinatamente perseverare ne le tenebre di quello c'hanno una volta malamente appreso. Altri poi sono i felici e ben nati ingegni, verso gli quali nisciuno onorato studio è perso: temerariamente non giudicano, hanno libero l'intelletto, terso il vedere e son prodotti dal cielo, si non inventori, degni però esaminatori, scrutatori, giodici e testimoni de la verità. (Teofilo: dialogo I)
Smitho: Però comunemente si va appresso al giudizio comone, a fin che, se si fa errore, quello nonarà senza gran favore e compagnia.
Teofilo: Pensiero indegnissimo d'un uomo! Per questo gli uomini savii e divini son assai pochi; e la volontà di dèi è questa, atteso che non è stimato né prezioso quel tanto ch'è comone e generale.
Smitho: Credo bene, che la verità è conosciuta da pochi, e le cose preggiate son possedute da pochissimi; ma mi confonde che molte cose son, poche tra pochi, e forse appresso un solo, che non denno esser stimate, non vaglion nulla e possono esser maggior pazzie e vizii.
Teofilo: Bene, ma in fine è più sicuro cercar il vero e conveniente fuor de la moltitudine, perché questa mai apportò cosa preziosa e degna, e sempre tra pochi si trovorno le cose di perfezione e preggio. Le quali, se fusser solo ad esser rare ed appresso rari, ognuno, benché non le sapesse ritrovare, almeno le potrebbe conoscere; e cossì non sarebbono tanto preziose per via di cognizione, ma di possessione solamente. (dialogo I)
La difficoltà è quella, ch'è ordinata a far star a dietro gli poltroni. Le cose ordinarie e facili son per il volgo ed ordinaria gente; gli uomini rari, eroichi e divini passano per questo camino de la difficoltà, a fine che sii costretta la necessità a concedergli la palma de la immortalità. (Teofilo: dialogo II)
Giungesi a questo che, quantunque non sia possibile arrivar al termine di guadagnar il palio, correte pure e fate il vostro sforzo in una cosa de sì fatta importanza, e resistete sin a l'ultimo spirto. Non sol chi vence vien lodato, ma anco chi non muore da codardo e poltrone. (Teofilo: dialogo II)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «La cena de le ceneri»?
«La cena de le ceneri» è stato scritto da Giordano Bruno.
Quando è uscito «La cena de le ceneri»?
La prima pubblicazione risale al 1584.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026