- Autore
- Giordano Bruno
- Prima pubblicazione
- 1584
- Genere
- dialogo
- Lingua originale
- italiano
«Spaccio de la bestia trionfante» è un'opera di Giordano Bruno, pubblicata per la prima volta nel 1584.
Il libro in breve
Spaccio de la bestia trionfante è un'opera filosofica in italiano di Giordano Bruno pubblicata a Londra nel 1584. Scritto in forma di dialogo, lo Spaccio è un testo allegorico di filosofia morale. I tre interlocutori, Sofia (la Sapienza), Saulino (personaggio di fantasia) e Mercurio (il messaggero degli dèì della mitologia romana), discorrono sull'attuazione di una riforma ordinata da Giove per rinnovare la volta celeste e così porre fine a un declino che dura da tempo: spacciare, cioè cacciar via dal cielo vecchi vizi per sostituirli con nuove virtù. L'opera si presta a essere interpretata su diversi livelli, tra i quali resta fondamentale quello dell'intento polemico di Bruno contro Riforma protestante, che agli occhi del Nolano rappresenta il punto infimo di un ciclo di degenerazione iniziato col cristianesimo.
Fonte: Wikipedia, voce «Spaccio de la bestia trionfante» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Spaccio de la bestia trionfante»
Cieco chi non vede il sole, stolto chi nol conosce, ingrato chi nol ringrazia; se tanto è il lume, tanto il bene, tanto il beneficio; per cui risplende, per cui eccelle, per cui giova; maestro dei sensi, padre di sustanze autor di vita. (incipit dell'epistola)
[...] se voglio remirare alla gloria o altri frutti che parturisce la moltitudine de voci, tanto manca ch'io debba sperar lieto successo del mio studio e lavoro, che più tosto ho da aspettar materia de discontentezza, e da stimar molto meglior il silenzio ch'il parlare. Ma, se fo conto de l'occhio de l'eterna veritade, a cui le cose son tanto più preciose ed illustri, quanto talvolta non solo son da più pochi conosciute, cercate e possedute, ma, ed oltre, tenute a vile, biasimate, perseguitate; accade ch'io tanto più mi forze a fendere il corso de l'impetuoso torrente, quanto gli veggio maggior vigore aggionto dal turbido, profondo e clivoso varco. (dall'epistola)
Non è delettazione senza mistura di tristezza. (Saulino: I dialogo)
Quello che da ciò voglio inferire, è che il principio, il mezzo e il fine, il nascimento, l'aumento e la perfezione di quanto veggiamo, è da contrarii, per contrarii, ne contrarii, a contrarii: e dove è la contrarietà, è la azione e reazione, è il moto, è la diversità, è la moltitudine, è l'ordine, son gli gradi, è la successione, è la vicissitudine. (Sofia: I dialogo)
L'ordine e la materia di far questo riparamento è che prima togliamo dalle nostre spalli la grieve somma d'errori che ne trattiene. (Sofia: I dialogo)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Spaccio de la bestia trionfante»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026