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Giordano Bruno · Public domain

Libro · 1582

Cantus Circaeus

di Giordano Bruno

Prima pubblicazione
1582
Genere
dialogo
Lingua originale
latino
Personaggi
Circe

«Cantus Circaeus» è un'opera di Giordano Bruno, pubblicata per la prima volta nel 1582.

Il libro in breve

Cantus Circaeus (Il canto di Circe) è un'opera filosofica in latino di Giordano Bruno pubblicata a Parigi nel 1582 da E. Gillio, a breve distanza dal De umbris idearum. Dedicata a Enrico d'Angoulême, fratello naturale di Enrico III di Francia, l'opera, in forma dialogica, è composta da due dialoghi preceduti da un breve componimento poetico di Bruno stesso, Giordano al libro, e da una dedica introduttiva scritta da Giovanni Regnault, uomo di corte. L'opera è considerabile un trattato filosofico di mnemotecnica nel quale l'autore introduce tematiche morali che saranno riprese in opere successive, soprattutto nello Spaccio de la bestia trionfante.

Fonte: Wikipedia, voce «Cantus Circaeus» · licenza CC BY-SA 4.0

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Frasi tratte da «Cantus Circaeus»

Ecco che sotto una scorza umana sono celati animali ferini. Conviene forse che un'anima bestiale abiti un corpo di uomo come se questo fosse una dimora cieca e ingannevole? Dove sono le leggi che per diritto governano la natura?... Vi scongiuro, per i ministri menzogneri che proteggono il volto degli errori, per l'alta potenza dei custodi che sono presidio della natura, strappando da ciascuno individuo di specie bestiali le sembianze umane, fate sì che questi esseri si mostrino nelle loro figure esteriori e veritiere. (Circe: dialogo I; 2008)
Meri: Sono scossa dal terrore, mia dea e regina, giacché adesso belve terribili a vedersi ci minacciano.
Circe: Avevi paura poco fa?
Meri: In verità no. (dialogo I; 2008)
Circe: Adesso hai dunque meno ragione di preoccuparti.
Meri: Com'è possibile?
Circe: Questi che adesso vedi (come hai riconosciuto tu stessa) nel loro aspetto di animali bruti e di bestie non sono per niente diversi da quelli che poco fa vedevi come uomini, se non perché ora soltanto hanno reso evidenti quelle unghie, quei denti, quegli aculei e quelle corna che prima celavano. Anzi, voglio che ti sia ben chiaro questo: poiché adesso sono privi di quell'organo che è efficacissimo nel ferire l'intimo stesso degli animi, sono divenuti tutti quanti meno nocivi e temibili.
Meri: Quale organo è questo?
Circe: La lingua.
Meri: Che gli dei mi aiutino, temo più quanto potevano fare che quanto potevano dire.
Circe: Mostri dunque meno giudizio. (dialogo I; 2008)
Circe: Il porco è infatti un animale A. avaro, B. barbaro, C. coperto di fango, D. duro, E. errante qua e là, F. fetido, G. goloso, H. ha un debole senno, K. Cocciuto, L. lascivo, M. molesto, N. non è buono a nulla, O. ocioso, P. pertinace, Q. querulo, R. rude, S. stolto, T. turgido, V. vile, X. Lunatico, Y. Auricolato, Z. volubile, Ψ. non si dice buono se non quando è morto.
Meri: Componendo l'alfabeto porcino, o Circe, hai dimenticato una delle lettere più necessarie.
Circe: Non è stato fatto a caso, giacché questa lettera è implicata in tutte le altre come pure sembra essere la lettera delle lettere stesse. Ad uno dunque tutto si riporti, come in tutto è stato riportato uno. A. ingrato, B. immondo, C. irragionevole... (dialogo I; 2008)
Quella è la stessa razza di barbari che condanna e attacca tutto quanto non intende: così adesso questi cani, vili e smascherati per tali dal loro stesso aspetto, latrano contro tutti gli sconosciuti, anche se vengono con intenti benefici, mentre si fanno più miti con quelli che conoscono, per quanto siano malvagi e scellerati. (Circe: dialogo I; 2008)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Cantus Circaeus»?
«Cantus Circaeus» è stato scritto da Giordano Bruno.
Quando è uscito «Cantus Circaeus»?
La prima pubblicazione risale al 1582.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026