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Nascita e morte: frasi e citazioni
46 citazioni di 29 autori
Che cosa hanno detto scrittori, filosofi e poeti su nascita e morte? Ecco 46 citazioni con l'autore di ciascuna.
Frasi su «nascita e morte»
Agli altri suoi pensieri Stephen aggiunse la dolorosa riflessione che, di tutte le disgrazie dell'esistenza terrena, nessuno è distribuito con mano più ineguale della morte. La disparità della nascita è nulla al confronto. Se, per esempio, fossero nati quella notte, nello stesso istante, il figlio di un re e il figlio di un tessitore, che cosa sarebbe stata quella differenza a paragone della morte di una qualsiasi creatura umana utile, utile a un'altra, o da questa amata, mentre quella donna spregevole continuava a vivere!
Alcuno ha mai ritenuto che il nascere sia una fortuna? / M'affretto a informarlo che uguale fortuna è morire, come io ben so. // Io valico la morte con il moribondo, la nascita con il bimbo appena lavato, e non sono tutto contenuto tra cappello e stivali, / e scruto multipli oggetti, non due che siano uguali, e tutti buoni, / buona la terra, buone le stelle, buoni i loro annessi.
Alla nascita l'uomo è molle e debole, / alla morte è duro e forte. / Tutte le creature, l'erbe e le piante / quando vivono son molli e tenere / quando muoiono son aride e secche. / Durezza e forza sono compagne della morte, / mollezza e debolezza sono compagne della vita. / Per questo / chi si fa forte con le armi non vince, / l'albero che è forte viene abbattuto. / Quel che è forte e robusto sta in basso, / quel che è molle e debole sta in alto.
Come la nostra nascita ci ha portato la nascita di tutte le cose, così la nostra morte produrrà la morte di tutte le cose.
Così come quando si viene al mondo, morendo abbiamo paura dell'ignoto. Ma la paura è qualcosa d'interiore che non ha nulla a che vedere con la realtà. Morire è come nascere: solo un cambiamento.
È strano che la gente usi l'espressione "vita o morte", come se fosse implicito che la vita sia l'opposto della morte, ma la nascita è l'opposto della morte, la vita... non ha nessun opposto. (Dawson's Creek)
Egli vedeva del resto la vita come un enorme nodo che la morte scioglie; però considerava pure la morte come un nodo rifatto che la nascita scioglieva a sua volta.
I Greci non hanno una giusta visione del nascere e del morire, poiché niente nasce né perisce, ma da ciò che esiste si riunisce e si separa. E così dovrebbero rettamente chiamare il nascere una riunione, il morire una separazione.
Il fatto è che egli è nato ed è morto (lo attestano quegli irrefutabili atti), e questo gli dà una realtà nel concreto, perché la nascita e la morte sono i due momenti in cui l'infinito diventa finito, e il finito è il solo modo di essere dell'infinito.
Il nascere e il morire sono i due momenti unitamente reali. Il resto è sogno interrotto da qualche significante sprazzo di veglia. (Perdutoamor)
Io e la morte, separati alla nascita.
La morte è l'unico cammino che porta alla nascita. (Adèle e l'enigma del faraone)
La nascita, dal niente alla vita, non è meno memorabile della morte, dalla vita al niente; e quel niente presunto è l'affanno della nostra esistenza.
La nostra nascita non è altro che l'inizio della nostra morte.
"Morti di che?" "D'essere nati..."
Nascere vuole dire [...] uscire dal niente; morire vuol dire tornare nel niente: il vivente è ciò che esce dal niente e torna nel niente.
Nascita e morte son le due più nobili manifestazioni di coraggio.
Noi entriamo in lizza con la nascita, ne usciamo con la morte.
Non ci è permesso parlare della morte perché cosa che ci rende tristi; e tanto meno non ci è permesso di parlare della nascita, perché non sarebbe argomento delicato.
Non passa giorno, minuto, secondo senza una nascita, / non passa giorno, minuto, secondo senza un cadavere.
Non sono mica eterno, ma un uomo, parte del tutto, come l'ora è parte della giornata. Devo giungere come l'ora, e come l'ora scomparire.
Non v'è rimedio per la nascita e la morte salvo godersi l'intervallo.
Ogni giorno nascono migliaia di esseri umani, e ogni giorno migliaia ne muoiono. A volte il mondo appare non molto differente da un vasto oceano di nascita e morte.
Ora quella legge vuole due cose: l'una, che effettivamente moriamo; l'altra, che cerchiamo di conservare la nostra vita quanto più a lungo ci è possibile. Nasciamo tanto per l'una che per l'altra, e si può dire che l'uomo abbia a un tempo due movimenti opposti: corre incessantemente verso la morte, e incessantemente la fugge.
Pianger si de' il nascente ch'incomincia / or a solcar il mar di tanti mali, / e con gioia al sepolcro s'accompagni / l'uscito de' travagli della vita.
Poi un giorno si cambia, e da quel giorno una morte è un pezzo di tutte le morti, e una nascita è un pezzo di tutte le nascite, e nascere e morire sono due pezzi della stessa cosa. Allora le cose non stanno più da sole.
Qualche volta nascita e morte vanno a braccetto. (La promessa dell'assassino)
Si muore la mattina e si nasce la sera in rapida successione, simili a nient'altro che a schiuma sull'acqua. Ma chissà mai donde vengono e dove vanno gli uomini nel loro nascere e nel loro morire?
Si vive solo due volte: / una volta quando si nasce / e una volta quando si guarda / la morte in faccia.
Siamo tutti viaggiatori. Il nostro viaggio ha inizio in un luogo chiamato nascita e termina in una solitaria città chiamata morte. E qui finisce, a meno che non capiti come a Bunny Blake di esistere ancora per alcune ore in una nebbiosa regione ai confini della realtà. (Ai confini della realtà)
Tutti quanti sappiamo di morire ma non sappiamo di nascere. Ma siamo certi che sia proprio così? È possibile che su questo punto abbiamo avuto i più cupi presentimenti, poi completamente dimenticati. In ogni caso sappiamo tanto poco sulla fine della nostra vita quanto sull'inizio. Sorgiamo inconsciamente e tramontiamo inconsciamente; raramente vediamo la nascita o la morte. Siamo consapevoli di vedere le persone tra questi due estremi.
Voglio godermi la mia morte, assaporarla, gustarla, fanne esperienza. Mi piacerebbe sapere cosa si prova a nascere. Ora scoprirò cosa significa morire ed affrontare la fine. Sarà un viaggio di scoperta. (I sopravvissuti)
Abbiamo perduto nascendo quanto perderemo morendo. Tutto.
Ci ripugna, certo, considerare la nascita un flagello: non ci è stato forse inculcato che era il bene supremo, che il peggio era posto alla fine e non all'inizio della nostra traiettoria? Il male, il vero male, è però dietro, non davanti a noi. E quanto è sfuggito al Cristo, è quanto ha invece colto il Buddha: «Se tre cose non esistessero al mondo, o discepoli, il Perfetto non apparirebbe nel mondo...». E, alla vecchiezza e alla morte, antepone il fatto di nascere, fonte di tutte le infermità e di tutti i disastri.
Noi non corriamo, verso la morte, fuggiamo la catastrofe della nascita, ci affanniamo, superstiti che cercano di dimenticarla. La paura della morte è solo la proiezione nel futuro di una paura che risale al nostro primo istante.
Chi da morto non nota nessuna differenza, non meritava di nascere.
Ciò che nasce morto fatica a morire.
L'uomo nasce, vive e muore nello spazio d'una frase.
Infatti, se nacque, non è; e neppure esso è, se mai dovrà essere in futuro. Così la nascita si spegne e la morte rimane ignorata.
Perciò è tutto intero continuo: l'essere, infatti, si stringe con l'essere. Ma immobile, nei limiti dei grandi legami è senza un principio e senza una fine, poiché nascita e morte sono state cacciate lontane e le respinse una vera certezza.
Infatti, nient'altro o è o sarà all'infuori dell'essere, poiché la Sorte lo ha vincolato ad essere un intero ed immobile. Per esso saranno nomi tutte quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere: nascere e perire, essere e non-essere, cambiare luogo e mutare luminoso colore.
Chi nasce afflitto muore sconsolato.
Chi nasce, convien che muoia.
Chi nasce è bello, chi si sposa è buono e chi muore è santo.
Chi nasce tondo non può morir quadrato.
Tutti nascono piangendo, e nessuno muore ridendo.
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026