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Cultura: frasi e citazioni
83 citazioni di 73 autori
Una selezione di 83 frasi su cultura: aforismi, versi e passi di romanzi, ognuno con il suo autore.
Frasi su «cultura»
Applicando il metodo sociologico-culturale ad una serie di argomenti diversi ma collegati, spero di dimostrare che la cultura non è una cosa ma una dimensione, non un oggetto da studiare come variabile dipendente ma una trama che organizza – e da cui non si può prescindere – ogni forma sociale concepibile.
Aver scarsa cultura è male, ma averne troppa è peggio.
– Be', Pip, – disse Joe, – sia come sia, prima di poter essere eccezionalmente colto dovrai essere mediocremente colto, spero bene! Lo stesso re, sul trono e con tanto di corona in testa, non può mettersi a scrivere in stampatello gli atti del parlamento senza aver cominciato, quando non era che un comune principe, con l'alfabeto... Oh! – aggiunse Joe, con una significativa scrollata di testa. – E cominciato anche lui dall'A e faticato a trovar la strada della Z. E io so cosa vuol dire, sebbene non possa dire che l'abbia fatto.
Bisogna trovare la cultura sostanziosa. Se la troviamo, la prenderanno tutti gli affamati.
C'è questa tendenza, molto canagliesca, di ridicolizzare la cultura. È uno dei grandi segni della vittoria politico-culturale della destra negli ultimi 20 anni. Una volta, l'ignoranza era una cosa di cui ci si vergognava. Adesso è da rivendicare e sbattere in faccia ai 'fighetti' che hanno studiato.
Ci sono molti modi di fare cultura, ovviamente, ma in ogni caso sono due gli atteggiamenti fondamentali con i quali gli uomini si pongono di fronte ad essa, l'uno è quello di coloro che operano sempre all'interno di essa e che formano perciò le loro idee trascorrendo da un testo all'altro nella continuità di un percorso prestabilito dalla tradizione di quei testi; l'altro è quello più raro, più rischioso ma anche più avvincente di coloro che fanno cultura perché di tempo in tempo si pongono al di fuori di essa, la ribaltano e rovesciandola alla fine producono paradossalmente ancora cultura, ma una cultura che è nuova e che perciò dissolve questo effetto di paradossalità.
Coltivare la lucidità è il fine della cultura.
Com'è povera una cultura che si afferma rivendicando la libertà di offendere.
Conosco biblioteche frequentate da senzatetto per il refrigerio d'estate e per scaldarsi d'inverno. Gli incaricati preferirebbero che non accadesse, ma guai a dirlo. La cultura è salvifica per chi ce l'ha, a partire da quella enogastronomica.
Crisi e cultura non devono essere termini contrapposti.
Cultura è una parola da adoperare sempre con estrema cautela, dal momento che tra il pronunciarla e sciacquarsene con sussiego la bocca ce ne corre pochissimo.
Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno.
Cultura è tutto ciò che non può insegnare l'Università.
Cultura: grido degli uomini davanti al loro destino.
Cultura, non è il possedere un ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti cogli altri uomini. Ha cultura chi acquista coscienza di sé e del tutto chi sente la relazione immanente con tutti gli altri esseri, ciò che da essi lo diversifica e ciò che ad essi lo unisce. Cultura è una stessa cosa che filosofia.
Cultura significa trasformare ciò che si è appreso a scuola, in interezza e umanità naturali.
Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia.
È grave che si consideri la cultura "tempo libero". Come se le cose serie fossero produrre e consumare.
È impossibile che una cultura esista senza un'idea sociale dei bambini.
I problemi della cultura passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio.
Il culturismo fa malissimo, come la cultura del resto. In un caso o nell'altro ci si sente temporaneamente onnipotenti in via di miglioramento.
Il guaio di farsi una cultura è che il processo richiede molto tempo, ti brucia la parte migliore della vita, e quando hai finito l'unica cosa che sai è che ti sarebbe convenuto di più fare il banchiere.
Il patrimonio culturale genera patrimonio morale in cui risiede la civiltà di un popolo. Genera umanesimo.
In altre parole, una cultura autentica è caratterizzata dall'incoraggiamento di una formazione di base focalizzata sulla comprensione, sull'apprezzamento e sulla trasmissione delle opere migliori prodotte ieri e oggi dalla ragione e dalla fantasia. Una cultura autentica fa di quel tipo di risposta percettiva una funzione morale e politica fondamentale. Trasforma quella «risposta» in «responsabilità», costringe quella risonanza a «essere responsabile» davanti alle occorrenze mentali eccelse.
In tutta Europa, anche a Parigi e Berlino, stanno tagliando i fondi alla cultura. È molto triste, una cosa terribile, lo capisco. Ma vorrei informare Bondi che c'è la crisi, non so se gliel'hanno detto: non è che la gente la cultura se la mangia.
Io passo per pessimista della cultura. Beh, se lo fossi davvero, io mi divertirei con i miei pesciolini e le mie oche, e non mi occuperei dei problemi dell'umanità.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
L'approccio al mistero di Dio dà origine a cultura e civiltà.
L'approccio del cittadino alla cultura dovrebbe essere un sacro diritto che non può discriminare economicamente.
L'arte di far salotto con i morti.
L'estrema genericità, vaghezza e variabilità delle capacità di reazioni innate (cioè geneticamente programmate) dell'uomo significa che, senza l'aiuto di modelli culturali, egli sarebbe funzionalmente incompleto [...] una specie di mostro informe senza meta né potere di autocontrollo, un caos di impulsi spasmodici e vaghe emozioni.
L'industria culturale non è tale da impedire la nascita di un'opera d'arte di qualità e magari d'eccezione. Ma è evidente che ne condiziona la forma. L'industria culturale è il terreno su cui opera la nostra cultura. Non potrebbe essere diversamente. Se Balzac scriveva capolavori nella forma del romanzo, ciò è perché l'industria culturale dell'epoca chiedeva questo genere.
L'origine della cultura è il poter raccontare ciò che si è vissuto e ciò che si conosce: è comunicazione.
L'Unesco aveva della cultura un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.
La , per opera dei più forti, si affina pure in mezzo alla indifferenza od alle persecuzioni dei Governi, ed anche quegli studiosi che piegano la schiena ai potenti fanno del bene amando il sapere ed il sapere facendo amare agli altri.
La cultura a dispense dispensa dalla cultura.
La cultura, dagli inizi e per tutta la sua lunga storia, ha continuato a seguire lo stesso modello: usa dei segni che trova o costruisce per dividere, distinguere, differenziare, classificare e separare gli oggetti della percezione e della valutazione, e i modi preferiti/raccomandati/imposti di rispondere a quegli oggetti. La cultura consiste da sempre nella gestione delle scelte umane.
La cultura è la ricerca di una perfezione totale, e per questo noi dobbiamo conoscere il meglio di quanto è stato detto o pensato al mondo in tutti gli argomenti che ci riguardano.
La cultura e la ricerca producono spirito critico. È la loro funzione, la loro natura.
La cultura è l'unico antidoto contro la stupidità dell'uomo. Quello che siamo e che saremo è già scritto da secoli nei libri di storia. Ma gli esseri umani continuano a commettere gli stessi errori, a non imparare dall'esperienza del passato.
La cultura è un ornamento nella buona sorte ma un rifugio nell'avversa.
Altre citazioni
La cultura è un processo, non una serie di prescrizioni.
La cultura ha principalmente lo scopo di far conoscere molte cose. Più cose si conoscono, meno importanza si dà a ciascuna cosa: meno fede, meno fede assoluta. Conoscere molte cose significa giudicarle più liberamente e dunque meglio. Meno cose si conoscono, più si crede che soltanto quelle esistono, soltanto quelle contano, soltanto quelle hanno importanza. Si arriva così al fanatismo, ossia a conoscere una sola cosa e dunque a credere, ad avere fede soltanto in quella.
La cultura, insomma, agli occhi del potere è meritevole di salamelecchi a non finire. Ma, tutto sommato, è ritenuta marginale.
La cultura l'abbiamo ridotta a un meme, per cui una frase di Coelho è uguale a una di Cioran.
La cultura nasce dalla biologia e [...] di essa, comunque, fa parte.
La cultura non è altro che la lenta e progressiva trasformazione dell'idea in fatto e del sensibile in intelligibile, in guisa che ogni cosa dalla mente nasce e alla mente ritorna.
La cultura non è un luogo separato dal contesto sociale, una nicchia di attività umane voluttuarie o superflue. Bensì è bellezza che si trasmette, è pensiero che arricchisce, è conoscenza, etica, dialogo, emozioni.
La cultura non è professione per pochi: è una condizione per tutti, che completa l’esistenza dell’uomo.
La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia.
La cultura paga ben caro l'essersi liberata da una base economica. Prima viveva sul privilegio, però aveva radici solide. Ora gli intellettuali non sono borghesi e non sono proletari.
La cultura, per un giornalista, è come una puttana: la puoi frequentare ma non devi ostentarla. La cultura si tiene nel cassetto. Il lettore non va trattato dall'alto in basso, ma preso per mano come un amico e portato dove vuoi.
La cultura porta in sé il solvente per ciò che la fa vivere e per ciò che la nega. Non ha consistenza, se non ne trova una produttivistica, ma in grazia della sua inconsistenza, checché avvenga di catastrofico, resiste.
Resiste e risorge. È una fenice (una fenice garrula e spennata, di preferenza ingabbiata). Per lei non c'è fine del mondo, o la fine stessa del mondo le offrirebbe di che alimentarsi e esercitarsi.
La cultura si estende anche al modo di accostarla.
La cultura umana attenua la lotta per l'esistenza e la selezione, e tende ad annullarla; da ciò, la rapida moltiplicazione dei deboli e il loro predominio.
La cultura viene considerata qualcosa di addirittura nocivo se non inutile. È uno dei più gravi malanni che possano capitare ad un paese, perché se si perde la cultura, si perde tutto.
La democrazia non si impone con i carri armati, non dobbiamo usare la forza ma i libri. La cultura della coscienza democratica passa attraverso la creatività dell’arte. Su questo dobbiamo lavorare altrimenti diventiamo un popolo che copia.
La Divinità di Cristo è il fondamento della nostra cultura.
La religione è la sostanza della cultura, la cultura è la forma della religione.
La risposta alla domanda "Chi possiede la cultura" è sempre stata più complessa: una frazione di ideologi sosterrebbe "proprietari" ne sono gli artisti, un'altra direbbe il pubblico.
La vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia. Nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi apporti delle civiltà straniere...
Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci.
Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva.
Non diretto da modelli culturali – sistemi organizzati di simboli significanti – il comportamento dell'uomo sarebbe praticamente ingovernabile, un puro caos di azioni senza scopo e di emozioni in tumulto, la sua esperienza sarebbe praticamente informe. La cultura, la totalità accumulata di questi modelli, non è un ornamento dell'esistenza umana ma – base principale della sua specificità – una condizione essenziale per essa.
Non si può ridurre la cultura a bricolage di dati fenomenici; al centro rimane l'uomo con la sua dignità e le sue esigenze.
Non vinceremo questa battaglia utilizzando i carri armati. Non ci abbasseremo a questo. La vinceremo con la cultura.
Per cultura si deve intendere [...] la capacità globale di rispondere in modo adeguato ai problemi di sopravvivenza che una società deve affrontare. A ogni livello: energetico, agricolo, industriale, educativo, mentale, comportamentale. Vale a dire, la capacità di capire il proprio tempo, di individuare le grandi leve che producono i veri cambiamenti, e di utilizzarle per adattarsi, anche mentalmente, al proprio ambiente (o per adattare l'ambiente a sé).
Per me "cultura significa creazione di vita".
Per molti la cultura è la prima necessità che non è necessario appagare.
Per noi, la cultura non proviene né dall'energia che si degrada nel propagarsi, né dalla portata che si ricuce nel ripartirsi; la sua difesa, sarà opera di attività generosa che, porta impliciti in sé i due più grandi paradossi dell'etica: soltanto si perde ciò che si conserva, soltanto si guadagna ciò che si dà.
«Perché la cultura è ormai alla fine. [...] Morirà, resteranno qua e là solo singoli ingredienti. È possibile che anche in futuro da qualche parte si venderanno olive ripiene al pomodoro. Ma sarà ormai estinto quel genere di persone che avevano coscienza di una cultura. La gente avrà soltanto delle conoscenze, e non è la stessa cosa. La cultura è esperienza, [...]. Un'esperienza continua, costante, come la luce del sole. La conoscenza è solo un accessorio».
Producete, producete cultura: è il vostro mestiere, e soprattutto è il contrario della letteratura.
Proprio della coltura è suscitare nuove idee e bisogni meno materiali, formare una classe di cittadini più educata e civile, metterla in comunicazione con la coltura straniera, avvicinare e accomunare le lingue, sviluppando in esse non quello che è locale, ma quello che è comune.
Quando leggo che c'è gente che non riesce ad arrivare a fine mese, può sembrare pleonastico. Ma dimenticare la cultura sarebbe gravissimo.
Se la cultura si potesse misurare, lo si farebbe in base all'entusiasmo che un'opera risveglia nella conversazione. La cultura non dipende dalla quantità di libri letti, ma dal livello della conversazione con cui si condivide la felicità di leggere, ascoltare, contemplare.
Se non comprendiamo che ogni atto di cultura è verità, non saremo in grado di riconoscergli dignità interiore e vera umanità.
Se una cultura è viva e vitale, essa è anche in grado di avviare un processo di mutuo scambio e di reciproca comprensione con l'identità altrui che venga ad abitarla.
Senza cultura letteraria, si può, ne convengo, avere sincerità di fede; ma non si può intendere la Scrittura, non le esposizioni e le tradizioni dei dottori, a mala pena comprensibili per i letterati...
Senza cultura non c'è libertà, non c'è scelta. Non c'è crescita sociale, né reale benessere.
Un uomo dovrebbe essere abbastanza colto per poter guardare con sospetto la cultura, ma di prima mano, non di seconda mano.
La conoscenza NON è cultura. Il campo della cultura comincia quando si è «dimenticato-non-so-che-libro».
La cultura non è mancanza di memoria. La cultura comincia quando si riesce a FARE una cosa senza sforzo.
La storia di una cultura è la storia di idee che entrano in azione.
Autori citati in questa pagina
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- Guido Morselli
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- Flavio Tranquillo
- Konrad Lorenz
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- Albert Camus
- Indro Montanelli
- Aristotele
- Samuel Butler
- Edoardo Sanguineti
- Marcello Marchesi
- Antonio Machado
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026