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Genova: frasi e citazioni

467 citazioni di 179 autori

Una selezione di 467 frasi su genova: aforismi, versi e passi di romanzi, ognuno con il suo autore.

Frasi su «genova»

A Genova. Poco fa, come tornavo da S. Maria di Carignano, ho sentito la tristezza opprimente dell'Italia, tristezza incomprensibile poiché l'italiano è allegro. Perché queste stradette chiassose mi provocano una malinconia così singolare?
Julien Green
A Genova ci sono molti ricchi. Ma a Genova non si mangia, e non si dà da mangiare, non ci si veste e si va a piedi. [...] Che cosa fanno, allora, i genovesi, col loro denaro? Si fanno costruire una chiesa o un palazzo; la chiesa d'oro, il palazzo di marmo.
Alphonse Karr
A Genova, dove ho vissuto fino a nove anni, sono rimasta sempre legata perché è rimasta il mio paradiso perduto.
Fernanda Pivano
A Genova m'arricchii di un nuovo grande amore. Era il primo pomeriggio d'una giornata limpida e ventosa. Con le braccia appoggiate a un parapetto in muratura, e la città policroma alle mie spalle, ammiravo l'ampia distesa turchina gonfia di vita. Il mare! L'eterno, immutabile mare mi si precipitava incontro con voce cupa e misteriosa e con un desiderio incompreso e io sentii che una parte di me si legava indissolubilmente per la vita e per la morte all'acqua azzurra e schiumeggiante.
Hermann Hesse
A Genova si prova quello che si prova a Firenze e ancora di più a Venezia, l'impressione di una città molto aristocratica caduta in potere del volgo.
Qui nacque il pensiero dei rudi signori che si battevano o commerciavano sui mari e che poi, col denaro delle loro conquiste o del commercio, costruivano gli straordinari palazzi di marmo, che ancora oggi fiancheggiano le strade principali.
Quando si entra in queste magnifiche residenze signorili, che i discendenti dei grandi cittadini della più fiera delle repubbliche hanno dipinto di colori chiassosi, quando se ne paragona lo stile, i cortili, i giardini, i portici, le gallerie, le superbe decorazioni con l'opulenta barbarie delle belle dimore della Parigi moderna, appartenenti a milionari capaci di incassare soldi ma non di concepire e realizzare una cosa nuova e bella, si comprende che nella nostra società democratizzata, composta da ricchi finanzieri senza gusto e da parvenu privi di tradizioni la distinzione data dall'intelligenza, il senso della bellezza delle forme, quello della perfezione nelle proporzioni e nelle linee sono scomparsi.
Guy de Maupassant
A Genova si respira un clima che porta alla contemplazione e alla riflessione. È una specie di pigrizia che però stimola la creatività, soprattutto in campo musicale. Gli odori, il cibo, l'umore introverso delle persone: tutto può dare spunti per mestieri artistici.
Cristiano De André
A Genova splendeva già il sole. Molto stanco, in verità, così che più di tutto avrebbe desiderato sedersi sui gradini come un mendicante, Rolf si trovò sotto i portici della stazione, un signore senza bagaglio, in compenso con un inutile cappotto sul braccio, con la barba lunga anche, guardava il traffico con il suo baccano di clacson, con lo sferragliare dei tram cigolanti nelle fenditure d'ombra di stretti vicoli, con frotte di gente che pareva avere tutta una meta; e questa era dunque Genova.
Max Frisch
A Genova, sul piazzale davanti alla stazione, s'era raccolta una folla densa [...]
Sovrastava la folla, dall'alto piedistallo, la figura di Colombo, il sognatore che ha molto patito per le cose in cui credeva e che ha vinto proprio perché credeva. Guardava la folla, come se, con le labbra di marmo, dicesse: «Vince solo chi crede». [...]
Il massiccio edificio marmoreo della stazione stava come un semicerchio, le ali aperte, quasi volesse abbracciare la gente. Giungevano dal porto il greve respiro dei piroscafi, il sordo lavorio dell'elica nell'acqua, il tintinnio delle catene, fischi e grida. Sulla piazza tutto era quieto, si soffocava, il sole bruciante inondava ogni cosa.
Maksim Gor'kij
A lei tornavano, da Levante e da Ponente, i suoi marinai, i suoi eroi, e appagavano il cuore e la pietà nel breve recinto delle mura cittadine. Noi abbiamo più vasta la patria: sia più potente e più puro l'affetto. E il sacro simbolo che, come canta il poeta, in quest'anno fatidico si invermiglia del colore del sangue, brilli in alto a pronosticare gloria e fortuna per la patria grande e per la piccola, per l'Italia e per Genova.
Antonio Restori
Al momento del nostro appressarci al porto l'orizzonte era sì chiaro, che abbiamo potuto godere a tutto nostro agio di questo bellissimo spettacolo, e contemplare a un colpo d'occhio tutta quanta la città. Che semicerchio magnifico! Nulla, a ciò che dicesi, è paragonabile in questo genere a Genova, fuori di Napoli, e di Costantinopoli. Io avea veduta Genova parecchie volte: ma oggi essa mi è di più, e più che mai mi sorprende. Essa è veramente una città superba.
Giuseppe Baretti
Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di Genova e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il gaudeamus presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle genovesi, l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro.
Miguel de Cervantes
Allora Genova, era una città... come dire... molto più legata, mentre adesso siamo un po' più estranei, ma è sempre la mia città: via da Genova non riuscirei a vivere così serenamente, c'è questo rapporto diciamo... misto amore.
Ho scritto una canzone Gente di mare che dice proprio questo, cioè che non vedi l'ora di andartene, però basta essere poco più in là che subito non vedi l'ora di tornare; è proprio una cosa innata...
Franca Lai
Andai per la prima volta a Genova nel 1950, a venticinque anni, perché avevo vinto ex aequo il premio di poesia indetto dalle Olimpiadi culturali della gioventù. Vissi una settimana incantata a contatto con personaggi come Sibilla Aleramo, Giacomo De Benedetti, Galvano Della Volpe, Massimo Bontempelli e altri che facevano parte delle varie giurie.
Ma, appena terminavano gli incontri, mi mettevo a girare per la città da solo. Perché già nel tratto dalla stazione all'albergo, il primo giorno, mi ero subito reso conto che tra me e quella città era scattato un colpo di fulmine.
Perché? Perché era una città di mare come di mare era il mio paese? No, ero stato in tante città portuali e non avevo mai provato la stessa sensazione. Allora cos'era? È assai difficile spiegare perché ci si innamori di una persona, figurarsi di una città. Beh, forse era la perfetta armonia tra gli abitanti e le loro case, tra gli abitanti e il loro cielo, tra gli abitanti e il loro mare, forse era la parlata strascicata e indolente, forse erano i volti che incontravi verso il porto, cotti dalla salsedine ma cosi pronti ad aprirsi in un bonario sorriso.
Andrea Camilleri
Appare la toccante corona di Genova. Gli occhi, da lassù, vorrebbero penetrare la minuta vita dei vicoli scuri [...] appena sotto lo strato dei Palazzi dipinti, l'evo stretto e il rinascente, viscere péste e bianche teste quasi nello stesso corpo... E piazza della Nunziata e il moto di via delle Fontane, fino al porto magniloquente con le possenti gru immobili: e giù la residenza dei Doria e su il Righi, dove approda la cabinovia in un ciuffeto verde. E là, il versante delle più recenti architetture: rupi abitative cresciute una sull'altra, quasi un'illusione ottica o una vertigine o una minaccia le file di finestre, senza balconi e appigli, che s'affacciano sul sottostante vuoto...
Da quassù, s'avverte il cordone invisibile che tiene lo stratificato perimetro dell'ardita città.
Eugenio De Signoribus
Appassionato del neorealismo italiano, era stato per la prima volta a Genova nel 1947, semplicemente per vedere l'Italia, ancora devastata dalla guerra. Vi ero ritornato cinque anni più tardi, a ventidue anni. Avevo deciso di imbarcarmi sulle navi mercantili per vedere il mondo. Prima di partire su un cargo per l'Africa, sono rimasto un anno a Genova, lavorando presso una compagnia di navigazione. Fu il mio primo contatto con il mondo del lavoro, e con gli uomini di mare e del porto.
Ritorno a Genova per la prima volta dopo quarant'anni. Il porto e la città non sono molto cambiati. La città è sempre così bella, così estranea e un po' triste. Il porto sta morendo. Come dappertutto in Italia, il contesto economico, sociale e politico è esplosivo. Si sente che le cose si muovono e che il Paese è sulla soglia di reali trasformazioni. Durante questi quarant'anni, ho abbandonato (non senza qualche rimpianto) la vita di marinaio, e ho fatto del cinema. Mi piacerebbe, adesso, attraverso il cinema, calarmi nella mia memoria del porto di Genova, scrutare il presente e tentare di indovinare l'avvenire. Volevo cogliere i segni del passato di un falso marinaio, per tentare di soddisfare quella mancanza che scava la realtà di un vero cineasta. Articolare questo passato con il presente, confondere l'immaginario con la realtà di questo mondo.
Alain Tanner
Case alte, fino a tredici piani, vie strettissime nella città vecchia, fresche e maleodoranti, di sera una fitta folla, durante il giorno quasi solo bambini. I loro panni sventolano come bandiere di una città in festa. Cordicelle tese da una finestra a quella di fronte. Durante la giornata sole pungente in quelle viuzze, riflessi metallici del mare, dovunque una luce abbagliante. Con tutto questo, le note di un organetto, un mestiere pittoresco. Attorno bambini che ballano. Il teatro nella realtà. Ho portato molta malinconia oltre il San Gottardo. Dioniso non ha effetti semplici su di me.
Paul Klee
C'è qualcosa di diverso qui da altri luoghi, cosa sarà mai? Forse "lo spiro salino che straripa dai moli"? Ti viene in mente questo verso perché lo "spiro salino" è sicuramente il maestrale o un vento simile: libeccio, mistral, scirocco, comunque un vento del Mediterraneo, e dunque siamo in un paese del Sud, e nei paesi del Sud, con questi venti, ci sono anche i panni alla finestra, lenzuola che schioccano al vento come bandiere. Venti nostri, panni nostri. [...] Sono partito da Sottoripa, punto cardinale di una città che serba intatto il suo mistero. Che forse la farebbe pensare avara, perché è guardinga, non si concede, non si fida. Ma chi la pensa avara non ha capito la sua generosità: è città medaglia d'oro della Resistenza. Genova si concede quando è necessario.
Antonio Tabucchi
C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:
– Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.
Egli rispose:
– No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a Genova.
Miguel de Cervantes
Chi desidera la felice comunione di posizione, clima, fertilità e grandezza, penserà che Genova trascenda tutto ciò che anche una fervida immaginazione può desiderare.
Hester Lynch Piozzi
Ci sono giorni in cui la bellezza gelosa di questa città sembra svelarsi: nelle giornate terse, per esempio, di vento, quando una brezza che precede il libeccio spazza le strade schioccando come una vela tesa. Allora le case e i campanili acquistano un nitore troppo reale, dai contorni troppo netti, come una fotografia contrastata, la luce e l'ombra si scontrano con prepotenza, senza coniugarsi, disegnando scacchiere nere e bianche di chiazze d'ombra e di barbagli, di vicoli e di piazzette.
Antonio Tabucchi
Città clarissima de tutto il ligustico sino e de Italia celeberima e digna sopra il mare; questa sola, excepta Venetia, è nel mar mercantescha e tute le altre città maritime de Italia avanza e supera, sì etiam de ogni genere ornamentorum.
Francesco Grassetto
Città spirituale, dove il buio e il basso e il sordido non sono che dei trompe-l'œil, mentre di colpo il volo misterioso di una scala che si torce come i reni di un profeta ti rapisce in alto. Anche un gatto, nei caruggi, è come preso nel vorticare di un'iniziazione e fatto entrare e uscire dai portoni per qualche fine occulto. I distruttori di labirinti urbani non temono il delitto, quanto i cammini di espiazione.
Guido Ceronetti
Città superlativa, tutta inondata di luce elettrica, ricorda assai poco le città d'Italia e inoltre una metà della città consiste ancor oggi di grandiosi palazzo che qui sono meno, forse, che nella sola Venezia. Ogni palazzo possiede qualcosa di notevole anche all'interno, l'arredo, le sculture, la galleria di quadri.
Igor' Ėmmanuilovič Grabar'
Come fu giorno, feci una passeggiata sul colle e osservai la posizione di Genova: un incantevole teatro che ha spinto da sempre i suoi abitanti a dominare il mare e dal quale sono venuti i più grandi eroi. O divino Colombo e tu, Andrea Doria, che passeggiate ora in coppia con i Temistocli e gli Scipioni, io vi adoro nella polvere, semidei fra gli uomini! Se anche a me fosse concessa una simile sorte! Volgevo lo sguardo verso l'immensa sfera di acqua e la sua infinita maestà voleva spezzarmi il petto; il mio spirito si librava lontano, sopra il cuore degli abissi, e ne percepiva con indicibile delizia tutta la immensità.
Wilhelm Heinse
Come ho accennato, Genova è la più tortuosa e incoerente delle città; distesa qua e là sui fianchi e sulle creste dei dodici colli, è segnata da precipizi e burroni che sono irti di quegli innumerevoli palazzi per i quali, fin dalla prima volta che ci siamo stati, abbiamo udito che il luogo è famoso. Questi grandi edifici, con quelle forme variegate e un po' sbiadite, innalzano i loro enormi cornicioni ornamentali ad altezze vertiginose, dove, in un certo modo indescrivibilmente disperato e pieno di desolazione, sorpassandosi l'un l'altro, sembrano riflettere lo sfavillio e lo splendore del caldo Mediterraneo. Giù a pianterreno, nelle vie strette e senza sole, la gente si muove di un moto perpetuo, andando e venendo, oppure fermandosi sugli ingressi cavernosi o sulla soglia dei negozi bui e affollati, parlando, ridendo, chiacchierando, lamentandosi, vivendo la propria vita in quel modo fatto di conversazione che è tipicamente italiano.
Henry James
Considerando poi le singole parti diremo, che le radici delle Alpi corrono per una linea curva e sinuosa colla concavità rivolta all'Italia. Il centro poi di questa sinuosità è nel paese dei Salassi; e le estremità danno volta da un lato fino all'Ocra ed al fondo del golfo Adriatico, dall'altro verso la spiaggia ligustica fino a Genova, emporio dei Liguri dove i monti Apennini si congiungono colle Alpi.
Strabone
Dal molo e dal porto di questa città di Genova possono uscire insieme in mare ottanta o cento navi, con dieci o dodici carrache, per andare a mercanteggiare o a conquistare terre fino in Grecia, in Turchia, in Terrasanta ed ovunque per il mondo. E in passato, come ho appreso dalle parole e dalle informazioni di alcuni mercanti e di altri genovesi degni di fede e come ho letto negli annali delle loro gesta, questi genovesi con potenti flotte seppero prendere Gerusalemme, Antiochia, Negroponte, Metellino, Modone con Candia e Chio, che ancora occupano, con molte altre isole e paesi della Grecia e dell'Oltremare e più volte assediarono Venezia, ridotta alla ragione. In conclusione l'abilità nautica di Genova è tenuta in tale reputazione e stima in tutto il mondo che i genovesi sono detti signori del mare.
Jean d'Auton
Dalla massa compatta delle spesse mura sporgevano, a lunghi intervalli, bracci di ferro battuto con lanterne contenenti fioche fiammelle. Gli enormi portali degli ingressi sontuosi di fronte ai quali si trovava a passare erano chiusi, e l'unico suono che gli giungeva alle orecchie era quello dei suoi cauti passi. Si fermò in uno slargo all'incrocio di quelle viuzze, e guardandosi attorno si chiese se tutti quegli enormi e grandiosi edifici fossero deserti, o se era lo spessore dei muri a smorzarne ogni segno di vita all'interno: non poteva credere che tutta la popolazione fosse già andata a dormire.
Joseph Conrad
Descrissi poi la regione di Genova e i suoi abitanti, ne elogiai l'eroismo a partire dai tempi più remoti e aggiunsi che la città era situata meglio ancora dell'antica Roma a dominare le isole del Mar Tirreno e le coste dell'Africa.
Wilhelm Heinse
Di là Rabban Çauma ed i suoi compagni ritornarono a passare l'inverno a Genova, città d'Italia. Quando arrivarono, videro questo giardino, simile al paradiso, senza inverno rigido, senza estate troppo calda. Si trova qui del verde in ogni stagione e gli alberi non restano senza frutti.
Jean-Baptiste Chabot
Di questa così antica città è straordinaria l'ubicazione perché, posta presso il mare, sembra essere la porta del nostro mondo, come scrivono alcuni famosi scrittori i quali sostengono che le sia stato dato il nome di Genova per il fatto che sembra la porta del nostro mondo: infatti offre l'accesso alla Lombardia, all'Etruria e alla Provenza. Inoltre il suo stesso aspetto la rivela essere una città che domina e che è quasi signora del mare.
Giannozzo Manetti
Di superbissimi e altissimi hedifitii adornata, de palazi, li quali ut plurimum ano porte ferree. In questa de ogni arte non picolo numero vi ene, eo magis de sede qual altra voli in Italia se sia: quivi si construiscano de sarti, de caligari e che dirò de spatari, quali fano li coltelli dal manego gianco, per quali se dice: «O bello fre, io son genoese e, se non fose, voria esser alo corpo de mi per portar la cortelina da lo maneco gianco».
Francesco Grassetto
E Genova, bizzarra e coerente, superba e modesta, orgogliosa e benevola, è mezza mare: gli uomini, i timidi, i mortali che si sono nascosti nelle grotte, arroccati sui monti, seminati lungo le vallate; gli Altri, giganti, sul mare, al di qua del cobalto che segna l'orizzonte, nella invisibile parte che dà la spinta, che domina gli eventi.
Vito Elio Petrucci
È importante sottolineare il luogo natio, la propria terra, il proprio mare. E allora questa aspirazione ha lo stesso nome della città. Addirittura Janua, dicono gli studiosi, significa porta, e la città di Dio significa una porta aperta. Il porto stesso è fatto di due grandi braccia che si allargano. Il porto accoglie tutte le navi, tutte le culture, tutte le merci, scambio di merci e di persone. [...] Io vedevo arrivare in porto, ancora prima della guerra mondiale, marittimi da tutto il mondo, e mi si apriva il cuore. I primi vu cumprà di Genova erano cinesi, e nessuno li osteggiava. Passavano sulla spiaggia con delle valigione e ripetevano solo «cravatte, cravatte». Erano famosi: «Una lila, due lile».
Andrea Gallo
E tu, Genova, gloriosa te ne stai. Oggi la tua repubblica si adorni di nuovi, vivaci colori, perché, fra i tanti tuoi eroici e intraprendenti capitani, Colombo è fra i migliori. Ora il mai visto orizzonte degli Indiani d'Occidente, si può ammirare qui, in Spagna, come dalla sommità d'un'alta montagna.
Lope de Vega
E tutta la poesia / cos'è se non filosofia? / Ah, se fosse genovese.
Agustín MoretoA indicare che se la poesia fosse genovese sarebbe un'arte molto ricca.
Era difficile descrivere il sentimento che lo colse alla vista della prima città italiana, la magnifica Genova. Si innalzarono su di lui i suoi campanili policromi, le chiese rigate di marmo bianco e nero e tutto il suo anfiteatro turrito che all'improvviso lo circondò da ogni parte, nella sua raddoppiata bellezza, quando il piroscafo giunse al molo. Non aveva mai visto Genova prima di allora. Quel gioco di case, chiese e palazzi dai mille colori nell'aria tersa di un cielo che brillava di un incredibile azzurro, era unico. Sceso sulla riva, si ritrovò all'improvviso nelle buie viuzze lastricate, strette e meravigliose, con in alto un'esile striscia di cielo azzurro. Lo colpì questa vicinanza tra le case, alte, enormi, l'assenza del rumore delle carrozze, le piccole piazzette triangolari e tra di loro, simili a stretti corridoi, le linee sinuose delle vie, riempite dalle botteghe degli argentieri e orafi genovesi. I pittoreschi veli di pizzo delle donne, appena mossi dal tiepido scirocco; le loro camminate decise, il fragoroso vocio nelle vie; le porte aperte delle chiese, l'odore di incenso che ne usciva, tutto ciò fece soffiare su di lui una brezza di cose lontane e passate. [...] In poche parole, egli ripartì da Genova con il ricordo di una bellissima sosta: era lì che aveva ricevuto il primo bacio dell'Italia.
Nikolaj Vasil'evič Gogol'
Et da mano manca ha i poggi altissimi, dove sono le mura fate a spinapesce, et è fortissima perché ha le vie molto strette et le case comunemente tutte alte et fa dell'anime 90 mila o più et è benissimo artigianata.
Giovanni Battista Ridolfi
Fiducioso che questo lavoro non sia troppo presto, come dicono in Australia, «Condemned to be Pigeon-Holed» – condannato ad una buca da piccione –, ma che anzi, oltre a sfatare la triste leggenda della «Mancanza di Spazio», riesca a provare che Genova è la città più atta a svilupparsi secondo i più perfetti organismi di potenza urbana.
Renzo Picasso
Finalmente avvistammo le coste dell'Italia e, mentre scrutavamo dal ponte nel primo splendido mattino d'estate, la maestosa città di Genova si levò dal mare, riflettendo, dai suoi cento palazzi, la luce del sole.
Mark Twain
Forse c'è sempre stata una voglia di stare insieme, di creare, di fare... e questo succedeva molto di più a Genova che in tanti altri posti, forse proprio perché, essendo un porto di mare, la gente arrivava qui da tanti posti e s'incontrava, magari si scambiava anche degli oggetti, era un modo per comunicare.
Secondo me... chissà, forse abbiamo un animo artistico, sarà il nostro mare di Genova, le alture, ci sarà più follia nella Liguria, non lo so...
Angela Brambati
Genova ci affascinò nel suo insieme, tutta intera, con la sua orgogliosa magnificenza. Così tanti, bellissimi, palazzi radunati assieme a formare qui una fila continua sulla strada principale, non si trovano da nessunaltra parte. E proprio grazie al fatto che la via è così stretta e angusta, tutte queste case sembrano ancor più grandiose e regali. Sono dimore di re e sovrani e non di mercanti arricchiti. Non si poteva comunque affatto dubitare che questi "sovrani" avessero un gusto eccellente, che al loro servizio si trovassero i migliori architetti e decoratori del tempo.
Aleksandr Nikolaevič Benois
Genova, come le grandi metropoli, è diventata una città cosmopolita. Ormai qui si sente parlare in tutti i modi meno che il genovese. Una volta, quando uno voleva sentire parlare il vero genovese, dove andava? A Prè, dalla Marina, dalla Maddalena... Andateci un po' adesso...?!
Sì, dico "andateci un po' adesso" per dirvi che quei pochi genovesi che sono di casa in quelle zone si sono messi a parlare italiano anche loro, altrimenti non li capisce più nessuno!
Giuseppe Marzari
Genova, come tutti sanno, e come i versificatori e i cantautori ci cantano e ricantano, è una città verticale, verticalissima. Dunque, salite al Castelletto, al Righi, infunicolatevi in alto, in alto, se non soffrite di allucinosi spaziali, o funzionali o psichiche. E se capitate qui per via aeroplanica, scrutate bene lo spettacolo che il finestrino vi propone, con questo ammasso di edifici che scappa su dalle acque, che in quelle si precipita, dipende dai gusti, dipende dalle fantasie. Anche l'accesso marittimo non è male. Venire in treno a Genova, invece, non sarà un delito, ma certamente è un errore. In auto, varcate la mura, si raccomanda di percorrere, al minimo, avanti e indietro, indietro e avanti, la sopraelevata (prima che sia abbattuta, come molti suggeriscono e sperano) e, che forse è meglio ancora, la circonvallazione a monte. La superba Genova ama essere guardata con sguardi superbi, alti e altieri.
Edoardo Sanguineti
Genova consiste di tante repubbliche quanti sono i nobili, e ha tanti miserabili schiavi quanti sono i plebei. E tutte queste repubbliche personali, si riuniscono in un palazzo al solo scopo di calcolare i nostri beni e mercanzie, per rosicchiarli, facendo salire e scendere la moneta: si comportano come malfattori nei confronti dei nostri beni e cercano sempre di ridurre in povertà la nostra intelligenza. Fanno uso di noi come se fossimo spugne, mandandoci in giro per il mondo in modo che, inzuppandoci negli affari, assorbiamo ricchezza: e poi, quando ci vedono ben gonfi di beni, ci spremono a vantaggio loro.
Francisco de Quevedo
Genova dovrebbe fungere d'intermediaria tra la Germania e l'Italia; è un passaggio dall'ideale al reale, da una vita d'immaginazione al benessere fisico. Non è più lo sfacelo e la negligenza di cui si è stati testimoni in molte parti d'Italia: tutto è pulito e ben costruito. Ma nulla è pittoresco, e gli occhi, ancora pieni dell'armonia di un colorito indefinibile e del tutto particolare al Sud, sono sgradevolmente colpiti alla vista dei colori sgargianti di cui ci si serve per dipingere le case, molto spesso variopinte di rosa, di verde, di giallo e di un certo bruno cannella dagli effetti orribili. Alla periferia, le case di campagna sono talmente fitte da formare una specie di sobborgo verdeggiante: tutto annuncia l'opulenza e la ricchezza di una città commerciale.
Anna Tyszkiewicz
Genova è il viluppo topografico più intricato del mondo e anche una seconda visita vi aiuta poco a dipanarlo. Nelle meravigliose strade genovesi curve, tortuose, ripide, vertiginose, misteriose, il visitatore è realmente e totalmente immerso nel tradizionale bozzetto italiano.
Henry James
Genova è magnifica città posta in dilettoso paese. Circonda essa la baja in semicerchio, e se veduta non avessi la baja di Cork, questa mi saria sembrata la più bella d'Europa. Gli edifici pubblici, e la parte più parte delle case, costrutte in pietra da taglio, sono elevatissime, e adorne di pilastri e di portici. Alcune delle contrade ti si mostrano larghe e assai regolari; ma altre sì strette, che mai non vi penetra raggio di sole. Come la città sorge sovra un piano inclinato, mai non vi si vede fango o brutture. Buone fortificazioni la muniscono e dal lato di terra e da quello del mare; né assalto alcuno può farla temere.
Le case son riccamente decorate nell'interno; pur io non saprei trovar gusto in appartamenti ove sono tante inezie. Ma Genova, lo confesso, è nel suo tutto la più bella città ch'io conosca.
Abū-Ṭālib Ḫān
Genova è magnifica, moltissime case somigliano piuttosto a palazzi, adorne di quadri dei migliori pittori italiani, però le strade sono così strette che due persone affiancate non riescono a passarci. In compenso, sono lastricate di marmo e molto pulite.
Nikolaj Vasil'evič Gogol'
Genova è molto bella con le sue case dipinte, i suoi giardini verdi a spalliera e gli Appennini dietro. Ma quanto rumore! Che moltitudine! Su tre uomini che passano per le strade, ci sono un monaco e un soldato.
Alfred de Musset
Genova e tutta la costa da Nizza a Spezzia è notevolmente aspra e bella; così è Massa.
William Turner
Genova è senza dubbio una delle più belle città del mondo, il suo Centro Storico uno dei più affascinanti oltre che dei più integri, Prè uno dei suoi quartieri più significativi e memorabili, quello che i viaggiatori e i naviganti e i turisti attenti raccontano con più vivezza quando tornano a casa.
Giancarlo De Carlo
Genova è un microcosmo. Posso dire che l'universo, che altrove si squaderna, è qui raccolto, in Genova, miniaturizzato come si deve. Ma questo accade anche perché Genova è un po' una replica del mondo, e un po' è un suo archetipo ristretto, una specie di modellino ristretto. Così, posso cercarla dappertutto, e trovarla dappertutto, se voglio. Dipende da me. Posso farne un'epitome dell'universo, che lo replica anamorficamente, e insieme lo virtualizza in ologramma.
Edoardo Sanguineti
Genova è una città grande e potente, piena di uomini morigerati, dai quali avrei potuto apprendere buoni costumi e molte qualità positive che si addicono ad un uomo prestante.
Antonio Astesano
Genova è una sorta di città di frontiera, con il mare e quindi le culture mediterranee di fronte, e l'Europa continentale alle spalle. E la mia città mentale è così anche verticale, dai monti al mare con tutto quello che ci sta in mezzo.
Max Manfredi
Genova, forse il vecchio quartiere preportuale, un labirinto medioevale dove le facciate si toccano quasi e talvolta celano palazzi che si direbbero clandestini, rovinati dal capitalismo e dall'umidità.
Manuel Vázquez Montalbán
Genova ha almeno una cosa durevole: il suo cimitero. Non conserva nemmeno quanto basta la sua memoria storica, almeno quella memoria storica ormai relativamente moderna che ci permetterebbe di spiegare il nefasto presente di un'Italia governata da un blocco reazionario. Lo sapevate che l'unica vittoria aperta dei partigiani contro l'esercito nazista durante la Seconda guerra mondiale ha avuto luogo qui, a Genova? Questa è stata una delle culle più singolari della sinistra italiana, ma cos'è oggi? L'emblema stesso di un'Italia passata dal sogno di Berlinguer alla realtà di Berlusconi e dei postfascisti.
Manuel Vázquez Montalbán
Genova ha un patrimonio culturale immenso che spesso è sconosciuto ai genovesi stessi, dal museo diocesano e le sue tele jeans al cimitero di Staglieno con le sue storie infinite. E sarà forse in quel momento lì, quando usciremo dal pesto e dalla focaccia, che cominceremo ad aprire gli occhi verso l'esterno e inevitabilmente da fuori avranno un'idea più chiara di noi. Non saremo più una città bella per morire, cambierà quella preposizione lì in mezzo, perché chi ci conosce bene, chi sa raccontarci, non riesce a dimenticarci facilmente.
Luca Bizzarri
Genova la conosci: è imponente, solida, quasi altera, pulita, benestante; notevolissima è la diffusione della lingua tedesca negli alberghi e nei negozi [...] In ogni modo vi sono più insegne tedesche a Genova che a Trieste o a Praga.
Sigmund Freud
Genova! Mia patria - fiera città! Che ti affacci sulle azzurre onde del Mediterraneo - ti ricordi di me nella fanciullezza, quando le tue scogliere e i tuoi promontori, il tuo cielo luminoso e le tue liete vigne, erano il mio mondo?
Mary Shelley
Genova la Superba è comparabile a una bella donna sprovvista di fisionomia: la si ammira ma più la si guarda, meno piace. Sarebbe difficile dare la spiegazione di questa impressione; la città è bella, i palazzi magnifici, il sito, senza essere pittoresco, è per lo meno rimarchevole, vi è molto movimento: ma è una vivacità puramente commerciale, non è più il regno dell'immaginazione e delle arti, tutto è calcolato e rivolto all'aspetto pratico della vita.
Anna Tyszkiewicz
Genova nelle ore supreme fu ammirabile. Nessun chiasso: silenzio, raccoglimento e consenso. Alla Porta Pila, v'erano delle donne del popolo che, a vederci passare, piangevano. Di là a Quarto, di tanto in tanto, un po' di folla muta. A pie' della collina d'Albaro alzai gli occhi, per vedere ancora una volta la Villa, dove Byron stette gli ultimi giorni, prima di partire per la Grecia: e il grido di Aroldo a Roma mi risonò nelle viscere. Se vivesse, sarebbe là sul Piemonte, a fianco di Garibaldi, inspiratore.
Giuseppe Cesare Abba
Genova per me è un set, una scenografia bell'e pronta dove ambiento spesso le mie canzoni idealmente, anche quando sembrano parlare di e da altri luoghi. È una realtà filtrata dalla mente, dalle impressioni del ricordo. Come quando si sognano frammenti di vita reale, costruendo nuovi ambienti e nuove storie.
Max Manfredi
Genova, potente per ricchezza, flotta ed uomini, Genova, di cui si crede non esista città più bella nel mondo o almeno nel suolo latino, in cui sono tanti edifici e tanti palazzi che tu pensi di vedere insieme innumerevoli castelli.
Antonio Astesano
Genova, reina e capo della Liguria, anzi del Tirreno (che, per le sue bellezze, nobiltate e ricchezze meritamente tal nome le se puote attribuire, la quale fra tante sue grazie da Iddio, dalla natura e d'amore ricevute, di bellissime gentili e cortesi donne, più che altra città d'Italia, era ed è oggi di adornata).
Giovanni Battista da Udine
Genova sorge in un bellissimo golfo sulle pendici di una collina e, abbellita com'è da una splendida architettura e da giardini, offre dal mare una vista superba.
Mary Wortley Montagu
Genova vista dal mare è una delle cose più belle che si possano vedere al mondo.
La città si innalza in fondo al golfo, come se uscisse dai flutti, ai piedi della montagna. Lungo le due coste che si arrotondano intorno a lei per racchiuderla, proteggerla e accarezzarla, vi sono quindici cittadine, serve e vassalle, che riflettono nell'acqua le case dai colori chiari. A sinistra della loro grande patrona ci sono Cogoleto, Arenzano, Voltri, Pra, Pegli, Sestri Ponente, San Pier d'Arena; a destra, Sturla, Quarto, Quinto, Nervi, Bogliasco, Sori, Recco, Camogli, ultima macchia bianca sulla punta di Portofino, che chiude il golfo a sud est.
Sopra al suo immenso porto, Genova si stende sui primi mammelloni delle Alpi, che si innalzano dietro, curvi e allungati in una gigantesca muraglia. Sul molo, la torre alta e quadrata del faro, detto 'la Lanterna', sembra una candela smisurata.
Guy de Maupassant
Girare a Genova vuol dire sottoporsi ad un supplemento di difficoltà: a fronte dello straordinario potenziale della città, bellissima e quanto mai cinematografica, a fronte di una tradizione di personaggi attivi nel settore e della vitalità continua di un fiorente «vivaio», c'è l'ostilità quasi manifesta della città, refrattaria agli stimoli, dura, pienamente aderente alla sua immagine chiusa.
Giovanni Robbiano‎
ha continuato a ricevere stimoli da coloro che, provenendo dall'esterno, ne restavamo come affascinati, storditi da una bellezza che non appariva loro immediatamente al primo sguardo ma che, al contrario, doveva essere cercata, compresa, centellinata e infine trasformata in un bene prezioso dell'anima.
Maurizio Fantoni Minnella
Ho domandato al Dr Alexander che è qui la migliore autorità medica – e dice che l'aria di Genova è la migliore possibile – e i bagni sufficientemente convenienti.
George Gordon Byron
Ho preso una passione per il mare fin dal mio soggiorno a Livorno. A Genova ho sentito l'alito della libertà. I ritratti di Mazzini e di Garibaldi in trattoria mi hanno sorpreso e dato gioia.
Apollon Aleksandrovič Grigor'ev
I costumi a Genova sono privi di tutti quegli affetti che, altrove, ne rappresentano l'ornamento, la felicità, la virtù. Non c'è madre, non c'è bambino, non c'è fratello; non ci sono eredi, né parenti. Non si è neppure amante: si è uomo o donna.
Charles Dupaty
I passi di chi cammina nella sua città volendone vivere tutti i momenti, ricalcano le orme già lasciate in altre ore; è un fatto automatico che considero una caratteristica dei genovesi. Comperare sempre nello stesso negozio, passare dalla stessa strada, prendere il bianco (una volta) o aperitivo nello stesso bar, girare a quell'angolo. Un tempo si controllava l'ora al solito orologio (erano verdi con lo stemma di Genova) e si diceva magari la preghierina propiziatoria davanti alla Madonnina illuminata. Una ripetitività che dimostra il senso del possesso delle cose e soprattutto una gran voglia genovese di non cambiare, di non correre.
Vito Elio Petrucci
Il colloquio che ho avuto con Teresa Ravano è stato interamente dedicato alle «genoveserie» che – a quanto ho appreso – comprendono anche l'avarizia, il lusso, la superbia, la piccineria.
La signora Ravano mi ha raccontato di un riccone di qui che, canzonato da un amico per la sua «povertà», invitò costui a pranzo: gli fece servire quattro uova crude e fece cuocere la semplice portata sulla fiamma di biglietti di banca.
Sibylle Mertens-Schaaffhausen
Il Miramare di Genova inghirlandava la curva oscura della spiaggia con festoni di luce e la sagoma delle montagne faceva spicco sullo sfondo nero grazie al riverbero delle finestre degli alberghi più in alto. Pensavamo agli uomini che sfilavano per le gaie arcate come Carusi ancora ignoti, ma ci assicurarono tutti che Genova era una città commerciale, molto simile all'America e a Milano.
Francis Scott Fitzgerald
Il rumore del treno, il cicaleccio puerile che lo circondava nello scompartimento stipato, tutto ciò che rideva e cantava intorno a lui ritmava e accompagnava una specie di danza interiore che lo portò per ore, immobile, ai confini del mondo e finalmente lo scaricò, giubilante e interdetto in una Genova assordante, che scoppiava di salute davanti al suo golfo e al suo cielo in cui fino a sera lottavano il desiderio e la pigrizia. [...] Si smarrì poi nelle strade strette e piene di odori della città vecchia, lasciò che i colori urlassero per lui, che il cielo si consumasse sopra alle case sotto il suo peso di sole e che i gatti si riposassero per lui nell'immondizia e nell'afa. Andò sulla strada che domina Genova e lasciò salire verso di lui, in una lunga lievitazione, tutto il mare carico di profumi e di luci. Chiudendo gli occhi stringeva la pietra calda su cui stava seduto e poi li riapriva su questa città in cui l'eccesso di vita urlava in un esaltante cattivo gusto.
Albert Camus
Il secondo giorno dopo le calende di aprile siamo partiti dal porto di Genova, alle prime luci dell'alba. C'era un bel sole, anche se a ponente se ne stavano acquattate delle nuvole gonfie e grigie.
Era la prima volta che lasciavo la mia città. Sembrava schiacciarsi su se stessa e contro i monti, diventava una striscia color avorio e argilla man mano che la nave si allontanava da terra: non distinguevo più il colonnato della mia vecchia biblioteca, la facciata della basilica, le arcate del circo, niente dei cunicoli intorno al porto, delle botteghe che si affacciano su di esso, del mercato coperto a tre piani. Soltanto il profilo delle insulae più alte, ma da noi non erano né numerose né alte come a Roma, semplici dentellature in quella striscia avorio-argilla che era ormai la mia città. [...] Mi dispiaceva vedermela lì davanti schiacciarsi e rimpicciolirsi sempre di più, Genova, la città dove ero nato e dove avevo passato sino a quel momento tutta la mia vita, e che mi era sempre sembrata importante e in fondo non proprio brutta. Ma ora lì dal mare, che quasi spariva... Non facciamola lunga, non è che mi sia messo a piangere o a sospirare: soltanto un po' di nodo alla gola, un'ansia indefinibile, che è subito passata.
Giuseppe Conte
Il viaggio per mare è stato un avvenimento. Come andava gradatamente sparendo lontano, la grande Genova notturna, disseminata di luci, assorbita dal chiaro di luna, così come un sogno trapassa in un altro! [...] Come un sogno Genova si sprofonda nel mare. Sono morto per questo mondo, dileguato con l'ultima luce? Oh, fosse così! Sarebbe possibile?
Paul Klee
In questa città non vi è nulla che non sia per il massimo ornamento della città, eccetto l'austerità e la severità degli uomini che, sebbene non attenga al decoro, attiene tuttavia alla potenza della città. Nessuna città d'Italia è più forte, perciò come gli italiani definiscono Milano grande e popolosa, Firenze bella, Venezia ricca ed ammirevole, Napoli gentile e nobile, Ravenna antica, così chiamano Genova superba, magnanima e forte.
Anselmo Adorno
Io calcolo tutto, io calcolo l'ovvio. Io vado a vedere. Io sono di Genova, a me non me lo metti in quel posto lì... Io non sono il bolognese... Io sono di Genova: io ti conto i peli del culo uno ad uno!
Beppe Grillo
Io non ho mai visto nulla come questa Genova! È qualcosa di indescrivibilmente bello, grandioso, caratteristico: Parigi e Londra al confronto con questa divina città scompaiono come semplici agglomerati di case e di strade senza alcuna forma. Davvero non saprei da dove cominciare per darti l'impressione che mi ha fatto e continua a farmi tutto ciò: io ho riso come un fanciullo e non potevo nascondere la mia gioia! Per offrirti nel tuo compleanno il dono secondo me più grande, ti prometto oggi di farti fare nella prossima primavera una gita a Genova.
Richard Wagner
L'assenza solo apparente di architetture storicamente celebrate ha spesso allontanato la grande massa (formatasi attraverso la frusta retorica monumentalistica) da un'esatta percezione della segreta bellezza della superba, che crediamo risieda nella totalità del suo manufatto urbano, dove ciascun episodio architettonico, sacro o profano, è parte significativa di una lunga, lunghissima narrazione di secoli che è quindi una metafora della stessa idea di città. Genova, infatti, non può che apparire ai nostri occhi come città-paesaggio, laddove la stessa edilizia diviene paesaggio, adattandosi di volta in volta ai movimenti del terreno su cui è sorta, generando per effetto naturale sempre nuove e talora vertiginose prospettive. In altre parole, siamo immersi in una verticalità superba di fronte all'infinità orizzontalità del mare.
Maurizio Fantoni Minnella
L'edificio è una di quelle magnifiche ville in cui i nobili genovesi profusero milioni al tempo della potenza di quella repubblica aristocratica. Se la tarda sera è bella in qualche luogo, lo è indubbiamente a Genova, quando è piovuto come piove laggiù, a torrenti, per tutta la mattinata; quando la purezza del mare gareggia con la purezza del cielo; quando il silenzio regna sul viale e nei boschetti di quella villa, tra i marmi dalla bocca spalancata da cui l'acqua fluisce con un senso di mistero; quando le stelle brillano, quando le onde del Mediterraneo si susseguono come le confidenze di una donna a cui strappiate parola per parola.
Honoré de Balzac
La città di Genova nelle cose dell'armi, in quelle delle lettere, e in ogni altra operazione onorata, s'è fatta conoscer sempre di star più vicina al colmo che al mezzo...
Girolamo Ruscelli
La città è circondata da mura e gli abitanti non sono governati da un re, ma da magistrati che nominano a loro piacimento. Ogni cittadino ha sulla casa una torre, e nei periodi di guerra si combattono fra di loro dall'alto delle torri. Hanno il dominio del mare; costruiscono delle imbarcazioni chiamate galeras e compiono atti di pirateria contro ʾEdom e Išmaʿʾel, dal paese di Javan fino alla Sicilia, ed il bottino dei loro saccheggi lo riportano da ogni parte a Genova. Sono in guerra permanente con i Pisani.
Beniamino di Tudela
La città è di per sé bellissima ed affascinante: infatti oltre la sua limitata estensione è cinta da stupenda mura: è ricca di palazzi privati in marmo, in parte bianco, in parte nero, variamente diversi tra di loro con piacevole effetto. Anche i grandi edifici delle famiglie nobili, ciascuno rifugio di una sola famiglia, si elevano sulle vie pubbliche e ne adornano in modo straordinario la loro eccessiva angustia. Inoltre il porto, opera dell'uomo, diga opposta al mare, opera da vedersi per l'eleganza e per il valore, che mai colpiscono le continue tempeste, testimonia la bellezza della città.
Giannozzo Manetti
La città pullula di ricchi mercanti che viaggiano per terra e per mare e si avventurano in imprese facili e difficili. I genovesi, dotati di un naviglio formidabile, sono esperti nelle insidie della guerra e nelle arti del governo; tra tutte le genti latine sono quelle che godono di maggior prestigio.
Muhammad al-Idrisi
La dolcezza della morbida primavera si addice a Venezia, come il sole abbacinante d'estate si addice alla splendida Genova, e l'oro e la porpora dell'autunno a Roma, grande e antica.
Ivan Sergeevič Turgenev‎
La genialità dell'uomo sembra qui ingrandire grazie agli ostacoli, e il suo talento non si manifesta mai che di fronte alle difficoltà che sembrano frapporsi ad un libero sviluppo. Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un'originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l'inatteso della grandezza. Essi non sarebbero arrivati a queste ingegnose e brillanti combinazioni di portici, di scalinate, di terrazze e di gallerie che offrono al trepidare delle arti il carattere dell'imprevista fantasia e alla più modesta delle materie l'aurea sobrietà.
Louis Énault‎
La magnificenza poi e la ricchezza dei tanti suoi palagi, la scenica prospettiva del suo porto e dei tanti edifizj antichi e moderni che lo coronano, fanno di Genova una città da non sostener confronto. Tutte le arti concorsero ad abbellire i palazzi di Genova, i suoi stabilimenti e i suoi templi. In ogni parte le opere di scultura , i lavori della pittura richiamano l'attenzione non meno dell'amatore che dell'artista.
Giacinto Amati
La processione senza croce, ma coi moccoli! Bisogna dirlo, pel mulo, è regola genovese, un santo tirato giù di paradiso è un pungolo alla groppa.
Ambrogio Bazzero
Le case sono tutte di quattro o cinque piani di altezza, chiuse e protette da grossi portali di ferro, costruite in pietra per ovviare al pericolo del fuoco, e sopra tutte lastricate, così che si può camminare ed andare in alto fino al termine della strada così agevolmente come attraverso la navata di una chiesa ben pavimentata con grosse pietre e con ciottoli.
Jean d'Auton
Mi capitava di raccontare di come la città era incastonata tra il mare e una catena di colli brulli e massicci, formando una figura urbana che era piuttosto insolita per l'esperienza dei miei interlocutori livornesi o tunisini o più tardi triestini; di come le strade dell'abitato antico erano sinuose e strette e quelle dell'abitato moderno dritte e larghe, con case alte e secche le prime, con palazzi tarchiati e fastosi le seconde; di come spesso negli edifici si poteva entrare sia dal basso che dall'alto, per cui i tetti non erano una fine ma un principio, non concludevano ma erano invece un esordio; della magnificenza civile della piazza De Ferrari e di via XX Settembre; del Bisagno che avevo attraversato di continuo per andare in centro dalla casa d'affitto dove abitavo in via Paolo Giacometti angolo piazza Giusti; del Porto soprattutto e delle navi che entravano fin dentro la città per ormeggiarsi ai vari Ponti.
Giancarlo De Carlo
– Mi consenta di chiederle, dottore, quale città straniera le è piaciuta di più?
– Genova.
– Perché Genova?
– C'è una meravigliosa folla nelle sue strade. Quando esci, la sera, dall'albergo, sono tutte gremite di gente. Ti muovi in mezzo alla folla senza una mèta, su e giù, a zig zag, vivi della sua vita, ti fondi con essa psichicamente e cominci a credere che in realtà sia possibile un'unica anima universale.
Anton Čechov
Mio caro generale, vi ho affidato l'affare di Genova perché siete un coraggioso. Non potevate fare di meglio e meritate ogni genere di complimenti. Spero che la nostra infelice nazione aprirà finalmente gli occhi e vedrà l'abisso in cui si era gettata a testa bassa. Occorre molta fatica per trarla fuori ed è proprio suo malgrado che bisogna lavorare per il suo bene; che ella impari per una volta finalmente ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità e a odiare questa vile e infetta razza di canaglie.
Vittorio Emanuele II di Savoia
Nei confronti di Genova ho un rapporto di amore-odio, una città bellissima ma anche insopportabile, dove contano solo gli status symbol tipo 'Quella come nasce?', una domanda alla quale ero solita rispondere 'Credo che nasca dall'utero di sua madre!'. Per noi era molto difficile vivere in quell'ambiente, in una città che ti toglie il gusto di vivere; non è la forma, è il fare le cose che uno ha piacere di fare. Vivendo a Genova, o hai la grande rivolta o rimani incatenato a una vita di un grigiore spaventoso.
Tina Lagostena Bassi
Nel dir Nazione, intendo una moltitudine d'uomini, per ragione di clima, di luogo, di costumi, e di lingua, tra loro diversi: ma non mai due Borghetti o Cittaduzze d'una stessa Provincia, che per essere gli uni pertinenza es. gr. di Genova gli altri del Piemonte, stoltamente adastiandosi, fanno coi loro piccioli inutili ed impolitici sforzi ridere e trionfare gli Elefanteschi lor comuni oppressori.
Vittorio Alfieri
Nelle città italiane, ci sembra, è spesso l'uomo giovane che predomina; tra i diciotto e i trenta, senza cappotto, con scarpe tirate a lucido, cappello di feltro o di paglia inclinato sulla testa, mani in tasca, sigaretta tra le labbra, seduto ai caffè, sulle ampie piazze, in piedi sulle scalinate degli edifici pubblici. Così anche a Genova. Essi discutono a gruppi, ridono, litigano; sembra siano soli. La signora, il signore anziano, persino il ragazzo, si fanno da parte. La città sembra appartenere al giovane, è lui che decide sul suo futuro. Questo ha qualcosa di rinfrancante e allo stesso tempo inquietante. Poiché questi giovani hanno molto raramente l'aria cattiva, eppure mai troppo pacifica.
Erika e Klaus Mann
Nessuna città annunzia meglio l'Italia di Genova; essa è il degno portico marmoreo di cotesta immensa galleria, che finisce al golfo di Taranto; è il peristilio di cotesto museo che mostra i suoi quadri, le sue statue, le sue città sulle mura degli Appennini, e rinfresca la sua atmosfera colle brezze che spirando da' suoi due mari si incrocicchiano.
Joseph Méry
Noi a Genova abitavamo nel quartiere pittoresco dell'angiporto – cioè contrabbandieri e prostitute – e non eravamo di certo una famiglia ricca. [...] Mia madre non ha mai chiuso la porta di casa a chiave, nonostante sotto di noi ci fossero due fratelli che entravano e uscivano dalla galera.
Angelo Branduardi
Noi genovesi, tutti, della Nord o della Sud, ci siamo innamorati di un posto senza sapere il perché, ci siamo innamorati di un posto che fa di tutto per non farsi amare. Se non ricordo male fu Tonino Conte, regista e creatore del Teatro della Tosse insieme a Emanuele Luzzati, a dire che Genova è la città perfetta per morire. Sembra fatta apposta, con quella sua luce abbagliante e spettrale, e lo sembra anche perché si ostina a essere una città rivolta al passato, dedita com'è a celebrare una grandezza antica piuttosto che a ricercarne una futura.
Luca Bizzarri
Noi, dopo aver percorso le famose città dell'Asia e i popoli della feroce Europa con un lungo viaggio, siamo giunti a Genova, la sola che dovevamo vedere, grande ornamento del mare italico, desiderando deporre l'antica fiamma: dopo averla ammirata da un alto scoglio che frange il mare occidentale e sostiene una torre superba che offre luce ai naviganti nell'oscurità, osservo un'opera più grande di quanto mente umana possa immaginare: infatti mi è sembrato di aver visto una città eccelsa per la posizione straordinaria che ciascun angolo rende terribile per il nemico e temibile per tutto il mondo.
Francesco Filelfo
Non esiste un segno o vaga ombra di qualcuno che si interessi realmente a noi. E non parlo da inglese: ho avuto modo di ascoltare le impressioni di alcuni ufficiali, provenienti da diverse parti d'Italia e in altrettante parti stanziati, nelle quali mi confermavano la mia impressione su questo aspetto dei sanremesi, aggiungendo che è una caratteristica di tutta la Riviera genovese. «Aprono le loro mani solo per prendere soldi e mai per spenderne»; oppure: «Due parole mancano al loro vocabolario: generosità e ospitalità». Tutti gli ufficiali descrivono le altre parti d'Italia, come le province, ecc., con toni completamente differenti e le mie stesse esperienze scritte sulla Calabria e gli Abruzzi me lo hanno comprovato. Qui è noto che nonostante ci siano molti ricchi, vivono in ristrettezza e spilorceria: quello che noi (come le maggior parte degli italiani) riteniamo una forma comune di cortesia (rinfreschi, cene, o quel che ti viene in mente) in loro suscita disprezzo e disgusto. «Nella Riviera, economia vuol dire avarizia», ho sentito dire spesso. Capirai dunque che qui non c'è molta vita sociale.
Edward Lear
Non saprei immaginare Genova in rovina. Di archi così massicci, di così poderose fondamenta, su cui poggiano questi torreggianti e vasti edifizi, raramente ne abbiamo già visti; e i grossi blocchi di pietra di cui son fatti questi palazzi non rovineranno mai; muri spessi quanto in America è alta una normale porta non possono crollare.
Mark Twain
O Genova! o Genova! Chi può mai descrivere i tuoi palazzi di via Balbi, della Nunziata, della Nuova o della Nuovissima, e le casette a otto piani nelle strettucce che sembrano scolatoi al mare? Chi ti dirà il nobile effluvio dei cedri e il plebeo fetore del baccalà; la splendida pace dei pensili orti e l'arrabattarsi lucroso nel porto: la vita opulentemente stanca nelle sale d'ozio e la insaziabile voluttà della marmaglia saettata dal sole: la bianca melanconia degli atri, degli scaloni, delle corti solitarie e l'immensa gazzarra delle mille navi?
Ambrogio Bazzero
Ovunque e per ogni dove si ergono dimore regali sotto il cielo carico di nubi: le pareti non sono di laterizi, ma di marmo, scolpite in modo ammirevole e adorne di grandi finestre e mille colonne decorano uno spazio proporzionato a queste.
Francesco Filelfo
Per comprendere ciò che produce la libertà, è necessario di andare a Genova; tutto colà annunzia l'abbondanza e la ricchezza. Il commercio è l'anima di questo popolo industrioso. I nobili stessi non si vergognano di esercitarlo in ambe le riviere di ponente e di levante, che ho percorso in tutta la loro estensione, camminando non di rado colle mani e coi piedi... I Genovesi e gli Olandesi sono i banchieri di tutti i principi d'Europa, che abbisognano di denaro.
Carlantonio Pilati
Per la prima giornata, il viaggio da Genova verso sud, lungo il mare, è uno dei più belli che si possano fare. Genova poi sorge sulle colline, in mezzo ad oliveti verdi-azzurri. Nei giardini crescevano aranci e melograni, e i lucenti limoni verde pallido facevano pensare alla primavera, proprio allora che noi scandinavi ci approssimiamo all'inverno. I temi degni d'un quadro succedevano l'uno all'altro; per me tutto era nuovo e indimenticabile, e vedo ancora adesso gli antichi ponti ricoperti d'edera, i cappuccini per la strada e le schiere di pescatori genovesi con i berretti rossi in testa. La costa era tutto uno splendore, con le belle ville e il mare costellato di velieri e vapori dai camini fumanti.
Hans Christian Andersen
Per noi liguri in esilio, Genova è – superfluo dirlo – il mare e il suo odore che arriva fino ai monti, quando la tramontana ripulisce l'aria. O il lépego che ti si attacca addosso come una camicia umida, quando l'aria si incolla allo scirocco.
Genova è il suo dialetto arabo, la grazia agra delle bagasce che ne adornano i vicoli. È le sue canzoni – di emigranti che rimpiangono e se possono ritornano, lungo le strade profonde che il vento scava tra le onde e che le onde cancellano subito.
Genova è anche la voglia di esserci e quella di scapparne, è una madre che ti porge la sua tetta asciutta e poi ti frusta o ti ferisce con carezze ruvide, è un'amante che ti sconvolge i sensi e poi non si dà. Noi tutti l'amiamo controvoglia e controvento, con un amore da inabili e una fregola non condivisa, che ti costringe a tradirla per sopravvivere e poter tornare da lei.
[...] Genova è il tuo primo oceano e il tuo primo asfalto, la prima scopata e la prima voglia di saltare oltre l'orizzonte. Ed è di più, una serie smisurata di prime volte: il primo whisky, la prima amante, la prima moglie, il primo figlio. [...]
Ma Genova è anche gli amici vivi che da lontano ti vedono crescere e invecchiare, per esempio i pescuèi che, proprio come ne «Il pescatore», hanno la faccia solcata da rughe che sembrano sorrisi e, qualsiasi cosa tu gli confidi, l'hanno già saputa dal mare.
Cesare G. Romana
Più di questo.
slogan
Più spiaggia libera per noi, molto genovese. E lo sono fin nelle viscere perché, sebbene la mia parte cosmopolita insista nel dirmi che gente in spiaggia significa turismo, consumi, benessere, allegria, vitalità, socievolezza e tutto quello che sulle spiagge romagnole è perfetto, il mio essere genovese continuerà sempre a sibilare meno gente, più spiaggia libera per noi. Non si scappa dal marchio della Superba.
Barbara Fiorio
Preso l'omnibus (2 soldi) fino all'estremità del porto. Il faro (alto 300 piedi). Ci son salito. Vista superba. La costa verso il sud. Un promontorio. Tutta Genova e le sue fortezze dinanzi a voi. L'altezza e la distanza di queste fortezze, la loro esterna solitudine. La desolazione, l'aspetto selvaggio delle valli che intercorrono sembrano fare di Genova la capitale e il campo fortificato di Satana; fortificato contro gli Arcangeli. Le nuvole che si addensano sui bastioni sembrano immaginarie.
Herman Melville
Quando io venni al mondo Genova era una delle più belle e tipiche città italiane. Aveva un centro storico ben conservato e tale da conferirle un posto di privilegio tra le villes d'art del mondo; una circonvallazione più moderna dalla quale il mare dei tetti grigi d'ardesia lasciava allo scoperto incomparabili giardini pensili; e a partire dalla regale via del centro una ragnatela di caruggi che giungeva fino al porto [...]. Ma Genova non saprei dimenticarla. Ne conosco il dialetto, l'ho parlato a casa e fuori [...]. Una città che è una striscia di venti chilometri, da Voltri a Nervi, e a mezza via il grosso nodo centrale. Vista da un aereo sembra un serpente che abbia inghiottito un coniglio senza poterlo digerire.
Eugenio Montale
Quella città famosa, il cui eccelso stato produce simili eroi nelle armi e nelle lettere; quella che da tanti secoli conserva maestà regale senza curvare a nessun re la testa superba: Genova la bella, dico, cui bacia i piedi il mare.
Lope de Vega
Quella nobilissima città, la quale, come io soglio dire alle occasioni, è una vera terra d'eroi in Italia.
Girolamo Ruscelli
Questa città è molto antica, dicono che la fondò Giano, principe troiano, dopo che sfuggì alla distruzione di Troia. E sembra proprio edificata dalla mano di un uomo vinto, perché è fondata su di una montagna molto impervia sul mare; tutte le case sono come torri di quattro o cinque piani ed anche più; le strade sono strette e molto difficili gli ingressi; la terra è molto povera di risorse, però è gente molto industriosa, tanto che se le procurano abbondantemente per il mondo e le possiedono, come se le fornisse il suolo.
Pedro Tafur
Questa città è soprannominata la Superba. In realtà, a Genova solo gli edifici sono grandi, il resto tutto è piccolo in questa nazione. (Johann Wilhelm Archenholz)ù
Questa città offre i contrasti più singolari. A Genova c'è tanto libertinaggio, che non ci sono prostitute; tanti sacerdoti, che non c'è religione; tanti a governare, che non c'è governo; tante elemosine, che i poveri vi brulicano.
Charles Dupaty
Questa è una delle città più belle che abbia mai visto; alcuni edifici erano di un marmo bellissimo, e avevano un'aria decisamente nobile; e molti avevano di fronte delle fontane molto curiose. Le chiese erano ricche e magnifiche, e curiosamente decorate sia all'interno che all'esterno. Ma tutta questa grandiosità era, ai miei occhi, macchiata dagli schiavi delle galee, la cui condizione sia là che in altre parti d'Italia è davvero pietosa e squallida.
Olaudah Equiano
Questa mistica impronta di città di affari imponente e animata deriva forse anche dal fatto di sapere quanto sia carica di storia; piena di fantasmi e di avventure del passato.
Erika e Klaus Mann
Salivano voci e voci e canti di fanciulli e di lussuria per i ritorti vichi dentro dell'ombra ardente, al colle al colle. A l'ombra dei lampioni verdi le bianche colossali prostitute sognavano sogni vaghi nella luce bizzarra al vento. Il mare nel vento mesceva il suo sale che il vento mesceva e levava nell'odor lussurioso dei vichi, e la bianca notte mediterranea scherzava colle enormi forme delle femmine tra i tentativi bizzarri della fiamma di svellersi dal cavo dei lampioni.
Dino Campana
Scoprire Genova come ti venne raccontata sui libri (e come i suoi abitanti amano narrarla) procura una sensazione incantevole. In primo luogo perché ti restituisce quel minimo di fiducia necessaria nella parola scritta e nel racconto orale, senza di cui vagheresti senza bussola nelle tue elucubrazioni sull'universo mondo. In secondo luogo perché Genova è bellissima davvero. La guardi e brilla nei suoi palazzi meravigliosi, a qualunque altezza sul livello del mare. Di più: è letteralmente sfolgorante nelle successioni di bianco impero, di ocra, di verde muschio, di rosso bruno. Dal Porto Antico al Matitone nelle ore della tarda mattinata che dovrebbero essere infuocate e non lo sono. Le strade non starnazzano, perché il traffico d'agosto rende tutti più civili e spensierati. Intorno e sopra di te c'è solo un'architettura mozzafiato di forme e di colori che ti puoi fermare a contemplare estasiato, senza temere che ogni minuto di sosta ti renda più appiccicosa la camicia. Insomma quando non piove e non c'è la macaia (non ho mai capito come si scriva) Genova è davvero la più bella città di mare d'Italia.
Nando dalla Chiesa
Sembra che gli italiani non abbiano nulla da chiedere a Dio. Del resto, è agli esiliati che bisogna chiedere che cosa è la patria, agli amanti infelici che cosa è l'amore, all'inverno che cosa è la rosa. Gli abitanti di Genova hanno sempre sole e rose; vedono sempre il cielo azzurro. Perché dovrebbero pregare?
Alphonse Karr
Sembrava difficile aggiungere della bellezza a Genova eppure è quello che si sta facendo. Si poteva temere di guastarla "modernizzandola" e, vedendo i primi tentativi, lo si poteva anche credere ma adesso ci si accorge che l'apertura di grandi piazze e la costruzione di case altissime non stonano con le vecchie strade dell'antico centro. Fa piacere e non c'è dubbio che fra una diecina d'anni Genova diventerà la più bella città del mondo, dopo Roma. Lo è già. Ma Napoli può competere con lei. Fuori d'Italia, non c'è che Barcellona che possa essere paragonata alle grandi città italiane.
Valery Larbaud
Signora, questo desiderio deve essere in voi come gli aranci della riviera genovese, che, per quasi tutta la durata dell'anno, sono carichi di frutti, di fiori e di foglie allo stesso tempo.
Francesco di Sales
Situata alla riva del mar ligustico, ai piedi delli , in mezzo a due incomparabili riviere, conosciute sotto nome di levante l'una, di ponente l'altra; a foggia di anfiteatro allo stremo del più bel golfo del Mediterraneo, sul pendio d'uno scoglio nudo e arido che l'obbligò a chiedere il soccorso dell'arte, onde supplire a quanto aveale negato natura.
Giacinto Amati
Sono rimasto quasi un mese a Parigi, otto giorni a Lione, undici a Torino e ora sono a Genova da circa tre settimane... Nessuna città mi è piaciuta più di questa. Le chiese, i palazzi, per la verità anche le comuni case d'abitazione, sono splendidi. Ma c'è un difetto, la maggior parte delle strade sono molto anguste...
George Berkeley
Totalmente insoddisfatto della sosta in questa città , ne ripartii dopo appena due giorni, per Genova. Qui mi parve veramente che l'agognato miracolo stesse per compiersi. Ancora oggi la splendida impressione di questa città combatte in me la nostalgia della rimanente Italia. Passai alcuni giorni di vera ebbrezza; ma fu certamente la mia grande solitudine in mezzo a queste impressioni che ben presto mi fece sentire l'estraneità di questo mondo, in cui mai mi sarei potuto sentire come in casa mia. Incapace di visitare secondo un piano regolare i tesori artistici della città, mi abbandonai senza guida ad una specie di sentimento musicale del nuovo ambiente in cui mi trovavo, e cercai prima di tutto il punto in cui avrei potuto fissarmi e godere tranquillamente delle mie impressioni.
Richard Wagner
Tra le città d'Italia Genova mi è parsa in gran parte la più illustre per taluni aspetti e la più bella, a meno che non mi inganni e non mi tragga in errore l'affetto per l'antico progenitore Opizzino Adorno, che trasse origine da qui. Non mi ricordo di aver visto nessuna città, eccetto Damasco, più piacevole dall'aspetto esteriore: se uno si ferma presso la torre di Capodifaro, considererà la visione della città che gli si offre molto piacevole e mirabile.
Anselmo Adorno
Un cupo rossore infuocava le facciate marmoree dei palazzi ammassati lungo le pendici di un'arida collina il cui spoglio crinale tracciava, alto sul cielo che imbruniva, un rigo luminoso e spettrale. Il sole invernale tramontava sul golfo di Genova. Oltre la costa a oriente il cielo era come vetro scuro. Anche il mare aperto aveva un aspetto vitreo, e sulla sua superficie rossastra la luce della sera indugiava come incapace di staccarsene. Le vele di alcune feluche alla fonda apparivano rosee e allegre, immobili nell'oscurità crescente. Tutte puntavano la prua verso la Superba. All'interno del molo, che era lungo e terminava con una tozza torre rotonda, l'acqua del porto si era fatta nera.
Joseph Conrad
Una città sepolta da riscoprire e rivalutare.
Ennio Poleggi
Una delle malattie di Genova la chiamerei dei veti contrapposti: quando si trova di fronte a un progetto si oppone solo per il gusto di opporsi.
Andrea Gallo
Una diffidenza generale verso qualsiasi cosa odori di contemporaneità, come si vede nel tono generale delle insegne, delle vetrine, delle pubblicità, e come ho dovuto constatare in sede ben più significativa, nell'ambiente studentesco... I difetti che si riscontrano a Genova, se pur comuni ad altre città, se pur giustificati dalla relativa lontananza dalle due capitali, indiziano per altro una gravissima inerzia morale... Escludersi da ogni catena di rapporti dà luogo – oltre all'inerzia e alla stasi – ad un complesso di inferiorità e di colpa, quello di cui soffrono tutti i genovesi che ho conosciuto, nell'ambito dei più vari campi della cultura.
Eugenio Battisti
Veramente ha un aspetto sovrano, da una parte elevata a dominare il mare e dall'altra appoggiata a quella bella catena di montagne.
Madame de Staël
Verdi lo ha espresso perfettamente. "Popolo della feroce storia." È un luogo che non ha mai superato il suo feroce passato. [...] Una volta che Genova ti entra dentro, non te ne puoi liberare. [...] Genova ha un cuore e un'anima come nessun altro.
Mitchell Wolfson
Vidi Genova, per la prima volta, una mattina d'inverno: l'atmosfera era perfettamente trasparente, il cielo blu pallido e ad un tempo profondo. Durante la notte era nevicato. La neve immacolata – che ancora nessuno aveva calpestato – colorava d'un delicato rosa la cima dei monti che, argentea cresta, era illuminata dai raggi obliqui del sole nascente. [...] Ogni idea che sfumava calma, limpida freschezza, serenità, si svegliarono in me quando dalla prora del vascello contemplai questa bella Genova: la fronte nella neve, i suoi piedi di bianco marmo dolcemente carezzati dalle onde. La città mostrava, per piani, il suo anfiteatro di chiese e palazzi. Nel ricordo si presenta, talvolta, ancor oggi, con una fedeltà ineffabile.
Questa prima vista di Genova è incontestabilmente bella, e occorre gioirne con calma, a lungo, senza ingordigia.
Louis Énault‎
La prima volta che andai a Genova non avevo più di quattro anni e non so cosa pensai di quel luogo strano. Aveva un mare così diverso da quello a cui ero abituata. In quella città ancora sconosciuta, sembrava tutto un porto, abitato da imbarcazioni troppo grandi e da strani mostri ferrosi con la carcassa arrugginita e portentosa.
Emanuela Abbadessa
Quella città stretta e grigia, se il mare è grigio, o larga e blu, se anche il mare lo è.
Emanuela Abbadessa
Vista dal mare è bellissima. Si inerpica irregolare strappando l'aria alla montagna, la assedia e di notte ci si addormenta sopra. I palazzi svettano su fondamenta sghembe, incuranti del suolo scosceso, e si colorano di nuvole e di cielo, solleticati dalle ali dei gabbiani in volo.
Emanuela Abbadessa
Forse è una città che, negando un po', costringe a esprimersi anche altrove. C'è tanto amore nei confronti di questa città e forse anche tanta repulsione. Genova è una grande città e ha sicuramente fama di essere la culla dei cantautori, ma nonostante questo non ospita alcuna produzione discografica o televisiva e questo è certamente un fatto curioso. Bologna, ad esempio, è un terzo di Genova, ha cantautori come Dalla, Guccini, Cremonini e infatti è sede anche di diverse produzioni. Questa si chiama buona volontà istituzionale, politica. Se non ci sono le produzioni, a un certo punto un artista se ne deve andare.
Gian Piero Alloisio
Ricordo che Gaber mi raccontava che nei primi tempi partiva da Milano e veniva a Genova a provare quella canzone, e veniva qui perché questa città era il "centro" della canzone, soprattutto per quegli autori che erano interessati alle parole, perché bisogna ammettere che – come testi – i genovesi sono molto più profondi, più poetici ed impegnati degli altri: è una questione di carattere, non c'è niente da fare.
Gian Piero Alloisio
... ti dà una mano, è vero; ti costringe a scoppiare con la canzone, con l'arte, con il palcoscenico, con la comicità, con il teatro, con la poesia, la letteratura, con quello che vuoi.
Questo è anche il motivo per cui le parole delle canzoni a Genova sono più belle, perché la tradizione poetica è più forte.
Gian Piero Alloisio
Chi non riterrà incomparabile la sua posizione, ammetterà di non conoscere cosa si debba ammirare o desiderare in una città: è infatti situata nel golfo ligure, a tergo è difesa dai gioghi degli Appennini e di fronte è cinta da altissimi flutti, in modo da essere sicura dalle incursioni dei popoli confinanti e dagli assalti dei pirati. Rende notevole questa posizione soprattutto il fatto che la città stessa è posta quasi al centro della riviera ligure, in modo che, essendovi di qua e di là castelli molto muniti e forti ed alcune città illustri, è posta per così dire, tra ali di cavalleria ed è indubbiamente una posizione molto adatta per dominare e tenere i popoli sottomessi. Si aggiunge una straordinaria opportunità per la navigazione: qui si apre infatti un facile e rapido percorso verso qualunque regione e lido.
Anonimi
Genova tiene ricchezza da bastare alle sue terre e da prestare a molti re.
Anonimi
Infatti non ignoro che le lodi di una città così antica ed illustre superano la capacità del mio ingegno, perché possono procurare immensa ed inesauribile materia non ad un solo oratore, ma a molti assai abili ed eloquenti. Sarebbe infatti sufficiente ed anche troppo che alcuni trattassero della sua antica ed illustre origine, altri della posizione e della bellezza della città, altri delle ricchezze, altri del gran numero di cittadini, altri della grandiosità delle imprese.
Anonimi
La ornano case degne di re, poste in faccia al mare, le cui fondamenta sono lambite incessantemente dalle onde marine; la ornano come stelle splendenti moltissime torri disposte qua e là, sia per abbellimento, sia per difesa.
Anonimi
Affrontiamo un altro lato caratteristico della vita genovese, il bigottismo. In Genova la chiesa occupa un posto importantissimo. L'esercito delle sottane nere comanda a bacchetta, sia che inspiri le parole in Consiglio, sia che diriga gli avvenimenti nel seno delle famiglie. Il fenomeno si spiega con la poca istruzione generale, ma anche col carattere proprio delle città marinare che, o per atavismo o per sentimentalità personali, si professano devote al culto di Dio.
La donna, vecchia o giovane, è la prima vittima del miraggio. Essa frequenta le messe, ascolta rispettosa le parole e i consigli del confessore e in tutto cerca di mantenersi in buona pace con l'altro mondo. La sua influenza sull'uomo, considerevole ovunque, in Genova trova maggior terreno per estendersi, poiché la politica clericale è quella adottata dall'ambiente. Da ciò quell'apparenza untuosa, che informa le conversazioni e il modo di agire di ognuno.
Pierangelo Baratono
Bisogna osservare che nella borghesia ricca di Genova predomina un elemento popolano, che del popolo ha conservato i vizii e dimenticate le virtù. Sono lavoratori infaticabili, giunti alla potenza a forza di energia e di risparmio, i quali conservano ancora nel corpo tozzo, nelle maniere grossolane e nelle mani indurite i segni del loro passato. Come in una tromba aspirante essi hanno trascinato dietro la loro fortuna la famiglia, comprese le mogli, oneste ex-bisagnine, buone diavolaccie in fondo, malgrado la prosopopea apparente e la smania di lusso.
Pierangelo Baratono
Genova tenebrosa è visibile fors'anche ad occhio nudo; essa è localizzata e possiede certe speciali espressioni e manifestazioni, che la indicano subito all'attenzione del curioso e del gaudente.
Non così Genova misteriosa. Per quest'ultima la prostituzione, i giuochi di borsa, gli intrighi sono acqua di rose. Essa ha il volto sorridente di esperta matrona e le mammelle avvizzite, bacia e morde ad un tempo ed ove credi non esista ti si scopre ad un tratto come un orribile spauracchio da una scatola a sorprese.
Per conoscerla occorre essere una canaglia o assumerne l'aspetto. Neanche la polizia può sorprenderla, tanto essa è attenta e ricca di precauzioni e di . [...]
Ci si dirà: ma dove posson celarsi tanti misteri in una città, che non possiede neanche trecentomila abitanti e che è conosciuta, si può dire, palmo per palmo dalla polizia?
Ove meno credete, amabile lettore. Genova è piccola e grande ad un tempo. Da Porta Lanterna essa getta il suo fascio di strade sino a Staglieno da una parte e a San Pietro della Foce dall'altra.
A studiarne la carta topografica si riconosce subito, o si crede di riconoscere, la poca probabilità di misteri. Quella rete di strade, di vicoli, di passeggiate pare semplice ed evidente. Eppure, già qualche gruppo fitto di case, come quello descritto da noi nel primo capitolo della «Signorina Scarpette», fa arricciare il naso ad un attento osservatore.
Pierangelo Baratono
Genova è una città che fin dall'antichità ha cercato di trarre vantaggio dal mare e dal commercio. È rivale di Barcellona e Marsiglia. [...] La città presenta grandi contrasti, parti vicine alle mure che sembrano di antica città e militare, un porto nuovo dall'aspetto americano, ampi viali e vie umide, strette e oscure. [...] I genovesi furono in guerra contro i toscani e questi li dipinsero a fosche tinte. Infatti dicevano di Genova: Mare senza pesci, monte senza legno, uomini senza fide, donne senza vergogna.
Pío Baroja

Altre citazioni

Genova non mi entusiasmò: se si escludono il porto ed alcuni viali moderni, le stradine anguste e buie erano piuttosto maleodoranti, piene di casupole e negozietti fra i palazzi marmorei. Neppure la popolazione mi piacque gran ché. È come un formicaio convulso: vecchie nere, donne molli e grasse, ragazze e graziose, marinai dalla faccia e gli occhi azzurri, operai e soldati. L'ambiente è minaccioso e cupo; anche a Napoli vi è un vermiciaio del genere, ma là sembra muoversi di più al sole, mentre quello di Genova si agita in stradicciole con alte case. E poi a Napoli la gente che discute sembra che canti, mentre a Genova pare sempre che bisticci.
Pío Baroja
Si dice che Genova sia una città magnifica, adornata da palazzi di marmo e che sia denominata Genova la Superba. A me sembrò un luogo dalle vie strette e ben poco attraente. Può darsi che osservando strada per strada e casa per casa si trovino edifici, chiese e palazzi, ma passeggiando per le viuzze non si prova nessuna sensazione di grandezza né di magnificenza. [...] Nei quattro o cinque giorni che rimasi mi parve una città oscura e tetra.
Pío Baroja
Genova è chiamata . Tutti gli uomini superbi hanno un cattivo cuore, tutte le città superbe hanno un cattivo vino. L'una cosa completa l'altra. Perciò il cuore sitibondo si rivolge qui a Gambrinus, la cui fedeltà è più sicura e ci ricompensa dei capricci di Bacco. Non fa meraviglia che nella velenopoli il culto della buona bevanda scura sia molto in fiore.
Hans Barth
Genova è la città d'Italia meno propizia al buon bevitore; ed è perciò che Magone, il punico, dopo il primo assaggio ne ordinò la distruzione; è perciò che Barbarossa, appena s'accorse che i Genovesi meditavano d'assassinarlo col mezzo d'una bicchierata d'onore, si apprestò a voltare le spalle alle sue porte. [...] «Sì, in Zene si vive bene» è detto in un libro di canzoni studentesche, ma vivono bene i soli discendenti di Locusta che porgono veleno in coppe eleganti con turaccioli dorati e con etichette incantatrici, mettono l'inferno nelle vene e ricordano l'esclamazione: «Ecco, fratello, raccogli sorridente la tua dannazione!» (Fieschi, atto V, scena 13).
Ed ancora non si è trovato un vindice, che liberi questa Velenopoli «da' suoi tiranni» e ripeta al popolo le parole della congiura dei Fieschi?
Hans Barth
Nel fondo delle bettole genovesi troverai sprazzi d'arte e di bellezza e fors'anche spruzzi di vino buono, se anche il bicchiere non ti è lanciato direttamente in viso. Se sei poeta, pittore, idealista, volgi i tuoi passi lungo l'aperta Piazza Caricamento, verso il porto, e fermati a breve distanza dal vecchio e glorioso Banco di S. Giorgio, dove il nostro occhio spirituale ancor vede uscire dall'acqua un brandello della sottoveste di Fiesco. Sotto palazzi altissimi, che vanno con le loro torri a grattare le nuvole, accucciate come cani ai piedi del padrone, troverai una folla lillipuziana di curiose e care taverne: camerette aperte sulla strada, dentro le quali ferve pittoresca e gioconda la vita della gente del porto. Al primo piano, sopra il piccolo locale modesto lungo la strada, s'allineano bottegucce d'ogni specie il cui ingresso è dalla parte opposta e a piano terra sotto i porticati. [...] La sera quando tutte le finestrine delle botteghe e gli interni delle piccole bettole s'illuminano, lo spettacolo è meraviglioso e dà l'impressione di una costruzione fantastica in una festa d'artisti.
Hans Barth
Sono qui così tristi, dolorose, deprimenti le informazioni enologiche, che non possiamo fare a meno di ripetere la maledizione che il padre Dante nel suo alto sdegno ha lanciata contro la Superba:Ma il giudizio di Dio ha ben altro da fare che occuparsi dei vinai farmacisti genovesi, i quali inondano la città con un oceano di veleno, che (secondo la trageda dello Schiller) alla stessa nobiltà inocula fuoco, fiamme... e qualcosa altro ancora.
Hans Barth
Che non può il traffico e l'industria secondati dalla situazione e fomentati dal governo? In un paese posto in mezzo ai dirupi, ove niente nasce naturalmente, alle sponde d'un mare sterile e borascoso è posta una città di centocinquantamila persone e tutto vi si trova e tutto abbondantemente.
Giovanni Battista Biffi
Non si aspetti ad un'esatta descrizione di Genova; nè io nè anima vivente è capace di fargliela, le dirò solo che questa dominante è una città tutta composta di palazzi, ognuno de' quali fa inarcar le ciglia; veder le piazze e le intere contrade formate da queste moli, tutte o a grandi marmi e colonne e statue o pur dipinte a colori imponentissimi o anche co' l'uno e l'altro unitamente. Vi sono tanti palazzi e di tale , da guernirne e decorarne cinquanta città, e chi non sapesse cos'è Genova facilmente in vedendola potrebbe venir in mente che tutti i re della terra si fossero accordati ad alloggiare in questa sola città.
Giovanni Battista Biffi
Se non paragono Genova all'antica Babilonia o a Persepoli, non saprei a quale tra le moderne pareggiarla per dargliene un'idea! E chi potrà contrastarle il titolo di superba che gode così a buon diritto!
Giovanni Battista Biffi
Genova, con i suoi colossali bastimenti famosi allora nel mondo intero, con le sue case ammonticchiate che spuntano come candele – l'ho amata e l'amo ancora.
Anche Genova bisogna incontrarla venendo dal mare. Avendo proclamato a gran voce che l'amavo, mi sono visto arrivare lettere, segni di amicizia. Ma anche delle domande: dicevo proprio quello che pensavo? Anche in tempo di maestrale, che cola come una sfilza di rivoletti ghiacciati per strade e stradette, Genova mi incanta. Dalla città alta un breve movimento delle spalle, una svolta ad angolo retto, ed eccovi nella città vecchia, nera, un altro universo, segreto, pieno di odori forti... Siete perduti. Ci si riprende, si torna alla ragione solo al termine del pendio, quando appare il mare.
Fernand Braudel
Questa straordinaria città divorante il mondo è la più grande avventura umana del secolo XVI. Genova sembra allora la città dei miracoli.
Fernand Braudel
Se mai esiste una città diabolicamente capitalistica assai prima dell'età capitalistica europea e mondiale è proprio Genova, opulenta e sordida al tempo stesso.
Fernand Braudel
Genova digerisce e supera tutte le sue crisi, attaccandosi tenacemente al presente. [...] Città che sembra chiusa, incapace di slanci, e poi reagisce sempre nel modo più diretto alle occasioni decisive: supera il declino della Repubblica marinara mettendosi alla testa del movimento risorgimentale per l'unità italiana; supera la crisi della sua industria pesante protezionistica ritrovando l'efficienza con l'industria a partecipazione statale; al termine della guerra disastrosa salva il suo porto con una delle più riuscite insurrezioni partigiane d'Europa, costringendo — fatto unico nella storia — un'armata tedesca di 30 mila uomini ad arrendersi a un comitato di cittadini; questa città che oggi è un campo di lotte sociali in cui le forze opposte si fronteggiano con meno mediazioni e sfumature che altrove; questa città che è difficile da capire, perché parla poco, ma certo non gira a vuoto.
Italo Calvino
Genova è una metropoli che si è tanto allargata da tendere a diventare una città-regione di per se stessa, quasi una megalopoli all'americana, pur senza quel processo di sovrappopolazione che ha congestionato le altre grandi città italiane, e senza allontanarsi di molto dalle sue caratteristiche ambientali. Come ai tempi gloriosi della Repubblica marinara, Genova è molto di più e qualcosa di meno d'una capitale regionale. Molto di più perché come allora guardava soprattutto oltremare così ora guarda soprattutto al grande contesto economico generale di cui è parte. Qualcosa di meno perché — come già abbiamo accennato — durante tutta la sua storia di Repubblica la sua vocazione di capitale fu continuamente contrastata dalle spinta centrifuga che ha sempre animato il suo territorio, e oggi ancora lo spirito ligure è ostile a ogni predominio accentratore.
Italo Calvino
Nulla di più diverso delle due grandi città marinare rivali che si divisero il dominio del Mediterraneo e i traffici con l'Oriente: Venezia e Genova. Eppure esse hanno in comune un dato negativo nella loro situazione topografica che già determina il loro destino. Entrambe le metropoli sono sorte senza terra sotto i piedi: Venezia come città di palafitte e isolotti lagunari, Genova come città verticale addossata alle alture che non lasciano spazio tra le loro pareti e il mare, di modo che le case devono appiattirsi l'una sull'altra, espandersi a ventaglio sopra un porto sempre più ramificato e affollato.
Italo Calvino
Se è decadentismo volgersi al passato per assaporarne l'agonia, Genova è una città così poco decadente da tenersi stretto il proprio passato fin quasi a non vederlo, portandolo con sé nel presente che è la sua vera dimensione. Se è narcisismo non sapersi staccare dalla contemplazione della propria immagine, Genova è così poco narcisista che della propria immagine non sa né se ne cura, tutta presa com'è da quello che fa e mette insieme e moltiplica.
Italo Calvino
A Genova ho scritto le prime poesie, che la domenica andavo a ricopiare a macchina nello scagno di mio padre in piazza della Commenda, in pieno porto, e più tardi in piazza dell'Acquaverde, accanto all'antica chiesa di San Giovanni di Prè, grigia a buia – nel suo buio Medioevo – come un sommergibile.
Giorgio Caproni
Genova è una città che mi ha stregato. Nemmeno ora che vivo a Roma riesco a levarmela di dentro [...] Me la sogno di notte, la sospiro di giorno. Per dirla alla francese, je suis malade de Gênes...
Giorgio Caproni
Il punto di stazione da cui guardo Genova non è quello, scelto ad arte, del turista. È un punto di stazione che si trova dentro di me. Perché Genova l'ho tutta dentro. Anzi, Genova sono io. Sono io che sono "fatto" di Genova. Per questo anche se nato a Livorno (altro porto, altra città mercantile), mi sento genovese.
Giorgio Caproni
L'intera Genova, nel suo insieme, è città doppia: bifronte come il Giano che ne sormonta lo stemma o ne vigila le aiuole e i giardini.
Giorgio Caproni
Ma ragioni sentimentali a parte, forse fu in primo luogo la sua verticalità ad esaltarmi fin dal primo impatto.
Con le sue salite, le sue rampe, le sue scalinate, i suoi ascensori pubblici, le sue funicolari e le sue strade disposte una sull'altra, Genova è una città tutta verticale. Verticale e quindi, almeno per me, lirica, se non addirittura omerica. Una città che direi, urbanisticamente, tra le più irrazionali, se non sapessi come invece, tale apparente irrazionalità, altro non sia che il frutto d'un ben ponderato calcolo: quello di trarre il maggior profitto possibile, e nel modo migliore, da una tirannica configurazione geografica, che sempre ha imposto ai genovesi d'espandersi soltanto in altezza.
Giorgio Caproni
Non posso paragonare la mia Genova a nessuna Contessa di Tripoli, per giunta mai vista. Come, del resto, a nessun'altra donna. A nessuna donna.
Amo Genova – mi sto struggendo per Genova – soltanto come si può amare (e qui sta per me il diverso, linsolito del mio sentimento nella sua medesima naturalezza) una città. Una città nella quale io entrai, di soprassalto, ancora coi pantaloni corti, e nella quale poi vissi finché non ne fui sradicato, e brutalmente, dalla guerra e dall'esilio.
Giorgio Caproni
S'è fatto tardi. È già buio. Ne approfitterò per godermi ancora una volta – anche se sa un po' troppo di cartolina illustrata – l'imparagonabile spettacolo della Genova notturna.
Dalle bianche lune delle navi [...] o dalle gialle fiamme della zona industriale, è tutto un rincorrersi e un salire di lunghe file di luci: linee oblique, linee orizzontali, linee verticali, tutte da dar l'impressione d'una vetrina di gioielliere in pieno scintillamento. O, se vogliamo un'immagine meno logora, di un firmamento rovesciatosi sulla terra e sul mare.
Giorgio Caproni
Tale doppia faccia di Genova, infine, appare in un'altra dimensione ancora, e molto più intima: quella dello stesso spirito o animo genovese. Nell'uomo come nel paesaggio genovese vive acuto il contrasto fra la continua tentazione al dissolvimento ch'è nella stessa estatica luce marina e il ritmo d'una vita che invece tende tutta, con minuzioso accanimento, alle cose solide e ferme...
Giorgio Caproni
Tanto sono attaccato a Genova (o, viceversa, tanto Genova è attaccata a me) da non saper nemmeno discernere le parti brutte dalle parti belle. Bello e brutto li trovo così intimamente commisti (così "alla rinfusa", nel senso più marinaresco) da formare un unicum che proprio da tale commistione stretta trae il suo irripetibile fascino.
Giorgio Caproni
Inoltre dal grembo di Genova ogni anno suole / emigrare un così gran numero di giovani e tanti uomini / che, se la gente ligure, sparsa per tutte le terre / potesse dirsi trasferita in una sola colonia / dove il sole con la sua luce continua illumina i mortali, / e potesse radunarsi insieme, richiamata da tutte le parti, / occuperebbe regioni e campi con spazio molto maggiore / di quello che il Varo con la Magra per lungo tratto, / il Po ed il mare racchiudono in uno spazio troppo angusto.
Giovanni Maria Cattaneo
Non ammirerai tanto altri porti sul mare / che la natura generosa ha creato curvati ad arco, / o straordinaria città
Giovanni Maria Cattaneo
O terra famosa per le imprese e ricca di virtù, / che coltivi luoghi aridi per natura e superi con l'arte / ogni avversità, opera che ti innalzi tra tante cose ammirevoli, / che percorri tutto il mondo con le solide navi / e esporti ed importi cose utili alla vita umana, / del cui potere la Propontide rispetta il ricordo, / sii felice!
Giovanni Maria Cattaneo
Tanto può la diligenza dei genovesi che Venere celeste / vorrebbe preferire all'amata Cipro, a Cnido e a Pafo, / da dove solevano muovere i passi i veloci Fauni, Genova / e vi si affretterebbero il veloce Amore ed Adone.
Giovanni Maria Cattaneo
A Milano camminano tutti come topi, utilizzando in tempi brevissimi spazi ridottissimi; a Tempio succede l'esatto contrario: abbiamo tutti un passo da grandi distanze e da scarse preoccupazioni; gli spazi sono ancora enormi ed i tempi di realizzazione di molti progetti possono considerarsi addirittura «tempi geologici». Genova, da questo punto di vista, rappresenta un'invidiabile via di mezzo.
Fabrizio De André
Alle 13 imbocchiamo il canale di Idra: è un'altra di quelle giornate in cui gli alberi corrono dietro ai cani. Tornare indietro è un atteggiamento che per carattere mi dà una repulsione fisica: rivedere questi cazzi di paesini è come ritornare con una donna già scopata e di cui non ti è mai fregato un cazzo (la famosa ribollita). Tornare a Genova è diverso, a Genova ritornerò volentieri perché Genova è mia moglie.
Fabrizio De André
Da dove viene la nostalgia che tutti noi abbiamo di Genova? Tu dici, e hai ragione, che la nostra tradizione musicale è piena di emigranti che rimpiangono la loro città e sognano di tornarvi, il che si ritrova anche nella canzone napoletana e in quelle di altre città di mare, mentre non succede a Milano o a Torino. Ma forse questo dipende dal fatto che i milanesi sono nati ricchi, e i loro affari li hanno sulla terraferma, mentre i genovesi sono nati poveri, e i loro commerci hanno dovuto farli via mare, lontano da casa.
Fabrizio De André
[...] è sempre stata così fin dal Medioevo. Vorrei dire come Sarajevo. Già cinque secoli fa nessuno faceva caso se qualcuno portava il turbante. Genova è nata e cresciuta nel rispetto delle varie religioni. Non c'è mai stato un ghetto. La Chiesa ha avuto poco potere e anche l'Inquisizione. Non è mai esistita una sala della tortura a Palazzo Ducale. Non credo che fosse tanto una vocazione illuministica, quanto la necessità di aprirsi a tutti per interessi commerciali. I carugi son pieni di marocchini? Per Genova non è una novità.
Fabrizio De André
Era la solita madre generosa nella spettacolarità dei paesaggi obliqui e cangianti, mamma affettuosa nell'elargizione di un clima da Shangri-La, genitrice estremamente severa nei confronti di chi si fosse lasciato cogliere addormentato al ritmo del suo respiro mediterraneo, sempre tiepido.
Quella era la Genova da cui mi dividevo per incidente d'amore e finimmo per disparentarci. Due soggetti diversi: lei a cullare i figli rimasti a casa, i prediletti parrocchiani del lungomare domenicale o i ruvidi altercanti vestiti da principi camalli e da imprenditori porporati: io a coltivare fumose Lombardie di sconfinata femminilità. Un ex figlio stronzo e dimenticato io per lei, e lei per me un grembiulone azzurro e profumato di cui ricordare ogni tanto l'odore di maggiorana: insomma una città da rimpiangere.
Fabrizio De André
Genova è anche gli amici vivi che da lontano ti vedono crescere e invecchiare, per esempio i pescuèi che, proprio come ne Il pescatore, hanno la faccia solcata da rughe che sembrano sorrisi e qualsiasi cosa tu gli confidi, l'hanno già saputa dal mare.
Fabrizio De André
Genova è bella, ti accorgi che è bella quando sei lontano.
Fabrizio De André
Genova è stata una palestra in cui mi sono esercitato a vivere e quindi, grazie anche alle culture limitrofe, a pensare, a scrivere e a suonare.
Fabrizio De André
Genova è una città a vocazione democratica e liberale. È tollerante perché da sempre fa affari con tutti senza badare alla lingua, ai costumi, all'abbigliamento o al colore della pelle.
Fabrizio De André
Genova ha avuto un ruolo fondamentale. Perché Genova è una città ipercritica. Se non fai ridere o non fai piangere, è meglio che smetti di fare quei mestieri lì. È una città severissima e in questo senso trovo che somigli parecchio alla Sardegna.
Fabrizio De André
Genova per me è come una madre. È dove ho imparato a vivere. Mi ha partorito e allevato fino al compimento del trentacinquesimo anno di età: e non è poco, anzi, forse è quasi tutto. Oggi a me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suo carruggi, gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, le "graziose" di via del Campo.
Fabrizio De André
Genova sta a Milano come grossomodo l'Italia sta alla Germania. Le popolazioni infreddolite hanno sempre fatto di tutto per venire a pisciare nei nostri mari le loro nebbie invernali.
Fabrizio De André
Genova. Che cosa significa, per me? Ho avuto la fortuna di nascere in questa etnia, in questo piccolo mondo dove si parla una lingua diversa, che faceva parte di uno stato molto più grande ma con un idioma, una cucina, una cultura autonomi. Questo ti fa sentire così vicino a queste persone che condividono la tua diversità, ti senti a tua volta differente dal resto del mondo, sei membro di una grande famiglia di settecentomila persone che ha usi e costumi tutti suoi. E se arrivi a Milano, ci arrivi come un immigrato dal Sud.
Fabrizio De André
Mi pare che a Genova sia piuttosto diffuso un generale atteggiamento di stupita rassegnazione, un atteggiamento di disprezzo tipico di noi genovesi che, malgrado i luoghi comuni, siamo molto più sensibili alle critiche di ordine morale di quanto non lo siamo al luccichio delle monete. [...] Tutto ciò ha fatto ricadere sull'incolpevole e meravigliata Genova quasi l'onta di avere dato i natali ad un genio della navigazione, un uomo tendenzialmente mite che compì, negli anni della sua maturità, il grave errore di anteporre il desiderio di gloria e ricchezza a quei principî etici cui nessun uomo veramente grande dovrebbe mai venir meno, indipendentemente dal periodo storico in cui è vissuto.
Fabrizio De André
Parafrasando Flaubert, si può dire che mentre il Padreterno a Genova ha dato il sole ed il mare, ai milanesi ha lasciato la pioggia perché avessero un argomento di conversazione, poi ci ha ripensato e gli ha dato anche la nebbia, in modo che di argomenti di conversazione ancora oggi ne abbiano due.
Eppure, in mezzo a questo sole e a questo azzurrissimo (si fa per dire) mare, sono capitate terribili tragedie, fra cui il relativamente recente naufragio della London Valour.
Fabrizio De André
Per me Genova è come la madre, è dove ho imparato a vivere.
Fabrizio De André
Quando un navigante abbandona la banchina del porto della città in cui vive, arriva il momento del distacco dalla sicurezza, dalla certezza, sotto specie magari di una moglie, custode appunto del talamo nuziale, agitante un fazzoletto chiaro e lacrimato dalla riva, il distacco dal pezzetto di giardino, dall'albero del limone e, se il navigante parte da Genova, sicuramente dal vaso di basilico piantato lì sul balcone, a far venire appetito agli altri, a quelli che restano, ai disertori del mare.
Fabrizio De André
Vengo da Amburgo, vengo da Francoforte, vengo dalla Sardegna ma vengo soprattutto da Genova. Genova, che tutte le volte che ti ci trovi fuori ti rendi conto che è una città soprattutto da rimpiangere. Nel senso che ci nasci e ci vivi fino a vent'anni – dove un nostro amico poeta diceva che si arde di inconsapevolezza – poi a vent'anni cerchi di trovare lavoro e [...] ti rendi conto che è difficile lavorarci. Allora te ne vai. E dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla.
Fabrizio De André
Arrivammo a Genova attraverso il sobborgo di Sampierdarena. È vero che questo significa entrare attraverso la porta più bella; ma la quantità di belle case che vedevo da tre leghe, mi rese meno sensibile di fronte a questo sobborgo tanto celebrato. Passammo a fianco del faro, altissimo, costruito per ordine del re Luigi XII perché la notte serva da guida all'entrata nel porto, che è difficile. Qui ci apparvero alla vista il porto e la città, costruita tutto intorno ad anfiteatro e in semicerchio. È la più bella veduta di città che si possa incontrare. Il porto è vastissimo, benché sia stato ristretto da due moli; ma dicono che sia poco sicuro.
Charles de Brosses
Arrivato a Voltri, scorsi finalmente da lontano la grande lanterna del porto di Genova; ormai la separava da noi solo una bella pianura. [...] Da Voltri a Genova è, si può dire, una sola via, lunga tre leghe, fiancheggiata a destra dal mare e a sinistra da magnifiche case di campagna tutte affrescate. A chi ha veduto questo, non si venga più a parlare dei dintorni di Parigi o di Lione, o delle bastides di Marsiglia.
Charles de Brosses
Le case sono ben più alte che a Parigi; ma le vie sono così strette che Mypont vi può confermare che non esagero se vi dico che la metà di esse non ha più di un braccio di larghezza, per quanto le fiancheggino case di sette piani; di modo che, se da una parte questa città, in quanto a edifici è molto più bella di Parigi, dall'altra ha lo svantaggio di non poter mostrare quanto vale a causa della cattiva distribuzione urbanistica. Del resto, mi sembra che ci sia un che di ridicolo nell'aver adoperato lo stile architettonico più maestoso, sulle aree più ristrette. I palazzi spesso non hanno né giardini né cortili, almeno che si possano chiamar tali. Quando si entra nelle case, vi imbattete magari in quattro peristilii a colonne sovrapposte, messi a racchiudere uno spazio di venti piedi quadrati. Così è dappertutto, eccetto qualche casa della strada Nuova e della strada Balbi, le due più belle della città superiori a quanto di meglio c'è a Parigi.
Charles de Brosses
Non devo dimenticare, sebbene sia molto noto, il famoso detto proverbiale di Genova: Mare senza pesci, monti senza legna, uomini senza fede, donne senza vergogna. Non ho frequentato abbastanza il paese per sapere se è vero anche l'ultimo punto; tuttavia proprio ora un genovese mi stava dicendo che in tutta Genova non c'è un cornuto, cosa che mi pare ancor più difficile a credersi che la storia del denaro in banca. Se poi è vero, potete rispondere che questo rende assai noiosa la città; e in verità, non vi ingannerete.
Charles de Brosses
Solo i bugiardi sostengono, e solo gli ingenui ci credono, che Genova sia tutta costruita in marmo; in ogni caso non sarebbe un grande merito, giacché si può dire che qui non esista altra pietra fuor di questa, che del resto, se non è levigata, non è poi bella più delle altre. Ma è anche una grande menzogna sostenere, come fa Misson, che vi siano soltanto quattro o cinque edifici di marmo; in primo luogo, infatti, tutte le chiese e gli altri edifici pubblici sono interamente fatti di marmo, e così pure una gran parte delle facciate e dell'interno dei palazzi. Se si volesse generalizzare, si potrebbe affermare, con sufficiente approssimazione, che Genova è tutta dipinta a fresco. Le vie non sono altro che immensi scenari d'opera.
Charles de Brosses
Chi vuole vedere quanto è bella la campagna negli immediati dintorni di Genova deve salire, in una giornata serena, in cime al monte Faccio o, almeno, fare una cavalcata intorno alle mura della città che è un'impresa molto più facile da compiere. Non c'è panorama più bello e più vario delle mutevoli vedute del porto e delle valli dei due fiumi, la Polcevera e il Bisagno, da quelle alture lungo le quali sono costruite le mura, poderosamente fortificate, come una piccola grande muraglia cinese.
Charles Dickens
È un posto che "cresce dentro di voi" giorno per giorno. Sembra sempre che vi sia qualcosa da scoprirvi. Potete smarrire il vostro cammino (che cosa gradevole è, quando siete senza meta!) venti volte al giorno, se vi aggrada; e ritrovarlo tra le più sorprendenti ed inaspettate difficoltà. Abbonda dei più strani contrasti: cose pittoresche, brutte, meschine, magnifiche, deliziose e disgustose vi si parano davanti allo sguardo ad ogni angolo.
Charles Dickens
Il fascino che ha il golfo di Genova ai miei occhi manca completamente a quello di Napoli. La città di Genova è proprio bella e pittoresca e la casa in cui abitiamo non ha nulla da invidiare a un Palazzo delle fiabe.
Charles Dickens
Il posto è bello, ma molto meno di quanto la gente non dica. Il famoso golfo, secondo me, come veduta, è incomparabilmente inferiore a quello di Genova, che è quanto di più bello abbia mai visto. Nemmeno la città, dal canto suo, è paragonabile a Genova, con cui in Italia nessuna regge il confronto, salvo Venezia.
Charles Dickens
Mai, in vita mia, fui così sbigottito! La meravigliosa novità di tutto, gli odori sconosciuti, l'inesplicabile sudiciume (malgrado sia considerata la più pulita delle città italiane), l'ammucchiarsi disordinato di case sporche, una sopra il tetto dell'altra; i vicoli, più squallidi e stretti che quelli di St. Giles o di Parigi vecchia; dentro e fuori i quali passavano e ripassavano non dei vagabondi ma delle signore eleganti, con veli bianchi e grandi ventagli; la totale assenza di rassomiglianza di qualsiasi casa d'abitazione o negozio o muro o sostegno o colonna con qualcosa che uno avesse visto prima; lo sporco scoraggiante, il disagio e lo sfacelo, mi stordirono completamente.
Charles Dickens
Non immaginavo, quel giorno, che sarei mai arrivato ad avere un legame persino con le pietre della strada di Genova e che avrei ripensato alla città con affetto, perché connessa con tante ore di felicità e di quiete!
Charles Dickens
Ma non so come te la caveresti sui lastricati, che mettono a dura prova. È come camminare su delle biglie roventi e fumanti, con ogni tanto uno spuntone che fa inciampare.
Charles Dickens
Potemmo vedere Genova prima delle tre e l'osservare come gradualmente si sviluppava il suo splendido anfiteatro, fila di case che spuntavano sopra fila di case, giardino sopra giardino, palazzo sopra palazzo, altura su altura, fu ampio motivo di occupazione per noi finché non entrammo nel suo porto imponente.
Charles Dickens
Quando i suoi straordinari paesaggi sono finiti e si snoda tra una lunga linea di sobborghi, che si stendono sulla piatta riva del mare, verso Genova, allora le mutevoli brevi apparizioni di questa magnifica città e del suo porto destano nuove fonti di interesse; rinnovate da ogni vasta, ingombrante, semidisabitata vecchia casa di periferia: e arrivando all'apice quando si raggiunge la porta della città e tutta Genova, con la sua bellissima baia e le colline circostanti, esplode orgogliosamente alla vista.
Charles Dickens
Se anche dovessero aprire un ristorante pulito a Genova, cosa poco credibile, data la naturale predilezione per la sporcizia, l'aglio e l'olio dei genovesi, sarebbe lo stesso un grosso rischio, perché i preti farebbero di tutto per danneggiare un uomo che ha sposato una Protestante.
Charles Dickens
Sono estremamente vivaci e pantomimici, tanto che due amici popolani in placida conversazione nella strada sembrano sempre sul punto di accoltellarsi da un istante all'altro. E uno straniero resta profondamente sconcertato dal fatto che poi questo non succeda.
Charles Dickens
Genova è costruita come un anfiteatro, e l'orizzonte marino è talmente vasto che al vederlo il pensiero umano si fa completamente libero. Se qualche volta verrai a Genova, sali sui gradini di villa Durazzo, vedrai là un boschetto da cui si apre una sconfinata vista sul mare, la città e le mille navi, fuse in un unico punto.
Dmitrij Ivanovič Dolgorukov
Genova è incantevole! Che palazzi! Che quadri! Che ostriche!
Dmitrij Ivanovič Dolgorukov
Mi sono dato allo studio di Genova sotto l'aspetto politico, letterario e commerciale: a quest'ultimo riguardo è poco quello che può darmi un'impressione favorevole di questa città; tutto il resto è in una condizione penosa.
Dmitrij Ivanovič Dolgorukov
Non faccio che passeggiare e ammirare i palazzi genovesi, che sono qualcosa di sorprendente.
Dmitrij Ivanovič Dolgorukov
Genova, città di profili come nessun'altra. Inimitabile effetto del sito naturale, avaro di risorse ma ricco di valori scenici.
Cesare Fera
Genova è un atto di prepotenza dell'uomo sull'ambiente naturale e ancora oggi sconta le conseguenze di questo atto. Essa infatti si è sviluppata per un fatto di posizione nodale rispetto alle correnti di traffico. Ma alla posizione corrispondeva un sito impossibile per una città.
Senza terreni pianeggianti, ma pendii precipitosi verso il mare, senza entroterra che la potesse sostenere, la sua condizione normale non era dissimile a quella di una nave e si capisce come il popolo che questo sito selezionò fosse una razza di marinai, di commercianti, di finanzieri cioè di gente abituata a ricavare altrove il proprio sostentamento e il proprio guadagno o di sfruttare il traffico che doveva passare per questo porto. Un sicuro approdo per le merci che dalle altre sponde del Mediterraneo per le vie di oltregiogo transitavano verso i mercati della Valle Padana e dell'Europa centro occidentale o riprendevano per mare la rotta del nord Europa. E ancora adesso le possibilità di vita della città non devono essere basate su una abbondante disponibilità di terreno, ma sulle risorse umane.
Cesare Fera
Genova era una città inimitabile, per l'armonia della sua forma, per l'armonia tra forma e sito, per il significato di una cultura ricca di valori umani. Una città eccezionalmente individuata non riferibile ad altre, non confondibile anche dall'osservatore più sprovveduto.
Cesare Fera
Genova ha una struttura pesantemente condizionata dalla struttura naturale. I suoi profili sono profili di colli che digradano al mare, il suo abbracciare il porto è uno stendersi sui terreni meno scoscesi lungo la riva, il suo porto è un'insenatura. E la città murata è contenuta in un quadro naturale non alterato di monti e di mare. L'armonia è così raggiunta attraverso la natura. È l'armonia della sequenza formale dell'ambiente naturale compresente e rispettato nella strutturazione della città.
Cesare Fera
Come ero triste lasciando Genova, soprattutto per avere valicato le montagne che la dominano e durante i due giorni passati in quello stupido paese che è la Lombardia!
Gustave Flaubert
Da Voltri a Genova si vedono sempre case, tutto annuncia una grande città. Presto il porto appare e si vede la bella città seduta ai piedi delle montagne.
Gustave Flaubert
Durante il mio viaggio ciò che ho visto di più bello è Genova. Ti consiglio di andarvi un giorno o l'altro, quando ne avrai il tempo. Dopo aver visitato i suoi palazzi si ha un tale disprezzo del lusso moderno che viene voglia di abitare in una scuderia e di uscire vestiti da operai.
Gustave Flaubert
Ho visto una bellissima strada, la via Aurelia, ed ora sono in una bella città, una vera bella città, Genova. Cammino sul marmo, tutto è di marmo: scale, balconi, palazzi. I palazzi si toccano tanto sono vicini e, passando dalla strada, si vedono i soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. Vado a visitare le chiese, sento cantare suonare l'organo, guardo i monaci, osservo i paramenti sacri, gli altari, le statue; in altri momenti (ma non so bene quali) forse avrei riflettuto di più e guardato di meno. Invece qui spalanco gli occhi su tutto, ingenuamente, semplicemente, e forse è molto meglio.
Gustave Flaubert
Le mura circondano le città, il camminamento corre proprio alla fine della città. Che mare! Si vede improvvisamente fra casa e casa camminando nelle strade nere e umide. Donne brutte e nello stesso tempo attiranti (per riflessione) in una di quelle stradine parallele al mare e che non ho potuto ritrovare.
Gustave Flaubert
A Genova si corre troppo, non si riescono a fissare le figure, imbarco, sbarco, partenza... formicaio navale.
Aleksandr Ivanovič Gercen
È difficile osservarli: vi guizzano di continuo davanti agli occhi, corrono, si , scorrazzano di qua e di là, si affrettano. I vicoli verso il mare brulicano di gente, ma quelli che stanno fermi non sono genovesi, sono marinai di tutti i mari e di tutti gli oceani, piloti, capitani. Qui una campana, là un'altra campana: Partenza! Partenza! Una parte del formicaio si dà da fare, gli uni caricano, gli altri scaricano.
Aleksandr Ivanovič Herzen
Genova è probabilmente una della più belle città d'Italia, lì vicino, a Nervi, ci sono case e zone magnifiche su una collina che guarda il mare. La città, molto tumultuosa, non offre nient'altro che la sua bellezza...
Aleksandr Ivanovič Gercen
Mi trovai a Genova insieme con certi americani che avevano attraversato l'Oceano da pochissimo tempo. Genova li colpì. Vedevano coi loro occhi tutto quel che avevano letto sul vecchio mondo e non potevano saziarsi di contemplare le vie medievali, ripide, strette, buie, l'insolita altezza delle case, le fortificazioni e i viadotti semidiroccati, ecc.
Entrammo nell'atrio di un palazzo. Un grido di ammirazione si sprigionò dal petto di uno di essi: «Come visse questa gente! – ripeteva, – che dimensioni, che bellezza! No, da noi non c'è nulla di simile!» Ed era pronto ad arrossire per la sua America. Gettammo un'occhiata nell'interno d'un vasto salone: ritratti degli antichi padroni, quadri, pareti scolorite, vecchi mobili, vecchi stemmi, aria morta, vuoto... e il vecchio custode con la cuffia di maglia nera, in logora giacchetta nera, col mazzo delle chiavi... tutto diceva che quella non era più una casa, ma una rarità, un sarcofago, il vestigio opulento d'una vita passata.
– Sì, – dissi nell'uscire agli americani, – avete completamente ragione, questa gente visse bene.
Aleksandr Ivanovič Gercen
Siamo arrivati per mare a Genova in un'incantevole giornata di novembre, all'alba. Che meravigliosa bellezza, il monte, ricoperto di palazzi di marmo che si specchiano nel mare e sui quali verdeggiano i giardini! Con quale piacere vi avrei raccontato qualcosa di queste case, alte come i nostri campanili, di questi vicoli stretti, coperti di gente che qui lavora, fa chiasso, mangia, canta, grida e gesticola ininterrottamente; ma queste cose sono già state dette tante volte che fa vergogna ripeterlo.
Aleksandr Ivanovič Gercen
Dalla parte del mare, specialmente verso sera, Genova offre una vista migliore. Essa giace in riva al mare come lo scheletro sbiancato di una bestia gigantesca trascinata lì dalla marea, formiche brune che si chiamano Genovesi vi vanno strisciando intorno, le onde azzurre la bagnano mormorando col loro sciacquio una ninnananna, e la luna, il pallido occhio della notte, guarda giù tutta malinconica.
Heinrich Heine
Non lontano da Genova, sulla cima dell'Appennino, si vede già il mare. Fra i verdi cocuzzoli delle montagne compaiono i flutti azzurri, e le navi che si scorgono qua e là sembrano voler salire sui monti a vele spiegate. Se però si gode questa vista al crepuscolo, quando gli ultimi raggi di sole iniziano il loro mirabile gioco con le prime ombre della sera e tutti i colori e tutte le forme si intrecciano nebulosamente, allora par d'essere veramente in una fiaba, la carrozza scende stridendo, le immagini più dolci e sonnecchianti nell'anima vengono bruscamente scosse e tornano ad appisolarsi, e infine si sogna d'essere a Genova.
Heinrich Heine
Questa città è vecchia senza essere antica, stretta senza essere accogliente, e brutta oltre misura. È costruita sulla roccia, ai piedi di montagne disposte ad anfiteatro che paiono abbracciare bellissimo golfo, per cui i Genovesi hanno avuto in dono dalla natura il porto migliore e più sicuro. Ergendosi la città, come si è detto, su un sol pezzo di roccia, per risparmiare lo spazio si dovettero costruire le case molto alte e le strade molto strette, cosicché quest'ultime sono quasi tutte oscure e solo in due di esse può passare una carrozza. Ma gli abitanti, che sono perlopiù gente di commercio, adoprano le loro case quasi esclusivamente come depositi per le merci e, di notte, per dormirci; di giorno vanno trafficando per la città o stanno seduti davanti alla porta di casa, anzi dentro la porta, perché altrimenti quelli che abitano dirimpetto li urterebbero con le ginocchia.
Heinrich Heine
Appena entrato in quel porto attraversando i due moli che lo rinchiudono, e in prospetto ad un anfiteatro di palagi e tempii e sontuosi giardini che s'innalzavano in bell'ordine l'uno su l'altro, lì m'accorsi quanto diritto avesse cotesta città al suo tìtolo di Genova la Superba.
Washington Irving
In una città marittima presentan l'onde irresistibili attrattive all'ardente curiosità della gioventù, la cui immaginazione mille lusinghieri prestigi viensi ognora formando. Per lei tutto è vago, tutto è invidiabile al di là dei flutti. E Genova, fortificata e ristretta in verso il nord da scoscese montagne, offria picciol campo alle terrestri imprese. Cangiava ella di scena. L'avido genio del commercio guidava i figli di lei sul propizio elemento a cercar tesori di contrada in contrada; nè sol tesori cercavan essi, che l'errante patrio naviglio spesso facea pentire sui flutti, chi l'insultava, e spargendo il terrore sulle più remote spiagge carco di gloria e di bottino tornava ai patrii lidi. Il Foglietta nella sua storia di Genova ci pinge la gioventù di quella Repubblica come estremamente avida di girne errando in cerca di fortuna, coll'intenzione di far poscia alla patria ritorno; ma soggiunge, che di venti i quali con sì fatto pensiero partiano, appena due il poneano ad effetto, morendo gli altri, od accasandosi in paesi stranieri, o lungi fermandosi pel timore delle civili discordie che tanto travagliavano la Repubblica.
Washington Irving
Quando attraversai Strada Balbi e Strada Nuova, quelle strade tutte palagi, arrestando con istupore lo sguardo sul lusso d'architettura che si estendea per ogni parte d'intorno a me; e quando su l'imbrunire del giorno mi trovai passeggiando fra una bella e giuliva calca di gente che andava a diporto lungo i viali cui fa ombra un curvilineo filare di alberi su la piazza dell'Acqua Verde, o fra i colonnati e i terrazzi de' maestosi giardini Doria, io pensai ch'uomo non potesse altrove, fuorché in Genova, esser beato.
Washington Irving
Genova, si sa, è molto conservatrice, una faccia nuova sconvolge antichi equilibri, espone al rischio di rimettere in discussione le proprie abitudini.
Bruno Lauzi
Per me è determinante la componente del mare che ci rifornisce in continuazione, attraverso i marittimi, della musica che si suona negli altri continenti. Non avendo noi una grande tradizione siamo portati a recepire tutto quello che è novità. Napoli, invece, altra città di mare, questa "apertura" la trascura in quanto già sommersa dalla sua musica, dalla sua tradizione e quindi non è disposta a ricevere dell'altra musica.
Bruno Lauzi
Perché è una città di mare, e il mare porta traffici, linguaggi, culture che arrivano da tutto il mondo.
Bruno Lauzi
Si tratta di una cara cittadina, magnificamente situata, ad anfiteatro, tutt'attorno a una grande insenatura su una costa stretta, protetta alle spalle da belle alture, che, ognuna incoronata da un forte, risaltano aspre sul cielo veramente italiano. Sotto nel porto è la solita babele di navi, barche, elevatori, sudiciume, fumo, poco spazio affaristico.
Rosa Luxemburg
Sono da alcuni giorni a Genova superba, come essa stessa si autodefinisce, mentre i toscani sono di altra opinione e dicono che qui vi siano mare senza pesce, montagne senza alberi, uomini senza fede e donne senza vergogna. Io inclino a dar ragione ai toscani, solo con la differenza che anche gli uomini sono senza vergogna, almeno nelle botteghe, dove continuamente mi truffano sul prezzo e ogni volta anche sul resto mi rifilano un paio di monete fuori corso.
Rosa Luxemburg
Strade strette, case grattacielo e a loro volta per la maggior parte grattate, due o quattro finestre addobbate dall'alto in basso con biancheria variopinta, così che ad ogni soffio di zefiro svolazzano e sbattono dappertutto camicie, calze bucate e simili oggetti primaverili. Per giungere alle strade poste più in alto esistono incantevoli vicoli o scalinate, vale a dire stradette, che ogni due passi portano all'insù completamente oscure, esuberantemente fetide e tanto larghe che il passaggio vi è ostruito ovunque da un cittadino facilmente appartatosi e facilmente addormentatosi, che vi fa le proprie devozioni e si premura della continua irrorazione delle viuzze, perché l'aria non risulti troppo secca. Nelle stradette un po' più larghe si vede pur sempre carambolare tra carretti a due ruote – altri qui io non ne ho visti –, a cui sono attaccati per il lungo (vale a dire uno dietro l'altro) due muli e un cavallo, e che passano di preferenza a sinistra, anziché a destra, in modo che a un ben disciplinato uomo civile dell'impero tedesco capita spesso e improvvisamente di sentire dietro o sopra la propria testa l'amorevole alito d'un muso o l'estremità di una frusta schioccante; perché qui qualcosa come la separazione del marciapiede dalla è proibita come non democratica, e ad ogni creatura è permesso di battersi a gomitate per la vita e per la strada.
Rosa Luxemburg
Ma Genova non ha mai pregato, se non per la propria prosperità e per il felice ritorno delle sue navi; non ha mai avuto più fede di quanta non sia ragionevole averne – che sia benedetta!
Amin Maalouf
Mio padre mi diceva sempre che la nostra patria non era la Genova d'oggi, ma la Genova eterna. Tuttavia aggiungeva subito che nel nome della Genova eterna avevo il dovere di amare teneramente quella di oggi, per indebolita che fosse, e che doveva amarla in proporzione alle sue difficoltà, come una madre divenuta impotente.
Amin Maalouf
Nessuno appartiene a Genova quanto i genovesi d'Oriente. Nessuno sa amarla come loro. Per quanto essa cada, la vedono in piedi; per quanto imbruttisca, la vedono bella; per quanto sia rovinata e schernita, la vedono prospera e sovrana. Del suo impero non resta niente, niente eccetto la Corsica e quella magra repubblica costiera dove ogni quartiere dà le spalle all'altro, dove ogni famiglia augura la peste all'altra e dove tutti maledicono il re cattolico pur continuando a sgomitare nell'anticamera dei suoi rappresentanti; nel cielo dei genovesi in esilio, invece, brillano ancora i nomi di Cafra, di Tana, di Jalta, di Mavocastro, di Famagosta, di Tenedo, di Focea, di Pera e Galata, di Samotracia e Cassandra, di Lesbo, di Lemno, di Samo, di Icaria, di Chio e di Gibelleto – tante stelle, tante galassie, tante strade illuminate!
Amin Maalouf
A un certo punto della mia vita non sono stato più quello che andava a Genova, ma che era di Genova. [...] Essere parte della sua propensione al declino senza fine, e essere parte della sua inesausta genetica resistente. Parte della sua riservata probità e delle sue smanie di conservazione, del suo conformismo in gramaglia e della follia dei suoi pensieri difformi. Parte di un immenso organismo vivente che non finirà mai, perché non esistono volontà tanto potenti e persistenti da annientare le sue ragioni soggiacenti.
Parte di una "superbità" che non è, non solo e non soprattutto, spoglia di fasti ormai perduti o mai esistiti, ma coscienza di una ragione di essere così come ha scelto di essere per propria volontà e non per altrui arbitrio. Non è così di tutte le città, non è così di tutte le comunità, non nel modo così interiore che è per Genova, città luterana in un paese controriformato.
Maurizio Maggiani
Ho scelto di vivere a Genova da adulto, in un singolare momento di grande libertà e privilegio in cui avrei potuto vivere ovunque nel mondo. Ho scelto questa città non per ragioni di lavoro o familiari o affettive, come capita a moltissime persone, ma per puro piacere, considerando la possibilità di sceglierla come il più grato dei privilegi di cui la fortuna mi aveva favorito. Ho scelto quella che è sempre stata ai miei occhi, più di qualunque altra città del mondo che mi è capitato di conoscere, la città della meraviglia e della bellezza. Dello stupore che non finisce mai. E della complicazione: la città dove non basta mai un solo sguardo, una sola idea, un solo concetto, una sola parola, per contenerla tutta, descriverla senza banalizzarla, decidere se volerle bene o volerle male.
Maurizio Maggiani
Perlopiù girovagavano oziando per la città: era dentro la città che si trovavano in abbondanza i grandi spazi che il Giaguaro aveva da mettere a disposizione di Giacomino. Erano valli lussureggianti, pianure sconfinate, foreste inestricabili che avevano per nome Universale, Dioniso, Moderno, Chiabrera, Olimpia, Savoia, Orfero e così via: i cento cinematografi della grande Genova, compreso il Pioceto di San Fruttuoso, dove dai secolari panneggi del palcoscenico i pidocchi saltavano in sala come saltimbanchi.
Ci arrivavano con calma, zigzagando attraverso una città di palazzi e castelli, viali e giardini, budelli e passaggi, piazze e torri. Ma tutta quanta Genova non era che lo splendido fuaié, la sala d'attesa e il fumuar dei suoi cinematografi. La osservavano, il grande e il piccolino, con uguale stupore e meraviglia, ma anche con quella specie di perversa frenesia di chi ha un'altra meta e fa il vecchio giochino di tirare per le lunghe il tempo e i passi in modo di arrivarci per piccoli innumerevoli ed eccitanti passaggi.
Maurizio Maggiani
Disdegnando la terra, che ignorava e disprezzava, questa città ha ammucchiato sullo stretto lembo, tra mare e monte, di gradino in gradino, come una titanica scalata di marmorei palazzi, che, da lontano, appaiono gli uni sugli altri. Questi piani stupendi, intersecati da aranceti, da terrazze, colpiscono e sorprendono prima ancora di affascinare. Perché? Si partecipa alla fatica di un sì grande sforzo; si avverte troppo sensibilmente che un tale popolo, poco amante della natura, non lo ha compiuto per semplice divertimento. I palazzi sono fortezze, in basso tutti difesi da inferriate, chiusi da porte di ferro massiccio come quelle di una città, che stanno a difesa dei forzieri. Le terrazze pensili, che si sforzano di salire sempre più in alto, di guardare al di sopra dei vicini, sono degli osservatorii, da dove il capitalista osservava le sue navi sul mare, e l'armatore seguiva con gli occhi i suoi corsari.
Jules Michelet
Duro, rudo paese, ligure più di quanto non sia italiano. Il dialetto, così differente dall'italiano, è per più di metà provenzale. Nessuna inclinazione per le arti del disegno. I loro freddi palazzi di marmo non sono rianimati dalle pitture nazionali. Ho visto solo quadri fiamminghi. I ricchi nobili, cortigiani della Spagna, ne hanno seguito la moda, tralasciando Raffaello per Rubens, Tiziano per Van Dyck.
Jules Michelet
Genova è proprio la patria degli ingegni rudi, nati per domare l'oceano e dominare le tempeste.
Per mare, per terra, quanti uomini avventurosi, quanta saggia audacia! [...] Gente forte, piccola e dura, aspramente dotata di un ingegno d'acciaio, di una certa qual punta, tale da trapassare il ferro. Possono anche essere ignoranti; tuttavia essi trovano, inventano, per lo meno degli espedienti.
Jules Michelet
Genova è stata una banca prima ancora di essere una città; è stata subito una compagnia di pegni che si lanciava «a gran rischio», una associazione di marinai armati. Il gusto del lotto vi è furioso; e la città ebbe per molto tempo quello della massima lotteria, la guerra.
Jules Michelet
In effetti è sempre stato così: Genova non è cambiata. I suoi nobili capitalisti praticavano, come fanno quelli d'oggi, l'usura. Non c'è nessuna industria concreta. L'attuale oligarchia, come quella di un tempo, è composta da circa una dozzina di uomini dei quali più d'uno si è procurato in America, con metodi spicci e violenti, il primo capitale che, ben investito (dal denaro nasce il denaro), li fa ora padroni assoluti della piazza, nella loro lega ristretta.
Jules Michelet
La costa di Genova, eccessivamente stretta, è solo un piccolo lembo, un bordo estremo, un semplice «ciglio della montagna» come avrebbero detto i Latini. Come passeggiata, una piccola banchina o piuttosto uno scabroso cammino di ronda che serpeggia sempre stretto (largo per lo più un tre piedi), tra i vecchi muri dei giardini, gli scogli e gli strapiombi.
Jules Michelet
Quella buona e generosa compagnia mi avrebbe trattenuto a Genova; ma trovai il clima, contrariamente a quanto mi avevano detto, durissimo e violento.
Tutta la costa è rude. Il vento muta secondo i giorni, sia che venga caparbio dall'Appennino dilaniato, sia che l'aspro grecale, che vale almeno quanto la tramontana, fischi dal mare. A Genova stessa, il maestrale, richiamato da due aridi torrenti, il Polcevera e il Bisagno (cioè il Polveroso e il Bisognoso), attraversa ad ogni istante la città, sibilante come un fendente di spada.
Jules Michelet
Io sono stato otto giorni a Genova e mi sono annoiato a morte: è la Narbonne d'Italia. Non vi è nulla da vedere salvo un bel porto, ma assai pericoloso; case costruite in marmo perché la pietra è troppo cara; e degli ebrei che vanno a Messa...
Montesquieu
La città, vista dal mare, è molto bella. Il mare penetra nella terra, e fa un arco, intorno al quale è la città di Genova.
Montesquieu
Non c'è stato in Europa che sia stato sottoposto a tanti soprusi come quello di Genova, e che si sia comportato con tanta bassezza nei vari intrighi in cui sia venuto a trovarsi.
Montesquieu
Non è una gran fortuna abitare in questa città. Per prima cosa, il popolo è oppresso da monopoli sul pane, sul vino e su tutti i generi alimentari. È la Repubblica stessa che vende questi generi. La punizione dei crimini è così mal organizzata che risulta minor disgrazia aver ucciso un uomo che aver frodato su un'imposta.
Montesquieu
Anch'io guardavo. Guardavo e pensavo. Pensavo che davvero questa città ha due facce. A seconda che il vento tiri dai monti o dal mare. Due città diverse. Irriconoscibili. Quando tira dai monti noi genovesi parliamo sempre di tramontana, anche se in realtà soffia il greco. O il maestrale. Allora l'aria si fa fredda e pulita, il cielo si sgombra dalle nuvole e il sole ravviva i colori come dopo un restauro. I contrasti si fanno più nitidi, e anche i contorni delle cose. Ma più spesso il vento soffia dal mare, gonfio di sale e di umidità. E la primavera arriva spesso così. Col sole filtrato dai vapori del Mediterraneo che il vento di sud-est spinge sulla città, ad arenarsi contro i suoi contrafforti montuosi. In forma di vento, di brezza o di alito quasi impercettibile lo scirocco spira su Genova per tre quarti dell'anno. Fino ad estenuarsi in un'aria immobile e fradicia di umidità. Quell'aria sospesa, dove tutto può accadere e niente mai accade, per noi genovesi ha un nome preciso. La chiamiamo maccaia.
Bruno Morchio
Aspra e genuina vecchia borghesia genovese, nata e ingrassata sulle leppegose acque del porto. Dove il dialetto stempera il cattivo gusto, nobilita la scatologia e dà lustro al turpiloquio.
Bruno Morchio
Forse Pizarro non aveva tutti i torti, la Genova in cui ero cresciuto, polo industriale e portuale del Nord-ovest e quinta città italiana per numero di abitanti, era morta e a malapena ne sopravviveva il ricordo, un pallido simulacro senz'anima. Non basta la bellezza, non bastano le pietre delle strade e dei palazzi millenari se gli uomini che li abitano lo fanno come clienti d'un motel affacciato sull'autostrada. La vita di una città non può ridursi a una vetrina di giocattoli, e il decoro urbano, sorta di religione postmoderna inventata dall'infernale connubio di urbanisti illuminati e sindaci eletti dal popolo, veniva spacciata agli angoli delle vie insieme all'eroina e all'odio per gli stranieri.
Bruno Morchio
Genova appariva ai miei occhi angusta e decrepita e il restyling modaiolo della città vecchia l'aveva trasformata in un ospizio di lusso, tirando a lucido lo scenario del suo orgoglioso declino. Tagliata fuori da tutto, marginalizzata dalle grandi arterie di comunicazione e dai traffici dell'economia globale, il suo destino era consumarsi a poco a poco, come la fiammella di un mozzicone di candela. Mi domandavo se mai il respiro del mondo sarebbe un giorno tornato a lambirla, sia pure incidentalmente e di striscio, e con quali conseguenze sul suo gracile organismo moribondo.
Bruno Morchio
Genova e il vento. Due monelli capricciosi che non vogliono mai smettere di giocare. Capricciosi e molesti. Sollevano i cappotti e le gonne delle donne infagottate che in questa fredda mattina di dicembre camminano col passo affrettato di chi vuole finalmente guadagnare un po' di pace. Frenetici mulinelli fanno danzare alle cartacce, alla polvere e alle foglie secche il loro ballo dei pazzi. Tra una raffica e e l'altra, tutta quella rumenta si adagia inerte sull'asfalto; ma ecco che di nuovo la musica del vento la risucchia e ricomincia la danza.
Bruno Morchio
Genova era immersa in un silenzio che, di lì a qualche giorno, avrebbe lasciato il posto alle frenetiche attività che riempiono il centro storico per undici mesi all'anno. Furgoni, motocarri, auto e motorette. I crocchi degli studenti che invadono la facoltà di architettura. I pachidermici camion che portano via detriti dall'eterno cantiere di piazza delle Erbe. Il popolo diurno dello shopping, e quello notturno che si spantega nella miriade di locali disseminati nei carruggi.
Bruno Morchio
Genova, la mia maledetta città frastornata dalle campane delle chiese e dalle sirene delle navi che entrano ed escono dal porto. La Superba con le pezze al culo. Chiusa, inospitale, provinciale, vecchia e rincantucciata in una delle infinite periferie del mondo. In vent'anni ha perduto duecentomila abitanti, quasi tutte le industrie, i fasti dell'aristocrazia mercantile e l'orgoglio di classe di un proletariato tra i più agguerriti d'Europa. Coltiva la sua altezzosa agonia come un vecchio demente che ha dimenticato la strada di casa.
Bruno Morchio
Il taxi mi lasciò in piazza De Ferrari, proprio davanti alla bella facciata neoclassica del Carlo Felice, il teatro dell'opera di Genova. Facciata neoclassica con grande cubo incombente. Restaurato anch'esso per le Colombiane, cinquant'anni dopo essere stato distrutto dai bombardamenti alleati. Cinquant'anni. Mezzo secolo per il teatro. Vent'anni per pochi chilometri di metropolitana. Genova è fatta così. Una città che ai suoi cittadini chiede di vivere a lungo.
Bruno Morchio
La borghesia di questa città è fatta così. Ha lasciato le ville e i palazzi monumentali alle banche e alle finanziarie, accontentandosi di abitare in edifici meno dispendiosi e non troppo appariscenti. Tutto nello stile del vecchio proverbio genovese che suggerisce di mostrare il culo piuttosto che le palanche.
Bruno Morchio
«Ma avete notato come la città gioca con la luce?»
«Nello stesso modo in cui gioca con i soldi. La risucchia e la nasconde negli anfratti dei carruggi, quasi temesse che qualcuno gliela rubi.»
«Cosa c'entrano i soldi?»
«Anche con quelli si comporta così. Li afferra e li nasconde nelle banche. Non vi siete accorto che a Genova c'è una banca ogni trenta metri?»
Bruno Morchio
«Ma sapete cosa mi ha sedotto di questa città?».
«La sua somiglianza con Lisbona?»
«Anche quella, ma soprattutto il fatto che mi ricorda una vecchia signora che non si preoccupa di nascondere la propria età. In questi tempi di donne rifatte e centri storici tirati a lucido, mostrare le rughe è un atto che richiede una serena fiducia nella propria bellezza.»
Bruno Morchio
Piazza Carignano è dominata dalla poderosa mole della basilica dell'Assunta. La chiesa progettata da Galeazzo Alessi ricorre spesso nelle conversazioni dei genovesi. Ogni volta che un'attività procede a rilento, fino a destare il sospetto che possa restare incompiuta, in città dicono che è «lunga come i lavori della chiesa di Carignano». Così è stato per il teatro dell'opera, ricostruito dopo cinquant'anni, per pochi chilometri di linea metropolitana, realizzati in un ventennio, per non dire della cosiddetta bretella autostradale, mitico progetto destinato a rimanere tale. Genova è una città fatta così. Centellina il cambiamento e invoglia i suoi abitanti a vivere a lungo per vederne traccia.
Bruno Morchio
Perché Genova è anche questo. Una colata di cemento, spietata e inguaribilmente triste. E colpevolmente stolida, se si pensa che quando questi obbrobri furono tirati su, il centro storico languiva abbandonato ai topi e alle macerie. Così, là dove fino agli anni erano stati prati e orti e qualche casolare rustico, sono cresciuti interi quartieri pieni di casermoni affastellati contro i monti, in cui la disperata fame di spazio fa lievitare i prezzi dei box e deprime la voglia di vivere dei bambini. Un albero o un'aiuola non si trovano a cercarli col lanternino.
Bruno Morchio
Sto accostato al muraglione che da corso Carbonara guarda Genova dall'alto. Un gran bel colpo d'occhio sul porto e sul Borgo, il tratto di centro storico compreso tra Banchi e la porta dei Vacca. Un grigio rebigo di tetti obliqui sotto i quali si spàntega la fitta ragnatela dei carruggi dove il sole fa capolino in punta di piedi, a mezzogiorno.
Bruno Morchio
A Genova, nel tempo del crepuscolo, sentii giungere da una torre un prolungato suono di campane: non voleva finire e risonava come insaziato di se stesso, sopra il rumore dei vicoli nel cielo serotino e nell'aria marina, così agghiacciante, così fanciullesco insieme, così melanconico. Allora mi ricordai delle parole di Platone e le sentii tutt'a un trarro nel cuore: Tutto ciò che è umano non è, in complesso, degno di esser preso molto sul serio; tuttavia...'
Friedrich NietzschePlatone, Leggi, 803 b. I, 2008, nota 65, p. 323
Come mai ho sempre sete di persone che rispetto alla natura, a una passeggiata sulle alture fortificate intorno a Genova, non diventino piccole? Forse non so trovarle?
Friedrich Nietzsche
Genova, un Sud che ha perso i colori.
Friedrich Nietzsche
Genova. Io mi sono guardato questa città, con le sue ville, i suoi parchi e l'ampio circondario delle sue colline e dei suoi declivi, tutti abitati, per un bel po'; debbo infine dire che vedo volti di stirpi passate, ché questa regione è disseminata di immagini di uomini arditi e sicuri di sé. Hanno vissuto e voluto continuare a vivere: me lo dicono con le loro case, costruite e abbellite per i secoli, e non per l'ora fugace; amavano la vita, per quanto spesso potessero essere malvagi con se stessi.
Friedrich Nietzsche
Nel Nord a chi osservi l'architettura delle città si impongono la legge e un desiderio generalizzato di legalità e di obbedienza: vi si indovina quella interiore tendenza a conformarsi e a equipararsi che doveva prevalere nell'anima di tutti i costruttori. Qui invece , dietro ogni angolo, trovi una persona a sé, che conosce il mare, l'avventura e l'Oriente, un uomo poco incline alla legge e al vicino, che gli giungono noiosi, e misura con sguardo invidioso tutto ciò che è antico e già fondato: egli vorrebbe, con uno scaltro prodigio della sua fantasia, rifondare tutto ciò almeno nel pensiero, mettervi la sua mano e la sua sensibilità - fosse anche per un istante di un soleggiato pomeriggio in cui la sua anima malinconica e insaziabile avverte, per una volta, sazietà, e al suo occhio possono presentarsi soltanto cose proprie e non più estranee.
Friedrich Nietzsche
Caro amico, Le mando di corsa una cartolina solamente per comunicarLe la forte sensazione che ho in questo momento: credo che Lei e io siamo sulla via giusta! Solitudine e rigore nel giudicare noi stessi; mai più tendere l'orecchio agli altri, modelli e maestri! Una vita adatta e via via adattabile ai nostri desideri più profondi, un'operosità senza affanno, e senza nessuna coscienza estranea a vigilare su di noi e sul nostro operato! È così che tento ancora una volta di arrangiarmi, e Genova mi sembra il luogo adatto: ogni giorno per tre volte qui il cuore mi è traboccato, di fronte a questa vastità che chiama alle lontananze e al cospetto di una così imponente operosità. Qui ho la calca e il silenzio e sentieri sulle alture, e una cosa che è più bella di come l'ho sognata, il campo santo. (24 novembre 1880)
Lettere
Qui, la grande, vivace città di mare, dove ogni anno gettano l'ancora più di 10 000 navi – mi consente di starmene tranquillo e con me stesso. In più ho una mansarda con un letto meraviglioso, cibo semplice e sano (ho semplificato tutto), aria di mare, indispensabile per la mia testa; strade dal selciato stupendo, e, per essere in novembre, un tepore gradevolissimo! (Purtroppo piove molto). (24 novembre 1880)
Lettere
Tutto sommato però sono stupito, te lo voglio confessare – di quante sorgenti l'uomo riesca a far scaturire dentro di sé. Persino uno come me, che non è certo tra i più ricchi. Credo che se possedessi tutte quelle qualità che tu hai in misura superiore a me diventerei arrogante e insopportabile. Già così ci sono momenti in cui mi aggiro per le alture sopra Genova con sguardi e sentimenti quali forse un tempo anche la buonanima di Colombo rivolgeva proprio da quassù al mare e a tutte le cose a venire. (24 marzo 1881)
Lettere
Mie care, eccomi di nuovo sistemato nella vecchia Genova, in mezzo al groviglio dei vicoli e in netto contrasto con l'eleganza dei malati di Nizza. (4 ottobre 1881)
Lettere
Ebbene, caro vecchio amico, eccomi di nuovo nella mia Genova, la città meno moderna che io conosca e che al tempo stesso scoppia di vitalità – qualcosa di assolutamente non romantico e tuttavia veramente non comune: continuerò dunque a vivere sotto la protezione dei miei santi patroni locali, Colombo, Paganini e Mazzini, che insieme rappresentano molto bene la loro città. (14 ottobre 1881)
Lettere
Piogge gelide, venti furiosi, insomma è inverno, rigido e carico di minacce. J. Burckhardt ha ragione, ma ora che sono mezzo cieco ogni nuovo tentativo di vivere in qualche città e qualsiasi viaggio in genere rappresentano per me tormenti assolutamente insopportabili; questa città (e anche questa gente) si accorda con il mio carattere, mi dà la forza di resistere e di non abbandonare i miei sforzi. (21 ottobre 1881)
Lettere
Qui a Genova sono così ricco, così fiero, un principe Doria in tutto e per tutto, e non desidero altro che Lei, amico caro – Le offro tutti i beni di questo mio mondo per attirarLa qui a Genova, magari per un mese, Lei con tutta la Sua nuova e vecchia musica! [...]
Questo mese qui è bellissimo; di sera me ne sto seduto in una vigna, con il mare, le colline e le ville ai miei piedi, e faccio addirittura il bagno in mare, nella mia grotta dell'Aurora. (6 novembre 1881)
Lettere
Ma Lei tenga fermo il nostro incontro a Genova – questo luogo appartiene a me. Glielo voglio tra poco presentare e rappresentare, proprio in veste di principe Doria, se Lei vuole. (6 novembre 1881)
Lettere
La mia vista sta precipitando, non posso nascondermelo. Ora mi capita spesso di rovesciare e di rompere qualcosa, o di inciampare. Dove trovo un'altra città così perfettamente lastricata con pietre larghe come Genova, dove anche se mi aggiro nei dintorni trovo sempre pietre dure e lisce (e con scannellature sulle strade in salita)?
Tutto sommato Genova è stata davvero la mia mossa più fortunata riguardo alla salute e alla tranquillità spirituale. La mia camera è piena di luce e ha un soffitto molto alto – cosa che ha un effetto benefico sul mio umore. Vicinissimo c'è un giardino delizioso, aperto a tutti, con una verzura imponente, come in un bosco (anche in inverno), e poi cascate, animali selvatici e uccelli, e stupendi scorci sul mare e sulle montagne – il tutto in uno spazio piccolissimo. (21 dicembre 1881)
Lettere
Raramente noi siamo coscienti del vero valore di un periodo della nostra vita, finché lo viviamo, ma oggi, mentre camminavo lassù dominando Genova, scorrendo con lo sguardo lontano sulla città e sul mare, col tempo più paradisiaco che vi possa essere, rividi nitidamente davanti a me gli ultimi due anni, le loro sofferenze e il lento progresso verso il miglioramento; e intanto un raro senso di beatitudine saliva in me, m'invadeva: la beatitudine di colui che si sente guarire. Come malinconico erravo altre volte per queste strade e stradicciuole, come mi sentivo estraneo a quest'umanità rumorosa e impaziente nel domandare e nel godere, come se, tra i viventi, io non fossi stato che un'ombra. Invece adesso, tra il gridio e il giubilo di questi assetati di vita, io afferro un suono, una nota che trova un'assonanza nell'anima mia. (22 gennaio 1882)
Lettere
Forse accompagno l'amico a fare una gita sulla Riviera. Speriamo che gli piaccia quanto Genova: io qui mi sento davvero a casa mia. (fine febbraio 1882)
Lettere
Genova sgualdrina
mucche, gatti e uccelli (fine novembre 1882)
Lettere
Questa volta passi da Genova – un'occasione così non ci capiterà mai più per tutta la vita. Le mostrerò, come fa il diavolo, tutte le «bellezze del mondo», e senza nemmeno l'intenzione di «corromperLa»! – (3 dicembre 1882)
Lettere
Mi sono detto cento volte che il rimedio sostanziale per la mia salute, negli ultimi tre anni, è consistito nell'astenermi da qualsivoglia contatto umano. Genova adesso per me è «perduta e rovinata». Sono orgoglioso abbastanza per vivere in assoluto incognito, persino in condizioni di povertà: ma così, mezzo rispettato, mezzo sopportato, mezzo scambiato per un altro, mi sento come all'inferno – per questo genere di cose non sono «orgoglioso abbastanza». – (primi di aprile 1883)
Lettere
Così all'amata città di Colombo – per me non è mai stata altro che questo – ho detto addio; e alla fine, nella sua luce autunnale, era di una bellezza struggente. (ai primi di 4 dicembre 1883)
Lettere
Genova fu per me un'eccellente scuola di vita semplice e spartana – ora so che posso vivere come un operaio e un monaco. (inizio di dicembre 1883)
Lettere
Io sono fatto per la luce: – è quasi l'unica cosa di cui non posso assolutamente fare a meno e che non posso sostituire: la luminosità di un cielo sereno. Su questo punto con Genova mi è andata male: soltanto ora sono venuto a sapere il dato statistico per cui Genova non ha, in tutto l'anno, molte più giornate serene di quante ne abbia Nizza nei sei mesi invernali: al che sono subito partito per Nizza. Non appena mi impadronirò dello spagnolo, mi spingerò fino a Valencia, forse il prossimo inverno. (6 dicembre 1883)
Lettere
A Genova me ne sono andato in giro come un'ombra in compagnia solo di ricordi. Quello che un tempo vi amavo, cinque o sei punti prediletti, adesso mi piaceva ancora di più: mi sembrava di una incomparabile pallida noblesse, e assai superiore a tutto quello che offre la Riviera. Ringrazio il mio destino che negli anni della décadence mi aveva condannato a vivere in questa città dura e cupa: se si esce da lei, ogni volta si è usciti anche da se stessi – la volontà si allarga di nuovo, non si ha più il coraggio di essere vili. Non sono mai stato colmo di gratitudine come in questo eremitaggio a Genova. – (7 aprile 1888)
Lettere
Allora, io sentivo questa città come la città più cara, più mia, fra le tante che avevo conosciuto; e una nobiltà intensa, quella stessa la cui assenza mi faceva morire, circondarmi. Qui è nato Colombo, pensavo, di qui ebbe inizio il grande fantasticare di nuovi cammini nel mondo – vedevo Lisbona, il colloquio con la regina di Spagna, il grande aprirsi, infine, di quel mondo! – E mi pareva che tanto tempo non fosse passato, e fossimo ancora nel secolo quindicesimo, e ancora qualcuno si apprestasse a partire, da questa terra, in una notte senza luce, per gettarsi verso l'oceano, verso un avvenire improbabile, ma non meno amato.
Anna Maria Ortese
Lei si deve mettere in testa che per noi, genovesi, la società muore in casa. Il mare, è solo la strada di casa. Abbiamo le case più alte di tutta Italia, le più forti, e con le finestre più strette, perché non vogliamo occhiate. Guardiamo e non vogliamo essere guardati. Del resto, quello che guardiamo, si rassicuri, non è l'Italia né il mondo, ma il traffico del porto. Qualche volta, guardiamo anche l'orizzonte, benché laggiù non succeda più niente.
Anna Maria Ortese
mi dava fiducia, e un'emozione sotterranea, come di chi attraversa qualcosa di già conosciuto, e bello, e che però mai si potrà identificare.
Andare in centro, quando potevo prendere l'auto, era una cosa lieta. Sapevo che in nessun momento mi sarei imbattuta in estranei. Sui mezzi pubblici, nei negozi, passeggiando per il porto, in ogni luogo erano sguardi miti, voci note, parole familiari, come quelle che si sentono in casa. Non vi era nessun timore, in nessun luogo. Non vi si urtava né giudicava: ma sempre la mano pronta a indicarvi la strada, il sorriso schietto, una semplicità amorevole, e l'impossibilità di distinguere tra il signore e il povero diavolo.
Anna Maria Ortese

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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026