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Luna: frasi e citazioni
171 citazioni di 108 autori
171 frasi celebri sul tema luna, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.
Frasi su «luna»
Aggiorna sulla luna / e a noi suade il sonno / questa faccia distolta dal sole, la campagna / profondata negli oceani. / Per un varco di nubi ancor balena / in poche stelle la vita lasciata: / mentre sugli occhi piombano le ciglia / e suda fresco umore / sulla bocca dei cani muti.
Andammo sulla Luna come tecnici; tornammo come filantropi.
Astro supremo del sogno e del mistero, fiaccola destinata a illuminar le notti terrestri, ebbe sempre il fascino di attrarre gli sguardi e i pensieri. Sembra che regnando sull'impero del silenzio, della pace, sia più misterioso, più solitario d'ogni altro: la sua luce bianca e gelida torna sempre a rinnovare la prima impressione: resta nel pensiero come rappresentante la notte stessa. Sin dalle più remote età, gli antichi avevan chiamata sovrana delle notti Diana dalla mezzaluna d'argento, Febea dalle bionde chiome.
Attingo e travaso / limpida luce di luna / dal lavatoio
Azzurra la luna / si alza sopra i tetti / e la città con lei
Bocca basciata non perde ventura, anzi rinnuova, come fa la luna.
C'era una luce rossastra, scesi fuori intirizzito e scassato; tra le nuvole basse era spuntata una fetta di luna che pareva una ferita di coltello e insanguinava la pianura. Rimasi a guardarla un pezzo. Mi fece davvero spavento.
Casta Diva, che inargenti / queste sacre antiche piante, / a noi volgi il bel sembiante, / senza nube e senza vel.
Cercar che giova? Al buio non si trova. / Ma per fortuna è una notte di luna, / e qui la luna l'abbiamo vicina. (La bohème)
– Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo! Vuoi, vuoi la luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te. Sì, sì, è una buona idea: ti darò la luna, Mary.
– L'accetto. E poi?
– Si dissolverebbe in te, e infiniti raggi d'argento brillerebbero nei tuoi occhi, nei tuoi capelli, ti inonderebbero di luce. (La vita è meravigliosa)
Che cosa è luna.
– Porpora del cielo, innimica de' malfattori, allegrezza de' viandanti, dirizzamento de' navicanti, ricirculatore de' mesi, occhio della notte, divinatrice di tempesta e d'altri mali.
Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, / silenziosa luna?
Cinque volte racceso e tante casso / lo lume era di sotto dalla luna / poi ch'entrati eravam nell'alto passo.
Come bandiera sanguigna d'una vermiglia rivolta è il calar della notte. / Ma in quell'incendio di cielo lasciato deserto dal sole, / subito apparve la luna, impetuosa da oriente, / e la vermiglia bandiera fu velo d'argento di giovane sposa. / Perché non sempre la notte è di tenebre, accade talvolta / che pur la notte sia bianca. / Ed io non quella notte, / non quella notte che è fatta di tenebre, un'altra / ricordo, trapunta dei fili di luna di bianche speranze. / Più luminosa d'una serena saggezza era tutta la terra, / e luminosa la mente affollata dall'assemblea degli amici pensieri, / alacrità di propositi lieti, intimità di reconditi incontri, / trastulli dell'anima amante che il buio soltanto raggela, / falconi pronti a volare più in là dello sguardo, / e quello con loro cui fosse concesso librarsi su ali. / Semenza, davvero, di bianca speranza è la luce di luna.
Come si nota, l'emisfero in questione è dunque tredici volte e mezzo più piccolo di quello terrestre; i selenografi tuttavia vi hanno già contato oltre cinquantamila crateri. Si tratta quindi di una superficie tutta gobbe e crepacci, di una vera schiumaruola, degna della definizione poco poetica che le hanno dato gli inglesi di green cheese, cioè di "formaggio verde".
Quando Barbicane pronunciò quell'espressione tanto prosaica, Michel Ardan fece un balzo.
Ecco come gli anglosassoni del XIX secolo trattavano la bella Diana, la bionda Febe, l'amabile Iside, l'affascinante Astarte, la regina delle notti, la figlia di Latona e di Giove, l'incantevole sorella del radioso Apollo!
Dal fondo delle strade, dall'ombra dei giardini, dal quadro nero delle finestre mille occhi umani si alzano verso la luna; scende un sottile raggio di luce, s'inoltra la lenta inondazione negli occhi e nei cuori, ed ogni volta trae alla superficie, galleggiante nel fulgore perlaceo, un sorriso o un sospiro, un desiderio o un rimpianto.
Dalla luna dipende l'indicazione delle feste, / luminare che decresce fino alla sua scomparsa. // Da essa il mese prende nome, / mirabilmente crescendo secondo le fasi. / È un'insegna per le milizie nell'alto / splendendo nel firmamento del cielo. (Siracide)
Di Notte, il Can, quasi sia specchio, mira / il cerchio de la Luna; e, sé vedendo, / crede, ch'entro v'alberghi cane. / Latra; ma, invan, vana la voce ai venti / è mandata, e dispersa; e Delia sorda / dietro il suo camin, termina il corso.
E come 'l volger del ciel della luna / cuopre e riscopre i liti sanza posa, / così fa di Fiorenza la Fortuna.
E la luna è una palla / ed il cielo è un biliardo.
È sera con la luna. Ti stanchi a passeggiare. Staresti tutta la notte fuori, così, a bearti delle cose sotto la luna che t'appaiono eterne: così le porte chiuse, i camini, i muri dei giardini. Con tutte le cose vorresti stare un po' assieme e vedere come la luna tramonta, ascoltando i gemiti di questi uccellacci notturni.
È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.
Entro il soave abisso ove t'immergi, o Luna, / non sei tu forse il sole dei Morti avventurati, / il bianco paradiso che i loro sogni aduna? / Luce muta, che spandi di là sovra i beati / di quei sogni mendaci la illusoria fortuna, / non sei tu forse il sole dei Morti avventurati, / entro il soave abisso ove t'immergi, o Luna?
Figlia del ciel, sei bella; è di tua faccia / dolce il silenzio; amabile ti mostri, / e in Oriente i tuoi cerulei passi / seguon le stelle; al tuo cospetto, o Luna, / si rallegran le nubi, e 'l seno oscuro / riveston liete di riflessa luce. / Chi ti pareggia, o della notte figlia, / lassù nel cielo? in faccia tua le stelle / hanno di sé vergogna, e ad altra parte / volgono i glauchi scintillanti sguardi. / Ma dimmi, o bella luce, ove t'ascondi / lasciando il corso tuo, quando svanisce / la tua candida faccia? hai tu, com'io, / l'ampie tue sale? o ad abitar ten vai / nell'ombra del dolor? cadder dal cielo / le tue sorelle? o più non son coloro / che nella notte s'allegravan teco?
Fila di oche selvatiche – / alta sulle pendici dei monti / è stampata la luna
Fiorisce la luna / nell'ampio fiore di loto / dell'ora azzurra. / E la casa si profuma / della dolcezza del vespro.
Già di vivi zaffir tutta del cielo / arde la volta, ed Espero guidante / l'esercito stellato, in luminosa / pompa s'avanza, quando alfin degli astri / la notturna reina alto levando / in nubilosa maestà la fronte, / la sua discopre incomparabil luce / e dispiega sull'ombre il vel d'argento.
Gloriosa luna! / ho vagato / intorno allo stagno / tutta la notte.
Gobba a ponente, / Luna crescente! / Fuori, lucertole – e moscerini, / Bruchi, larvucce – e farfallucce / Lumache e rane – fuor dalle tane! Il segno è certo, – Tutti all'aperto! / Presto, rotonda – e rubiconda / Nella bonaccia – la bella faccia / Risplenderà.
Guarda la luna che sorge, / su dall'est la rotonda luna argentea, / bella sui tetti, sinistra, fantomatica luna, / luna silente, immensa.
Ho già prenotato per noi due una stanza nella casa della luna / dove passare il fine settimana, amore mio, / gli alberghi del mondo non mi soddisfano, / l'albergo dove mi piace alloggiare è la luna / ma lì, amore mio, / non accettano un ospite che viene senza una donna: / ci vieni con me... / o mia luna, sulla luna?
Il mio occhio s'innalza verso la volta dell'eterno cielo, / verso di te, splendente astro della notte! / E l'oblio di tutti i desideri, di tutte le speranze / dalla tua eternità discende. / Il senso si smarrisce nella visione, / quel che dicevo "mio" svanisce, / io mi abbandono nell'immenso, / sono in esso, sono tutto, sono solo quello. / Il pensiero ritorna ed è spaesato, / si spaura dinanzi all'infinito, e stupito / non comprende la profondità di questa visione.
Il tetto si è bruciato / ora / posso vedere la luna.
Io considero sempre la luna come l'occhio stesso di Dio che mi inviti in tono serio d'avvertimento: «Vieni, vieni nella dimora del tuo Padre celeste».
L'autunno era già in agonia [...] e la luna s'era fatta più fredda del sasso, e così ferma, rotonda e precisa come può essere solo a Natale: le due nubi che l'eran d'attorno parevano aria appannata.
L'oro del tramonto distilla tra le foglie delle querce / e il vento s'illanguidisce tra i gorghi palpitanti / degli alberi. La sera mite bagna i dolci prati. / E la luna, pallidissima, emerge dalle pianure. // Sale verso l'azzurro reggendo l'urna piena / delle chiarità che versa nel sonno dei rossi boschi. / E il bosco in un fremito tende i rami alteri / come coppe d'oro brandite con un gesto folle. // Il soave Coppiere effonde il suo chiarore / sulle coppe tenute da grandi braccia senili / mentre i tronchi gridano: "Versa, oh! versa Astarte // la tua essenza d'amore nelle nostre deboli vene / poiché morremo domani, e queste fragili coppe / sotto i passi del sole presto saranno infrante!"
L'uomo che ama normalmente sotto il sole, adora freneticamente sotto la luna.
La corrente rapida non ha portato via la luna.
La frangia di luna che riceve la mia confessione è qui, sul parapetto: ha un che di spumoso, di effervescente, a causa della ruvidezza della pietra a cui s'aggrappa; è una luce con la febbre, mi conviene, mi si addice: le riferirò più di quanto io stessa, magari, non sappia. Raggio di luna, mi riconosci? Sono Leila. Giovinetta, lessi, non rammento dove, che sei tu, luna, a formare le donne. Tu, c'era scritto, ne influenzi lo sviluppo e gli umori; le fai di pelle soave e le arrotondi; le snervi e le agiti. Perciò noi siamo, antica luna, i fusi mossi dalle tue lunghissime, impalpabili dita; sei tu che tessi quaggiù le nostre illogiche azioni, le nostre complicate, astruse vicende. E allora dammi retta, luna di giugno su Milano; giustificati e giustificami; piglia i trilli angosciosi del telefono che non si arrende e gettali su qualche oceano o su qualche giungla del tuo sterminato cammino... allontanali, dissolvili tu.
La luce che piove dalla luna non è destinata alla scena del nostro esistere diurno. Il cerchio che essa indistintamente rischiara, sembra essere quello di una terra rivale o secondaria. Non è quella che la luna segue da satellite, ma quella a sua volta trasformata in satellite della luna. Il suo vasto petto, il cui respiro era il tempo, non si muove più; finalmente la creazione è tornata alle origini, e può nuovamente indossare il velo vedovile che il giorno le aveva strappato.
La luna, al primo quarto, quella che sorge alle quattro o alle cinque di sera, è vivida, gaia, di lucentissimo argento; ma quella che appare dopo mezzanotte è rossastra, fosca, inquietante; è la vera mezzaluna delle tregende. Tutti i nottambuli devono averlo notato. La luna nuova, anche se sottile come un filo, manda una tenue luce allegra, che allieta il cuore, e disegna sulla terra ombre nitide; l'ultimo quarto diffonde appena un chiarore morente, che quasi non fa ombre.
La luna del firmamento ammira in pace quella dei flutti.
La luna è come la libertà: sta in cielo e in fondo al pozzo.
La luna è il guscio del silenzio del mondo.
La luna è il sole delle statue.
La luna è l'anima, è il nostro modo di vivere le emozioni, i desideri, i sogni. La terra è la realtà, il luogo in cui lottare con i rimpianti e le delusioni perché l'umanità è gravemente ammalata di egoismo e di sete di potere.
La luna è senza sesso.
La Luna è umida e fredda ed è favorevole alle piante per la sua freddezza ed umidità, a causa della neve, della pioggia e della rugiada. Saturno è secco e freddo e, a causa del gelo, è nocivo alle piante. E al nuocere, la Luna si accorda con Saturno a causa del freddo, e Saturno e Marte a causa della secchezza, poiché, a causa del gelo, le piante bruciano.
La luna è una compagna fedele.
Non va mai via. È sempre di guardia, risoluta, ci conosce con il buio e con la luce, e come noi è in continua trasformazione. Ogni giorno è una versione diversa di se stessa. A volte tenue e pallida, altre intensa e luminosa. La luna sa cosa significa essere umani.
Insicuri. Soli. Butterati dalle imperfezioni.
La luna, finché è sola nel cielo, campeggia su tutte le stelle; ma quando poi spunta il sole o scompare, o non si vede più. Non v'accostate mai a chi vi può eclissare, ma a chi vi può mettere in evidenza.
La luna ha luce per tutto il cielo, macchie nere per se medesima.
La luna ha / un baffo di gatto / per un attimo
La luna nello scempiato alone non è che un occhio, tutto / mangiato dalle mosche, che emana lume di lutto.
La Luna, per colui che pensa in termini di eternità, è il fulgente memento mori che Dio ripete ogni giorno alla «gran madre antica».
– La luna piena!
– No, lo sarà domani, ma mi piace di più guardarla stasera. Sai, dopo la luna piena c'è quella calante, ma la luna che vediamo stanotte vuole continuare a vivere: dà ancora speranza. (Millennium Actress)
La Luna scorre come una Fanciulla – attraverso una Città di Topazio.
La luna strisciò tonda sotto l'intelaiatura della finestra. Non era più un alone crocifisso, era la faccia grassa e oscena di un curioso che fruga con gli occhi camere e letti.
La nostra ora nuziale, bella Ippolita, s'approssima: quattro giorni felici ci porteranno la novella luna... Oh, come questa vecchia pare lenta a dileguarsi, quasi a ritardare malignamente, come una matrigna, l'appagamento dei miei desideri, o somigliante ad una ricca vedova ostinatasi a viver troppo a lungo per rendere a più a più sottili le rendite del suo giovane erede.
La notte scorsa mi ha chiamato e mi ha raccontato / della luna sulla Baia di San Francisco. / Qui ad Albuquerque si specchia / nel freddo, scuro cielo delle Sandia. / Il riflesso è dentro tutti noi. / Arancione, e quasi la luna del raccolto. / Vento, e gelo dei mesi / più freddi che arriva. I bambini ed io / la guardavamo, all'incrocio tra San Pedro e la Central / venendo dalla fiera. / Il vento che mi alzava i capelli fu catturato / dal mio viso. Avevo paura del traffico / cercavo di stare al passo e la luna a est / tondeggiava gonfia dalla cresta della montagna, fuori dalle nuvole fumose / dal velo della sua pelle. Nuda. / Una tale bellezza. / Guarda. / Siamo vivi. La donna della luna / ci guarda, e noi guardiamo lei, / ci riconosciamo.
La palude dei sogni è nella luna.
La placida abitatrice delle nostre notti, propizia agli incantesimi d'amore, discreta amica al cui lume favoloso le catapecchie diventavano castelli.
Le acque rigonfie del fiume di primavera / s'innalzano al livello del mare, / sul mare, la luna chiara si solleva / insieme alla marea. / Brillante è la luce che insegue le onde / per decine di migliaia di li, / lungo tutti i fiumi in primavera / dove non risplende la luna? // Il loro corso sinuoso serpeggia / nei campi fragranti, / la luna illumina i fiori nel bosco / come fiocchi di neve. / La brina volteggia per l'aria, / invisibile è il suo passaggio, / la sabbia bianca sulle rive / è impercettibile alla vista. // Il fiume e il cielo sono di un'unica tinta / senza un granello di polvere, / nel cielo limpido s'innalza solitaria la luna. / Sulla riva del fiume a vederla / chi è stato il primo? / in quale anno la luna sul fiume / iniziò ad illuminare le genti? / L'umanità vive all'infinito, / generazione dopo generazione, / il fiume e la luna ogni anno / sembrano immutati. / E non si sa di chi siano in attesa, / si vede solo lo scorrere delle acque / del lungo fiume.
Le lune senza buche sono fregature.
Le notizie di nuovi lanci spaziali sono episodi d'una lotta di supremazia terrestre e come tali interessano solo la storia dei modi sbagliati con cui ancora i governi e gli stati maggiori pretendono di decidere le sorti del mondo passando sopra la testa dei popoli.
Quel che mi interessa invece è tutto ciò che è appropriazione vera dello spazio e degli oggetti celesti, cioè conoscenza: uscita dal nostro quadro limitato e certamente ingannevole, definizione d'un rapporto tra noi e l'universo extraumano. La luna, fin dall'antichità, ha significato per gli uomini questo desiderio, e la devozione lunare dei poeti così si spiega. Ma la luna dei poeti ha qualcosa a che vedere con le immagini lattiginose e bucherellate che i razzi trasmettono? Forse non ancora; ma il fatto che siamo obbligati a ripensare la luna in un modo nuovo ci porterà a ripensare in un modo nuovo tante cose. [...] Chi ama la luna davvero non si accontenta di contemplarla come un'immagine convenzionale, vuole entrare in un rapporto più stretto con lei, vuole vedere di più nella luna, vuole che la luna dica di più. Il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo, Galileo, appena si mette a parlare della luna innalza la sua prosa ad un grado di precisione e di evidenza ed insieme di rarefazione lirica prodigiose. E la lingua di Galileo fu uno dei modelli della lingua di Leopardi, gran poeta lunare...
Limpida e rinfrescata la luna splende, / dopo l'orrenda tempesta...
Lucciole baluginavano, grilli cantavano, un uccello insonne cinguettava tra le chiome degli alberi. La luna si alzò... la testa di uno scheletro. Che cosa c'era lassù? Che cos'era la luna? Chi l'aveva creata? A quale scopo?
Luna bella, solitaria / veleggiando se ne va. / Tra le nubi, su nell'aria, / la sua meta non si sa. / Monte e piano, giù lontano, / la tua luce mi rischiara, / Ma tu stessa, luna cara, / misteriosa resti ognor. // «Sì, bambino, ti rispondo, / misterioso è il mio cammin, / ma ogni cosa a questo mondo, / ha un mistero suo divin. / Guarda e vedi, pensa e credi, / leva in alto il tuo pensiero, / si rivela ogni mistero / a chi in esso immerge il cor».
Luna, che doni il miele al labbro dei dementi! / Ne son golosi i prati, e i borghi ed i torrenti... / Le stelle sono l'api del luminoso miele, / che gronda, a goccia a goccia, dalle pèrgole anele: / poiché, soavemente piovendo giù dai cieli, / ogni raggio di luna, è un raggio di quei mieli.
Luna / come sei lontana / così / silenziosa e vana, / ma qui / ruggisce il cuore della bestia umana. (Notre-Dame de Paris)
Luna in un cerchio fissa / che la sua luce gelida / emana per le fessure / del tempo è occhio zitto / la luna che guarda i deserti / campi e di cenere splende / e nel transito traspare / sola luna solissima / madre che crea l’anima / dalla sua sferica natura / discende ogni pittura / dove la terra freme / luna nel lago riflessa / luna sull’asse convessa / i sassi la luna cinge / gli amori la luna finge / dovunque i sogni stringe / crudele luna nudissima...
Luna, / luogo comune delli sfaccendati / in ogni prova prosodica, / facile rima ai sonetti romantici, / belletto e vernice sentimentale alla bionda e alla bruna / per gustar le primizie de' contatti antematrimoniali, / lenocinio archetipo alle adultere; / mezza maschera vuota di simboli, / tegghia d'ottone a friggervi i capricci di Diana, / crachat maggiore allo stomaco immedagliato del cielo.
Luna, o dilettante Luna, / a tutti i climi sei comune, // tu il Missouri vedesti ieri / e di Parigi mura e quartieri, // di Norvegia i fiordi blu, / i poli, i mari, che altro più? // Luna felice! tu vedi in pieno / proprio a quest'ora correre il treno // che la porta in viaggio di nozze! / Sono partiti per la Scozia. // Che trappola se quest'inverno / prendeva sul serio i miei versi! // Luna, o vagabonda Luna, / facciamo causa e usi comuni? // O ricche notti! io me ne muoio / con la provincia dentro il cuore! // E la luna, brava vecchia, / ha bambagia nelle orecchie.
Luna, / piuma di cielo, / cosi velina, / arida, / trasporti il murmure d'anime spoglie?
Luna puella pallidula, / flora eremitica, / unica selenita, / distonia vita traviata, / atonia vita evitata, / mataia, matta morula, / vampirisma, paralisi, / glabro latte, polarizzato zucchero, / peste innocente, patrona inclemente, / protovergine, alfa privativo, / degravitante sughero, / pomo e potenza della polvere, / phiala e coscienza delle tenebre, / geyser, fase, cariocinesi, / neve nevissima novissima, / Luna glacies-glaciei / Luna medulla cordis mei, / / per secanti e tangenti fugitiva // La mole della mia fatica / già da me sgombri / la mia sostanza sgombri / a me cresci a me vieni a te vengo / .......... / .......... (Luna puella pallidula) / ..........
Luna, romita aerea, / Tranquillo astro d'argento! / Come una vela candida / Navighi il firmamento: / Come una dolce amica / Per sua carriera antica / Segui la terra in ciel.
Luna, tu parli solamente a chi è innamorato / chissà quante canzoni ti hanno già dedicato / ma io non sono come gli altri / per te ho progetti più importanti.
Ma più, che l'andarti con mente filosofica considerando, mi giova, abbandonato a' miei sensi, ricever nell'occhio a un tempo e nell'anima, che ti apro tutta, quella soave e nobile melanconia, che piove dalla tua faccia; massimamente in quest'ora, che, l'ardente Sol tramontato, tu ci ridoni il suo lume, ma spogliato della sua fiamma, ed un più dolce e più mansueto giorno spargi sopra la terra; mi giova o vederti passar lentamente dietro quelle nubi, che ora mi ti celano, ed ora scuoprono, o nell'azzurra volta serena contemplarti immobile e trionfante, mentre cade continuo di pallidetti raggi un diluvio, l'aria biancheggia tutta all'intorno, e il colle ed il piano si mostrano tinti di bella luce argentina.
Mai la fida lucerna, o l'esangue / sposa d'Endimione in essa vidi, / né la solinga cacciatrice, quando / la miravo fanciullo tra le case / sgorgare in bianca vampa, alta fra i segni / ascendere del cielo. Ma la rupe / nell'inaccesso etere scagliata / l'isola estrema, sentinella insonne / protesa ai flutti interminati. E l'ansia / mi sommuoveva il cuore di raggiungerla / – ippogrifo, proiettile, astronave – / d'attingere al silenzio del suo lume. / E fu per questo, forse / che mai la fida lucerna, o l'esangue / sposa d'Endimione in essa io vidi / né la solinga cacciatrice, quando / la miravo fanciullo tra le case / sgorgare in bianca d'attingere al silenzio del suo lume. // ...Era il confine, il mondo / di lava e roccia, il minerale cieco, / il punto fermo apposto alla insensata / fantasia delle forme. Era lo zero / che ogni calcolo spiega, era il concreto, / bianco, forato, calcinato fondo / dell'essere. / E sovente dai supremi / bastioni di Levania il verdeggiante / pianeta ho contemplato, l'ombra vaga / di oceani e di foreste, della vita / impetuosa e fuggevole le polle / iridescenti – risalendo l'orlo / dei suoi convulsi crateri, vagando / lungo la sponda dei suoi mari morti.
Meravigliosa notte di luna; le urla degli ubriachi, la folla, la polvere non guastano la bellezza; una radura umida, chiara sotto la luna, dove cantano le rane e i grilli, e qualcosa ti attira là; ma arrivi là e qualcosa ti attirerà ancor più lontano. La bellezza della natura non suscita nella mia anima piacere, ma qualcosa come un dolce dolore.
«Mi ricordo quelle luci di notte, Rauf. Le auto ringhiano, le senti... ecco perché i giovani cani spesso le rincorrono. È tempo sprecato. Loro non se n'accorgono neppure. Le luci sono pezzi di vecchie lune, sai.»
«Che vuoi dire?» domandò Rauf, incuriosito suo malgrado.
«Ecco, quando la luna diventa piena, qualcuno sale su ogni giorno e ne taglia via una fetta – hai notato? – finché della luna non ne rimane più. Ma poi, dopo un po', ne cresce un'altra. Quando è piena la luna è tutta coperta di crepe e di buchi – perché sia più facile tagliarne via dei pezzetti, ecco perché è così – evidentemente. La mia mamma mi diceva che le lune in realtà sono enormi, solo che sembrano piccole a causa della distanza. L'uomo che ne taglia via dei pezzi e delle fette, li porta sulla terra, e li usano per fare i fanali delle auto. Bravi, non ti pare?»
Mille anni fa stavo sempre a guardare la Luna sognando di diventare un astronauta; solo che non avevo né la preparazione né la prestanza fisica, in più vomitavo spesso e nessuno voleva stare con me una settimana. [...] La Luna era una cosa affascinante, romantica e misteriosa che se ne stava lassù in cielo, irraggiungibile, nonostante i tuoi desideri e i tuoi sogni. Ma tu hai ragione: una volta raggiunta è solo una squallida palla di roccia. (Futurama)
Molti lunatici non hanno bisogno della luna.
Non avevo mai pensato a quanto, quando guardo la luna, sia la stessa luna che Shakespeare e Maria Antonietta e George Washington e Cleopatra guardavano. Senza contare tutta quell'infinità di persone che non avevo mai sentito nominare. Tutti quegli Homo sapiens e Neanderthal guardavano come me la stessa identica luna. Essa cresceva e calava nel loro cielo, ugualmente.
Non è accecante come il sole, ma è l'ultima luce che illumina il buio. La tua giustizia dev'essere proprio così, come la luna. (Senran Kagura Shinovi Master)
Non m'era levato uno stadio, e la Luna, con una vocina di donna: O Menippo, disse, fa' buon viaggio, e portami un'ambasciata a Giove. Di' pure, risposi, un'ambasciata non pesa a portarla. L'ambasciata è facile, disse, è una preghiera che da parte mia presenterai a Giove. Io sono stucca, o Menippo, di udire i filosofi che ne dicon tante e poi tante di me, e non hanno altro pensiero che d'impacciarsi de' fatti miei, chi son io, e quanto son grande, e perché ora sono scema ed ora son piena: chi dice che sono abitata, e chi che son come uno specchio pendente sul mare, ed ogni sciocchezza che pensano l'appiccano a me. Han detto finanche che questa luce non è mia, ma è roba rubata, e me l'ho presa dal Sole; e non la finiscono, e per questo mi faran bisticciare e venire alle brutte con mio fratello; non essendo contenti di sparlare del Sole, che è una pietra, e una palla di ferro rovente.
Altre citazioni
Non più la luna è cielo a noi, che noi a la luna.
O / / / luna.
O notturno splendore, / o vergine divina! / Tu che commuovi, sorridendo, il core / dell'uomo e dell'oceano, / solitaria dei cieli, / adoro la tua luce, amo i tuoi veli! // Te fra le viti e i gelsi / del mio suolo natio, / fanciullo io vidi e ad astro mio ti scelsi; / fosse felice o in lagrime, / da quel giorno, o mia Dea, / quest'anima, sperando, a te volgea! // Come sei bella, o luna, / quando il viso ti / nel mite tremolio della laguna; / come bella, fra i pallidi / scogli della montagna, / quando sul ghiaccio il tuo raggio si bagna! // Ma chi dirà, divina, / di che fulgor ti vesti, / se tu sorgi infocata alla marina? / Il pelago scatenasi, / e placido e giocondo / il tuo disco s'innalza e irradia il mondo! // Ed io ti amai sul piano, / ti amai, luna, sui monti, / e nel cupo fragor dell'oceàno... / ma non mi tocchi l'anima / quando, dimessa e stanca, / seguiti il sole in camiciuola bianca! // O vergine d'amore, / se tua beltà lo vince, / non indugia a pregar nostro Signore, / che, quando il sol ci illumina, / ti tenga in paradiso, / perch'io solo di notte amo il tuo viso!
Odio la faccia tua stupida e tonda, / l'inamidata cotta, / monacella lasciva ed infeconda, / celeste paölotta.
Ogni luna ha il suo pozzo.
Ognuno di noi è una luna e ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno.
Per anni i politici hanno promesso la luna: io sono il primo in grado di darvela.
Perché sola ti vede, / sola l'ignaro vulgo in ciel ti crede: / ma il Riposo, la Calma, / del meditar Vaghezza, / ogni Piacer dell'alma, / la gioconda Tristezza, / e la Pietà, con dolce stilla all'occhio, / ti stanno taciturne intorno al cocchio.
Piccola, ma ondeggiante in alto / tu spandi la tua luce sul creato, / e cosa può mai uguagliar il tuo splendore / nel nero profondo della notte? / Tu mi guardi, ma senza parlare, / e, proprio per questo, o «luna» sei mia amica!
Più alta, più alta, la luna si faceva anche più piccola; ma il fulgore raccolto era sempre maggiore. Dal sommo del cielo la luna inondava di luce i campi delle stelle tramortite, e tutta la faccia della vecchia terra lontana.
"Prendete la luna", / dice il bambino, / piangendo.
Pur nella pentola / dove bollo patate / la notte di luna!
Quando la luna risplende fulgidissima, sembra che da essa si riversi un senso di solitudine e di calma che ha anche un influsso sui luoghi affollati pieni di vita.
Quando noi fanciullescamente avessimo avuto a formar la Luna, galantissima ci saria parso di figurarla, dandogli una rotondissima e pulitissima superficie, ma non già così ha inteso di far la Natura, anzi tra quelle diversissime scabrosità è credibile che ella mille misterj, da lei sola intesi, abbia rinchiusi. E non è dubbio alcuno, che se nella Luna fussero giudici simili ai nostri, rimirando di là la superficie della Terra, nella quale altro che la disparità dei mari e dei continenti, e la inegualità della parte terrea non distinguerebbero, altrettanta ragione averiano di nominarla meno perfetta che se fusse di superficie pulitissima, quanta ne ha il sig. Colombo di desiderare, che la superficie Lunare sia ben tersa, per maggior perfezione di quella, poiché tutti gli ornamenti e vaghezze particolari, che sì mirabilmente abbelliscono la Terra, resteriano di là su invisibili ed inimmaginabili: così appunto fermandosi il nostro vedere ed intendere nella sola montuosità e disegualità della Luna, senza vedere o potersi immaginare quali particolari tra esse eminenze e cavità possano esser contenuti, pare che ella da una pulitissima superficie riceverebbe perfezione e bellezza.
Quando spunta la luna / le campane si perdono / e appaiono i sentieri / impenetrabili. // Quando spunta la luna, / il mare ricopre la terra / mentre il cuore si sente / un'isola nell'infinito.
Quella fanciulla rotonda carica di bianco fuoco, / che i mortali chiaman la Luna.
Saliva in cielo l'astro / lunar, saliva lento: / quadrante d'alabastro / sporto dal firmamento. // Sopra il mare olivastro, / dal flebile lamento, / mettea la luna un nastro / bianchissimo, d' argento. // Noi scendevamo soli / per la via, che prospetta / l'immensità del mare, // e invisibili voli / di sogni, o mia diletta, / sentivamo sciamar.
Scende la luna; e si scolora il mondo.
Simili a immensi mausolei diruti / guardan le cime ai laghi ferrugigni: / passa la luna, cadono i minuti / freddi sul cuore ignudo dei macigni. // Passa la luna fredda sui macigni / senza che il volto dell'Orrore muti: / la gran ruina è piena di sogghigni / come un ammasso di teschi caduti. // Morta, che i campi della Morte irrighi / liquida luna, a cui bocche infinite / di teschi si protendono per bere, // io ti sento su me pendula bere, / intenta luna, poi che le stupite / vie del silenzio non un sogno irrighi.
Seduto lì tra i fiori, con la brocca di vino –, / festino solitario, privo di amici intimi –, / elevo il mio boccale e invito il chiar di luna. / Insieme all'ombra, poi, saremo in tre, / giacché la luna non si negherà al bere. / E mentre l'ombra seguirà il mio corpo, / intanto, al fianco suo, io scorterò la luna. / La via della gaiezza termina a primavera; / mentre la luna ondeggia, al mio canto, qua e là. / Ed ha un sussulto l'ombra, fremendo, alla mia danza. / Da sobri, noi viviamo di una gioia comune; / quando poi, nell'ebbrezza, ciascuno si disperde. / Noi tre, per sempre uniti, vagando senza affetti, / infine, in lontananza, saremo alla Via Lattea.
Selene-ene-a / come è bello stare qua / Selene-ene-a / con un salto arrivo là / Selene-ene-a / è un mistero e non si sa / il peso sulla luna / è la metà della metà / Selene-ene-a / lascia tutto e vieni qua / Selene-ene-a / come è facile ballar / Selene-ene-a / è un mistero e non si sa / il peso sulla luna / è la metà della metà | [...] | Mano per mano noi ce ne andremo / come due piume leggere / sopra vulcani spenti da sempre / in questo mondo che tace c'è tanta pace / cara, ti parlo dalla luna, vieni, ti aspetto
Sorge dalle parti dell'Oriente la luce bionda della luna d'oro. La scia che lascia nel fiume largo apre serpenti nel mare.
Stare nella luna.
Stare nella luna di Valencia.
Stasera, la luna sogna con più abbandono, / come una bella donna che, abbandonata sui cuscini, / prima di addormentarsi accarezza / i seni con mano distratta e leggera.
Sul momento non vide che la luna, cui in quel momento una tinta pacata d'oro verde conferiva un'aria amichevole, un po' mesta, di chi sa le cose tristi e neanche ha da rammentarle.
Tramontata è la luna, / tramontate le Pleiadi. / È a mezzo la notte; / trascorre il tempo; / io dormo sola.
Tramontò il Sol, sorse l'argentea Luna: / diabolici sono della Luna / i malefizi, e tutti quei che casta | la chiamano, a me par che troppo presto / la lor nomenclatura han cominciato. / Giorno non v'è cotanto lungo, sia / il giorno ventunesimo di giugno, / che vegga una metà delle malvage / opere che rischiara in tre sol'ore / la sorridente Luna... ed essa sempre / la sua così modesta aria serbando! / Un silenzio fatale evvi in quell'ora, / una calma che all'anima permette / di tutta tutta espandersi; ma senza / che di frenarla pur s'abbia la forza; / il vergine splendore, che riveste / alberi e torri d'un prestigio santo, / che a tutta la natura offre e concede / un carattere chiaro di bellezza / e di soavità intima e pura, / s'insinua dentro il core e in esso sparge / dolce languore che non è riposo.
Era come una landa stigia, come una visione dell'Ade: un paese di ombre, di vapori e di acque. Tutte le cose vaporavano e vanivano come spiriti. La luna incantava e attirava la pianura com'ella incanta e attira il mare: beveva dall'orizzonte la grande umidità terrestre, con una gola insaziabile e silenziosa. Ovunque brillavano pozze solinghe; si vedevano piccoli canali argentei riscintillare in una lontananza indefinita tra file di salci reclinati. La terra pareva perdere a ora a ora la sua saldezza e liquefarsi; il cielo poteva mirarvi la sua malinconia riflessa da innumerevoli specchi quieti. E di qua, di là, per la scolorata riviera, come i Mani d'una gente scomparsa le statue passavano passavano.
Nascente luna, in cielo esigua come / il sopracciglio de la giovinetta / e la midolla de la nova canna, / sí che il più lieve ramo ti nasconde / e l'occhio mio, se ti smarrisce, a pena / ti ritrova, pel sogno che l'appanna, / Luna, il rio che s'avvalla / senza parola erboso anche ti vide; / e per ogni fil d'erba ti sorride, / solo a te.
O falce di luna calante / che brilli su l'acque deserte, / o falce d'argento, qual messe di sogni / ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú! // Aneliti brevi di foglie / di fiori di flutti da 'l bosco / esalano a 'l mare: non canto non grido / non suono pe 'l vasto silenzïo va // Oppresso d'amor, di piacere, / il popol de' vivi s' addorme... / O falce calante, qual messe di sogni / ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú!
La luna depone un uovo nei telescopi che la guardano a lungo.
La luna è piena di abiti di suicidi.
La luna è un occhio di gatto; il grande gatto guercio della notte.
Spesso la luna si prova delle nuvole come se fossero dei cappelli.
Io l'ho veduta. Corre sempre, vola, / passa. Ma mentre va, che non mai posa, / a noi non volge che una parte sola. // Vediamo, noi, nel cielo azzurro o rosa, / sempre quelle montagne, sempre quelle / paludi. Sempre. Ma di là? Che cosa / è mai di là, verso le grandi stelle?
Io l'ho veduta. / In un suo libro. Egli sapea contare / i monti e i mari. Io l'ascoltava muta. // C'è il Mare di Serenità. C'è il Mare / di Nubi. Anche, di Pioggie e di Tempeste. / Un altro Mare senza l'acque amare. // C'è la Palude delle Nebbie meste. / C'è anche un Seno, a goccia a goccia pieno / di guazza dalla grande alba celeste. // E c'è il Lago dei Sogni. Anche c'è il Seno / delle Iridi: tanti alti archi di porte / nel cielo: un infinito arcobaleno. // Vicino ai Sogni, il Lago della Morte.
O tacito paese / sopra le nubi! O isola del cielo, / che fiorisci e sfiorisci d'ogni mese!
Più che mezza la luna era, e più ore / restava su, tra l'iridato alone, / e le notti imbevea del suo pallore.
Chissà se la luna / di Kiev / è bella / come la luna di Roma, / chissà se è la stessa / o soltanto sua sorella... // Ma son sempre quella! / – la luna protesta – / non sono mica / un berretto da notte / sulla tua testa! // Viaggiando quassù / faccio lume a tutti quanti, / dall'India al Perù, / dal Tevere al Mar Morto, / e i miei raggi viaggiano / senza passaporto.
Con te la luna è buona, / mia savia bambina: / se cammini, cammina / e se ti fermi tu / si ferma anche la luna / ubbidiente lassù. // È un piccolo cane bianco / che tu tieni al guinzaglio, / è un docile palloncino / che tieni per il filo: / andando a dormire lo leghi al cuscino, / la luna tutta notte / sta appesa sul tuo lettino.
Sulla Luna, per piacere, / non mandate un generale: / ne farebbe una caserma / con la tromba e il caporale. / Non mandateci un banchiere / sul satellite d'argento, / o lo mette in cassaforte / per mostrarlo a pagamento. / Non mandateci un ministro / col suo seguito di uscieri: / empirebbe di scartoffie / i lunatici crateri. // Ha da essere un poeta / sulla Luna ad allunare: / con la testa nella Luna / lui da un pezzo ci sa stare... / A sognar i più bei sogni / è da un pezzo abituato: / sa sperare l'impossibile / anche quando è disperato. / Or che i sogni e le speranze / si fan veri come fiori, / sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!
C'è forse qualcosa di bello o d'interessante nella pioggia? Io penso di no. Eppure, quando piove in una notte in cui la luna è luminosa, ci sentiamo meravigliosamente inclini a ricordare giorni ormai lontani e a volare con l'immaginazione verso ciò che ci attende, anelando al futuro con un'intensità e una limpidezza di desiderio che non ha uguali. Se in quei momenti si presenta un amante che ci ha trascurate per dieci giorni o venti, o un mese, oppure un anno intero o sette o otto anni, ma di cui in quella notte ci siamo ricordate in modo vivido, anche se non ci troviamo in un luogo adatto e abbiamo da temere gli sguardi altrui, anche se dobbiamo restare in piedi, non lo congediamo prima di avergli parlato a lungo; se invece il luogo è adatto per ospitarlo, decidiamo certamente di accoglierlo in casa. C'è forse un momento più magico di una notte di luna, perché la nostra mente venga trasportata lontano e riviva, come se accadessero allora, gli episodi dei giorni irrimediabilmente perduti, sia tristi che gioiosi o curiosi?
Dopo la seconda decade del nono mese, durante un pellegrinaggio al tempio di Hase, mi accadde di sostare in una casa bellissima, dove, stanca del viaggio, subito mi addormentai. Mi svegliai che era già notte e i raggi della luna penetravano dalla finestra illuminando di bianchi riflessi la serica superficie delle vesti dei dormienti. Il mio cuore era commosso da tanto incanto e pensavo che non potevano essere che simili istanti a ispirare agli uomini la poesia.
La luna è meravigliosa quando, allo schiarire del cielo all'alba, si profila ancora lucente ma sottilissima sui monti a oriente.
Cercare la luna a mezzogiorno è da allocchi.
Prima et secunda nihil, tertia indicat: quarta et quinta talis, tota luna aequalis.
Ra lin-na ra fa ceer ai ladr, ai viandant, ma nenta ai lavurant.
Quando la luna è piena, incomincia a decrescere.
Se sei il preferito della luna, cosa t'importa delle stelle.
A luna scema non salare, a luna crescente non tosare.
Al quinto dì della luna vedrai quale mese avrai.
Alla luna di febbraio potar si deve.
Bisogna fare il muso, secondo la luna.
Chi taglia a luna nuova, fa mala prova.
Gobba a levante, luna calante; gobba a ponente, luna crescente.
Gran vento di luna vecchia, porta buon tempo.
La luna è bugiarda; quando fa C, diminuisce e quando fa D, cresce.
La luna, non si cura dell'abbaiar dei cani.
La luna, regge il lume ai ladri.
La luna, se non riscalda, illumina.
L'anno di tredici lune, fa piangere i bimbi nelle cune.
Luna cerchiata, o vento o pioggia.
Luna di febbraio, madre di vendemmia.
Luna di grappoli a gennaio luna di racimoli a febbraio.
Luna mercolina è peggio di tempesta e brina.
Luna merculina, pioggia e tempesta.
Luna nuova, tre giorni in prova.
Luna pallida annuncia la pioggia, la rossa marca il vento e la chiara promette il bel tempo.
Luna piena di Natale, gran siccità è male.
Non passa Carnevale senza luna di febbraio.
Quando la luna è tonda, essa spunta e il sol tramonta.
Quando la luna viene nei primi dieci dì, non è di quel mese lì.
Quando si va a messa di mezzanotte con la luna, chi ha due vacche ne venda una.
Se in luna nuova s'è feriti si tarda a guarire.
Al fare in mare, al tondo in terra.
Alla luna settembrina sette lune le s'inchina.
Donna e luna, oggi serena e domani bruna.
Luna mercurina tutto il ciel ruina.
Ogni granchio ha la sua luna.
Abbaiare alla luna.
Andare a lune.
Stare nella luna.
Stare nella luna di Valencia.
Voler far vedere la luna in un cesto.
Voler prendere la luna con i denti.
Autori citati in questa pagina
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- Alberto Casiraghi
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- Giordano Bruno
- Filippo Tommaso Marinetti
- George Gordon Byron
- Sergio Solmi
- Giacomo Leopardi
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026