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lunedì 6 febbraio 2017

L'erotismo narrativo è femmina

La letteratura rispecchia da sempre quella che è la società del suo tempo: in termini di linguaggio e in termini di cultura. L’evoluzione del contesto sociale ha nell’erotismo e nel suo gemello più povero, il porno, un tema radicato e imprescindibile: ci piaccia o meno, dobbiamo venirne a patti. Recenti statistiche commerciali confermano che la donna è la maggior acquirente, in rete, di sex toys – oggetti che hanno il compito di provocare il piacere femminile –. L’indipendenza del sesso cosiddetto debole, passa anche attraverso questo tipo di maturità: la conoscenza del proprio corpo e delle pulsioni che dominano la mente. La donna desidera mostrarsi emancipata e raggiungere la parità anche sotto le lenzuola.

In questo senso, la narrativa degli ultimi anni, oltre a vedere un incremento numerico delle scrittrici di rosa ha assistito a una rivalutazione del genere erotico. L’importante è che sia scritto da una mano femminile perché, si pensa, solo una donna può comunicare certe sensazioni a un’altra donna: ne sono convinte le ragazze e ne sono incuriositi gli stessi uomini. Tra i colleghi autori che scrivono e pubblicano narrativa erotica, ho un contatto particolarmente stretto con un’autrice indie, Erica Mai: lei mi ha confermato la tendenza, in base a quanto gli stessi lettori le scrivono. Mi ha anche messo a conoscenza del desiderio, da parte del pubblico maschile, di leggere vicende erotiche dal punto di vista dell’uomo, ma sempre narrate con un filtro femminile.

In sostanza, ai lettori maschi non importa conoscere quali siano le pulsioni di un uomo, ma soltanto quelle di una donna. Ecco perciò svanire, quasi totalmente dalla narrativa erotica, il protagonista maschile: dentro e fuori dalla storia. L’uomo può esserci, diventa però un ornamento, qualcosa di funzionale, a tratti persino marginale, un pretesto. La tanto inseguita uguaglianza dei sessi rischia di rimanere un’utopia e un bel progetto soltanto sulla carta: in passato era il sesso debole a vivere ai margini della narrazione, attraverso modelli stereotipati e insipidi, che servivano come spunto senza necessariamente un approfondimento. Oggi tocca sovente al sesso forte assumere un ruolo secondario, vuoto e con poche possibilità di incidere positivamente nella trama. Io stesso ho spostato la penna su un punto di vista quasi esclusivamente femminile, negli ultimi anni: penso a Tami, in Luna senza Inverno, a Caprice, in Caprice e il cavaliere, a Cora, in L’amore ferisce. Ed è una costante che sto presentando anche sul mio laboratorio di scrittura con Flash, con la stessa Cora e con la nuova Belladonna, in partenza a febbraio. L’uomo ha già raccontato tutto quello che poteva: è stato protagonista indiscusso di cambiamenti sociali – in meglio e in peggio –, di mutazioni industriali, di variazioni climatiche. L’uomo è stato guerriero, poliziotto, ladro, truffatore, fedele e traditore. In qualsiasi campo e settore, nel bene e nel male, ha comunicato il suo modo d’essere per secoli. La donna è però sempre stata un elemento costante decisionale, muovendosi nell’ombra e a fianco del suo stesso uomo. La differenza, oggi, è sul palco: le luci della ribalta sono femminili e offrono una varietà di sfumature mai viste prima. Lo sviluppo di una narrazione incentrata su una donna è stuzzicante, imprevedibile, nuova.
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