
Quando ci addentriamo nella lettura di un libro, siamo avvinti dalla spirale irrefrenabile della curiosità: da quell’elemento che, catturando la nostra attenzione, ci ha suggerito di stringere tra le mani un nuovo prodotto editoriale, sia esso cartaceo o elettronico. Ma per tenerci incollati alla storia occorre un altro insostituibile elemento.
Lo straordinario potere
I protagonisti di una narrazione sono spesso affascinanti, talvolta riescono persino a stimolare la nostra invidia: vorremmo emularne le gesta, essere alla loro straordinaria altezza e vivere avventure capaci di spingerci oltre il limite della nostra esistenza quotidiana. Almeno è quanto crediamo di primo acchito ed è quel che accade lungo buona parte della storia, e magari sino alle pagine finali. Tuttavia, in alcune circostanze, riflettendoci sopra, ci rendiamo conto dell’esistenza di una diversa componente d’attrazione: l’immedesimazione.
Lui sono io
In disparte, spesso al fianco dell’attore principale e destinato a rimanere parzialmente nella sua ombra, un buon narratore ci regala la presenza di uno specchio: una superficie riflessa sulla quale siamo in grado di riconoscere molte delle nostre caratteristiche personali, pregi e difetti che compongono i lati della nostra umanità. Se leggiamo il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra, siamo conquistati dallo sciagurato coraggio del protagonista, ma ci riconosciamo nell’imperfezione profondamente umana di Sancho Panza. Non potremmo mai eguagliare Don Chisciotte, ciononostante il fido scudiero in sovrappeso costituisce un traguardo molto più alla nostra portata e per il quale simpatizziamo senza riserve.

La spalla del protagonista
Assistiamo e sosteniamo per nostra natura idoli della canzone, del cinema, dello sport e di molte altre dottrine della società moderna. Scansiamo le luci della ribalta perché le sentiamo troppo intense per la nostra pelle, tuttavia siamo ben lieti di seguire la scia e il solco creato da qualcuno molto più spavaldo e intraprendente. Arriviamo così a sottostimare l’importanza del nostro ruolo dato che, tutto sommato, ci vediamo a malapena come spalle. Inconsciamente commettiamo un grossolano errore.
Due parti dello stesso insieme
Senza una spalla non esisterebbe il protagonista. Se ci spostiamo nel campo del fumetto e prendiamo in esame il primo comic americano, Superman, reso invincibile sotto qualsiasi aspetto, scopriamo che senza il cane Krypto, o la presenza romantica di Lois Lane, o l’intuito e l’intraprendenza di Jimmy Olsen, l’uomo d’acciaio avrebbe avuto vita breve. Non ci sarebbe stato Batman senza Robin e nemmeno Sherlock Holmes senza Watson. Quando non c’è la presenza di un’unica spalla, coesistono diversi elementi narrativi che ne identificano il ruolo. È il caso di Figlia del vapore, con diversi personaggi legati insieme da una variopinta umanità che costituiscono un unico quadro d’insieme.

Il corvo e i cavoli a merenda
In quest’ottica potrebbe apparire forzata la presenza del corvo che fa bella mostra di sé in alcune immagini del presente articolo. La classica espressione culinaria "c’entra come i cavoli a merenda", sembrerebbe cadere a fagiolo nel descrivere così il nero volatile completamente fuori contesto. E invece l’attinenza è profonda, sensata, sbalorditiva e assolutamente congrua. Si tratta soltanto di attendere qualche mese, nella migliore delle ipotesi poco prima della stagione estiva o a cavallo della medesima, con l’uscita del mio nuovo titolo. Perché i libri non vanno fissati limitandoci alla copertina, ma vanno letti godendosi lo straordinario viaggio che ci offrono.
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