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giovedì 4 ottobre 2018

Il boicottaggio degli indipendenti

L’editoria, come risaputo, è in forte crisi. La perdita di lettori in narrativa è costante, non risparmia nessuna casa editrice e colpisce i vari settori del libro e del fumetto. Le eccezioni naturalmente ci sono: ogni tanto l’opera di qualche autore riesce ad attirare l’attenzione generale e a balzare in cima alle classifiche di vendita, staccandosi dagli altri. In un simile e duraturo periodo di depressione economico-culturale, gli indipendenti, vero serbatoio di idee e novità, sono boicottati dagli strumenti promozionali gratuiti di rete. L’emblema del cambio di tendenza è rappresentato da Facebook, il social media più diffuso e conosciuto nel nostro paese, che negli ultimi tempi ha eretto una serie di paletti e divieti a danno degli autori indipendenti

Cos’è cambiato in Facebook? Il social media per eccellenza ha modificato, più o meno radicalmente, buona parte del suo atteggiamento verso gli utenti.

Immagine Facebook e utenti © Tutti i diritti riservati.
  1. L’algoritmo automatico ha abbassato la portata che permetteva a un post di essere visibile nella bacheca degli altri iscritti: ora il numero delle persone raggiunte da un proprio aggiornamento è minimo. Facebook consente di invertire la tendenza se si utilizzano le opzioni a pagamento.
  2. Il meccanismo del famigerato spam blocca i post che in precedenza erano divulgati nei vari gruppi. Fino a cinque anni or sono, il medesimo aggiornamento era consentito in un numero illimitato di bacheche, ora persino condividerlo solo in un paio di gruppi comporta l’etichettatura a spam e il conseguente blocco del post.
  3. La censura su Facebook, grazie agli automatismi, è cresciuta all’inverosimile: anche postare la foto di un’opera d’arte con dei corpi nudi, di una ragazza in abiti succinti o in topless, prevede spesso il blocco del post.
  4. L’espulsione da Facebook è sempre dietro l’angolo, per censura d’immagine o di contenuto verbale, questo implica sovente la perdita del proprio account. E riaprire un profilo è meno semplice di quanto si possa credere, se la piattaforma ha espulso quello precedente.
Di fronte a un simile rigido atteggiamento, che in linea di massima privilegia solo gli utenti che hanno la possibilità di investire in opzioni pubblicitarie mettendo in risalto i post, le possibilità per gli indipendenti di ottenere visibilità sono minime. Un esempio pratico è verificabile in occasione del mio libro Caprice e il cavaliere, pubblicato e promosso su Facebook nel 2015 che, senza nessun aiuto sponsorizzato ma soltanto con i mezzi gratuiti offerti, in quel periodo, dal social è riuscito a ottenere un buon riscontro, tradotto in vendite e recensioni positive. Sorte del tutto differente è toccata invece a Caprice e lo stregone, opera del 2018, che priva dei meccanismi a pagamento caldeggiati da Facebook, ha finora raccolto molto meno del primo titolo della saga.

Immagine con lettore eBook © Tutti i diritti riservati.

In un panorama del genere, la sopravvivenza degli autori indipendenti sulla piattaforma online più conosciuta e diffusa in Italia diventa ardua, così come le opere pubblicate rischiano di passare inosservate. È perciò impossibile promuoversi sul social di Mark Zuckerberg? Assolutamente no: Facebook rimane, e resterà tale di sicuro a lungo, uno dei luoghi migliori per farsi conoscere e spingere la propria attività. Riuscire a farlo in modo gratuito ancora oggi, come ieri, è invece illusorio.
Purtroppo la realtà, in un paese dove ormai anche l’aria per respirare rischia di dover essere pagata, è questa: la meritocrazia retrocede dinanzi al business, l’idea è soffocata dalla dozzinalità permessa dal denaro. Resta viva la speranza a un’inversione di tendenza, a un risveglio collettivo che possa ribellarsi al vuoto offerto dal sistema costruito sul potere del più forte.
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