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Morte: frasi e citazioni
634 citazioni di 292 autori
634 frasi celebri sul tema morte, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.
Frasi su «morte»
A molti morire fa solo bene.
A morte 'o ssaje ched'è?... è una livella.
A quei tempi non temevamo la morte, perché pensavamo che il nostro corpo servisse solo per vivere e per dormire e niente avesse a che fare con quello che si era. (Boon il saccheggiatore)
A tutto si rimedia, meno che alla morte. (Ladri di biciclette)
Adunque con buona ragione ancora noi abbiamo detto non altro essere le morti, sì dei congiunti e degli amici, e sì le nostre proprie, se non peregrinazioni della più degna parte dell'uomo ad un qualunque luogo a lei accomodato, e separazioni degli uni dagli altri per alcun tempo solamente, e non già in perpetuo.
Al mondo non esiste cosa più imparziale della morte. Ogni essere vivente riceverà la sua visita. Oltre a essere imparziale, la morte è una realtà innegabile, e si trova sempre al nostro fianco. Ma gli uomini, armati di ingegno e saggezza, lottano, scalpitano e si aggrappano alla vita fino all'ultimo. (Made in Abyss)
Anche nei miei pezzi è sempre presente la morte: non vuol dire raccontare la fine di qualcosa, ma un altro modo di vivere, che non riguarda la nostra realtà.
Anche se non hanno voce, i morti vivono. Non esiste la morte di un individuo. La morte è una cosa universale. Anche dopo morti dobbiamo sempre rimanere desti, dobbiamo giorno per giorno prendere le nostre decisioni.
Aviene a un disperato spesso, / che da lontan brama e disia la morte, / e l'odia poi che se la vede appresso, / tanto gli pare il passo acerbo e forte.
Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente benissimo, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev'essere per forza annunciata con spavalderia.
Bisogna morire molte volte per imparare a vivere.
Bisogna, quaggiù, che i fiori muoiano ed il loro profumo svanisca perché diventino frutto e nutrimento. Lassù, respireremo un fiore eterno. Ed il suo profumo ci nutrirà. Solo ciò che muore si riproduce. La fecondità è un perpetuo compromesso tra l'essere ed il nulla. L'eternità è sterile: dove i fiori non appassiscono, i semi sono inutili.
C'è una fine per tutto... E non è detto che sia sempre la morte.
Cara, bella morte! Gioiello dei Giusti, / che non risplendi se non nel buio; / che misteri giacciono al di là della tua polvere; / potesse l'uomo vedere oltre quel segno!
Certamente si deve morire, ma la morte viene associata a una "vecchiaia" vissuta come un evento molto lontano che non ci riguarda da vicino.
Che cos'è la morte? Un grado ulteriore nella calma e forse due nel silenzio.
Che senso ha il tempo per chi non conosce la morte? (Nosferatu a Venezia)
Che vecchia, vecchia usanza! Quella che viene di moda con i nostri primi vestiti, e durerà immutata finché la nostra razza avrà compiuto il suo cammino, e l'immenso firmamento si ritrarrà come una pergamena che si arrotola. Che vecchia, vecchia usanza... la Morte!
Che zitella divento, se mi manca il coraggio di amare la morte!
Chi sa morire, non ha più padrone.
Chi se ne frega di morire? Alla morte, padron mio, presto o tardi s'arriva per forza. Ed essere impiccato per una buona causa è un bel morire, si dice, sebbene non mi risulti che qualcuno sia mai tornato in terra a confermarcelo.
– Chou, tu lo sai cosa succede alle persone quando muoiono?
– Prima pensano di stare solo dormendo serenamente, senza sapere di essere morti. Dormono per tre giorni interi, e poi alla fine del terzo giorno si risvegliano, e di lì che capiscono di essere morti. Camminano verso un fiume molto grande. Si tolgono tutta la sporcizia dai loro corpi e cominciano il loro lungo viaggio verso il paradiso per reincarnarsi. (Per primo hanno ucciso mio padre)
Ciò che però aveva reso così terribile nel cimitero il pensiero della morte era l'immagine del piccolo, che, non appena si fece dominante, produsse nel suo spirito un vuoto terribile, che alla fine gli era diventato insopportabile. – Il piccolo si avvicina allo scomparire, all'annientamento – è l'idea del piccolo che produce sofferenza, vuoto e tristezza – la tomba è l'angusta casa, la bara è un appartamento silenzioso, freddo e piccolo – la piccolezza provoca vuotezza, la vuotezza provoca tristezza – la tristezza è il principio dell'annientamento – l'annientamento è vuoto infinito.
Colui che da una diversa visione della cosa più è commosso, non teme le angustie della morte.
Colui il quale ha sentito il soffio della Morte alitare presso il suo volto, guarda la Vita con occhi diversi.
Con vent'anni nel core / pare un sogno la morte, eppur si muore.
Confidenza toglie reverenza. Se trascorri abbastanza tempo vicino alla morte, smetti di averne paura e inizi a odiarla.
Considero la morte un dovere e un imperativo biologico. Fin da ragazzo ho pensato che la vita deve finire e non ha alcuna dimensione metafisica. Chi crede nella finitezza assoluta della vita è sempre pronto a morire. Non c'è da perdonare né da chiedere perdono dei peccati o redimersi per garantirsi un buon soggiorno nell'aldilà. Se le nostre idee sono la nostra immortalità, con la nostra vita di pensiero, ogni giorno ci prepariamo a morire.
Così l'uomo va in tutti i secoli e in tutti i tempi cercando antidoti contro il dispiacere della morte. L'Epicureo non ammetteva d'azioni oltre la tomba. Lo stoico diceva che lo scopo della vita è la morte, e che si deve vivere per imparare a morire. Il si consolava coll'idea di rinascere; e i metodisti non contenti di questi sistemi filosofici hanno trovato una via più facile per salire in paradiso.
Da quel che ho visto, morire è come un taglio in asse nel montaggio di un film. Solo che dopo il taglio, l'inquadratura precedente non ritorna.
Devo dire sereno: anche se mi dicono che sono giovane – non sempre mi sento tale... – ho già avuto diversi incontri ravvicinati con la morte. Ci sono scesa a patti: ho capito che fa parte del processo della vita e mi piace pensare che possa esistere una continua rinascita dopo la nostra fine.
Dicono che tutta la vita ti passa davanti agli occhi prima di morire. Forse questo è vero se sei un malato terminale o se non ti si apre il paracadute. Ma se la morte ti coglie di sorpresa, l'unica cosa che hai tempo di pensare è: «Oh, merda!». (Dead Like Me)
Don Fabrizio si guardò nello specchio dell'armadio: riconobbe più il proprio vestito che sé stesso: altissimo, allampanato, con le guance infossate, la barba lunga di tre giorni; sembrava uno di quegli inglesi maniaci che deambulano nelle vignette dei libri di Verne che per Natale regalava a Fabrizietto, un Gattopardo in pessima forma. Perché mai Dio voleva che nessuno morisse con la propria faccia? Perché a tutti succede così: si muore con una maschera sul volto; anche i giovani; anche quel soldato col viso imbrattato; anche Paolo quando lo avevano rialzato dal marciapiede con la faccia contratta e spiegazzata mentre la gente rincorreva nella polvere il cavallo che lo aveva sbattuto giù. E se in lui, vecchio, il fragore della vita in fuga era tanto potente, quale mai doveva essere stato il tumulto di quei serbatoi ancora colmi che si svuotavano in un attimo da quei poveri corpi giovani?
Dopo la morte, per gli scettici c'è il nulla. Per le anime religiose, dopo la morte c'è Dio, ossia il tutto. Ma sparire nel nulla o nel tutto, non è la stessa cosa?
Dopo pochi giorni di sofferenza e molti altri di sogni deliranti pieni di estasi, le cui manifestazioni esteriori tu scambiasti erroneamente per dolore ed io ero impotente a disingannarti –, dopo alcuni giorni caddi, come tu hai detto, preda di uno stato di torpore senza respiro né movimento, e questo fu definito Morte, da quelli che erano intorno a me.
Le parole sono cose vaghe. Il mio stato non mi impediva di sentire. Mi sembrò non molto dissimile dallo stato di estrema quiete di chi, avendo dormito a lungo e profondamente, disteso immobile e completamente prostrato in un meriggio di mezza estate, comincia lentamente a riprendere conoscenza semplicemente perché ha dormito a sufficienza e senza essere svegliato da interventi esterni.
Non respiravo più, il polso era immobile, il cuore non batteva più. La volontà non mi aveva abbandonato, ma era senza potere. I sensi erano insolitamente attivi, sebbene in modo eccentrico – assumendo a caso ciascuno di essi la funzione di un altro.
Dove ci incontreremo dopo la morte? / Dove andremo a passeggio? / E il nostro consueto giretto serale? / E i rammarichi per i capricci dei figli? / Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi, / quando avrò bisogno delle tue parole? / Dio esige l'impossibile, / Dio ci obbliga a morire. / E che sarà di tutto questo garbuglio di affetto, / di questo furore? Sin d'ora promettimi / di cercarmi nello sterminato paesaggio di sterro e di cenere, / sui legni carichi di mercanzie sepolcrali, / in quel teatro spilorcio, in quel vortice / e magma di larve ahimè tutte uguali, / fra quei lugubri volti. Saprai riconoscermi?
Due morti hanno plasmato in gran parte la sensibilità occidentale. Due casi di pena capitale, di omicidio giudiziario determinano i nostri riflessi religiosi, filosofici e politici. Sono due morti a governare la percezione metafisica e politica che abbiamo noi stessi: quella di Socrate e quella di Cristo. Siamo tuttora figli di quelle morti.
È difficilissimo morire per un amico, ma morire per dei nemici è ancora più difficile. Cristo però è morto per noi quando noi eravamo ancora suoi nemici. Dio ci rimane sempre accanto, è la costanza dell'amore fino all'estremo limite, anzi senza limiti. Ecco il motivo della nostra gioia.
E infatti i cristiani non sanno morire. Basti in proposito un confronto tra la morte di Socrate e la morte di Gesù. [...] A differenza di Socrate, Gesù ha paura, non degli uomini che lo uccideranno, né dei dolori che precederanno la morte, Gesù ha paura della morte in sé, e perciò trema davvero dinanzi alla "grande nemica di Dio" e non ha nulla della serenità di Socrate che con calma va incontro alla "grande amica".
È meglio morire di bevute che morire di sete.
È più facile sopportare la morte senza pensarci che il pensiero della morte senza pericolo.
È ridicolo insistere su ciò che resta di voi dopo la morte. È come se un bambino dicesse: «Sto crescendo, ma non voglio cambiare le idee che ho adesso.»
E s'al mesto pensier chiuder le porte / col chiuder gli occhi io cerco, il cieco orrore / contemplo allor de la mia propria morte.
Ė prima di morire che rischiamo di essere morti, se rifiutiamo per l'appunto di fare della nostra vita una creazione continua di grazia e di bellezza.
È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. (Blade Runner)
È una delle tante assurdità dell'essere che non solo il vivere ma anche il morire debba essere ugualmente, e spesso ancor più, guadagnato. Sarebbe giusto che dal mondo si potesse almeno andarsene con passo leggero...
Eccola lì la morte paziente. Sono abituato a quella feroce, che ti prende di colpo con un coltello o un proiettile. O a quella crudele, che ti lascia sanguinare sul pavimento. So come trattarla, a cosa pensare quando mi chino su un cadavere. Quella lenta, che ti scava dall'interno, mi incute timore. Non è un incidente di percorso che si possa scansare stando attenti. È il destino inevitabile, il saldo del conto.
Emarginato e inesaudito in ospedale, chi muore non è meno solo e incompreso in famiglia, nella realtà spesso ostile di oggi.
Entra infine nel Mio Essere chi, al momento del trapasso, quando abbandona il corpo, pensa soltanto a Me. Questo è vero al di là di ogni dubbio. (Bhagavadgītā)
Esiste un unico Dio e il suo nome è Morte. E c'è soltanto un'unica cosa che puoi dire alla morte: "non oggi." (Il Trono di Spade)
Finché io non sarò morto, nessuno potrà garantire di conoscermi veramente, cioè di potere dare un senso alla mia azione, che dunque, in quanto momento linguistico, è mal decifrabile.
È dunque assolutamente necessario morire, perché, finché siamo vivi, manchiamo di senso, e il linguaggio della nostra vita (con cui ci esprimiamo, e a cui dunque attribuiamo la massima importanza) è intraducibile: un caos di possibilità, una ricerca di relazioni e di significati senza soluzione di continuità. La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi (e non più ormai modificabili da altri possibili momenti contrari o incoerenti), e li mette in successione, facendo del nostro presente, infinito, instabile e incerto, e dunque linguisticamente non descrivibile, un passato chiaro, stabile, certo, e dunque linguisticamente ben descrivibile... Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci.
Il montaggio opera dunque sul materiale del film (che è costituito da frammenti, lunghissimi o infinitesimali, di tanti piani-sequenza come possibili soggettive infinite) quello che la morte opera sulla vita.
Finirà il giorno e Febo si tufferà nelle profondità del mare con i suoi cavalli stanchi, prima che io riesca a elencare con la parola tutte le cose che assumono un nuovo aspetto. Così vediamo che le epoche cambiano e che là dei popoli diventano potenti, qua decadono.
Gli uomini che sono morti li aspettano cose che non sperano né immaginano.
«Gli uomini possono immaginare la propria morte, possono vederla arrivare, e il solo pensiero della morte incombente funziona da afrodisiaco. Un cane o un coniglio non si comportano così. Prendi gli uccelli: in una stagione di magra riducono il numero di uova, o non si accoppiano affatto. Concentrano le energie sul mantenersi in vita fino a tempi migliori. Invese gli esseri umani sperano di poter infilare la loro anima in qualcun altro, qualche nuova versione di se stessi, e di vivere in eterno».
«Allora, come specie siamo condannati dalla speranza?»
«Chiamala pure speranza. O disperazione».
I defunti, che pietosi e cari / vengon ne' sogni a favellar con noi / d'un'armonia migliore.
I morti che ci hanno fatto del bene, si ricompensano guardando in faccia i vivi.
I morti non è quel che di giorno / in giorno va sprecato, ma quelle / toppe d'inesistenza, calce o cenere / pronte a farsi movimento e luce.
I morti non muoiono: controllano e proteggono. (Minority Report)
I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi. (Full Metal Jacket)
I nostri morti ci attendono come le stelle del cielo attendono che passino la notte e la nostra incapacità di vederle se non al buio. Siamo destinati a una Gioia più intensa di quella che le religioni e le sapienze di questo mondo promettono. Il mendicante è il nostro essere convinti, per esempio, che io stia farneticando, perché le cose reali sono questo mondo, l'Europa, l'Italia, i rapporti economici, giuridici, sessuali. Mentre il fondo dell'uomo consiste nella sua permanenza assoluta. Con la morte noi superiamo lo stato di mendicità: la morte ci consente di oltrepassare il senso del nulla.
Il corpo e la sua morte restano i più grandi pensatori.
Il corpo parla: che dovrai morire. / dice a te: che non lo puoi sentire. / Al corpo dici: ancora non morire. / Non sa che parli: non ti può sentire.
Il pensiero della morte è realmente la nera pietra di paragone a cui si provano tutte le convinzioni soddisfacenti e riposanti, è il terreno su cui le edificate dimore crollano. Tutti i nostri pensieri resistono alla sua comparsa solo se sentono con umiltà e nell'umiltà il proprio valore. Solo se i pensieri stessi sentono di poter accettare, senza disonore, la propria morte.
Il tabù morte ha già steso i suoi tentacoli alla malattia ed anche si sospetti di malattia, ed è rafforzato dal silenzio sulle realtà eterne.
In fin dei conti, per una mente ben organizzata, la morte non è che una nuova, grande avventura.
In viva morte morta vita vivo!
Io considero la morte parte della vita ed è per questo che, parlando della vita, mi viene da parlare anche della morte. Personalmente, l'esperienza che fino a oggi ho avuto della morte riguarda quella degli animali che tenevo con me. [...] Non riuscivo ad accettarlo: mi domandavo perché gli esseri viventi dovessero morire. E poi, poco a poco, ritorna la calma. Perché il cervello umano (come forse quello degli animali) ha anche la capacità di dimenticare. Allora ci si può nuovamente dire che ciò che è importante è vivere, che il nostro è un tempo prezioso. Credo che la morte insegni a vivere, e che la facoltà di dimenticare sia un elemento importante in questo meccanismo.
Io devo vivere in compagnia della morte. La destesto, naturalmente, ma non la temo. Se la temessi non varrei nulla come medico. Dovrei temerla?
Io muoio. Tu muori. Egli muore / è molto più grave, se un'intera botte va a male.
Io non lo so se sono ateo, però son sicuro che se dio esiste è un grandissimo figlio di puttana o un pazzo paranoico tipo film americano. Però a me la morte non è mai arrivata vicina, nel senso che non è mai morto qualcuno a cui voglio bene veramente, e se capitasse non so come reagirei. Magari finirei col pensare che è la volontà di Dio e che va bene così. Certo diventerei una persona diversa, non sarei più quello di adesso. Secondo me dopo che hai conosciuto quella cosa lì sei proprio un altro. Forse è così che si diventa grandi. (Porci con le ali)
Io non prego mai per i morti, io prego i morti. L'infinita sapienza e clemenza dei loro volti – come si può pensare che abbiano ancora bisogno di noi? – Ad ogni amico che se ne va io racconto di un amico che resta; a quella infinita cortesia senza rughe ricordo un volto di quaggiù, torturato, oscillante.
Io non temo la morte, sa, non la temo assolutamente, perché so che essa è soltanto un passaggio. Verso Dio, la gioia senza fine.
Io chiamo, io prego, io lusingo la morte / come divota, cara e dolce amica, / che non mi sia nemica / ma vegna a me come a sua propria cosa.
L'angostura, la goccia di amaro, il catalizzatore di tutto il resto. Poche chiacchiere: una gran fregatura. Un errore di calcolo del Padre Eterno.
L'è mort? l'è propri mort? Cossa voeur dì / sta gran parola che fa tant spavent?
L'importante non è morire, né a che età si muore, l'importante è quello che si fa al momento di morire.
L'ora presente è in vano, non fa che percuotere e fugge, / sol nel passato è il bello, sol ne la morte è il vero.
L'uomo non ha in fondo all'anima nessuna avversione alla morte; vi è perfino del piacere a morire. La lampada che si spegne non soffre.
La base sopra la quale ergendosi questo colosso del mondo palesa la sua bellezza è la morte. Ella è la parte più grave del concerto ove stanno appoggiate tutte le consonanze dell'universo. Che cosa sarebbe egli, dopo la perdita della giustizia originale, se non si morisse? [...] Chi levasse la morte, leverebbe dalla fabbrica del mondo la pietra angolare, leverebbe l'armonia, l'ordine, né vi lascerebbe altro che dissonanze e confusioni [...] La morte non può essere cattiva né con dolore, se è vero che sia naturale il morire, perché le cose naturali son buone.
La memoria dei morti serve loro come una seconda vita.
La morte capita una volta sola e si fa sentire in tutti i momenti della vita: è più doloroso averne conoscenza che subirla.
La morte, che da natura è a tutti sorte comune, si distingue presso i posteri in gloria e in oblio; e se una medesima sorte attende il buono e il reo, tocca ai coraggiosi morir per un fine.
La morte ci può cogliere in qualunque posto, a tutte le ore. Non è mai la benvenuta, ma una persona perbene, che non ha rimorsi, può guardarla in faccia più serenamente. (I cowboys)
La morte ci rende angeli / e ci mette ali / dove avevamo spalle, / lisce come artigli di corvo.
La morte con tutta probabilità è la più grande invenzione della vita. [...] Spazza via il vecchio per far spazio al nuovo.
La morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto.
La morte è come il sesso al liceo: se sapessi quante volte ci sei andato vicino, ti prenderebbe un colpo! (Dead Like Me)
La morte è il fallimento assoluto, non va cercata mai. (Bakuretsu Hunter)
La morte è il muro di cinta di ogni vita.
La morte è innaturale. La morte è uno scherzo crudele. La morte diride la vita. (Dark Crystal - La resistenza)
La morte è l'assentarsi dell'eterno.
La morte è l'interlocutrice che nobilita la mia sopravvivenza.
La morte è l'unica cosa che mi terrorizza. La odio. [...] Perché, [...] oggi a tutto si può sopravvivere fuorché a questo. La morte e la volgarità, nel diciannovesimo secolo, sono gli unici due fenomeni che non si riescono a spiegare.
La morte è l'unico sintomo certo della vita.
La morte è la porta che tutti noi dobbiamo attraversare, ed è questo nostro io spirituale che, abbandonato il corpo fisico, ci farà continuare a vivere, a imparare e a crescere mentre proseguiamo.
La morte è migliore, è un destino più dolce che la tirannia.
La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere; rimpianto non avere. L'attaccamento conduce alla gelosia; l'ombra della bramosia essa è.
La morte è pietosa, perché da essa non c'è ritorno, mentre per colui che è uscito dalle più profonde camere della notte, consapevole e stravolto, non c'è più pace.
La morte è più forte dell'amore, è una sfida all'esistenza.
La morte è sempre e dovunque terribile per una creatura che è nata e che non ha vissuto. Che non ha vissuto affatto: capisci, che non ha vissuto!
La morte è sempre la stessa, ma ogni uomo muore a suo modo.
La morte è spaventosa, ma ancor più spaventosa sarebbe la coscienza di vivere in eterno e di non poter morire mai.
La morte è un'amante da temere ed esisteva un modo soltanto per superare tale paura: diventando il suo giustiziere. (Il labirinto del fauno)
La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare.
La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze.
La Morte favorisce chi favorisce la Morte.
La morte, fino a oggi, è sempre stata un evento naturale e gli eventi naturali, si sa, non hanno bisogno di una rielaborazione etica. La pioggia, i fulmini: quando vengono, vengono. Per la morte non è più così. Ora c'è la possibilità di scelta e quando si può scegliere, c'è sempre il bisogno assordante di un'etica.
La morte ha cercato di colpirmi undici volte, ma non è mai riuscita ad arrivarmi, perché sono stato io più forte della morte [...]. La morte ci cammina dietro, vero? Mi cammini dietro, piccolina? Eh? Mi cammini dietro? Lo sai che mi sembri una micetta a volte? E tu... E tu vuoi ostacolarmi, tu vuoi mettermi delle sbarre davanti, vuoi mettermi delle prove, ma è molto difficile con me, lo sai, perché io sono più forte.
La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più.
La morte, in generale, non mi ha mai fatto piangere. È così incipiente. È un incipit.
La morte insegna a vivere agli incorreggibili.
La morte non aspetterà che tu sia pronto. La morte non ha riguardi, non è leale! (Batman Begins)
La morte non è altro che il sonno del bambino che si addormenta sul cuore della mamma. Finalmente la notte dell'esilio sarà tramontata per sempre, ed entreremo nel possesso dell'eredità dei Santi nella luce.
La morte non è mai banale: è solennità, è mistero.
La morte non è / nel non poter comunicare / ma nel non poter più essere compresi.
La morte non è priva del morire, ma è ricca della possibilità del dono di sé, totale ed irrevocabile.
La morte non è una prigione per coloro che hanno affidato le loro anime al principe delle tenebre. (I satanici riti di Dracula)
La morte non ha sempre le orecchie aperte ai voti e alle preghiere dei singoli eredi; e si ha il tempo di fare i denti lunghi, quando, per vivere, s'aspetta la morte di qualcuno.
La morte non pare tremenda. È il più puro dei nostri atti; è la liberazione, il ritorno alla terra; una carezza e una benedizione.
La morte non vuole gli stupidi.
La morte per me è solo una parola che provoca paura.
La morte (o la sua allusione) rende preziosi e patetici gli uomini.
La morte, raggiungila con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e tutti i peccati capitali.
La Morte sospirò. Era abituata a sentire gli uomini implorare di dare loro qualche altro anno o mese, a volte persino qualche ora. C'era sempre qualcosa di inconcluso, di non fatto, di non vissuto. I mortali non capiscono che la vita non è un libro che si chiude dopo averlo letto fino all'ultima pagina. Non esiste un'ultima pagina nel Libro della Vita, perché l'ultima è sempre la prima di una nuova storia. (Il labirinto del fauno)
La morte – trafficante di sabbia nello spazio angusto della clessidra.
La morte vera è la separazione da Dio e questa è intollerabile; la morte vera è la non fede, la non speranza, il non amore.
La morte / viene, silenziosa come un alce, / dai vivi ci separa con il taglio di una falce.
La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione.
La radice di qualsiasi schiavitù è la morte.
La santa chiesa ritiene che ognuno può offrire oblazioni per i suoi morti veramente cristiani e il presbitero ne può fare memoria. E sebbene noi tutti soggiaciamo ai peccati, è appropriato che il sacerdote faccia memoria e interceda per i cattolici defunti.
La severa uguaglianza della morte ridarà a ciascuno il suo: la codardia della attossicata calunnia compagna infesta della vita rifugge dalla maestà dei sepolcri.
La vita è piacevole, la morte è pacifica. È la transizione che crea dei problemi.
La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte non potrebbe esserne una anche più grande.
La vita stanca, ma la morte fa rabbrividire. Meglio un giorno da pecora che una vita da sonnambulo. (attribuita a Jim Morrison)
Lassù fra Dio e / gli uomini giostra spavalda / la morte / la vita. / Dove regna il sole / non c'è schiavitù.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.
Le moribonde parole dello Incas. Secondo cui la morte arriva per nulla, circonfusa di silenzio, come una tacita, ultima combinazione del pensiero.
Lo straniero conosce "in vita" l’esperienza della morte. Si muore a degli affetti, a dei paesaggi, dei pensieri, per rinascere ad altri affetti, altri paesaggi, altri pensieri.
Ma non muori perché sei malato, muori perché sei vivo. La morte ti uccide pure senza l'aiuto della malattia.
Ma pròvati a negare la morte. Essa nega me, e basta!
Ma se in noi destano un simbolo, i morti senza mai fine / ai penduli amenti del vuoto avellano / essi accennano, o forse alla pioggia / che nella terra buia precipita di primavera. // E noi, che pensiamo a una felicità saliente, / il tremito commoverebbe, / che quasi ci abbatte, / se cade un evento felice.
Mentirei se dicessi che mi lascia indifferente. Ho oltre 70 anni ed è come sentissi alle mie spalle il rumore di passi pesanti. Incalzano e indicano la fine. [...] In realtà forse preoccupa più gli uomini delle donne. Loro vivono più a lungo, con grazia. Noi uomini? Direi più isterici. Anche piagnoni. Un po’ come me.
Meravigliosamente ti ridà forza / il parlare coi morti / quando incapaci d'infonderne / sono i rimasti in vita.
Mi accompagna da sempre e mi fa compagnia anche adesso. So che la vita non durerà all'infinito. Come ai tropici, verrà buio tutto di un colpo. Morire è una cosa che ha fatto Leonardo. Quindi nessun problema per Biagi.
Mi è stato insegnato ad affrontare ciò che non posso evitare. La morte è una di quelle cose. Vivere nella società tentando di non guardare la morte è stupido perché guardarla ci fa ritornare alla vita con maggior vigore ed energia. Il fatto che i fiori non durino per sempre è ciò che li rende belli.
Mi sono sempre proibita di pensare a una vita futura, ma ho sempre creduto che l'istante della morte sia la norma e lo scopo della vita. Pensavo che per quanti vivono come si conviene, sia l'istante in cui per una frazione infinitesimale di tempo penetra nell'anima la verità pura, nuda, certa, eterna. Posso dire di non avere mai desiderato per me altro bene.
Morire è come aprire una porta e chiudersela dietro: chi è senza chiave non entra.
Morire è così semplice per quelli che credono in qualcosa, per coloro che sostengono che la morte non sia la fine di tutto. Quelli per cui esiste solo il bianco e il nero, che sanno esattamente cosa devono fare e perché, che sventolano lo stendardo di un'idea, o di ciò in cui credono: lo trattengono nelle loro mani e tutto ciò che vedono ne è illuminato. Coloro che non hanno dubbi o rimpianti. Per loro morire deve essere facile. Se ne vanno con il sorriso sulle labbra.
Morire è la condizione stessa dell'esistenza. In ciò mi rifaccio a tutti coloro che hanno detto che è la morte a dar senso alla vita, proprio sottraendole tale senso. Essa è il non-senso che dà un senso negando questo senso.
Altre citazioni
Morire / è un'arte, come ogni altra cosa. / Io lo faccio in un modo eccezionale. / Io lo faccio che sembra come inferno. / Io lo faccio che sembra reale. / Ammetterete che ho la vocazione.
Morire è una cosa tremenda, ma ancora sopportabile; è il far morire che, per un cristiano, il quale come il Cristo ha per missione di dar vita, è il colmo dell'atrocità!
Morire non mi piace per niente. È l'ultima cosa che farò.
Morire sarà una splendida avventura.
Morire vent'anni prima o vent'anni dopo poco importa.
Quel che importa è morir bene.
Soltanto allora inizia la vita.
Morte, che se' tu dunque? Un'ombra oscura, / un bene, un male, che diversa prende / dagli affetti dell'uom forma e natura.
Morte e resurrezione son un atto solo, un solo mistero.
Morte, muta parola, / sabbia deposta come un letto / dal sangue, / ti odo cantare come una cicala / nella rosa abbrunata dei riflessi.
Morte, sorella mia / nata il giorno ch'io nacqui, / remota e accanto mi sei / come un miraggio. / Lampada fu il tuo volto alla mia culla. / sulla tua veste d'ombra / quante notti dormii. / Lieve mi condurrai / tenendomi per mano / lungo l'aria serena di luna / fino al grande diorama.
Né il sole né la morte si possono guardare fissamente.
Nel lungo termine siamo tutti morti.
Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della sua morte, né c'è scampo dalla lotta; l'iniquità non salva colui che la compie. (Qoelet)
Nessuno ha compiuto tanti peccati in vita per meritare di morire due volte.
Niente è morto finché non è sepolto. (Sorvegliato speciale)
Noi tutti, ricchi e poveri, bianchi e neri, di qualunque terra e di qualunque religione, dotti o ignoranti, santi o delinquenti, per quanto divisi da usi, pensieri, costumi di vita, siamo tuttavia uniti da una sola realtà: la realtà della morte.
Diversi in tutto gli uni dagli altri, siamo uguali in questa certezza: l'Imperatore d'Inghilterra nel Buckingham Palace e il boscimano nella capanna di paglia e di sterco.
Tutti sanno di dover morire, ma nessuno ci crede. La sola realtà sulla quale non è possibile nessuna discussione, è anche la sola realtà dalla quale tutti distolgono gli occhi e la mente.
È questa una nostra demenza o una provvidenza della natura?
Sia come si voglia, è certo che la vita è possibile solo a patto che ci si dimentichi della morte, solo a patto che si viva come se fossimo immortali.
Non appena qualcuno muore, l'immagine che che gli altri conservano di lui subisce una sorta di trasfigurazione. Si solidifica – e sarà poi difficile rompere quella crosta – in una forma idealizzata e non verosimigliante. Questo accade a causa della pietà, dell'affetto, e magari del senso di colpa.
Non c'è dignità nella morte / per vendere al mondo il tuo ultimo respiro.
Non c'è morte / ch'io possa indossare / quando penso / che dopo di me / nulla è niente.
Non c'è nulla che possa sostituire l'assenza di una persona a noi cara. Non c'è alcun tentativo da fare: bisogna semplicemente tenere duro e sopportare.
Ciò può sembrare a prima vista molto difficile, ma è al tempo stesso una grande consolazione, perché finché il vuoto resta aperto si rimane legati l'un l'altro per suo mezzo.
È falso dire che Dio riempie il vuoto. Egli non lo riempie affatto ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione, sia pure nel dolore. Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa. I bei tempi passati si portano in sé non come una spina, ma come un dono prezioso.
Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi, così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso, ma lo si osserva in momenti particolari e per il resto lo si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza.
Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli.
Non c'è pena più profonda che quella di riconoscere i segni dell'ultima separazione. La morte ci ferisce a morte.
Non credevo che facesse quest'effetto trovarsi di fronte alla morte: il mio cervello lavora molto più velocemente, come per mettersi in pari di tutto il tempo che ha perduto. (Il viaggio indimenticabile)
Non devi temere la morte, è un'insonne compagna che non tradisce. Nel momento in cui si avvicina, quando al suo cospetto il sangue gela nelle vene, sappi che essa non fa altro che proteggerti dolcemente. (Cowboy Bebop)
Non è che ho paura di morire. È che non vorrei essere lì quando succede.
Non è morire in sé stesso che importa: è morire fallito che ti lascia la bocca amara. (Le nevi del Chilimangiaro)
Non è tanto il fatto di morire che dà fastidio, quanto il fatto di non sapere quello che diranno di te, ecco tutto. (La ballata di Cable Hogue)
Non è ver che sia la morte / il peggior di tutti i mali; / è un sollievo de' mortali / che son stanchi di soffrir.
Non esiste miglior prova che la morte sia temibile, della pena che i filosofi si prendono per convincere che bisogna disprezzarla.
Non ha sofferto, le dissero. Anzi, non ha provato niente. Questo la fece piangere ancor di più, e più forte. La morte è la sola cosa nella vita di cui sia necessario essere coscienti mentre accade.
Non ho paura di morire, ripeto, non me ne importa. Morire è normale, finire è normale, tutto muore a questo mondo, tutto finisce, allora perché averne paura? Mica che mi dispiaccia stare al mondo, intendiamoci, io son contentissima d'essere al mondo, però più di quel tanto non ci si può stare e così accetto la legge.
Non importa quanto duramente tu possa tentare di vivere fino alla tua morte, alla fine morirai. (Fullmetal Alchemist)
Non lodarmi la morte, splendido Odisseo. / Vorrei esser bifolco, servire un padrone, / un diseredato, che non avesse ricchezza, / piuttosto che dominare su tutte l'ombre consunte.
Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco.
Non posso rinascere se prima non muoio, e la morte mi ripugna.
Non potendo parlare sempre della morte, tutti i nostri discorsi sono banali.
Non si può ancora morire / mentre ti agiti inerte. / Aggrappati all'ultima azione / che ancora puoi fare: / non devi fallire la morte.
Non si può ingannare la morte. (Final Destination 2)
Non sopporterei di morire due volte. È una cosa così noiosa.
Non temer né affrettare il dì supremo.
Non temiamo la morte, ma il pensiero della morte.
– Non vorrai morire così?
– Non lo so, io non sono mai morto prima. (Solo due ore)
O morte io son quel cervo / che divorano i cani / La morte eiacula sangue.
O Morte, vecchio capitano, è tempo, leviamo l'ancora. Questa terra ci annoia, Morte. Salpiamo.
Oh Morte! oh Morte! Eppur terribil tanto / non sei qual sembri. Tu sugli occhi adesso / mi chiami, in vece di spavento, il pianto. // Dunque più non fuggir, vienmi dappresso. / Ah, perché tremo ancor? Vieni, ch'io voglio / ne' tuoi sembianti contemplar me stesso.
Ogni danno lascia dispiacere nella ricordazione, salvo che 'l sommo danno, cioè la morte che uccide essa ricordazione insieme colla vita.
Ogni paura è fondamentalmente orientata verso la morte. Qualunque sia la sua forma, la sua modalità, qualunque sia il suo aspetto, il suo nome, ogni paura è orientata verso la morte. Se vai in profondità, scoprirai di aver paura della morte.
Ogni tradizione spirituale suggerisce lo stesso: mantieni vicino il pensiero della morte. Non fuggirlo... La negazione della morte ingigantisce l'ego, mentre vivendo in sua presenza lo spirito si rafforza e s'ingentilisce.
Ogni volta che muore qualcuno che abbiamo conosciuto ed amato ritornano tutti i soliti confusi pensieri sulla morte, il mistero che incombe su tutti i nostri atti, pensieri, cose. Grandioso, solenne, terribile e semplicissimo episodio della natura che ci rilancia nell'infinito sconosciuto e inconoscibile. Ma non provo terrore. Sono stato due volte in rischio serio di morire e non ho avuto paura. Solo uno struggimento, una commozione al pensiero di non vedere fisicamente le persone, i luoghi, le cose care. La cosa più dura è la fine della percezione fisica, il grande distacco dai sensi: ma l'infinito ci attira, ci risucchia, ci avvolge, ci fa rinascere.
Ogni volta che trascorro del tempo con una persona che sta morendo trovo in effetti una persona che vive. Morire è il processo che inizia pochi minuti prima della morte, quando il cervello viene privato dell'ossigeno; tutto il resto è vivere.
Penso spesso alla morte, sperando che lei non pensi a me.
Per conoscere la morte, Otto, devi fottere la vita fino alle budella.
Per monti e per abissi ella correa, / a la mia pace, all'amor mio rubella, / femmina ad altri, a me regina e dea, / ingannatrice sempre e sempre bella.
Per loro noi siamo in una tomba angusta mentre la loro anima può spostarsi fino all'estremità di spiagge eteree, di orizzonti infiniti.
Perché si parla tanto di fisico, di bellezza, e molto meno o non tanto del fatto che tutti moriamo, che la morte può sorprenderti da un momento all'altro? Perché ci comportiamo, almeno io, come se la morte non esistesse, come se non ti toccasse. Quando tutto ha una fine e bisogna prepararsi, ma non se ne parla.
Predicare agli uomini la morte, con le parole o con l'esempio è stato e sarà sempre invano. Si può riconoscere il male, ma esso è tale e tanto, che non si lascia vincere. I saggi indiani hanno predicato l'astinenza e decantato il Nirvana: a che pro? Il più coraggioso rivelatore del dolore e del male ha concepito il suicidio della Terra; con quale effetto? Dove sono le opere, le azioni, i tentativi, un principio di esecuzione?
– Professo', voi che sapete tutto, mi sapete dire com'è quando si muore?
– Anie', ognuno di noi è come una goccia d'acqua, che prima o poi cade nel mare. E quando questa goccia si scioglie, quell'acqua diventa mare. (Giuseppe Moscati - L'amore che guarisce)
Pur tu permani, o morte, e tu m'attendi / o sano o tristo, ferma ed immutata, / morte benevolo porto sicuro. / Che ai vivi morti quando pur sia vano / quanto la vita il pallido tuo aspetto / e se morir non sia che continuar / la nebbia maledetta / e l'affanno agli schiavi della vita – / – purché alla mia pupilla questa luce / che pur guarda la tenebra si spenga / e più non sappia questo ch'ora soffro / vano tormento senza via né speme, / tu mi sei cara mille volte, o morte, / che il sonno verserai senza risveglio / su quest'occhio che sa di non vedere, / sì che l'oscurità per me sia spenta.
Qual di famosi ingegni è maggior gloria, / ebrei, greci, latini, arabi e persi, / di lingue e stil diversi, / quanti l'antique carte fan memoria, / te han scritta e desiata. / Felice disse alcun chi mòre in fasce; / altri, quando la vita più diletta; / chi, quando men s'aspetta. / Molti beato disser chi non nasce: / molti con forte man t'han cerco e tolta, / grave turba e non stolta! / Tu breve, tu comune e iusta e grata, / tu facil, natural, pronta, che sèpre / il bel fior da la vepre: / nostre calamità prego che ammorte, / benigna e valorosa, optata Morte.
Quand'ero ragazzo temevo che la morte fosse la fine di tutto. Più tardi ho sperato che fosse la fine di tutto. Oggi non so più nemmeno io che cosa temo e spero, dato che la mia paura si è insieme svuotata e diffusa, si è trasformata in angoscia, in uno spavento senza oggetto perché comprende tutti gli oggetti.
Quando abbiamo imparato a vivere, moriamo.
Quando abbiamo la sensazione che l'essenza di noi sopravviverà, se non altro nel ricordo delle persone care, la morte non fa più paura.
Quando abbiamo superato una certa età, l'anima del bambino che siamo stati e l'anima dei morti da cui siamo usciti vengono a gettarci a piene mani le loro ricchezze e i loro sortilegi, chiedendo di cooperare ai nuovi sentimenti che proviamo e nei quali, cancellando la loro antica effigie, li rifondiamo in una creazione originale. [...] Dobbiamo ricevere, dopo una certa ora, tutti i nostri parenti arrivati da tanto lontano e radunatisi intorno a noi.
Quando la morte / mi attraversa / strappo il suo grido / allo sparviero / e lo integro / al mio vocabolario.
Quando la morte s'abbatte sugli innocenti e i giovani, per ogni fragile forma dalla quale scioglie lo spirito anelante, si levano centinaia di virtù in forma di grazia, di carità e d'amore, e vanno per il mondo, versando benedizioni. Dalle lagrime che i mortali addolorati versano sulle tombe precoci, nasce qualche bene, qualche più soave natura sorge. Sotto i passi della distruttrice balzano radiose creazioni che sfidano la sua potenza, e il suo triste cammino si muta in una via luminosa che conduce al cielo.
Quando la morte si presenta nella sua vera faccia scarna e truculenta, non la si considera senza timore. Ma quando essa, per burlarsi degli uomini che si vantano di burlarsi di lei, si avanza camuffata, quando soltanto la nostra meditazione riesce a vedere che, sotto le spoglie di quella sconosciuta, la cui dolcezza c'incanta e la cui gioia ci rapisce nell'impeto selvaggio del piacere, c'è la morte — allora siamo presi da un terrore senza fondo.
Quando la vita biografica sia impedita da una malattia tormentosa, inguaribile e ingravescente (come nel caso di Welby) o da un'irreversibile perdita di coscienza (come nel caso di Eluana), la vita biologica può essere interrotta da una pietas che è il rispetto dell'altrui identità ed è l'unica manifestazione autentica della «proprietà riflessiva» dell'amore che lega chi vive a chi muore.
Quando Morte tra noi disciolse il nodo, / che prima avvinse il Ciel, Natura e Amore, / tolse agli occhi l' oggetto, il cibo al core, / l'alme congiunse in più congiunto modo.
I.: Quando muore un uomo comune, che cosa gli accade?
M.: Dipende da ciò in cui ha creduto. La vita è immaginazione, prima e dopo. Il sogno continua.
I.: E che cosa accade al realizzato?
M.: Non muore perché non è mai nato.
Quando pensi alla persona morta, con la quale hai vissuto per anni, i tuoi pensieri non devono essere rivolti soltanto al passato. Chiedi anche alla persona defunta che cosa vorrebbe dirti oggi, pregala di indirizzarti verso ciò che è veramente importante per la tua vita.
Ridicola Umanità, la Morte t'ammira in ogni clima, / sotto ogni sole, con tutte le tue contorsioni, / e spesso, profumandosi di mirra come te, / mischia la sua ironia alla tua insania!
Riguardatevi sempre, mi raccomando, dalla morte, ché già dai tempi antichi la morte fu giudicata cosa antipatica.
S'i' fosse morte, andarei da mio padre; / s'i' fosse vita fuggirei da lui: / similmente faria da mia madre.
Se ci fu mai tempo in cui il pensiero della morte ebbe poco o nessun peso sulle preoccupazioni dei viventi, è certo il tempo in cui viviamo: questo è un fatto che nessuno contesta. Ma come e perché ci si è arrivati?
Se, come ci assicurano, è prevista la vita eterna, perché deve esserci la morte?
Se improvvisa, la visita del Cupo Mietitore non può essere sgradita.
Se la morte è il fine necessario della vita, tutta la saggezza consiste nell'affrettarne il conseguimento.
Se muore lei, per me tutta questa messa in scena del mondo che gira, possono anche smontare, portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio, possiamo spegnere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto... ma tanto... lo sai perché mi piace tanto? Perché mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto... portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo... la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le 7 del pomeriggio, maggio, giugno, luglio, il basilico, le api, il mare, le zucchine... le zucchine... (La tigre e la neve)
Se non sapete morire, non preoccupatevene, la natura vi istruirà sul momento, in modo completo e sufficiente: compirà a puntino questa operazione per voi, non datevene la briga.
Se potessi vorrei / morire in primavera / all'ombra dei fiori / nella stagione del plenilunio / nel mese delle gemme.
Se una pianta non può vivere secondo la propria natura, muore, e allo stesso modo un uomo.
Secondo alcuni la morte è un fenomeno naturale, come il vento e le stelle. Altri ritengono che dipenda da un dio, se non addirittura da più dei. Ma qualunque sia la nostra convinzione, quello che succede quando finisce la vita è un mistero su cui l'uomo si interroga da migliaia di anni.
Senza fede non potremmo accettare né concepire la morte.
Si dovrebbe, per amore della vita – volere una morte diversa, libera, consapevole, senza accidenti, senza incidenti...
Si muore perché il corpo muore, non l'anima. La morte è un fatto fisico, non dello spirito. L'organismo perisce sia perché decade con l'età sia per malattie, ma lo spirito gli sopravvive. Perciò se io riesco a trasferire l'anima in questo impianto, a risanare il corpo e a ridargli l'anima, ho vinto la morte.
Si nasce / per far guerra alla morte / ed esserne sconfitti. / Da giovani / il nemico è lontano / muoiono quelli più avanti. / Oh bellezza / delle retrovie! / Qualche tiro lungo / uccide un giovanissimo, qua e là / ma pochi / e tu procedi, giochi, / vivi, ami e dimentichi / la battaglia che non ci sarà. / Poi / la morte aggiusta il tiro. / Te ne accorgi / quando colpisce / o i tuoi amici in giro / o qualche scheggia di malattia / ti scalfisce. / Poi tocca a te. / Prima di morire / si passa la bandiera ai figli. / Ma anche loro / non vinceranno.
Si può morire in tanti modi. Alcuni sono meglio di altri. Il migliore è serenamente, quando ci salutiamo nell'amore. (28 anni dopo)
«Siamo nati per morire.» Se l'avessi saputo prima!
Solo da morti, scrittore e asino, trovano la loro glorificazione.
Solo davanti la morte fa paura. / Di dietro / è tutto bello innocente all'improvviso. / Maschera di carnevale, nella quale, / dopo la mezzanotte acqua raccogli / per bere o, sudato, lavarti.
Solo un fumo torbido è il sogno della morte, / e il fuoco della vita sotto vi arde.
Solo dopo la morte siamo fuori tempo massimo. (L'ultimo bacio)
Sono eroi i combattenti che affrontano la morte in guerra. Siamo eroi anche noi vecchi che affrontiamo la morte senza bombe e senza assalti, senza fracasso e senza gloria.
Sono i morti che governano. Guarda, amico, come ci impongono la loro volontà! Chi ha fatto le leggi? I morti! Chi ha fatto le usanze a cui obbediamo e che modellano le nostre vite? I morti! E i diritti di proprietà sulle nostre terre? Non sono forse i morti che li hanno inventati? Se un geometra traccia una riga, comincia da un angolo che è stato fissato dai morti, e se andiamo in tribunale per una controversia, il giudice si mette a compulsare i suoi libri, finché non trova il modo in cui i morti l'hanno risolta, e si conforma alla loro decisione. E tutti gli scrittori, quando vogliono dare peso e autorevolezza alle loro opinioni, citano i morti, e i predicatori e i conferenzieri non hanno forse la bocca piena di parole che sono state già pronunciate dai morti? Caro mio, le nostre vite seguono i solchi che i morti hanno tracciato con l'unghia dei loro pollici!
– Sono sempre i più meglio che se ne vanno!
– È la vita, oggi a te domani a lui! (I soliti ignoti)
Spesso sono i giovani ad avere le idee necessarie affinché la società progredisca. Però i vecchi non sempre sono disposti a cedere loro il posto: in questo caso la morte è utile alla società.
Talvolta non è giusto che qualcuno possa svignarsela semplicemente morendo.
Trovo, dovunque io giro 'l guardo intento, / trista imagin di morte. Ecc'ora il giorno / da l'oriente uscir di luce adorno, / eccol tosto a l'occaso oscuro e spento.
Tu conosci, o Morte, il fuoco che conduce al cielo. Dichiaralo a me che son degno di fede: come partecipano dell'immortalità gli abitanti del cielo? (Kaṭha Upaniṣad)
– Tu non hai paura della morte, è questo che vorresti far credere a tutti.
– È davvero così. Arriva per tutti prima o poi, perché temerla?
– Perché tu finirai nel più profondo dei Sette Inferi se gli Dèi sono giusti! (Il Trono di Spade)
Tutti devono morire, ma non tutte le morti hanno uguale valore. [...] La morte di chi si sacrifica per gli interessi del popolo ha più peso del Monte Tai, ma la morte di chi serve i fascisti, di chi serve gli sfruttatori e gli oppressori, è più leggera di una piuma.
Tutti dobbiamo morire un giorno. E tuttavia, di tutte le verità che ci diciamo, è forse quella, perlomeno fino alla vecchiaia, che ci ripetiamo con meno convinzione.
Tutti i morti sono maggiori di noi. Un ragazzo di dieci anni che muore è maggiore di me, per il fatto che lui sa.
Tutti un giorno, dobbiamo morire. Non possiamo esser certi di ciò che ci attende dopo morti, ma pensate che stupende possibilità vi sono! Può darsi, come disse Socrate, che la morte sia soltanto un sonno tranquillo. Personalmente, sento che la morte sarà la grande rinascita. Perciò avviamoci alla morte come il bimbo va nel suo letto. Accogliamo tranquillamente quest'ora di coricarsi e diciamo che la vita è stata un bene.
Un confessore si recò da un moribondo e gli disse: «Vengo a esortarvi a morire in pace». L'altro rispose: «E io vi esorto a lasciarmi morire in pace».
Un male non può essere glorioso; ma esiste una morte gloriosa; dunque la morte non è un male.
Un morto non ha età.
Un sillogismo: sono gli altri a morire; ma io / non sono un altro; quindi non morirò.
Un uomo non è nato del tutto finché non è morto. Perché allora dobbiamo rattristarci che un nuovo nato abbia preso posto tra gli'immortali? Noi siamo spiriti. Che ci venga prestato un corpo anche se questo ci dà piacere, ci assiste nell'acquistare conoscenze o nel fare del bene ai nostri simili, è un atto generoso e benevolo del Signore. Quando il corpo non serve più a questi scopi e ci dà dolore invece che piacere, quando diventa un ingombro invece di un aiuto, è non meno generoso e benevolo che ci sia dato il modo di liberarcene. La morte è proprio questo.
Il nostro amico e noi siamo stati invitati a un viaggio di piacere che durerà in eterno. Il suo seggio era pronto per primo ed egli è partito prima di noi. Non potevamo logicamente partire tutti insieme: e perché tu e io dovremmo rattristarcene, giacché presto dovremo seguirlo e sappiamo dove trovarlo?
Una cosa che ho imparato riguardo alla morte è che sono chiamato a morire per gli altri. È fin troppo evidente che il modo in cui muoio influisce su molte persone.
Una donna stende il bucato / nel silenzio. / La morte è senza vento.
Una maniera del tutto nuova di morire è comparsa nel corso del secolo XX in alcune delle regioni più industrializzate, più urbanizzate, più tecnicamente avanzate del mondo occidentale e senza dubbio siamo ancora agli inizi.
Salta agli occhi del meno attento degli osservatori la sua novità, il suo contrasto con tutto ciò che era prima, di cui costituisce l'immagine rovesciata in negativo: la società ha espulso la morte, eccetto quella degli uomini di Stato.
Niente più nella città avverte che qualcosa è accaduto: il vecchio carro funebre nero e argento è diventato una banale automobile grigia che si perde nel flusso della circolazione.
La società non segna nessuna pausa: la scomparsa di un individuo non intacca più la sua continuità. In città tutto si svolge come se nessuno più morisse. [...] Il modello della morte capovolta ha certo una preistoria nella città borghese, europea e cosmopolita della fine dell'Ottocento [...] ma assume la consistenza attuale negli Stati Uniti e nell'Inghilterra del secolo XX. È là che mette radici perché vi ha trovato le condizioni di sviluppo più favorevoli.
Una morte onesta è meglio di una vita vergognosa.
Veder la china, il baratro profondo, / la via senza ritorno, ultima via... / Triste non è il tramonto, amica mia, / triste è dover assistere al tramonto!.
Veronica, guarda che la morte non esiste. La gente muore solo quando viene dimenticata. (1992)
Verrà la morte e a te che non sei niente / porgerà la mano, in mezzo all'altra gente, / e tu sarai il primo, come vorrà la sorte, / a danzare con lei la danza della morte. / La morte bizzarra, la morte normale.
Vista in positivo, la morte è una delle poche cose che si possono fare facilmente stando distesi.
Vogl' i ncampagna c' 'a Morte! / M' a faccio assettà a tavula cu' mmico. / Mangio! Ch'è, nun mangiavo? I', benedico, / tengo nu stommaco forte! // 'O vermiciello, 'o crapetto, / 'o fritto 'e pesce... e doppo – addo' ce azzecca | 'o bicchierello – 'a noce e 'a ficusecca... / Se n'ha da i' nu peretto! || Voglio sta allero e cuntento, / ca nun ce abbado si mangiammo 'nzieme. / Le voglio fà avvedè ca nun me preme / ch'è tutt'essa a 'stu mumento! // 'A voglio ridere 'nfaccia! / 'A voglio fa stunà 'cu suone cante... / E quanno 'arcìule 'e vino so' vacante, / me l'astregno forte 'mbraccia... // E strillo: "– S'è 'mbrïacata! / Gente, vedite d' 'a putè fa' scema... / Vedimmo si se scioglie 'stu prublema / Si vene st'ora aspettata! " // E nun 'mporta – 'o bbenedico! – / Si doppo, quanno ha alliggeruto o vino, / me dice a me, truvannome vicino: / "– Mo' vienetenne cu' mmico!"
Voi morti non ci date mai quiete / e forse è vostro / il gemito che va tra le foglie / nell'ora che s'annuvola il Signore.
Voltati. Vedrai una compagna che ti segue costantemente. In mancanza di un nome migliore chiamala Morte. È la tua Morte. Puoi averne paura, oppure servirtene a tuo vantaggio. Sta a te la scelta.
È la morte che dà un senso a questo mondo. Amiamo una rosa proprio per la sua caducità. Chi ha amato una pietra?
In questa casa si aggira la morte, l'attrice che entra in scena al terzo e ultimo atto della vita di ognuno di noi.
– Io non sapevo che esistessero una bella morte e una brutta morte.
– Mh-mh. Una bella morte è una morte artistica, una brutta è una morte da macellai. Lei, Boris, è un macellaio, io sono un artista. Stasera avrà il suo morto, Boris entro poche ore. Ma uccideremo con modalità artistiche, non con una mannaia o una pallottola esplosiva o altri mezzi da macelleria. No, no! Questa morte sarà come un balletto!
La morte deve essere così: niente orrore, niente paura, solamente pace.
Secondo un detto, ogni uomo viene al mondo condannato a morte. L'ora e il modo dell'esecuzione sono sconosciuti.
La morte, la vita, la fama, l'infamia, il dolore, il piacere, la ricchezza, la povertà, tutto ciò tocca ugualmente a buoni e cattivi, non essendo queste cose né belle né brutte; e, dunque, neppure beni o mali.
Non disprezzare la morte ma accoglila di buon grado perché anch'essa è un ente tra quelli che natura vuole.
Sulla morte: o dispersione, se ci sono gli atomi; se invece c'è l'unità, o spegnimento o trasferimento.
I morti hanno vie di comunicazione.
Percorrono le ignote distese dietro la nostra vita, animate dal traffico interminabile di anime dipartite, nell'infallibile procedere di treni fantasma, di vagoni di sogno. Capita di udire le vibrazioni e il tumulto del loro passaggio nei punti di rottura del mondo, attraverso le crepe aperte da atti di crudeltà, violenza e depravazione. Si può scorgere il carico di quei convogli, i morti vaganti, quando il cuore è vicino a scoppiare e si manifestano allora visioni che meglio sarebbe tenere celate.
Ci sono autostrade con tanto di segnaletica, viadotti e piazzole di sosta. Ci sono caselli e svincoli.
È in corrispondenza di queste intersezioni, dove si incrociano e si mescolano le folle dei morti, che propaggini di questi itinerari segreti tracimano talvolta nel nostro mondo. Il traffico è intenso ai crocicchi, dove più stridule risuonano le voci dei morti. Lì le barriere che separano una realtà da quella attigua si sono assottigliate per il passaggio di innumerevoli piedi
La morte, aveva compreso, era uno specchio di dolore a due facce: quella dei viventi, ciechi e convinti di aver perso i loro cari per sempre; e quella dei morti, che li vedevano soffrire e soffrivano accanto a loro, senza poter offrire una singola sillaba di conforto.
Sapevano sempre molte cose, i morti. Quante volte aveva detto a Harry che erano la più grande risorsa mai sfruttata? Era vero. Tutto quello che avevano visto e sofferto restava sconosciuto a un mondo che invece aveva tanto bisogno di un po' di saggezza. Solo perché, a un certo punto dell'evoluzione della specie, nel cuore dell'uomo si era radicata la profonda e superstiziosa convinzione che i morti fossero una fonte di terrore, invece che di illuminazione.
Tutto è morte, donna. Tutto è dolore. L'amore porta con sé soltanto la perdita. La solitudine conduce al dolore. Non importa cosa facciamo, saremo comunque sconfitti. La nostra unica, vera eredità è la morte. E il nostro unico lascito, la polvere.
Il Fato salva spesso un uomo non destinato ancora a morire, quando il valore non lo abbandona.
Nel tempo fissato, per ognuno di noi verrà il termine della vita nel mondo; e chi può, si conquisti la fama prima della morte. Nulla di più alto può lasciare dietro di sé, quando muore, un cavaliere valoroso.
Per l'uomo di valore è più dolce la morte di una vita d'onta!
Per un poco, adesso, è in fiore il tuo valore ma presto accadrà che della tua potenza ti depredino la malattia o la spada o l'abbraccio del fuoco o l'onda dell'acqua o il morso della spada o il volo della lancia, o la vecchiezza tremenda; e allora il lampo che ti arde negli occhi si offuscherà e si spegnerà, e presto accadrà, fiero cavaliere, che la morte ti abbatterà.
Tale sarà sempre la fede d'un uomo, quand'egli pensa di conquistarsi una gloria imperitura nella guerra: per nulla lo turberà il pensiero della morte.
Alla morte di un uomo si rivelano le sue opere. / Prima della fine non chiamare nessuno beato; / un uomo si conosce veramente alla fine. (Siracide)
Gli empi invocano su di sé la morte / con gesti e con parole, / ritenendola amica si consumano per essa / e con essa concludono alleanza, / perché son degni di appartenerle. (Libro della Sapienza)
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
L'ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi.
La morte è stata ingoiata per la vittoria. / Dov'è, o morte, la tua vittoria? / Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
Non ci sarà più la morte, / né lutto, né lamento, né affanno, / perché le cose di prima sono passate. (Apocalisse di Giovanni)
O morte, come è amaro il tuo pensiero / per l'uomo che vive sereno nella sua agiatezza, / per l'uomo senza assilli e fortunato in tutto, / ancora in grado di gustare il cibo! / O morte, è gradita la tua sentenza / all'uomo indigente e privo di forze, / vecchio decrepito e preoccupato di tutto, / al ribelle che ha perduto la pazienza! (Siracide)
Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; / lo fece a immagine della propria natura. / Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; / e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono. (Libro della Sapienza)
Ci sono ferite alle quali sarebbe preferibile la morte. Ma sono poche. Al momento di abbandonare la vita, ci si aggrappa ad essa con tutte le forze.
La morte può essere l'espiazione delle colpe, ma non può mai ripararle.
La morte sola può rescindere l'unione formata dalla simpatia, dal sentimento e dall'amore.
In fondo, e in sintesi estrema, è per sfuggire alla morte che ci siamo inventati il linguaggio, l'arte, la filosofia, la politica.
L'immagine che vive in noi è legata alla concezione che abbiamo della vita e anche alla differenza che mettiamo tra il morire e la morte.
Nel termine morire rimane "vivo" anche il vivere; nella parola morte la vita scompare.
Ci sono persone che hanno vissuto con ritmo, che hanno completato il ciclo dell'esistenza passando dall'infuriare della giovinezza alle solide conquiste della maturità e al quieto e pacifico declino verso la morte. La gente di questo genere non teme la morte né lotta per sfuggirla giacché la vita è sempre stata completa, realizzata come un'opera d'arte. Non hanno mai temuto né negato la vita. Non accettano la morte per stanchezza o disperazione ma l'accettano perché hanno compiuto il ciclo con compiuta soddisfazione. Quanti ne sono rimasti al giorno d'oggi?
Autori citati in questa pagina
- Jean de La Bruyère
- Teresa di Lisieux
- Giosuè Carducci
- Mao Zedong
- Angelo Maria Ripellino
- Ludovico Ariosto
- Margaret Atwood
- Oscar Wilde
- Giovanni Prati
- Carmelo Bene
- Gianni Mura
- Nick Cave
- Pandolfo Collenuccio
- Isaac Asimov
- Arundhati Roy
- Paolo di Tarso
- Fëdor Dostoevskij
- Tomas Tranströmer
- Friedrich Dürrenmatt
- Philip Roth
- Vladimir Nabokov
- Tiziano Sclavi
- Nicola Lisi
- Cristina Campo
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026